Gaia Bottà

Samsung, 85 secondi per un telefonino

La denuncia del Ministero del Lavoro brasiliano: i ritmi di lavoro in una fabbrica del paese sudamericano sono insostenibili. Samsung, non nuova a questo genere di accuse, promette collaborazione

Roma - Fino a 15 ore di lavoro al giorno, fino a 10 ore di lavoro da svolgere in piedi, magari per 27 giorni al mese, senza riposo: è questa la situazione rilevata dal Ministero del Lavoro brasiliano presso le catene di montaggio della fabbrica di Samsung di Manaus, capitale dello stato di Amazonas. Una situazione che richiederebbe un risarcimento danni pari a 250 milioni di real, oltre 81 milioni di euro.

La fabbrica di Manaus

Nella fabbrica di Manaus, uno dei più grandi impianti di Samsung, ci sono operai che riferiscono di aver confezionato oltre 3mila telefonini in un giorno. Sei secondi sono concessi per sistemare nella confezione il dispositivo, la batteria, il caricatore, le cuffie, il manuale di istruzioni, 85 secondi il tempo di assemblaggio di un telefonino, che passa di mano in mano nella catena di montaggio.

SamsungProblemi alla colonna vertebrale, tendiniti, borsiti e altri disturbi di natura osteomuscolare affliggono 2018 dipendenti, dei 5600 che operano nell'impianto. Le indagini del Ministero del Lavoro locale, svolte nel maggio 2011 e nel maggio di quest'anno, si affiancano alle 1200 denunce già sporte dal personale.
Samsung, la cui storia recente è punteggiata da numerose accuse di sfruttamento del lavoro (dalla Corea del Sud alla Cina, ma anche in Brasile, dove nel 2011 ha versato circa 150mila euro per risolvere una controversia con un accordo stragiudiziale), ha dichiarato la propria posizione in una nota: "Abbiamo molto a cuore che l'ambiente di lavoro assicuri i più alti standard dell'industria in termini di salute, sicurezza e benessere per i nostri dipendenti di tutto il mondo". L'azienda, garantisce, analizzerà con cura i documenti del Ministero e offrirà la propria collaborazione alle autorità.

Catena di montaggio in un impianto brasiliano di Samsung

La situazione dei dipendenti di Samsung è ben descritta da Reporter Brasil, associazione locale di giornalisti e attivisti che segue da vicino il mercato del lavoro del paese sudamericano, e che ricorda come Samsung goda di cospicui incentivi fiscali per operare nell'area di Amazonas. Agevolazioni, che, associate al basso costo della manodopera locale, spinge sempre più colossi dell'IT ad affacciarsi nel paese sudamericano.



Gaia Bottà

fonte immagini: 1 e 2, 3
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37 Commenti alla Notizia Samsung, 85 secondi per un telefonino
Ordina
  • L'unione europea nasce per liberare il mercato interno, inizialmente con soli 6 paesi, e limitatamente a carbone, ferro e acciaio, poi la nascita della CEE a 12 con liberazione del passaggio di tutte le merci e di tutti i cittadini e parliamo di appena 29 anni fa.
    Questo vantaggio l'Europa lo ha avuto solo per qualche hanno perché poi con la spinta delle lobby sono state tolti tutti i dazi anche per le merci verso l'Europa. E così è nato il mercato Asia-Europa e la fine della manodopera locale. L'Unione Europea deve imporre Dazi altissimi, tanto alti da imporre tutti di produrre all'interno dell'UE, sia alle aziende europee che a quelle extracomunitarie, Stati Uniti e Canada compresi, materie prime escluse (gas, petrolio, ecc).
    non+autenticato
  • Otterresti solo un aumento del costo della vita, peggiorando la situazione.
  • - Scritto da: lavos
    > Otterresti solo un aumento del costo della vita,
    > peggiorando la
    > situazione.

    Non credo. Non su produzioni in scala industriale.
    Ed in ogni caso, a lungo andare, questa situazione ci porterà a non essere un mercato appetibile perché composto da miserabili. Sta già succedendo in realtà.
    non+autenticato
  • > L'unione europea nasce per liberare il mercato
    > interno,

    Caso mai liberalizzare, nel senso di togliere barriere doganali o di altro tipo alle merci. "Liberare" significa un'altra cosa.


    > inizialmente con soli 6 paesi, e
    > limitatamente a carbone, ferro e acciaio, poi la
    > nascita della CEE a 12 con liberazione del
    > passaggio di tutte le merci e di tutti i
    > cittadini

    Veramente l'allargamento è più graduale: 1973, tre membri in più; 1981, 1 membro in più; 1986, 2 membri in più, e solo qui siamo a 12 Stati.
    L'unione doganale era già stata decisa per la maggior parte dei prodotti fin dal 1968.


    > e parliamo di appena 29 anni
    > fa.

    1984? Che è successo alla CEE di particolare nel 1984? Mi sfugge.


    > Questo vantaggio l'Europa lo ha avuto solo per
    > qualche hanno

    Sì, nell'istruzione elementare non c'è stato alcun vantaggio. Anzi, un regresso. Arrabbiato


    > L'Unione Europea deve imporre Dazi altissimi,
    > tanto alti da imporre tutti di produrre
    > all'interno dell'UE, sia alle aziende europee che
    > a quelle extracomunitarie, Stati Uniti e Canada
    > compresi, materie prime escluse (gas, petrolio,
    > ecc).

    Bene, scrivi una lettera ai responsabili UE e diglielo. Iniziando così: "Dal prossimo hanno...".
    non+autenticato
  • perchè dici che i dazi non ci sono? io ho comprato spesso roba elettronica in Cina e i dazi si aggirano intorno al 40%

    roba da spennare i polli!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Claudio
    > L'unione europea nasce per liberare il mercato
    > interno, inizialmente con soli 6 paesi, e
    > limitatamente a carbone, ferro e acciaio, poi la
    > nascita della CEE a 12 con liberazione del
    > passaggio di tutte le merci e di tutti i
    > cittadini e parliamo di appena 29 anni
    > fa.
    > Questo vantaggio l'Europa lo ha avuto solo per
    > qualche hanno perché poi con la spinta delle
    > lobby sono state tolti tutti i dazi anche per le
    > merci verso l'Europa. E così è nato il mercato
    > Asia-Europa e la fine della manodopera locale.
    > L'Unione Europea deve imporre Dazi altissimi,
    > tanto alti da imporre tutti di produrre
    > all'interno dell'UE, sia alle aziende europee che
    > a quelle extracomunitarie, Stati Uniti e Canada
    > compresi, materie prime escluse (gas, petrolio,
    > ecc).

    Esatto. L'errore primario è aver tolto i dazi. Ovvio che in un mercato globalizzato la produzione si sposta dove la manodopera del lavoro costa meno.

    Non dico che debbano essere 'altissimi' (altrimenti finisci come l'ex-blocco comunista). Però dovrebbero essere ADEGUATI. Adeguati abbastanza da far si che convenga alle aziende produrre localmente la maggior parte dei beni, senza uccidere del tutto l'export (perché se tu metti un dazio elevato da una nazione, quella fa lo stesso con te).

    Invece qui si è sbracato tutto con il risultato di portarci in una spirale recessiva probabilmente senza uscita.
  • Inutile continuare a fossilizzarsi sul costo della manodopera: l'automazione crescente renderà irrilevante questo fattore. Meglio puntare su ricerca e sviluppo: il continente con la migliore tecnologia vince.

    - Scritto da: MacGeek
    > - Scritto da: Claudio
    > > L'unione europea nasce per liberare il
    > mercato
    > > interno, inizialmente con soli 6 paesi, e
    > > limitatamente a carbone, ferro e acciaio,
    > poi
    > la
    > > nascita della CEE a 12 con liberazione del
    > > passaggio di tutte le merci e di tutti i
    > > cittadini e parliamo di appena 29 anni
    > > fa.
    > > Questo vantaggio l'Europa lo ha avuto solo
    > per
    > > qualche hanno perché poi con la spinta delle
    > > lobby sono state tolti tutti i dazi anche
    > per
    > le
    > > merci verso l'Europa. E così è nato il
    > mercato
    > > Asia-Europa e la fine della manodopera
    > locale.
    > > L'Unione Europea deve imporre Dazi altissimi,
    > > tanto alti da imporre tutti di produrre
    > > all'interno dell'UE, sia alle aziende
    > europee
    > che
    > > a quelle extracomunitarie, Stati Uniti e
    > Canada
    > > compresi, materie prime escluse (gas,
    > petrolio,
    > > ecc).
    >
    > Esatto. L'errore primario è aver tolto i dazi.
    > Ovvio che in un mercato globalizzato la
    > produzione si sposta dove la manodopera del
    > lavoro costa
    > meno.
    >
    > Non dico che debbano essere 'altissimi'
    > (altrimenti finisci come l'ex-blocco comunista).
    > Però dovrebbero essere ADEGUATI. Adeguati
    > abbastanza da far si che convenga alle aziende
    > produrre localmente la maggior parte dei beni,
    > senza uccidere del tutto l'export (perché se tu
    > metti un dazio elevato da una nazione, quella fa
    > lo stesso con
    > te).
    >
    > Invece qui si è sbracato tutto con il risultato
    > di portarci in una spirale recessiva
    > probabilmente senza
    > uscita.
  • - Scritto da: Luke1
    > Inutile continuare a fossilizzarsi sul costo
    > della manodopera: l'automazione crescente renderà
    > irrilevante questo fattore. Meglio puntare su
    > ricerca e sviluppo: il continente con la migliore
    > tecnologia
    > vince.

    Se la fabbrica che produce l'iPhone (e altri oggetti elettronici), che è il top della tecnologia ed è prodotto in altissima serie da milioni di pezzi, ha una forza lavoro di 1 MILIONE DI OPERAI, significa che l'automazione arriva fino ad un certo punto e la manodopera serve ancora.

    Non mettiamoci poi piccole produzioni più artigianali dove automazioni pesanti non sono neanche pensabili.

    Poi non è solo il costo delle persone, è anche il costo dell'energia e del sistema paese.
    Da noi l'energia è costosissima (grazie referendum antinucleari e idiozie come i pannellini & ventoline) e alcune aziende scappano solo per quello.
  • > Da noi l'energia è costosissima (grazie
    > referendum antinucleari e idiozie come i
    > pannellini & ventoline) e alcune aziende scappano
    > solo per
    > quello.

    Tuttavia non è la più cara d'Europa. Ho trovato questo specchietto, e l'energia elettrica per uso industriale a Malta, in Austria e a Cipro è più cara che in italia, almeno con i dati del 2011 (per l'Austria ho usato quelli del 2009).
    http://goo.gl/fOVGr1
    Per contro in diversi Paesi in cui il nucleare non c'è costa decisamente di meno. Non credo ci sia corrispondenza diretta fra le due cose.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Domenico Mattia

    > Tuttavia non è la più cara d'Europa. Ho trovato
    > questo specchietto, e l'energia elettrica per uso
    > industriale a Malta, in Austria e a Cipro è più
    > cara che in italia, almeno con i dati del 2011
    > (per l'Austria ho usato quelli del 2009).

    Guarda meglio, quella più aggiornata.
    http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explai...

    Come costo per le industrie siamo dietro solo a Cipro (che, vabbè, non è paragonabile).
    Per i consumatori privati ci battono solo Germania e Danimarca, entrambe nazioni che come noi hanno esagerato con la moda delle inutili e costose fonti energetiche INTERMITTENTI.

    > http://goo.gl/fOVGr1
    > Per contro in diversi Paesi in cui il nucleare
    > non c'è costa decisamente di meno. Non credo ci
    > sia corrispondenza diretta fra le due
    > cose.

    No? Riguarda meglio.
    In Francia, la nazione che ha il 70% dell'energia prodotta dal nucleare, l'energia per le aziende costa quasi 1/3 che da noi. Barilla poco tempo fa disse che se spostasse le sue fabbriche in Francia risparmierebbe 30 MILIONI/ANNO solo per l'energia.
  • > > Tuttavia non è la più cara d'Europa. Ho
    > trovato
    > > questo specchietto, e l'energia elettrica
    > per
    > uso
    > > industriale a Malta, in Austria e a Cipro è
    > più
    > > cara che in italia, almeno con i dati del
    > 2011
    > > (per l'Austria ho usato quelli del 2009).
    >
    > Guarda meglio, quella più aggiornata.
    > http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explai

    E vabbè, i prezzi vanno su e giù. Sorride Ogni anno è un po' un caso a sé.


    > Come costo per le industrie siamo dietro solo a
    > Cipro (che, vabbè, non è
    > paragonabile).

    Perché non è paragonabile? Sempre nella UE sta.

    > Per i consumatori privati ci battono solo
    > Germania e Danimarca, entrambe nazioni che come
    > noi hanno esagerato con la moda delle inutili e
    > costose fonti energetiche
    > INTERMITTENTI.

    Veramente la Germania ha ancora le centrali nucleari. Lo spegnimento totale avverrà solo nel 2022, siamo ben lontani. Far pagare di più all'utenza domestica è una scelta politica (discutibile) per spingere al risparmio.
    In compenso Paesi che hanno molte pale eoliche, come la Norvegia e l'Irlanda, avendo venti sostenuti, di centrali nucleari non ne hanno mai avute. E l'energia costa meno che in Italia (parlo del prezzo industriale).

    > > http://goo.gl/fOVGr1
    > > Per contro in diversi Paesi in cui il
    > nucleare
    > > non c'è costa decisamente di meno. Non credo
    > ci
    > > sia corrispondenza diretta fra le due
    > > cose.
    >
    > No? Riguarda meglio.
    > In Francia, la nazione che ha il 70% dell'energia
    > prodotta dal nucleare, l'energia per le aziende
    > costa quasi 1/3 che da noi. Barilla poco tempo fa
    > disse che se spostasse le sue fabbriche in
    > Francia risparmierebbe 30 MILIONI/ANNO solo per
    > l'energia.

    Nessun Paese potrebbe ragionevolmente permettersi il numero di centrali nucleari pro capite che ha la Francia. E con tutto questo, il prezzo dell'energia è più basso in Finlandia, Svezia e in Bulgaria, anche se di poco. E lo è ancora di più in Bosnia-Erzegovina e in Montenegro. Come vedi, una corrispondenza matematica non c'è.
    E tra l'altro essendo l'energia nucleare poco modulabile, una parte va necessariamente venduta, altrimenti andrebbe persa. Alla Francia va di lusso che ha diversi Stati confinanti assetati di energia. Se per posizione geografica fosse un'isola in mezzo all'oceano, quell'energia non potrebbe esportarla. Ma i soldi per far funzionare a vuoto le centrali li spenderebbe lo stesso. Quindi nel calcolo dei costi devi considerare anche questo vantaggio, geografico più che tecnologico.
    non+autenticato
  • Che sfruttatava i lavoratori...
    Strano. Non l'avrei mai detto
    non+autenticato
  • - Scritto da: Solange
    > Che sfruttatava i lavoratori...
    > Strano. Non l'avrei mai detto

    Clicca per vedere le dimensioni originali
    non+autenticato
  • Se 85 secondi sembrano pochi per uno smartphone che ne dite di 60 per un Ducato e di conseguenza 30 secondi per un sedile?
    E non in Brasile, ma in Italia!

    I cicli di produzione industriale sono questi e anche più spinti, quegli 85 secondi non significano niente di per se se non a fare notizia se presentati nel modo sbagliato.

    Non significa affatto che ci vogliano 85 secondi per produrlo, ne che per tutte le operazioni sia necessario quel tempo.

    PS. non voglio togliere peso al problema delle condizioni di lavoro... ma Chaplin e i suoi "Tempi moderni" ci dovrebbero insegnare qualcosa!

    Inoltre, c'è un'altra ragione per cui le multinazionali vanno a produrre in Brasile oltre al mercato del lavoro molto più favorevole sia in termini di costi ma anche di possibilità di ricambio, ed è la protezione del mercato interno: i prodotti importati hanno un dazio per cui conviene meno produrre all'estero e vendere all'interno!
  • - Scritto da: FabrizioC
    > Se 85 secondi sembrano pochi per uno smartphone
    > che ne dite di 60 per un Ducato e di conseguenza
    > 30 secondi per un
    > sedile?
    > E non in Brasile, ma in Italia!
    >
    > I cicli di produzione industriale sono questi e
    > anche più spinti, quegli 85 secondi non
    > significano niente di per se se non a fare
    > notizia se presentati nel modo
    > sbagliato.
    >
    > Non significa affatto che ci vogliano 85 secondi
    > per produrlo, ne che per tutte le operazioni sia
    > necessario quel
    > tempo.
    >
    > PS. non voglio togliere peso al problema delle
    > condizioni di lavoro... ma Chaplin e i suoi
    > "Tempi moderni" ci dovrebbero insegnare
    > qualcosa!
    >
    > Inoltre, c'è un'altra ragione per cui le
    > multinazionali vanno a produrre in Brasile oltre
    > al mercato del lavoro molto più favorevole sia in
    > termini di costi ma anche di possibilità di
    > ricambio, ed è la protezione del mercato interno:
    > i prodotti importati hanno un dazio per cui
    > conviene meno produrre all'estero e vendere
    > all'interno!

    Ottimo.
    Peccato che il problema reale sia questo:
    " Fino a 15 ore di lavoro al giorno, fino a 10 ore di lavoro da svolgere in piedi, magari per 27 giorni al mese, senza riposo " (prime due righe dell'articolo, pure sbagliate visto che manca un "di cui " prima di "fino"......)

    Questo non e' lavoro a cottimo (come parrebbe che cercassi di far credere....), e' schiavitu' pura e semplice.
    Ingiustificabile da parte di chiunque, e priva di validi motivi.
    non+autenticato
  • O lavori a questo ritmo e per questi turni oppure... "vá pra rua!"
  • - Scritto da: FabrizioC
    > O lavori a questo ritmo e per questi turni
    > oppure... "vá pra rua!"

    Dovrei dedurne che tu lavori 15 ore al giorno a ritmo iper serrato, restando in piedi per 10 di esse, oppure devono farlo soltanto gli "altri"?
    Izio01
    3896
  • Ho solo cercato di descrivere come funziona (o almeno funzionava fino qualche anno fa... ma tirando le conclusioni non mi sembra sia cambiato), non significa che lo approvo.
  • - Scritto da: FabrizioC
    > Ho solo cercato di descrivere come funziona (o
    > almeno funzionava fino qualche anno fa... ma
    > tirando le conclusioni non mi sembra sia
    > cambiato), non significa che lo approvo.

    Scusa, avevo frainteso Sorride
    Izio01
    3896
  • Il motivo per cui le multinazionali hanno tolto il lavoro all'occidente è perchè al di fuori di ci sono gli schiavi, altrimenti adesso ci sarebbe più lavoro. Questa è la realtà.
    non+autenticato
  • > Il motivo per cui le multinazionali hanno tolto
    > il lavoro all'occidente è perchè al di fuori di
    > ci sono gli schiavi, altrimenti adesso ci sarebbe
    > più lavoro.

    E in particolare ci sono gli schiavi in Cina. Puoi insistere e fare tutte le condanne che credi a Apple, a Samsung, a Dell e a Logitech, per il fatto che i loro subfornitori usano manodopera minorile. Poi arriva Lenovo, che deve sottostare solo alle leggi cinesi, e senza nemmeno bisogno di subfornitori ti sforna un prodotto che costa le metè e uccide una dopo l'altra le aziende sottoposte alla legislazione occidentale sul lavoro, una legislazione dalla lacrima facile.
    Ma gli utenti occidentali la lacrima facile non l'hanno, e acquistano da Lenovo i prodotti economici.

    Un'altra questione che sembrava complessa, e invece era semplice come una fiaba dei Grimm.
    non+autenticato
  • "L'occidente" ha il costo dei diritti e della burocrazia, che "altrove" non ci sono... ma cosa accadrebbe se questa differenza di costo di produzione venisse caricata sui prodotti importati da paesi senza eguali "costi"?
    La convenienza a produrre all'estero diminuirebbe e il lavoro potrebbe anche tornare.
    Il Brasile ne è la dimostrazione: se i colossi dell'est vanno a produrci un motivo c'è e non è solo la mancanza di alcuni diritti o il costo della mano d'opera. Fosse solo per quello non avrebbero convenienza a produrci, il fatto è che importare i prodotti per il mercato brasiliano ha un costo maggiore che produrceli grazie alla protezione del mercato interno!
  • Però il Brasile esporta materie prime, che non si fanno in fabbrica, per cui di dazi altrui reciproci ha meno timore
    non+autenticato
  • Cosa fai nella vita, leggi fiabe? Li conosci i Brasiliani sii? No??, ti assicuro ancora troppo tempo gli danno..
    non+autenticato
  • Ma Samsung non era un'azienda seria? Sorpresa

    Ma non s'era detto che era Apple quella che sfruttava i lavoratori? Triste

    Accidenti, mi sa che questi sono peggio di Apple. A bocca storta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Joves Best
    > Ma Samsung non era un'azienda seria? Sorpresa
    >
    > Ma non s'era detto che era Apple quella che
    > sfruttava i lavoratori?
    >Triste
    >
    > Accidenti, mi sa che questi sono peggio di Apple.
    >
    >A bocca storta

    Nessuno è "peggio"... inutile fare guerre di religione. Quelle società sono tutte votate (se vogliamo, giustamente) al massimo profitto e sono tutte pronte a sfruttare fino in fondo le condizioni legislative e lavorative più favorevoli, Paese per Paese.
    In alcuni Paesi questo "giochetto" funziona meglio che in altri, per controlli meno accurati o per condizioni di povertà diffusa che fanno sì che la gente accetti (per un po') di lavorare in condizioni esasperate.
    La cosa realmente triste è che, in molti casi, una condizione lavorativa meno disumana inciderebbe per una piccola percentuale sul prezzo del prodotto finale, ma la concorrenza spietata e un'utenza finale che guarda solo al prezzo più basso, fanno sì che queste "concessioni" siano le prime ad essere ridotte per risparmiare fino all'ultmo centesimo.