massimo mantellini

Contrappunti/ La Rete in calo

di M. Mantellini - I dati parlano chiaro: invece di aumentare, gli Italiani che navigano sono sempre meno. E Internet non decolla neppure tra i giovani: figuriamoci nella Pubblica Amministrazione

Roma - Roberto Venturini sul suo blog, un po' per mestiere e un po' per passione, segue l'andamento dei numeri della Internet italiana con intelligenza e spirito di sintesi. Qualche settimana fa ha tenuto a ricordarci che i numeri di Internet in Italia continuano a non essere per nulla buoni. Che la rete italiana fosse da tempo fanalino di coda in Europa lo si sapeva già: avviene da tempo nella sostanziale noncuranza generale. Come se l'accesso a Internet fosse quello che molti pensavano un decennio fa: una variabile ininfluente sul panorama economico a raccontare la passione di alcuni strani hobbisti.

Secondo i numeri Audiweb citati da Venturini, numeri che hanno tutti i limiti del mondo, ma comunque utilizzati specie per gli investimenti pubblicitari, la rete italiana è sostanzialmente in calo. I cittadini che si collegano a Internet in un giorno medio sono stati, nel mese di luglio scorso, 27 milioni. Erano 28 milioni a luglio 2012. Se poi ci diamo la pena di allargare un po' lo sguardo a vedere come sono andate le cose negli ultimi anni in Europa ci accorgiamo che dal 2006 al 2011 (dati Eurostat) la Internet italiana è andata peggio di quasi tutte le altre. Paradossalmente il nostro 40 per cento di accesso da casa del 2006 era un dato pessimo ma comunque da centroclassifica nell'Europa a 27. Se date un'occhiata ai numeri del 2011 vi accorgerete che gran parte dei Paesi che erano sotto di noi ci hanno nel frattempo superato lasciandoci in coda insieme a Romania, Portogallo Grecia e pochi altri.

Internet in Italia insomma non solo va male, non solo non cresce, ma va peggio rispetto un anno fa e molto peggio di come va nella stragrande maggioranza dei paesi europei. Sembra insomma una situazione senza grandi speranze. Mentre tutto questo accade la politica, l'agenda digitale e i temi della politica delle reti, stanno come al solito a zero.
Altro tema sensibile ben esposto nei numeri di Venturini: si accede prevalentemente da casa (il periodo di maggior traffico è quello pomeridiano fino alle 21:00) ed utilizzano Internet prevalentemente persone di mezza età. Questo dovrebbe, temo, consigliarci qualche cautela sul famoso e mille volte citato potere taumaturgico dei nativi digitali. Circa un italiano su due (il 48 per cento) fra quanti utilizzano la rete in un giorno qualsiasi è nella fascia dai 35 ai 54 anni, i 18-24enni sono circa il 10 per cento del totale.

Ci siamo spesso chiesti quali siano le ragioni di una simile allergia degli italiani alla rete internet e le risposte sono per forza di cose ogni volta complicate e molto varie. Quello che oggi mi pare importante notare è che l'Italia sembra aver raggiunto una sorta di punto di equilibrio fra quanti utilizzano regolarmente la rete e quanti decidono di non farlo. Questo punto di equilibrio è nei migliori paesi europei attorno ad un rapporto 9:1. Nove cittadini usano Internet ed 1 no. In Italia questo equilibrio, volendo essere ottimisti, è circa 6:4.

Tutto questo ha delle conseguenze, non solo di natura economica e di crescita culturale (i due aspetti più importanti della desertificazione digitale italiana) ma anche di natura amministrativa. Per fare un esempio recente, la Gran Bretagna ha appena fatto partire una iniziativa che si chiama Digital by Default che è un progetto per incrementare il numero di cittadini che dialogano online con l'amministrazione (che in UK sono oggi circa 1 su 2). Un progetto del genere ha un senso in un Paese come la Gran Bretagna in cui circa il 90 per cento dei cittadini è online, sarebbe impossibile da noi dove quasi uno su due non hai avuto accesso alla Rete. In altre parole fino a quando il contesto digitale italiano sarà in queste condizioni non potremo nemmeno illuderci di poter copiare le migliori pratiche altrui.

È difficile immaginare che l'eccezione digitale italiana sia legata in maniera rilevante a questioni di infrastruttura o di costi di accesso. È invece assai verosimile immaginare che, come abbiamo molto spesso detto, il digital divide nel quale siamo immersi sia, in una quota considerevole, un ritardo culturale in senso lato. Indagarne le cause resta comunque complicato e implica una serie di riferimenti sociologici ed ambientali che portano lontano: quello che però già oggi sappiamo è che le infrastrutture si possono costruire e pagare, assai più complicato e difficile è riuscire a cambiare la testa delle persone.

Massimo Mantellini
Manteblog

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96 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La Rete in calo
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  • Lavoro per una PA e non ho accesso ad internet in ufficio.
    Se ho bisogno di cercare informazioni devo utilizzare il mio portatile ed il mio collegamento.

    Non riesco a leggere la casella di posta se non dalla postazione interna e svolgo attività esterne quasi tutti i giorni...
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    Modificato dall' autore il 21 settembre 2013 11.15
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  • L'articolo fa un'analisi dei dati veramente approssimativa.
    Non si puo' fare stime di quel genere senza considerare i dati demografici.
    A partire dagli anni 90 in Italia c'è stato un forte calo del tasso di natalità. Ci sono molte meno persone tra i 15 e i 25 anni che tra 35 e 45, periodo del boom economico. Bisogna fare stime percentuali, i valori assoluti non contano nulla.
    non+autenticato
  • Il problema va diviso in due, la quantitá di dati pubblicati e la navigazione per andare a leggere quei dati, se non c'è niente da leggere non ci saranno quelli che navigano, tenendo conto poi che gli italiani non sanno le lingue la "parte" di internet navigabile per gli italiani è ben poca cosa
    non+autenticato
  • > tenendo conto poi
    > che gli italiani non sanno le lingue la "parte"
    > di internet navigabile per gli italiani è ben
    > poca
    > cosa

    Dipende da cosa cercano... chi ad esempio è interessato ai porno dubito che si preoccupi di avere i dialoghi in italiano.
    non+autenticato
  • http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2424474,00.as...
    sembrano dimostrare che è solo cambiato il modo di collegarsiOcchiolino
    non+autenticato
  • Premesso che ho quasi settatanni e uso Internet (mail, news, ecc.) ogni giorno che Dio manda in terra, mi domando perché usare la rete per i miei rapporti con la pubblica amministrazione.
    Ultimamente mi sono stati richiesti i miei dati catastali da tutti i fornitori come Enel, ENI, ecc. nonché dall'amministratore di condominio.
    A prescindere dal fatto che lo Stato chiede a me dati che dovrebbe avere già, ho provato ad accedere online ai dati del catasto.
    Evidentemente io sono un impedito perché non sono riuscito a trovare tutti i miei dati.
    L'appartamento era OK, ma il box? Ho dovuto andare all'ufficio del catasto e pagare un paio di euro per avere i dati.
    Non è questione di partiti o di ideologie. Il vero problema è che non si può far perdere lo stipendio agli impiegati statali (del catasto ed altri). Se usassimo Internet completamente chi manterrebbe tutta quella gente?
  • - Scritto da: elio2002
    > Se usassimo Internet completamente chi
    > manterrebbe tutta quella
    > gente?

    Possono benissimo riconvertirsi nel settore primario: zappa o piccone, a scelta loro.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: elio2002
    > > Se usassimo Internet completamente chi
    > > manterrebbe tutta quella
    > > gente?
    >
    > Possono benissimo riconvertirsi nel settore
    > primario: zappa o piccone, a scelta
    > loro.
    Tu quale usi: la zappa o il piccone?A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: elio2002
    > Evidentemente io sono un impedito perché non sono
    > riuscito a trovare tutti i miei dati.
    Ah, i meravigliosi siti italiani, come quello dell'INPS in cui bisogna inviare una richiesta, ricevere una parte del codice via mail/sms, un'altra via posta, pregando che tutto funzioni, poi bisogna unirle e scriverle in una card stampata sul foglio ricevuto per posta, e una volta inserite nel sito si scopre che quello non è nemmeno il codice definitivo, ne viene generato uno definitvo (che può essere stampato, formando un altra card), tutto questo solo per poter accedere.
    non+autenticato
  • Possibilmente i servizi online del catasto sono stati progettati male, da incompetenti, con grande sperpero di soldi, com'è tradizione.

    Per quanto riguarda i dipendenti, non credo che ci sarebbe bisogno di licenziarli: ci saranno sempre pratiche da lavorare e verificare, e ci sarà sempre bisogno dell'intervento "umano" per gestire e risolvere situazioni un po' più complesse o dare assistenza all'utenza.

    Personalmente penso che sia uno spreco enorme di risorse (per non parlare di quanto possa essere deprimente come lavoro) mettere molti impiegati in un ufficio solo per interrogare database o rintracciare e stampare copie di certificati, lavoro meccanico più adatto ad una macchina che non ad una persona.

    Probabilmente questi dipendenti li si potrebbe impiegare in incarichi molto più soddisfacenti dal punto di vista umano e molto più utili ai cittadini.
    Certo, dopo decenni a fare lavori meccanici sarà dura per queste persone cambiare... e se un cambiamento (in meglio) non è contemplato, è chiaro che un'altra scelta possibile è il licenziamento...
  • - Scritto da: elio2002
    > Non è questione di partiti o di ideologie. Il
    > vero problema è che non si può far perdere lo
    > stipendio agli impiegati statali (del catasto ed
    > altri). Se usassimo Internet completamente chi
    > manterrebbe tutta quella
    > gente?

    Il progresso è così. E sarà sempre più così.
    Come è sempre stato determinati lavori/competenze con il passare del tempo sono diventati inutili.
    Prima dell'avvento dei calcolatori elettronici c'era il lavoro di "calcolatrice". Potetvi chiedere a qualcuno "che lavoro fa tua moglie" e lui poteva risponderti seriamente "fa la calcolatrice".

    Per questo ancora oggi si dice "calcolatore ELETTRONICO" (e nessuno sa più perché si specifica "elettronico" quando pare ovvio che sia così)... perché la professione di "calcolatore" esisteva davvero in passato. Oggi la cosa è quasi dimenticata ma è un esempio di lavoro che si è semplicemente estinto perché non era più utile e si è trovato di meglio.

    Molte persone dell'epoca si sono trovate improvvisamente senza lavoro. Tutte le competenze che avevano, tutte le conoscenze che avevano accumulato per fare meglio il loro lavoro sono diventate superflue.

    La stessa cosa vale per i contadini... quello che prima si faceva a mano occupando centinaia di persone oggi lo fa una macchina in 1/10 del tempo e 1/100 dei costi.

    Quello che voglio dire è semplicemente questo... capita che determinati lavori, soprattutto quelli facilmente automatizzabili (far di conto, archiviare documenti, fare i passacarte, ...) prima o poi saranno automatizzati e chiunque vi lavori oggi si troverà letteralmente per strada da un giorno all'altro.

    È un po' come in natura... o sei in grado di adattarti o muori.

    La stessa cosa vale per i signori alle Poste. Come per i videotecari che oggi sono utili come un "buco di culo sul gomito" [cit. Kill Bill 2]
    Non ce l'ho con loro, ovviamente, e mi fa pure tristezza a pensare a tutte queste persone che si troveranno o si trovano già con il culo per terra... ma è la realtà in cui viviamo e non ha alcuna utilità negare la cosa. È chiaro che per un datore di lavoro qualsiasi, se può sostituire un dipendente da 1000€/mese con una macchina da 50€/mese farà lo scambio immediatamente. Nessuno ti da soldi per "carità cristiana", se diventi inutile o anche solo inefficente rispetto ad altri mezzi verrai sostituito.

    È sempre successo così nella storia, almeno in tutte le società basate sull'economia e sul denaro. In una società che non si basa sul denaro le cose cambiano, e molto (e in meglio per tutti), ma per ora la nostra società si basa sui soldini.

    Oramai moltissimi lavori fatti negli uffici (Poste, PA, ecc) possono tranquillamente essere sostituiti da un server WEB che è tranquillamente in grado di fare il lavoro di 100 persone, in modo più economico ed efficente. Queste persone, se sono furbe, è bene che comincino a trovarsi qualche altro settore in cui lavorare, perché la mannaia, prima o poi, gli cadrà sul collo.

    Non è colpa dei computer, non è colpa della tecnologia, non è colpa del progresso... è semplicemente normale che le cose vadano così... o ti adatti o muori... vale per loro come vale anche per me.

    Perciò, alla tua domanda "chi manterrebbe tutta quella gente?"... la risposta è "nessuno e perché dovrebbe?". Infatti nessuno ti da lavoro per "mantenerti". Chi ti da lavoro lo fa perché si aspetta qualcosa in cambio da te... e se trova qualcosa di più efficente/remunerativo non ci penserà due volte a sostituirti se potrà farlo. È così che funziona il mondo in cui viviamo, è bene accettare la cosa anziché cercare di respingerla, perché non c'è speranza che le cose cambino.
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    Modificato dall' autore il 21 settembre 2013 17.58
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  • > > Non è questione di partiti o di ideologie. Il
    > > vero problema è che non si può far perdere lo
    > > stipendio agli impiegati statali (del
    > catasto
    > ed
    > > altri). Se usassimo Internet completamente
    > chi
    > > manterrebbe tutta quella
    > > gente?
    >
    > Il progresso è così. E sarà sempre più così.
    > Come è sempre stato determinati lavori/competenze
    > con il passare del tempo sono diventati
    > inutili.

    Se ho ben inteso, la domanda di elio2002 è retorica. E sta a significare che pur di mantenere il posto fisso a una certa categoria di dipendenti, lo Stato li paga anche se sono perfettamente inutili e/o sostituibili, e lo sono da diversi anni. Sorride


    > Prima dell'avvento dei calcolatori elettronici
    > c'era il lavoro di "calcolatrice". Potetvi
    > chiedere a qualcuno "che lavoro fa tua moglie" e
    > lui poteva risponderti seriamente "fa la
    > calcolatrice".
    >
    > Per questo ancora oggi si dice "calcolatore
    > ELETTRONICO" (e nessuno sa più perché si
    > specifica "elettronico" quando pare ovvio che sia
    > così)... perché la professione di "calcolatore"
    > esisteva davvero in passato.

    Probabilmente il termine esatto era perito calcolatore, ma le semplificazioni esistevano anche allora. Vedi qui:
    http://www.dizionario.org/d/?pageurl=calcolatore

    I calcolatori, intesi come macchine, esistevano già ai tempi del Tommaseo Bellini (1861), e infatti è riportata la definizione: erano meccanici, e decisamente lenti.


    > Oggi la cosa è quasi
    > dimenticata ma è un esempio di lavoro che si è
    > semplicemente estinto perché non era più utile e
    > si è trovato di
    > meglio.
    >
    > Molte persone dell'epoca si sono trovate
    > improvvisamente senza lavoro.

    Non direi "improvvisamente". Come detto, i calcolatori meccanici, che pure esistevano, erano lenti, poco flessibili, e da quel che leggo pure costosi. Non si usavano come la calcolatrice dello smartphone, per intenderci, ma solo quando la mole dei calcoli da fare rendeva sconsigliabile il ricorso a dipendenti umani.
    Il processo di sostituzione avvenne, ma gradualmente.


    > La stessa cosa vale per i contadini... quello che
    > prima si faceva a mano occupando centinaia di
    > persone oggi lo fa una macchina in 1/10 del tempo
    > e 1/100 dei
    > costi.

    E quando non lo fa, ci sono persone che sono pure abbronzate (cit.) che svolgono l'incombenza:

    Clicca per vedere le dimensioni originali

    Certo, contadini non si possono definire.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Donatello
    > Se ho ben inteso, la domanda di elio2002 è
    > retorica. E sta a significare che pur di
    > mantenere il posto fisso a una certa categoria di
    > dipendenti, lo Stato li paga anche se sono
    > perfettamente inutili e/o sostituibili, e lo sono
    > da diversi anni.
    > Sorride

    Non sono gli unici... guarda RIAA, SIAE, ecc... tutti "lavori" che avrebbero dovuto estinguersi già da almeno un decennio intero, ma che continuano a sopravvivere per la loro opera di lobbying e politici con loro collusi che continuano a foraggiarli anche se questo va a scapito dell'interesse della collettività creando a nome loro leggi sempre più ridicole ed anacronistiche. Ovviamente questo giochetto prima o poi finirà. È "un'epoca" dell'umanità che si sta chiudendo, un po' come quella che ha permesso all'NSA di fare quello che le pare. Snowden e Manning sono i primi due esempi di un cambiamento culturale che non potrà fare altro che travolgerli nel lungo andare.

    È proprio la mentalità che sta cambiando, lentamente, ma sta cambiando e più questi qui si oppongono, più ululano e strillano e più fanno la figura dei ridicoli vecchi che si attaccano con le unghie e con i denti alle loro patetiche "tradizioni", incapaci di cambiare e di adattarsi, e perciò selezionati per l'estinzione.

    > I calcolatori, intesi come macchine, esistevano
    > già ai tempi del Tommaseo Bellini (1861), e
    > infatti è riportata la definizione: erano
    > meccanici, e decisamente
    > lenti.

    E costosi.
    Ma con il passare del tempo l'efficenza, la dimensione e il costo sono cambiati... rendendo di fatto inutili i così detti "calcolatori umani". E così avviene dappertutto. I giovani di oggi farebbero bene a studiare e specializzarsi in settori difficilmente automatizzabili (tutto ciò in cui è necessario usare il cervello piuttosto che i muscoli)... prima o poi anche l'operaio in catena di montaggio non avrà più senso di esistere, ed è già così in diverse aziende in cui la manodopera umana è sempre più marginale.

    > Non direi "improvvisamente". Come detto, i
    > calcolatori meccanici, che pure esistevano, erano
    > lenti, poco flessibili, e da quel che leggo pure
    > costosi. Non si usavano come la calcolatrice
    > dello smartphone, per intenderci, ma solo quando
    > la mole dei calcoli da fare rendeva
    > sconsigliabile il ricorso a dipendenti
    > umani.
    > Il processo di sostituzione avvenne, ma
    > gradualmente.

    "Improvvisamente" relativamente, ovvio. Se guardi ad esempio le puntate della BBC "The Computer Programme" dei primi anni 80 ti mostra vari esempi di come questo avvenga in modo relativamente veloce. Mostra, per esempio, come già allora i computer abbiano sostituito decine e decine se non centinaia di impiegati nelle banche che passavano la giornata a far di conto e trasferirsi a mano interi scatoloni di documenti da una sede all'altra... il tutto in meno di uno o due decenni... che sembrano tanto, ma sono relativamente pochi se pensi che la tipica specializzazione di un ragazzo richiede 5-10 anni circa.

    Immagina ad esempio un "povero disgraziato™" appena uscito di scuola dopo aver studiato per 10 anni per poter essere impiegato in banca che si trova spiazzato da un microchip da pochi soldi e senza nessuna competenza per fare un qualsiasi altro lavoro mentre solo 5 anni prima sembrava un lavoro promettente e nessuno avrebbe potuto prevedere un cambiamento tanto repentino.

    > E quando non lo fa, ci sono persone che sono pure
    > abbronzate (cit.) che svolgono
    > l'incombenza:

    Prima o poi saranno sostituiti anche loro.
  • > Non sono gli unici... guarda RIAA, SIAE, ecc...
    > tutti "lavori" che avrebbero dovuto estinguersi
    > già da almeno un decennio intero,

    Sono enti. Nel caso della SIAE, un ente espressamente previsto dalla legge. Si può ipotizzare una riforma, ma non un'abolizione, non con la legge sul diritto d'autore esistente ora perlomeno.



    > ma che
    > continuano a sopravvivere per la loro opera di
    > lobbying e politici con loro collusi che
    > continuano a foraggiarli anche se questo va a
    > scapito dell'interesse della collettività

    Qui su PI di persone che pensano di sapere cosa sia l'interesse della collettività ne ho incontrate molte. Sorride Come se questo forum registrasse fedelmente il parere di 25 milioni e mezzo di cittadini votanti.
    A nessuno piace lavorare gratis, o comunque, lavorare e vedere che del frutto del proprio lavoro gode qualcun altro. E perciò le società collettanee di diritti, con tutti i loro difetti, rimangono lì. Per il semplice motivo che non esiste altro modo per farsi riconoscere i guadagni da attività artistica.


    > creando
    > a nome loro leggi sempre più ridicole ed
    > anacronistiche.

    È la storia che giudica se una legge è anacronistica e ridicola: non l'età contemporanea, non le persone che vi vivono, perché sono accecate dalle ideologie contemporanee e dai propri interessi personali.
    Possiamo giudicare con occhio imparziale e in prospettiva storica la tassa sul macinato - che peraltro rimase in vigore per ben 15 anni, evidentemente a molti piaceva - non possiamo giudicare l'IMU... e nemmeno le norme antipirateria approvate appena 13 anni fa, nel 2000.


    > Ovviamente questo giochetto prima
    > o poi finirà. È

    Tutto finisce prima o poi. Che discorsi. Lo Stato della Chiesa è esistito per oltre mille anni e poi puff!, il mattino del 2 ottobre 1870 non esiste più, annesso anche formalmente al Regno d'Italia.


    > È proprio la mentalità che sta cambiando,
    > lentamente, ma sta cambiando e più questi qui si
    > oppongono, più ululano e strillano e più fanno la
    > figura dei ridicoli vecchi che si attaccano con
    > le unghie e con i denti alle loro patetiche
    > "tradizioni", incapaci di cambiare e di
    > adattarsi, e perciò selezionati per
    > l'estinzione.

    Strano che lo dica un italiano, in quanto l'Italia è notoriamente un popolo di vecchi. La popolazione giovane è numericamente in minoranza.


    > Ma con il passare del tempo l'efficenza, la
    > dimensione e il costo sono cambiati...

    Di quelli meccanici, non direi proprio. È solo col passaggio da quelli meccanici a quelli elettronici che avviene la rivoluzione, ma lentamente.
    Eccoti una cronologia spicciola:
    1939: primo calcolatore, non elettronico ma elettromeccanico: lo Z2 di Konrad Zuse.
    1967: primo calcolatore da tavolo, privo di display, i risultati uscivano su una striscia di carta termica: il Cal-Tech della Texas Instruments (mai messo in commercio).
    1970: primi calcolatori portatili con display alimentati a batterie: Sanyo ICC-82D e Sharp QT-8B; portatili, ma non tascabili: stavano in una borsetta.
    Come vedi, passano oltre 30 anni dall'invenzione in sé all'utilizzo commerciale reale, per persone comuni. Occhiolino


    > il tutto in meno di uno
    > o due decenni... che sembrano tanto, ma sono
    > relativamente pochi se pensi che la tipica
    > specializzazione di un ragazzo richiede 5-10 anni
    > circa.

    Be', sarà un "improvvisamente relativo", ma uno o due decenni sono un'era geologica da qualcunque parte la si guardi. Sorride


    > > E quando non lo fa, ci sono persone che sono
    > pure
    > > abbronzate (cit.) che svolgono
    > > l'incombenza:
    >
    > Prima o poi saranno sostituiti anche loro.

    Dici?
    Io credo che ci abbiano già pensato, ma i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative. Il pomodoro è delicato, le macchine controllate da chip non riescono ad avere questa delicatezza a parità di tempo di raccolta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Donatello
    > Sono enti.

    È irrilevante.

    > Nel caso della SIAE, un ente
    > espressamente previsto dalla legge.

    Irrilevante, la legge si può cambiare.

    > Si può
    > ipotizzare una riforma, ma non un'abolizione, non
    > con la legge sul diritto d'autore esistente ora
    > perlomeno.

    Non vedo proprio perché non si possa ipotizzare un'abolizione.
    La legge del copyright prevede l'esistenza della SIAE, si cambia la legge del copyright nel momento in cui la SIAE è diventata quello che è... ovvero un'organizzazione del tutto inutile che protegge gli interessi non degli autori... ma di una parte degli autori. E che non è più al passo con i tempi.

    > Qui su PI di persone che pensano di sapere cosa
    > sia l'interesse della collettività ne ho
    > incontrate molte. Sorride Come se questo forum
    > registrasse fedelmente il parere di 25 milioni e
    > mezzo di cittadini
    > votanti.

    Fai un sondaggio e scoprilo da te.

    > A nessuno piace lavorare gratis, o comunque,

    Nessuno dice che devi lavorare gratis, qui si dice piuttosto che non devi rubare.
    Spiegami un po' per esempio perché se vado a vedermi un film al cinema, pagando i diritti d'autore per vederlo, poi non posso avere nemmeno uno sconto sull'acquisto del DVD dato che i diritti per vederlo li ho già pagati. Spiegami come mai questi "autori" lavorano una settimana o un mese per fare una canzoncina e poi pretendono di essere pagati fino a 70 anni dopo la loro morte, persino quando _qualcun altro_ canta o suona le loro canzonette (il famoso Borderò da compilare). Spiegami come mai il gestore di un locale, oltre a dover pagare profumatamente per le canzoni e musichette che mette in onda nel suo locale (per un evento per esempio), deve anche dare una parte dei guadagni che ha racimolato con il _suo_ lavoro in quel locale. Spiegami in quale lavoro vengono pagati persino i tuoi discendenti una volta morto come se tu fossi vivo e vegeto per il tempo sufficiente a mantenere 2 generazioni.

    Se poi vai a studiarti la legge del copyright vedrai che negli anni non ha fatto altro che peggiorare... da una legge nata con il nobile intento di permettere ad un artista di mantenersi con il suo lavoro è diventata un'accozzaglia di leggi che creano una classe di privilegiati... e non sto nemmeno parlando degli artisti che sulla vendita di un CD da 20 prendono 2 euro (se gli va bene [fonte SIAE a una mia domanda])... ma proprio di chi gestisce "il business" (SIAE, RIAA, ...). Questi concetti, storia del copyright inclusa e come tale legge sia diventata ingiusta sono spiegati molto bene in un libro di Lessing che tutti dovrebbero leggere (mi pare si chiami "Freeculture" ed è/era scaricabile dal sito ufficiale in PDF) con tutti i riferimenti che vuoi.

    > È la storia che giudica se una legge è
    > anacronistica e ridicola: non l'età
    > contemporanea, non le persone che vi vivono,

    Ti sbagli. Non è solo "la storia" che giudica una legge, ma anche la gente che quella legge la subisce, soprattutto quando una buona fetta della popolazione la vede come un abuso e i politici fingono di non vedere.

    > Strano che lo dica un italiano, in quanto
    > l'Italia è notoriamente un popolo di vecchi. La
    > popolazione giovane è numericamente in
    > minoranza.

    Esatto. Una popolazione di vecchi rincoglioniti.

    > Di quelli meccanici, non direi proprio. È
    > solo col passaggio da quelli meccanici a quelli
    > elettronici che avviene la rivoluzione, ma
    > lentamente.

    Infatti sto parlando di questo. Chiaramente finché i calcolatori erano macchine grandi, lente e costose nessuno poteva dotarsene. Ma appena si è arrivati ai microchip improvvisamente anche l'ortolano poteva comprarsi un computer per l'equivalente di un migliaio di euro odierni... e a quel punto il costo operativo di una macchina era decisamente inferiore al costo operativo di una persona che facesse il medesimo lavoro (lentamente e male).

    > Come vedi, passano oltre 30 anni dall'invenzione
    > in sé all'utilizzo commerciale reale, per
    > persone comuni.
    > Occhiolino

    Appunto, nemmeno una vita umana (neanche metà).
    Tuttavia l'adozione in massa dei computer è avvenuta solo nell'ultimo 30ennio (in realtà molto meno)... una cosa che 30 anni fa era del tutto impossibile da prevedere anche fra gli esperti del settore (vedasi come colossi quali IBM, HP, ... si siano lasciati inizialmente sfuggire il mercato degli Home Computer ritenendolo un mercato inesistente, inutile e marginale).

    Pensa a come questo ha cambiato la vita di tutti. Fino a quando ero agli ultimi anni superiori avere un cellulare era una cosa da radical-chic, oggi è talmente pervasivo che nessuno uscirebbe di casa senza (cosa che fra l'altro ha aumentato il livello di paranoia di tutti).
    Quando ero alle medie avere un computer in casa era una cosa da smanettoni e la maggior parte delle persone manco capiva perché ne tenessi uno... oggi persino chi all'epoca mi sfotteva circa la mia passione per queste macchine ne ha uno o più d'uno in casa. Tutto questo nell'arco di una vita, anzi, nell'arco di una frazione di vita.

    Molte fabbriche, molti lavori che prima si facevano a mano, oggi sono automatizzati e tutti coloro che ci lavoravano prima o hanno cambiato lavoro o sono morti di fame. Non credo sia mai esistita un'epoca nella storia dell'uomo con tanti, veloci cambiamenti, come gli ultimi 50/100 anni.

    > Be', sarà un "improvvisamente relativo", ma uno o
    > due decenni sono un'era geologica da qualcunque
    > parte la si guardi.
    > Sorride

    Non mi sembra. Sono un'epoca geologica se hai 5 anni... se ne hai già solo 30 vedi che si tratta di un battere di ciglia. Soprattutto quando le scelte che fai alle medie (che scuola frequentare) influiranno sulla tua vita a distanza di 10/15 anni (ovvero l'era geologica di cui parlavi prima). Come fa oggi un ragazzino delle medie a fare una scelta circa le materie in cui specializzarsi quando non può nemmeno prevedere cosa accadrà al settore scelto in meno di 5 anni?. Come ho detto... rischi di specializzarti in qualcosa che quando hai finito scuola non esiste nemmeno più...

    > Dici?
    > Io credo che ci abbiano già pensato, ma i
    > risultati non sono stati all'altezza delle
    > aspettative. Il pomodoro è delicato, le macchine
    > controllate da chip non riescono ad avere questa
    > delicatezza a parità di tempo di
    > raccolta.

    Per ora.
    Senza contare che applicare tecnologia automatica in un campo aperto è complesso... ma applicarla in un ambiente controllato (come una serra idroponica) è molto più semplice (oltre ad ottenere indipendenza dalle stagioni e da altri capricci di madre natura). I pomodori sono troppo fragili? Possiamo produrli più piccoli e sodi. Senza contare i progressi in campo tecnologico (sensori tattili, riconoscimento dell'immagine, ecc).
    C'è più di un fattore su cui si può fare leva per rendere ciò che oggi è difficile qualcosa di fattibile.
  • > È irrilevante.

    Abolire un ente previsto dalla legge è un po' più difficile che abolire la professione di perito calcolatore. Nel senso che la professione s'è abolita da sé, la mancanza di domanda ha avuto effetto diretto. La SIAE non è una professione, al di là che dia lavoro a parecchi.


    > Irrilevante, la legge si può cambiare.

    Ma certo che si può cambiare. Ma ci devono essere le condizioni, cioè il 50 % + 1 in parlamento, e non ci sono.


    > Non vedo proprio perché non si possa ipotizzare
    > un'abolizione.
    > La legge del copyright prevede l'esistenza della
    > SIAE, si cambia la legge del copyright nel
    > momento in cui la SIAE è diventata quello che
    > è...

    Sapessi quante cose non sono al passo con i tempi, e si mantengono lo stesso perché o abolirle costa ancora di più che mantenerle, o perché si romperebbero equilibri delicatissimi con ripercussioni che nessuno sarebbe in grado di gestire in seguito. Un esempio fra i tanti del primo tipo: le province.


    > Fai un sondaggio e scoprilo da te.

    Se intendi un sondaggio online, no grazie. Sorride
    Io un sondaggio ce l'ho già: i risultati elettorali del partito pirata tedesco, mai oltre l'8,9 %. Sono mooooolto lontani dal 50 % +1.

    > Spiegami un po' per esempio perché se vado a
    > vedermi un film al cinema, pagando i diritti
    > d'autore per vederlo, poi non posso avere nemmeno
    > uno sconto sull'acquisto del DVD dato che i
    > diritti per vederlo li ho già pagati.

    Perché qui siamo nell'ambito del diritto immateriale (si chiama così). Il bambino che fa un giro sulla giostra non ha diritto a uno sconto se ne vuol fare un altro sulla stessa giostra e sullo stesso posto, malgrado al giostraio avere un passeggero in più costa uguale.

    > Spiegami
    > come mai questi "autori" lavorano una settimana o
    > un mese per fare una canzoncina e poi pretendono
    > di essere pagati fino a 70 anni dopo la loro
    > morte,

    No attenzione: non pretendono. La legge è impostata così a favore dei loro eredi, ma non è in cima alle loro preoccupazioni quel che accade dopo la loro morte.
    Anche un contadino, un colono, che con le sue energie disbosca e toglie erbacce da un terreno per trasformarlo in vigna lo lascia in eredità così com'è ai figli, non sparisce con la sua morte.


    > Spiegami come mai il gestore di un
    > locale, oltre a dover pagare profumatamente per
    > le canzoni e musichette che mette in onda nel suo
    > locale (per un evento per esempio), deve anche
    > dare una parte dei guadagni che ha racimolato con
    > il _suo_ lavoro in quel locale.

    Perché ha scelto di affidarsi a canzonette registrate per tutto l'anno, anziché pagare una banda che esegue musica dal vivo di sua creazione, o di pubblico dominio, ogni serata dell'anno. Questa banda sicuramente gli costa di più, e attrae meno gente: ma normalmente il gestore del locale non te lo dice. Occhiolino


    > Spiegami in quale
    > lavoro vengono pagati persino i tuoi discendenti
    > una volta morto come se tu fossi vivo e vegeto
    > per il tempo sufficiente a mantenere 2
    > generazioni.

    Tutte le professioni legate all'arte: musicisti, parolieri, registi cinematografici, sceneggiatori, scrittori, pittori, scultori, architetti.


    > e
    > non sto nemmeno parlando degli artisti che sulla
    > vendita di un CD da 20 prendono 2 euro (se gli va
    > bene [fonte SIAE a una mia domanda])... ma
    > proprio di chi gestisce "il business" (SIAE,
    > RIAA, ...).

    Insomma, bisogna abolire la categoria degli industriali per il solo fatto che dei miliardi che guadagnano ai loro operai rimangono solo pochi euro.
    Bisogna abolire la categoria dei proprietari di immobili per il sol fatto che a fronte di spese condominiali e di restauro modeste guadagnano cifre fino a vento volte superiori.


    > Questi concetti, storia del copyright
    > inclusa e come tale legge sia diventata ingiusta
    > sono spiegati molto bene in un libro di Lessing
    > che tutti dovrebbero leggere (mi pare si chiami
    > "Freeculture" ed è/era scaricabile dal sito
    > ufficiale in PDF)

    Perché, ora se uno legge il suo libro cambia automaticamente opinione?
    Grazie, ma la legge sul diritto d'autore so già da solo com'è. E come viene applicata.

    > Ti sbagli. Non è solo "la storia" che giudica una
    > legge, ma anche la gente che quella legge la
    > subisce, soprattutto quando una buona fetta della
    > popolazione la vede come un abuso e i politici
    > fingono di non
    > vedere.

    La legge vigente sul diritto d'autore a parole non piace a nessuno. Poi chissà perché rimane lì, anzi peggiora. E nessuno propone un referendum.
    Anche la pubblicità che interrompe i film a parole non piace a nessuno: poi il 55,70 % ha detto no alla sua abrogazione in un referendum nel 1995.
    Affinando il senso critico e la conoscenza della psicologia umana ho imparato a distinguere fra ciò che uno dice e ciò che uno pensa. E sarebbe il caso lo imparassero anche certi commentatori di PI, posseduti dalle loro sicumere.


    > Appunto, nemmeno una vita umana (neanche metà).

    Esatto, e in questo lasso di tempo il modo per accorgersi che i tempi stavano cambiando, e di cambiare indirizzo di studi, oppure specializzazione, c'era. Il senso delle mie parole era che non si tratta di cambiamenti dall'oggi al domani.

    >(vedasi come colossi quali
    > IBM, HP, ... si siano lasciati inizialmente
    > sfuggire il mercato degli Home Computer
    > ritenendolo un mercato inesistente, inutile e
    > marginale).

    Veramente la IBM lo ha capito quando ha lanciato IBM PC model 5150, il 12 agosto 1981. Successo senza precedenti e nascita dei computer IBM compatibili!
    Altri costruttori di mainframe, come la Bull e la Sperry Rand, quel mercato non lo corteggiarono mai. E alla fine pure IBM lo abbandonò, nel 2005, vendendo la divisione ai cinesi della Lenovo.


    > Molte fabbriche, molti lavori che prima si
    > facevano a mano, oggi sono automatizzati e tutti
    > coloro che ci lavoravano prima o hanno cambiato
    > lavoro o sono morti di fame. Non credo sia mai
    > esistita un'epoca nella storia dell'uomo con
    > tanti, veloci cambiamenti, come gli ultimi 50/100
    > anni.

    Non correre troppo, e non velocizzare ulteriormente dei processi che per essere completati prendono decenni.
    Diversi tipi di contratti e abbonamenti vanno disdetti unicamente con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. La PEC ha ancora molta, molta strada da fare... A bocca aperta

    > I pomodori sono troppo
    > fragili? Possiamo produrli più piccoli e sodi.

    Adesso facciamo ingegneria genetica per adattare gli ortaggi alle macchine... E poi cosa? I cetrioli con l'impugnatura? Le fragole ad altezza di trebbiatrice?
    La gente vuole quel tipo di pomodoro, che ha il piccolo vantaggio di esistere da sempre, e i produttori agrofrutticoli gli vendono quel tipo. Possibilmente allo stesso prezzo.
    non+autenticato
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