Gaia Bottà

P2P, OiNK grugniti di legalità

Il maialino alato del P2P si prepara al ritorno, cucinato in salsa legale. Solletica l'attenzione degli artisti, ma nel frattempo l'iniziativa analoga legata a The Pirate Bay naviga in cattive acque

Roma - Un maialino alato fra le ciminiere della Battersea Power Station di Londra: non si tratta di un semplice omaggio a una delle celebri copertine degli album dei Pink Floyd se l'immagine campeggia sulla home page di OiNK, uno dei principali snodi della condivisione musicale degli anni passati.

Oink

Il sito, avamposto esclusivo dello sharing di musica ad alto livello, era stato chiuso d'ufficio nel 2007. Troppi contenuti in anticipo sul mercato, troppo materiale destinato agli addetti ai lavori, troppa musica pronta a riversarsi nel flusso della condivisione degli ordinari cittadini della Rete per non rappresentare un soggetto scomodo per l'industria del copyright. Sono seguite indagini a carico degli uploader e a carico dei responsabili, sfociate le une in una condanna a lavori socialmente utili, le altre in assoluzioni, sia per tutti gli admin, sia per il fondatore Alan Ellis. Nonostante la sentenza capace di scagionare OiNK, il tracker non è mai più rinato, diramatosi in mille rivoli e in mille sistemi di scambio online. Solo ora il maialino sembra tornato pronto a grugnire.

Un invito a registrarsi alla newsletter dedicato agli utenti, per tenersi informati su quanto ferve nel Pink Palace, e un form di registrazione per gli artisti. Si chiedono nome e contatti, e un riferimento ai brani che è possibile apprezzare online. Nessun dettaglio in più. La testata TorrentFreak ha indagato, ottenendo dagli intestatari dei domini Oink.me.uk e Oink.cd, che nulla hanno a che vedere con il fondatore Ellis, una conferma sibillina: "Abbiamo imboccato una strada diversa per mantenere l'eredità del sito secondo un modello legale". Le speculazioni puntano ad un portale che ospiti musica di artisti indipendenti, remunerati mediante inserzioni pubblicitarie, o valorizzati tramite strategie promozionali che facciano leva sulla community che popolava il tracker.
Ma le sorti di questo tipo di iniziative non sono affatto prevedibili, soprattutto se costruite sull'ombra di un passato controcorrente. The Promo Bay, piattaforma con cui The Pirate Bay ha voluto strizzare l'occhio alla legalità e a platee di condivisori fameliche di contenuti, magari sganciati dal rigido sistema dell'industria discografica tradizionale, sembra navigare in cattive acque. Dopo aver veleggiato fra ondate di adesioni e fortuiti fortunali si starebbe allontanando dalla Baia dei Pirati, senza un nocchiere con una salda presa sul timone. Nessun SOS è stato lanciato, per ora, ma nessun nuovo artista ha goduto dell'apparato promozionale nelle ultime settimane, mentre l'alone di notorietà proiettato sul servizio da The Pirate Bay sembra farsi sempre più fioco.

Gaia Bottà
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