Gaia Bottà

California, una legge spuntata contro le pornovendette

Approvata la proposta di legge volta a contrastare la pubblicazione online delle immagini di nudo a scopo di umiliare i partner. Ma sono esclusi gli autoscatti finiti in cattive mani

Roma - Umiliare precedenti partner esponendone le nudità in Rete è diventato un reato, secondo la legge della California. La criminalizzazione della dilagante pratica del revenge porn, secondo le autorità dello stato americano, farà finalmente giustizia. Ma non secondo le vittime.

La legge, proposta nei mesi scorsi e ora firmata dal governatore Jerry Brown, è già in vigore: diffondere online senza l'autorizzazione del soggetto riconoscibile nella foto delle immagini di "parti intime del corpo" allo scopo di umiliarlo è un reato minore, punibile con una sanzione che può raggiungere i 1000 dollari e con un massimo di sei mesi di carcere.

Poco importa che l'immagine sia stata catturata in un regime di consenso: senza l'autorizzazione alla diffusione da parte del soggetto ritratto non c'è scampo per le immagini che raffigurino "qualsiasi area dei genitali e, in caso si tratti di un soggetto femminile, la porzione del seno al di sotto del confine superiore dell'areola", senza distinzione fra le foto in cui l'area sia completamente messa a nudo e quelle in cui sia "visibile attraverso abiti che siano non completamente opachi".
Ma se la legge è stata formulata con toni rigidi, e il suo primo firmatario, il senatore Anthony Cannella, la considera uno strumento efficace per tutelare le vittime, sono proprio i soggetti delle foto esposte al pubblico ludibrio in Rete, a denunciarne una falla non indifferente. È punibile "la persona che fotografa o registra con ogni mezzo l'immagine delle parti intime o le parti intime del corpo di un'altra persona identificabile" e successivamente le diffonde nonostante le due parti avessero stabilito che questi scatti rimanessero privati. Non sono compresi gli autoscatti, condivisi privatamente confidando nella riservatezza del destinatario, e successivamente postati in Rete senza autorizzazione.

Gaia Bottà
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33 Commenti alla Notizia California, una legge spuntata contro le pornovendette
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  • questo tipo di azioni non ricadono già nel reato di diffamazione?
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > questo tipo di azioni non ricadono già nel reato
    > di
    > diffamazione?

    Se la foto non e' ritoccata, non c'e' mica diffamazione.
    La foto rappresenta la realta'.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Se la foto non e' ritoccata, non c'e' mica
    > diffamazione.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione
    Anche riportando il vero si può fare diffamazione.

    > La foto rappresenta la realta'.
    E' irrilevante, violare l'intimità è punibile
    non+autenticato
  • - Scritto da: anonimo
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Se la foto non e' ritoccata, non c'e' mica
    > > diffamazione.
    > http://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione
    > Anche riportando il vero si può fare diffamazione.

    Si, ma non e' questo il caso.
    Una foto non esprime giudizi.

    > > La foto rappresenta la realta'.
    > E' irrilevante, violare l'intimità è punibile

    Punibile si, ma non per diffamazione.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: tucumcari
    > > questo tipo di azioni non ricadono già nel
    > reato
    > > di
    > > diffamazione?
    >
    > Se la foto non e' ritoccata, non c'e' mica
    > diffamazione.
    > La foto rappresenta la realta'.

    confondi il reato di diffamazione con il reato di calunnia
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: tucumcari
    > > > questo tipo di azioni non ricadono già
    > nel
    > > reato
    > > > di
    > > > diffamazione?
    > >
    > > Se la foto non e' ritoccata, non c'e' mica
    > > diffamazione.
    > > La foto rappresenta la realta'.
    >
    > confondi il reato di diffamazione con il reato di
    > calunnia

    Spiega la differenza.
    E spiega perche' una foto dovrebbe rientrare in uno dei due.
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: tucumcari
    > questo tipo di azioni non ricadono già nel reato
    > di
    > diffamazione?

    pure l'uccisione di donne ricade in quello di omicidio, eppure vogliono il reato di femminicidio Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • p.s. ovviamente dopo si sveglieranno pure i gay e chiederanno il reato di gaycidio!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > p.s. ovviamente dopo si sveglieranno pure i gay e
    > chiederanno il reato di
    > gaycidio!!!

    E la cosa tristissima in tutta la vicenda non è nemmeno che verrà partorita una legge probabilmente dannosa, o comunque inutile: di esempi del genere in Italia ce ne sono tanti, pazienza, è il risultato di enunciare i buoni propositi sotto forma di legislazione, in genere "legislazzione d'emergenza".
    La cosa tristissima è che il fenomeno non è affatto un'emergenza, non ci sono più omicidi di donne rispetto a qualche anno fa. E dimostra che basta lanciare una moda al momento giusto, e si rivolta la struttura della giustizia come un guanto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mario Zelinotti
    > - Scritto da: collione
    > > p.s. ovviamente dopo si sveglieranno pure i
    > gay
    > e
    > > chiederanno il reato di
    > > gaycidio!!!
    >
    > E la cosa tristissima in tutta la vicenda non è
    > nemmeno che verrà partorita una legge
    > probabilmente dannosa, o comunque inutile: di
    > esempi del genere in Italia ce ne sono tanti,
    > pazienza, è il risultato di enunciare i buoni
    > propositi sotto forma di legislazione, in genere
    > "legislazzione
    > d'emergenza".
    > La cosa tristissima è che il fenomeno non è
    > affatto un'emergenza, non ci sono più omicidi di
    > donne rispetto a qualche anno fa. E dimostra che
    > basta lanciare una moda al momento giusto, e si
    > rivolta la struttura della giustizia come un
    > guanto.

    Lo vedi che cosa succede a mantenere intubata la casta parassita degli editori e dei giornalisti?
    Succede poi che scrivono e pubblicano sotto dettatura.
  • Ancora una volta il legislatore adotta la consueta pratica del "due pesi e due misure".

    Nel caso in questione, viene rispettato il sacrosanto principio che la responsabilita' e' personale, e il corpo del reato e' il contenuto e non il contenitore.

    Infatti la legge punisce chi scatta e chi pubblica le foto.

    NESSUN PROVVEDIMENTO COINVOLGE I SITI, compresi quelli specializzati in pornorevenge.

    Perche' invece per una cosa del tutto analoga, ma infinitamente meno grave, come la condivisione di canzonette in bassa qualita' (MP3) violando il copyright, la mannaia della giustizia si abbatte inesorabile contro i siti e non contro chi ha materialmente registrato e condiviso?
  • - Scritto da: panda rossa
    > Perche' invece per una cosa del tutto analoga, ma
    > infinitamente meno grave, come la condivisione di
    > canzonette in bassa qualita' (MP3) violando il
    > copyright, la mannaia della giustizia si abbatte
    > inesorabile contro i siti e non contro chi ha
    > materialmente registrato e
    > condiviso?
    Chi te l'ha detto che non mettono al gabbio quelli che hanno registrato e condiviso? Fa notizia la chiusura di un sito, e lo fa ancora di più quando è molto grande e ospita anche contenuti legittimi.... ma se si può si fa anche con gli uploader.
    Ieri hanno chiuso Silk road. La notizia e i titoli parlavano di quello, non del proprietario fondatore, un tal Ross William Ulbricht.
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > Ieri hanno chiuso Silk road. La notizia e i
    > titoli parlavano di quello, non del proprietario
    > fondatore, un tal Ross William
    > Ulbricht.

    il silenzio di PI su notizie bomba come queste è assordante (o forse è solo lentezza)
    non+autenticato
  • - Scritto da: lentezza
    > - Scritto da: tucumcari
    > > Ieri hanno chiuso Silk road. La notizia e i
    > > titoli parlavano di quello, non del
    > proprietario
    > > fondatore, un tal Ross William
    > > Ulbricht.
    >
    > il silenzio di PI su notizie bomba come queste è
    > assordante (o forse è solo
    > lentezza)

    La mettono stasera, quando tutti hanno giá commentato su altri siti, o magari sulle testate generaliste. A Punto Informatico hanno uno spiccato senso degli affari.
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > - Scritto da: panda rossa

    > Ieri hanno chiuso Silk road. La notizia e i
    > titoli parlavano di quello, non del proprietario
    > fondatore, un tal Ross William Ulbricht.

    COSA ??? Mi crolla un mitoSorpresa
    krane
    22544
  • - Scritto da: tucumcari
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Perche' invece per una cosa del tutto
    > analoga,
    > ma
    > > infinitamente meno grave, come la
    > condivisione
    > di
    > > canzonette in bassa qualita' (MP3) violando
    > il
    > > copyright, la mannaia della giustizia si
    > abbatte
    > > inesorabile contro i siti e non contro chi ha
    > > materialmente registrato e
    > > condiviso?

    > Chi te l'ha detto che non mettono al gabbio
    > quelli che hanno registrato e condiviso?

    Parlavo dei siti, non dei condivisori.
    La mia perplessita' sta nel fatto che nel caso della porno-revenge, i siti non sono interessati.

    > Fa
    > notizia la chiusura di un sito, e lo fa ancora di
    > più quando è molto grande e ospita anche
    > contenuti legittimi.... ma se si può si fa anche
    > con gli uploader.

    Il concetto e' che l'uploadere e' responsabile sempre.
    Il sito invece non dovrebbe esserlo mai.

    > Ieri hanno chiuso Silk road. La notizia e i
    > titoli parlavano di quello, non del proprietario
    > fondatore, un tal Ross William
    > Ulbricht.

    Quando chiudi un sito, si chiama CENSURA.
    Se la giustizia funzionasse, dovremmo avere siti vuoti, non siti chiusi.
  • - Scritto da: panda rossa
    > > Chi te l'ha detto che non mettono al gabbio
    > > quelli che hanno registrato e condiviso?
    >
    > Parlavo dei siti, non dei condivisori.
    > La mia perplessita' sta nel fatto che nel caso
    > della porno-revenge, i siti non sono
    > interessati.
    Io non sono per niente sicuro che i non tocheranno anche i siti, la legge è ancora tutta da scoprire. Sorride
    Siccome su foto del genere con bellezze improbabili e soggetti sbiaditi di mercato non ce n'è, magari hanno pensato che il sito si chiude da solo una volta punito il colpevole. Ingenui... c'è una nicchia anche per questo! Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > Ancora una volta il legislatore adotta la
    > consueta pratica del "due pesi e due
    > misure".
    >
    > Nel caso in questione, viene rispettato il
    > sacrosanto principio che la responsabilita' e'
    > personale, e il corpo del reato e' il contenuto e
    > non il
    > contenitore.
    >
    > Infatti la legge punisce chi scatta e chi
    > pubblica le
    > foto.
    >
    > NESSUN PROVVEDIMENTO COINVOLGE I SITI, compresi
    > quelli specializzati in
    > pornorevenge.
    >
    > Perche' invece per una cosa del tutto analoga, ma
    > infinitamente meno grave, come la condivisione di
    > canzonette in bassa qualita' (MP3) violando il
    > copyright, la mannaia della giustizia si abbatte
    > inesorabile contro i siti e non contro chi ha
    > materialmente registrato e
    > condiviso?

    direi che la questione ha una differenza sostanziale: una foto scattata privatamente si suppone che debba rimanere privata, un disco invece viene creato per diffondersi.
    Risalire a chi ha materialmente condiviso una foto è piuttosto semplice: la tipa denuncia "me l'ha scattata il mio ex" e, indipendentemente dal fatto che sia stato lui o qualcun'altro a condividerla, è responsabilità sua l'incuria nel conservarla, quindi è inevitabilmente colpevole.
    Riguardo gli mp3 e gli autoscatti "rubati", invece, si può solo risalire ad un nome utente o ad un indirizzo IP che, con tutta probabilità, potrà corrispondere solamente all'ultimo anello di una catena di condivisioni.
    Riguardo i siti invece non mi pare giusto che ci debba essere una responsabilità, perché per loro non c'é modo di distinguere tra una foto amatoriale condivisa consensualmente od uno scatto rubato, esattamente come per i link che vengono condivisi sui siti torrent.
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    Modificato dall' autore il 03 ottobre 2013 10.42
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    Modificato dall' autore il 03 ottobre 2013 10.42
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  • - Scritto da: il solito bene informato

    >
    > direi che la questione ha una differenza
    > sostanziale: una foto scattata privatamente si
    > suppone che debba rimanere privata, un disco
    > invece viene creato per
    > diffondersi.

    Differenza ininfluente.
    Il dato di fatto e' che c'e' un contenuto che viene diffuso e un titolare del contenuto che si ritiene danneggiato da questa diffusione.

    > Risalire a chi ha materialmente condiviso una
    > foto è piuttosto semplice: la tipa denuncia "me
    > l'ha scattata il mio ex" e, indipendentemente dal
    > fatto che sia stato lui o qualcun'altro a
    > condividerla, è responsabilità sua l'incuria nel
    > conservarla, quindi è inevitabilmente
    > colpevole.

    All'ex hanno rubato il computer o il cellulare in cui c'era la foto.
    Non l'ha diffusa lui, l'avra' diffusa il ladro.

    Esattamente come nel caso dell'mp3 con watermark personalizzato.

    > Riguardo gli mp3 e gli autoscatti "rubati",
    > invece, si può solo risalire ad un nome utente o
    > ad un indirizzo IP che, con tutta probabilità,
    > potrà corrispondere solamente all'ultimo anello
    > di una catena di condivisioni.

    E' previsto che ci si possa anche arrendere all'ineluttabile.

    > Riguardo i siti invece non mi pare giusto che ci
    > debba essere una responsabilità, perché per loro
    > non c'é modo di distinguere tra una foto
    > amatoriale condivisa consensualmente od uno
    > scatto rubato, esattamente come per i link che
    > vengono condivisi sui siti
    > torrent.

    Esatto.
    Solo che in un caso i siti vengono perseguiti, nell'altro no, nonostante sia chiaro ed evidente per tutti che un sito non puo' e non deve entrare nel merito di un qualsiasi contenuto.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: il solito bene informato
    >
    > >
    > > direi che la questione ha una differenza
    > > sostanziale: una foto scattata privatamente
    > si
    > > suppone che debba rimanere privata, un disco
    > > invece viene creato per
    > > diffondersi.
    >
    > Differenza ininfluente.
    > Il dato di fatto e' che c'e' un contenuto che
    > viene diffuso e un titolare del contenuto che si
    > ritiene danneggiato da questa
    > diffusione.

    tra il ritenersi danneggiato e l'essere effettivamente danneggiato ce ne passa!
    La diffusione di un'opera, anche attraverso canali non autorizzati, comunque ne contribuisce alla popolarità ed il guadagno per l'artista (se è capace) c'é, anche se magari non immediato e non direttamente (se è iscritto alla SIAE, poi...)

    > > Risalire a chi ha materialmente condiviso una
    > > foto è piuttosto semplice: la tipa denuncia
    > "me
    > > l'ha scattata il mio ex" e,
    > indipendentemente
    > dal
    > > fatto che sia stato lui o qualcun'altro a
    > > condividerla, è responsabilità sua l'incuria
    > nel
    > > conservarla, quindi è inevitabilmente
    > > colpevole.
    >
    > All'ex hanno rubato il computer o il cellulare in
    > cui c'era la
    > foto.
    > Non l'ha diffusa lui, l'avra' diffusa il ladro.

    da ciò si evince che il proprietario del cellulare/computer contenente dati sensibili non ha adeguatamente protetto l'accesso alla memoria: ad un comune ladro poco interessa cosa contengono un computer o un cellulare, l'importante è poterlo smerciare o utilizzare a sua volta, quindi, invece di sbattersi a crackare il sistema di protezione, preferirà formattarlo
    Se il proprietario avrà sporto denuncia probabilmente potrà discolparsi(almeno dall'esser stato l'autore effettivo della condivisione). E' vero che è difficile che qualcuno sporga denuncia in caso di furto o perdita di un computer o di un cellulare, ma se c'é la possibilità che qualcuno commetta reati con i dati sensibili contenuti in memoria, dovrebbe premurarsi di farlo.
    Hai mai portato un cellulare o un computer all'ecocentro? per ogni dispositivo dotato di memoria ti fanno firmare un documento che libera da ogni responsabilità l'ecocentro stesso per tutti i dati contenuti.
  • - Scritto da: il solito bene informato

    >
    > tra il ritenersi danneggiato e l'essere
    > effettivamente danneggiato ce ne
    > passa!

    Esatto.

    > La diffusione di un'opera, anche attraverso
    > canali non autorizzati, comunque ne contribuisce
    > alla popolarità ed il guadagno per l'artista (se
    > è capace) c'é, anche se magari non immediato e
    > non direttamente (se è iscritto alla SIAE,
    > poi...)

    Pure la porno-revenge puo' contribuire all'aumento di popolarita' del soggetto e a tutti i benefici che ne seguono.
    Guarda per esempio il caso di Belen Rodriguez.

    > > All'ex hanno rubato il computer o il
    > cellulare
    > in
    > > cui c'era la
    > > foto.
    > > Non l'ha diffusa lui, l'avra' diffusa il
    > ladro.
    >
    > da ciò si evince che il proprietario del
    > cellulare/computer contenente dati sensibili non
    > ha adeguatamente protetto l'accesso alla memoria:

    Chi ha detto NSA? Anonimo

    > ad un comune ladro poco interessa cosa contengono
    > un computer o un cellulare, l'importante è
    > poterlo smerciare o utilizzare a sua volta,
    > quindi, invece di sbattersi a crackare il sistema
    > di protezione, preferirà formattarlo

    Ipotesi non dimostrabile.
    Tanto piu' che il ladro, una volta beccato, raccontera' questa storia per alleggerirsi almeno dell'imputazione di aver messo in condivisione dei files, e dichiarandosi colpevole solo di furto, che prevede una pena da sei mesi a tre anni in parlamento.

    > Se il proprietario avrà sporto denuncia
    > probabilmente potrà discolparsi(almeno dall'esser
    > stato l'autore effettivo della condivisione). E'
    > vero che è difficile che qualcuno sporga denuncia
    > in caso di furto o perdita di un computer o di un
    > cellulare, ma se c'é la possibilità che qualcuno
    > commetta reati con i dati sensibili contenuti in
    > memoria, dovrebbe premurarsi di farlo.

    Vero. Ma questo non cambia la sostanza.

    > Hai mai portato un cellulare o un computer
    > all'ecocentro?

    Di solito faccio il contrario. Ficoso

    > per ogni dispositivo dotato di
    > memoria ti fanno firmare un documento che libera
    > da ogni responsabilità l'ecocentro stesso per
    > tutti i dati contenuti.

    E questo dovrebbe bastare ad impedire che qualcuno faccia un uso improprio di quei dati?