La corsa al display flessibile

LG e Samsung impegnate nella sfida per la creazione di un OLED curvo. Entrambe con prodotti in rampa di lancio

Roma - Samsung spara e LG risponde al fuoco: è una guerra di nervi quella tra i due produttori di elettronica sudcoreani, nel tentativo di scavalcare e battere l'avversario nella corsa ai cosiddetti display flessibili. Schermi OLED realizzati su substrato organico capaci di curvarsi, solo pochi gradi ma quanto basta a ottenere strutture diverse dai canonici schermi piatti: ma, soprattutto, la tecnologia permetterà di eliminare il vetro dai display per tentare di alleggerire e assottigliare i terminali. Un vantaggio in più per chi, come LG e Samsung, punta a creare smartphone di successo.

L'annuncio di LG riguarda la messa in produzione della propria tecnologia OLED flessibile: entro il 2014, dice LG, sarà anche pronto qualche prodotto che utilizzerà questo tipo di schermi, per ora realizzati con una diagonale fino a 6 pollici ideale per essere impiegata nei cellulari. In realtà le voci dicono che già prima della fine dell'anno ci potrebbe essere qualche tipo di lancio da parte di LG, forse per non farsi rubare (troppo) la scena da Samsung che dovrebbe anticiparla con l'uscita di un Galaxy Note 3 modificato realizzato con un form factor simile a quello mostrato al CES (si chiamava YOUM in quella sede): ovvero uno schermo con un lato in diagonale che resti visibile anche quando una cover copra il resto, per consentire di leggere notifiche o altri tipi di informazioni senza dover sfoderare l'intero apparecchio.


Ma LG vuole andare oltre il semplice display curvo: in produzione ci sono anche le batterie flessibili, ideale complemento dello schermo in un telefono dalle forme inusuali. Mentre nel caso del display la parola d'ordine è soprattutto la virtuale "indistruttibilità" dello schermo (mancando il vetro, il rischio di infrangerlo si annulla e i danni principali arriverebbero da altre direzioni), il vantaggio principale delle batterie flessibili è la possibilità di infilarle in quasi qualsiasi form factor: come quello di uno smartwatch o di altri dispositivi per il wearable computing, da molti visti come un fronte interessante e in crescita dell'elettronica di consumo.
Gli schermi in uscita, in ogni caso, non rispondono al cento per cento al concetto di "flessibile": nella migliore delle ipotesi si flettono di una decina di gradi, oltre le componenti elettroniche da cui sono formati si danneggiano irreparabilmente, e pertanto non è pensabile realizzare (ancora) schermi arrotolabili o ripiegabili da stendere solo quando realmente utili. Il vero vantaggio è realmente l'assenza del cristallo che dovrebbe permettere di renderli meno proni ai danni da caduta e più sottili, in modo da far spazio a più batteria nei terminali a parità di dimensioni complessive. Non resta che attendere gli annunci Samsung e LG sui nuovi terminali per scoprire che forma avranno.

Luca Annunziata
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