Gaia Bottà

Datagate, anche l'Italia vuole la sua parte

Se la Francia è stata intercettata perché l'Italia dovrebbe essere da meno? Claudio Fava (Sel), membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, chiede chiarezza. Il garante privacy, invece, chiede il rispetto di leggi migliori

Roma - Nessun riferimento nelle soffiate della talpa Edward Snowden: sono numerosi i paesi del mondo ad aver appreso che la l'intelligence statunitense si è insiniuata nelle comunicazioni dei cittadini autorevoli e ordinari nel nome della sicurezza nazionale, ma l'Italia non è ancora stata chiamata in causa. C'è però chi solleva dei dubbi, e le istituzioni ora vogliono sapere.

Mosso dallo squarcio aperto da Le Monde sulle intercettazioni della NSA sulla vicina Francia, Claudio Fava, deputato di Sel e membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha offerto le sue personali rivelazioni a Radio24, facendo riferimento a non meglio precisati incontri tenuti a Washington tra il 29 settembre e il 4 ottobre scorsi. I legati del Copasir si sono confrontati con i rappresentanti delle agenzie spionistiche statunitensi e con le commissioni del Congresso che vigilano sulle attività dell'intelligence. "Dai nostri qualificatissimi interlocutori - relaziona Fava - abbiamo avuto la conferma che telefonate, sms, e-mail tra Italia e Stati Uniti, in entrata e in uscita, sono oggetto di un programma di sorveglianza elettronica del Governo USA regolato esclusivamente dalle leggi federali, che, per quanto i nostri interlocutori ci hanno ribadito, sono dunque la sola bussola che governa questo tipo di attività di spionaggio".

Fava osserva la situazione dell'Italia basandosi sulle rivelazioni che hanno investito la Francia: "Mi sembra chiaro che è avvenuto anche in Italia". Secondo Fava "Se si va a guardare il pezzo di Le Monde ci offre un dato puntuale su quello che avveniva con la Francia, ma ricordando anche che lo stesso sistema di raccolta a strascico di dati in base ad alcuni sensori è stato fatto nei confronti di altri Paesi, cosa che non è stata smentita dai vertici dei servizi segreti americani con i quali abbiamo avuto una serie di incontri due settimane fa a Washington". Basterebbero i documenti pubblicati da Le Monde, tanto inquietanti quando poco dettagliati, definiti fuorivianti dai vertici dell'intelligence statunitense, a spingere Fava ad inferire che lo stesso trattamento sia stato riservato all'Italia.
Ma è bene fare chiarezza, e il Copasir inizierà ad affrontare l'argomento nel pomeriggio, per dare spazio alle prove reali sgombrando il campo dalle interpretazioni che confliggono anche all'interno dei suoi stessi membri. "Da quello che abbiamo saputo da fonte americana a Washington i servizi italiani sono sempre stati al corrente di questa attività di monitoraggio, che interveniva anche pesantemente sulla privacy dei cittadini italiani" sostiene Fava. Il presidente della Commissione Parlamentare Giacomo Stucchi (Lega Nord) si trova però in disaccordo con il collega: "In tutti gli incontri abbiamo avuto la conferma che il Governo non sapeva del programma Prism. Quindi dire che i nostri servizi sapevano, quando non lo sapeva nemmeno il Governo non è corretto. Fava ha dato una sua interpretazione. Nella sede dell'NSA ci hanno detto che raccoglievano informazioni sui dati di traffico, ma nessuno in Italia, cioè i Governi Prodi, Berlusconi, Monti e per pochi mesi Letta sono stati messi al corrente di quello che stavamo facendo". Concorda il presidente del Senato, Pietro Grasso: "Per quanto riguarda l'Italia, non c'è alcuna novità. Sul nostro territorio abbiamo una legge che va rispettata e che continueremo a far rispettare". Anche l'ex presidente del Copasir Massimo D'Alema si esprime in questo senso: "L'Italia non ha mai concesso agli Usa di intercettare cittadini italiani", solo la magistratura italiana può decidere delle intercettazioni sui cittadini italiani.

Ma la NSA, forte delle leggi statunitensi cesellate con il Patriot ACT, non è solita chiedere permessi. Stucchi confida però nella parola data: "E stato escluso che intercettazioni a strascico fatte col programma Prism potessero aver riguardato in modo indiscriminato cittadini italiani, perché ci è stato detto che ci sono filtri e accorgimenti per evitare che questo avvenga quando ci sono Paesi coi quali ci sono vincoli di amicizia". La Francia era uno di questi paesi amici e gli States mostrano di operare secondo le leggi che vigono negli States, in attesa che il resto del mondo si muova per arginarne la libertà di azione spionistiche.

È proprio su questo attrito tra i diversi quadri normativi che si incunea la richiesta espressa dal Garante della Privacy Antonello Soro: in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Letta, Soro reclama trasparenza da parte del governo, che è indispensabile "accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l'utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani". In questa contingenza sarebbe "urgente predisporre efficaci strumenti di protezione dei dati personali e dei sistemi utilizzati per finalità di polizia e giustizia": se il nuovo regolamento europeo fa dei passi avanti in questo senso, l'Italia non deve dimenticare gli impegni assunti, come "la normativa di attuazione dei principi del Codice in materia di protezione dei dati personali relativamente ai trattamenti effettuati per fini di giustizia, polizia o sicurezza nazionale", non ancora approvata dalle istituzioni.

L'Italia promette di agire, almeno in materia di trasparenza: "Noi abbiamo un dovere di chiarezza nei confronti dei cittadini italiani - annuncia il vice premier e ministro dell'Interno Angelino Alfano - dobbiamo acquisire tutta la verità e dire tutta la verità senza guardare in faccia a nessuno".

Gaia Bottà
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