Claudio Tamburrino

Google Books, una vittoria da copiare

Chiusa la causa sulla digitalizzazione dei libri delle biblioteche da parte: l'operazione di Mountain View è legittima. Una vittoria storica per il diritto d'autore nell'epoca del digitale?

Roma - Il Giudice federale di New York Denny Chin ha respinto le accuse di violazione di diritto d'autore sollevate ormai otto anni fa nei confronti dell'opera di digitalizzazione dei libri delle biblioteche a stelle e strisce da parte di Google Books.

Tale ambizioso progetto di divulgazione online del sapere umano rientra - secondo il giudice che ha accolto la tesi della difesa - nell'ambito del fair use, dispositivo legislativo statunitense che salvaguarda l'uso legittimo delle opere tutelate dal diritto d'autore: Google fornirebbe vitali benefici in ambito educativo e, in generale, pubblico, nonché la possibilità di accedere a numerosi nuovi dati "che aprono la strada a nuove possibili campi di ricerca".

Ad accusare Google era Authors Guild che avere aperto il caso dopo aver raggiunto un accordo con Big G che il tribunale non aveva permesso di concretizzare e che - in quanto associazione che rappresenta gli interessi di tutti gli autori - aveva cercato anche di ottenere lo status di class action: per la violazione del copyright dei libri digitalizzati da Google senza il permesso degli aventi diritto (ma solo delle biblioteche cui chiedeva l'accesso) aveva chiesto un totale di 2 miliardi di dollari.
Mountain View ribatteva affermando che la class action era ingiusta, in quanto Authors Guild avrebbe finito per rappresentare anche gli autori che in realtà si sono espressi favorevolmente rispetto all'opera di digitalizzazione (il 58 per cento del totale, secondo una stima di Big G), e che questa rientrava nell'ambito del fair use in quanto non dannosa per il mercato dei libri interessati ma, anzi, servizio aggiuntivo a loro favore.

La prima vittoria Big G l'aveva incassata con la revoca della class action, decisa dalla corte d'appello di New York che ha rilevato come Authors Guild non potesse arrogarsi il diritto di rappresentanza di tutti autori, a maggior ragione dato che Mountain View era riuscita a dimostrare che parte di essi era schierata dalla sua parte.

L'ultima - e, per il momento, decisa - vittoria, Google l'ha ottenuta con la sentenza che fa rientrare l'opera di digitalizzazione da essa effettuata nel concetto di fair use che raccoglie la ricerca, l'insegnamento o la revisione critica (non a scopi commerciali) di un'opera: il giudice ha sottolineato che l'opera di digitalizzazione aiuta a preservare i libri, a dare nuova vita alle edizioni ormai perdute, e finisce per aiutare anche autori ed editori, cui fornisce un nuovo canale con cui trovare lettori. Mountain View permette infatti agli utenti di accedere solo a piccole anteprime delle opere digitalizzate, permettendo in caso di interesse di acquistarne una copia.

Google si è naturalmente detta soddisfatta e ha sottolineato di aver sempre cercato di far capire che opera come catalogo online a favore degli aventi diritto che la accusavano. Inoltre, grazie alla digitalizzazione, Mountain View ha avuto modo di analizzare numerosi dati che hanno messo in luce "l'evoluzione dei romanzi americani e di come le parole possano riflettere cambiamenti nella società e nei valori americani".

Rientrare nel dispositivo legislativo del fair use significa non dover chiedere il permesso degli autori per questo tipo di utilizzi e libera completamente Google da qualsiasi accusa di violazione del copyright.
In generale, quindi, la decisione del giudice Chin può significare un importante ampliamento e/o consolidamento delle libertà previste dall'istituto del fair use: in particolare perché ha considerato il progetto di Google tale anche se ha interessato le opere nella loro interezza, una condizione finora considerata a priori lesiva della protezione della proprietà intellettuale. Per il tribunale di New York, invece, per la funzione trasformativa attuata da Big G l'accesso completo era necessario.

Authors Guild, invece, appare preoccupata e anticipa il ricorso contro la decisione: "Questo caso rappresenta un sostanziale attacco al diritto d'autore che merita di essere analizzato da una corte superiore".

Claudio Tamburrino
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15 Commenti alla Notizia Google Books, una vittoria da copiare
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  • "Google Books, una vittoria da copiare": nel senso che copiavano i libri, e che della sentenza presa dal giudice di New York è da fare una copia conforme. E applicarla anche altrove, ad esempio in Italia.Occhiolino
    Nel concreto non è così facilmente esportabile, perché le disposizioni del fair use esistono in quella formulazione solo in Usa e Canada.
  • - Scritto da: Leguleio
    > "Google Books, una vittoria da copiare": nel
    > senso che copiavano i libri, e che della sentenza
    > presa dal giudice di New York è da fare una copia
    > conforme. E applicarla anche altrove, ad esempio
    > in Italia.
    >Occhiolino
    > Nel concreto non è così facilmente esportabile,
    > perché le disposizioni del fair use
    > esistono in quella formulazione solo in Usa e
    > Canada.
    Il problema e' che da noi manca un miliardario che faccia una roba del genere.
    O meglio uno c'e' stato (cfr. Europa7 affaire) ma per motivazioni opposte a quelle di google.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > "Google Books, una vittoria da copiare": nel
    > senso che copiavano i libri, e che della sentenza
    > presa dal giudice di New York è da fare una copia
    > conforme. E applicarla anche altrove, ad esempio
    > in Italia.
    >Occhiolino

    Piu' che un gioco di parole e' un destro di Mike Tyson dei tempi migliori nello stomaco dei parassiti detentori dei diritti.

    Ormai la direzione intrapresa e' ben chiara e indietro non si torna.

    Per uso personale non solo e' possibile copiare, ma lo si puo' fare alla luce del sole e spernacchiando quelli che stanno rosikando di brutto perche' prima godevano di un immeritato lucro redditizio sulle copie.

    > Nel concreto non è così facilmente esportabile,
    > perché le disposizioni del fair use
    > esistono in quella formulazione solo in Usa e
    > Canada.

    Nel concreto la cosa e' gia' esportata da un pezzo.
    Questa legge non fa altro che sancire un dato di fatto.
  • > > "Google Books, una vittoria da copiare": nel
    > > senso che copiavano i libri, e che della
    > sentenza
    > > presa dal giudice di New York è da fare una
    > copia
    > > conforme. E applicarla anche altrove, ad
    > esempio
    > > in Italia.
    > >Occhiolino
    >
    > Piu' che un gioco di parole e' un destro di Mike
    > Tyson dei tempi migliori nello stomaco dei
    > parassiti detentori dei
    > diritti.

    Mah, io non farei salti di gioia così alti. Ho usato più volte Google books: praticissimo, per carità, tutto è indicizzato, tutto è perfettamente leggibile perché hanno fatto le scansioni come si deve. Solo che quando mi serve davvero una determinata pagina, quella non c'è mai! Arrabbiato
    Bisogna comprarsi il libro. Triste


    > Ormai la direzione intrapresa e' ben chiara e
    > indietro non si
    > torna.

    Nella storia è capitato che si tornasse indietro, invece.
    Non so se in questo caso sarà così.


    > Per uso personale non solo e' possibile copiare,
    > ma lo si puo' fare alla luce del sole e
    > spernacchiando quelli che stanno rosikando di
    > brutto perche' prima godevano di un immeritato
    > lucro redditizio sulle
    > copie.

    Quelli che stanno diventando verdi di bile, almeno negli Usa, sono solo il 40 % del totale. L'altro 60 % era a favore.
    Comunque ti ricordo che il primo capitolo di questa vicenda, e cioè la causa fra gli editori di libri e Google, s'è concluso con un accordo commerciale.
    http://www.publishers.org/press/85/
    Non so agli autori, ma agli editori qualche soldino arriva di sicuro.

    > > Nel concreto non è così facilmente
    > esportabile,
    > > perché le disposizioni del fair
    > use

    >
    > > esistono in quella formulazione solo in Usa e
    > > Canada.
    >
    > Nel concreto la cosa e' gia' esportata da un
    > pezzo.

    Per i libri pubblicati in Usa, sì.
    Per quelli in altri Paesi, in particolare Francia e Cina, sono ancora in corso cause contro Google. Di base, se in un Paese nel quale non vige il fair use , un editore chiede a Google di rimuovere un libro, Google esegue. Poi lo fanno in pochi, visto che i libri extra Usa disponibili presso Google, e protetti dal diritto d'autore, sono ancora pochi.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Mah, io non farei salti di gioia così alti. Ho
    > usato più volte Google books: praticissimo, per
    > carità, tutto è indicizzato, tutto è
    > perfettamente leggibile perché hanno fatto le
    > scansioni come si deve. Solo che quando mi serve
    > davvero una determinata pagina, quella non c'è
    > mai!
    >Arrabbiato
    > Bisogna comprarsi il libro. Triste

    Infatti ha vinto anche per questo motivo,quello che trovi sono estratti di un libro,non la copia integrale.Che poi indirettamente fa pubblicità anche all'editore,non vedo di cosa debbano lamentarsi....
    non+autenticato
  • > > Mah, io non farei salti di gioia così alti. Ho
    > > usato più volte Google books: praticissimo, per
    > > carità, tutto è indicizzato, tutto è
    > > perfettamente leggibile perché hanno fatto le
    > > scansioni come si deve. Solo che quando mi serve
    > > davvero una determinata pagina, quella non c'è
    > > mai!
    > >Arrabbiato
    > > Bisogna comprarsi il libro. Triste
    >
    > Infatti ha vinto anche per questo motivo,quello
    > che trovi sono estratti di un libro,non la copia
    > integrale.Che poi indirettamente fa pubblicità
    > anche all'editore,non vedo di cosa debbano
    > lamentarsi....

    Non molto di cui lamentarsi, evidentemente, se un accordo commerciale è stato raggiunto prima che si giungesse in tribunale.
    Se io fossi un editore, risponderei a Google books che decido io le modalità e i tempi per farmi pubblicità.
  • ma infatti se fai richiesta ti rimuovono, ma nessuno lo fa perchè non vogliono essere rimossi ma pagati per farsi pubblicità!!!
    non+autenticato
  • > ma infatti se fai richiesta ti rimuovono, ma
    > nessuno lo fa perchè non vogliono essere rimossi
    > ma pagati per farsi
    > pubblicità!!!

    Anche Google si fa una pubblicità mica male, eh?! Riconosco il lavoro certosino di scansione dei libri, ma è una pubblicità che brilla un po' troppo della luce riflessa degli editori e degli autori.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Se io fossi un editore, risponderei a Google
    > books che decido io le modalità e i tempi per
    > farmi
    > pubblicità.

    Se non sei molto conosciuto hai pubblicità gratuita.
    Un utente da una semplice ricerca su Google può essere indirizzato tramite google books al libro di un editore poco conosciuto,leggendo parte del libro può trovarlo interessante ed qcquistarlo.
    Difficilmente potrai ottenere lo stesso risultato con altri metodi,quindi un bel vantaggio.
    non+autenticato
  • > > Se io fossi un editore, risponderei a Google
    > > books che decido io le modalità e i tempi per
    > > farmi
    > > pubblicità.
    >
    > Se non sei molto conosciuto hai pubblicità
    > gratuita.

    Il concetto è chiaro e la gratuità innegabile, eppure la discussione sulla pubblicità gratuita (e indesiderata) non finisce qui. Discussioni simili sorgono quando ci sono i processi contro i giovani armati di bombolette spray. Loro sostengono che sia arte. Al che, in genere, si ribatte che il proprietario dell'immobile può legittimamente denunciare anche Michelangelo se gli rifà il giudizio universale in piccolo nella sua camera da letto, perché lui gli aveva chiesto, in quanto imbianchino, di farla di un bianco uniforme e senza sfumature.
    La pubblicità gratuita non è un alibi per qualsiasi azione.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Se io fossi un editore, risponderei a Google
    > books che decido io le modalità e i tempi per
    > farmi pubblicità.
    C'è un punto che manca alla discussione: la biblioteca per conto di cui Google Books ha digitalizzato il libro, il libro lo ha comprato.

    Gli editori, in questo come in altri casi, da circa un ventennio stanno cercando di estendere il "controllo" oltre la prima vendita.

    Non è un caso che la versione del Copyright contro il quale oggi peniamo non sia quella del "Copyright" anglosassone, ma quella del "Droit d'Auteur" francese, pensata da Victor Hugo e dall'Association Littéraire et Artistique Internationale (http://www.alai.org/)cristallizzato nella Convenzione di Berna del 1886, che è stata estesa pari pari nel 1996 nel World Intellectual Property Organization Copyright Treaty. E li sono nati i problemi: le Major USA fino a quel momento erano frenate da un Copyright molto più limitante della Convenzione di Berna: dal 1996, dati i poteri praticamente totali concessi dalla Convenzione, hanno cominciato a rivendicare in patria e nel mondo quel "controllo totale" che prima non era loro concesso in patria.

    L'esempio eclatante è il "Droit de suite" francese, presente anche nella Convenzione di Berna, per cui l'autore (o un erede) ha diritto di chiedervi una percentuale se guadagnate dalla rivendita dell'opera che avevate legittimamente comprato. L'estensione è già avvenuta a livello di Unione Europea, anche se limitata alle vendite professionali (es. aste) http://en.wikipedia.org/wiki/Resale_Rights_Directi... ma, forti del fatto che è presente nella Convenzione di Berna, le Major stanno provato a portarlo anche in patria, in barba alla First Sale Doctrine USA http://www.copyright.gov/docs/resaleroyalty/ .

    Avete capito bene: comprate un quadro, lo rivendete dopo la morte del pittore, e se lo vendete a più di quanto lo avevate pagato quando l'autore era in vita, gli eredi vi possono fare causa per reclamare una parte del guadagno...
    non+autenticato