Claudio Tamburrino

La Sapienza del cybercrimine

Uno studio della prima università di Roma mette in luce come siano sempre di più le minacce per aziende e istituzioni. Senza collaborazione tra gli interessanti non ci sarà difesa che regga

Roma - L'università La Sapienza di Roma, insieme alla Presidenza del Consiglio, ha presentato il "Rapporto 2013 sulla cyber security nazionale" che punta a sostenere l'importanza della collaborazione tra pubblico, privato e mondo accademico nella lotta alla criminalità informatica. Lo studio, che ha lavorato su numeri ricavati dalle risposte ad un questionario inviato a soggetti interessati alla sicurezza informatica, provenienti dalla pubblica amministrazione alla grande industria passando per gli istituti di credito e la piccola impresa, sottolinea come le il cybercrimine abbia conseguenze concrete anche sull'economia reale.

Il direttore del Centro di Cyber Intelligence dell'Università romana Roberto Baldoni parla addirittura di "danno incredibile" e cita la possibilità che venga rubato per via informatica "un brevetto dell'eccellenza o i metodi di preparazione di un prodotto made in Italy": sono alcuni degli esempi di come un furto online possa compromettere concretamente la competitività di un'azienda italiana. Anche per questo le parti che sono intervenute alla presentazioni hanno sottolineato la necessità di una collaborazione tra pubblica amministrazione, aziende private ed esperti del mondo accademico per arginare questo tipo di rischi: d'altra parte la presenza di "tool sempre più potenti, semplici e poco costosi" per gli attacchi informatici e il conseguente moltiplicarsi delle minacce rende necessario fare quadrato per difendersi.

Ha approfittato di questa occasione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Sicurezza Marco Minniti, che è tornato a parlare di un nuovo piano di cybersicurezza, la cui esigenza è particolarmente sentita soprattutto in risposta allo scandalo datagate. Nel dettaglio, il sottosegretario ha detto di aver collaborato con le imprese italiane nel tentativo di "rafforzare il sistema e mettere in campo la strategia della consapevolezza, perché non sempre le aziende denunciano gli attacchi subiti" e che un piano per la cybersicurezza, che dovrà inevitabilmente integrarsi con la strategia europea, sarà licenziato entro fine anno.
Oltre agli interventi istituzionali, a mettere il cappello sull'iniziativa è Microsoft, che ha promosso lo studio ed ha colto l'occasione per ribadire l'impegno sui temi di sicurezza e privacy: argomenti che dall'esplosione del datagate sono andati in cima all'agenda di Redmond. E a quasi tutti i suoi ultimi comunicati. L'Amministratore delegato di Microsoft Italia Carlo Purassanta ha così espresso soddisfazione per la collaborazione instaurata con istituzioni ed Università ed ha illustrato una serie di impegni sul tema della sicurezza e su quello della tutela della privacy degli utenti. In particolare, oltre a ribadire ancora una volta l'impegno a sviluppare misure crittografiche all'avanguardia, ha raccontato della Digital Crimes Unit (DCU) di stanza a Redmond.

Claudio Tamburrino
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3 Commenti alla Notizia La Sapienza del cybercrimine
Ordina
  • A parte il mio object -un po lungo da 'decodificare'- butto la' due tre cose:

    - quella che mi ha fatto sorridere e' la citazione, tra i pochi CERT storici/semipubblici , del cert.chiesacattolica.it/Sorride
    Eh si, i preti, a differenza del resto... ci tengono. Ricordo i vecchi tempi in cui vatican.va era tenuto su' da un cazzuto network su VMSCon la lingua fuori

    - il megaquestionario fatto dalla Sapienza si risolve in un pool di ben 68 aziende/p.a. (aziendone si desume), di cui 28 hanno effettivamente risposto.

    - l'Industria secondo me menteCon la lingua fuori (cfr vedi i questionari)
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > A parte il mio object -un po lungo da
    > 'decodificare'- butto la' due tre
    > cose:
    >
    > - quella che mi ha fatto sorridere e' la
    > citazione, tra i pochi CERT storici/semipubblici
    > , del cert.chiesacattolica.it/Sorride
    >
    > Eh si, i preti, a differenza del resto... ci
    > tengono. Ricordo i vecchi tempi in cui vatican.va
    > era tenuto su' da un cazzuto network su VMS
    >Con la lingua fuori
    >
    > - il megaquestionario fatto dalla Sapienza si
    > risolve in un pool di ben 68 aziende/p.a.
    > (aziendone si desume), di cui 28 hanno
    > effettivamente
    > risposto.
    >
    > - l'Industria secondo me menteCon la lingua fuori (cfr vedi i
    > questionari)

    uhm uhm uhm, mi ricordi qualcuno ma non so esattamente chi. Qualcuno che molti anni fa fece le stesse considerazioni sulla rete del vaticano
    non+autenticato
  • - Scritto da: giocondo
    > - Scritto da: bubba
    > > A parte il mio object -un po lungo da
    > > 'decodificare'- butto la' due tre
    > > cose:
    > >
    > > - quella che mi ha fatto sorridere e' la
    > > citazione, tra i pochi CERT storici/semipubblici
    > > , del cert.chiesacattolica.it/Sorride
    > >
    > > Eh si, i preti, a differenza del resto... ci
    > > tengono. Ricordo i vecchi tempi in cui
    > vatican.va
    > > era tenuto su' da un cazzuto network su VMS
    > >Con la lingua fuori

    > uhm uhm uhm, mi ricordi qualcuno ma non so
    > esattamente chi. Qualcuno che molti anni fa fece
    > le stesse considerazioni sulla rete del
    > vaticano
    eheh non so. sicuramente le ho fatte anche MOLTI anni fa'... visto che iniziai con un modem 1200b nel 1990...
    per quel che ne so, il nome a dominio l'han tirato su nel 1995 o forse prima... e del fatto che fossero DEC, puoi notarlo anche da vecchi articoli (di giornale e non) in rete... non e' un invenzione ne un segreto.
    Del resto il net vaticano era sicuramente un target "ambito" e non penso ci tenessero a farlo violentare come un NT 3.51 qualunqueSorride
    non+autenticato