Marco Calamari

Cassandra Crossing/ AGCOM, dieci anni dopo

di M. Calamari - In queste ore sono in molti a strepitare per questioni che dovrebbero preoccuparci da anni. Il regolamento AGCOM è solo un sintomo della malattia che sta cambiando il mondo in peggio

Roma - Dieci anni or sono, anzi, di più, per l'esattezza 3755 giorni or sono, il babbo di Cassandra (non Priamo) iniziava la sua collaborazione con questa testata con un articolo recante il ponderoso titolo di Economia della scarsità ed economia dell'abbondanza.

L'articolo, pur occupandosi di temi apparentemente tra loro molto distanti quali economia, e-book ed OGM, era centrato sull'importanza di una presa di coscienza sul problema del copyright e della libera circolazione dell'informazione, chiedendo a tutti, con molta convinzione e forse altrettanta ingenuità, di assumere una posizione che considerasse anche gli interessi delle persone e della società, e non unicamente fattori economici incidentali.
Auspicava che la cultura, in tutti i suoi aspetti, fosse considerata sempre e comunque un diritto sociale e la sua massima diffusione un vantaggio per la società nel suo complesso.
Non si trattava di una posizione particolarmente rivoluzionaria: le biblioteche pubbliche, non a caso oggi in crisi, dove chiunque poteva accedere gratuitamente a gran parte dello scibile umano, erano già da secoli considerate in quasi tutti i paesi occidentali dei pilastri della società.

Dieci anni fa l'effetto rivoluzionario dell'avvento della società dell'informazione era già perfettamente chiaro agli addetti ai lavori ed agli operatori economici della cultura: non lo era invece affatto a livello di coloro che possiamo chiamare in questo caso sia "cittadini" che "consumatori".
Il problema, anzi, la barriera da rendere visibile, non necessariamente da abbattere completamente, era quella degli effetti nefasti e perversi che l'abuso delle varie forme di controllo e limitazione alla libera circolazione delle informazioni e della cultura, quali diritto d'autore, brevetti, copyright e proprietà intellettuale, avrebbe avuto sulla società e sulla cultura stessa.
Nessuno sembrava averlo capito allora.
Nessuno sembra averlo capito oggi.

Al contrario, tutti sembrano convinti di vivere in una crescente abbondanza di informazione e cultura e, tranne poche eccezioni, non percepiscono quanto possano essere nefasti gli effetti di questo controllo informativo che potremmo riassumere, con un suo uso esteso, nella dizione "proprietà intellettuale".
Il fatto che invenzioni, medicine, musica, letteratura, cultura, genoma vegetale, animale ed umano siano "proprietà" di qualcuno, e lo siano per durate ridicolmente, anzi tragicamente lunghe sembra solo un problema secondario, se non addirittura un "diritto" di chi la cultura la produce.

Non è necessario essere su posizioni estremistiche per sostenere che si tratta di una perversione sociale, che ancora pochi decenni or sono sarebbe sembrata contro natura. Allora come adesso era perfettamente chiaro che un autore o un inventore aveva il diritto di vivere del suo lavoro, come un idraulico o un neurochirurgo, e che doveva esistere ed essere imposta una forma legale che glielo consentisse.
Ma la cessione dei diritti a multinazionali che non creano niente ma vivono e prosperano con rendite di posizione e dalla durata irragionevole, come la negazione di cure e cultura praticamente gratuite a larghe fasce degli abitanti del Pianeta, sarebbe stata considerata, se non uno scandalo almeno un'importatissimo argomento di discussione.
Chissà cosa ne scriverebbero Marx o Keynes se producessero oggi "Il Capitale" o "La Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta".

Ma per chiudere il tema di oggi, che diritto avete di meravigliarvi e protestare tardivamente per iniziative anomale e lesive dei diritti civili come il regolamento AGCOM?
In particolare perché certi personaggi sembrano "cadere dal pero" e si stracciano le vesti, come se il regolamento AGCOM fosse solo una deleteria ed isolata iniziativa la cui eliminazione risolverebbe ogni problema?
Si tratta invece "solo" del sintomo di una malattia dell'intera società, che diventa tanto più grave quanto più l'informazione diventa una risorsa indispensabile.

Il babbo di Cassandra, dieci anni dopo, può solo concludere di non aver convinto praticamente nessuno, cosa certo non stupefacente.

Gli resta però incomprensibile come si continui, in sedi certo non sospettabili, a guardare il dito e non la luna, a discutere su dettagli incidentali come il regolamento AGCOM e non sulla reale malattia che affligge il mondo delle idee e della cultura nella società dell'informazione.

Questa malattia ha un nome preciso, si chiama "proprietà intellettuale".
Il resto, tutto il resto, incluso il regolamento AGCOM, sono solo logiche conseguenze.

Marco Calamari
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92 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ AGCOM, dieci anni dopo
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  • La risposta sta nella performance.

    Prima non si replicava, il libro non esisteva se non il prodotto amanuense di conservazione e tramandamento, l'informazione era un lusso per collezionisti.

    Poi man mano che le tecniche di replicazione sisono fatte economiche e diffuse dal libro, al disco in vinile fino alla copia magnetica, chi possedeva tali mezzi li ha utilizzati per generare ricchezza per pochi.

    Oggi replicare un'informazione è alla portata di tutti.

    Una cosa non è cambiata, la performance, del regista, dello scultore, dell'attore, del cantante, del poeta, persino quella del pittore.

    Per quante copie fruibili dei Girasoli di Van Gogh esistano, l'unica perfomance ha un valore inestimabile. Per Quanti torrents del concerto di Sade a New York nel 2001 ci siano, un biglietto per quello stesso spettacolo vale migliaia di dollari. Il valore del gesto artistico ritorna ad essere fisico, ed il facile guadagno realizzato nel periodo in cui i mezzi di replicazione erano privilegio di chi se li poteva permettere a caro prezzo per i fruitori sono finiti.

    In gamaica tutta la produzione DUB la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 80 è proliferata culturalmente in un ambito in cui il copyright non esisteva, e un disco costava il materiale di cui era fatto.
    Esisteva però il Soundsystem, la performance, attraverso il quale le persone fruivano del gesto artistico.

    Proprietà intelletuale ≠ Soldi

    Chi ha scritto il kernel linux non sta certo morendo di fame, eppure nessuno gli versa un centesimo per usarlo, modificarlo redistribuirlo, il tutto in un ambito di progresso continuo.

    Chi veramente vuole la regressione, ad un periodo storico preciso compreso tra la metà e la fine del XX secolo, è chi si ostina a pensare che una legge del 1941 possa funzionare nel contesto tecnologico e culturale del 2013.

    Gli scrittori possono amare la stampa e odiare la fotocopiatrice?
    Un musicista può apprezzare la qualità di un CD ma evere delle perplessità nei confronti dei masterizzatori?

    Qualcuno dovrà convincersi di essere nato nel secolo sbagliato.
    non+autenticato
  • ... veramente quattro gatti c'erano ed erano ben consapevoli.
    Clicca per vedere le dimensioni originali
    ( manifestazione davanti al PE, Agosto 2003 )
    In Europa 4 gatti continuano ad esserci (in latinamerica ora ci sono anche i governi). Intanto i profitti sulla proprietà intellettuale diventano sempre maggiori, in mano di un ristretto numero di oligopolisti (e dei loro azionisti), mentre la cultura e la conoscenza diventa un privilegio per i benestanti. La rete da distribuita, diventa un gruppo di walled gardens (gestito da un cartello di oligopolisti, tutti USA).
    non+autenticato
  • - Scritto da: znarf
    > ... veramente quattro gatti c'erano ed erano ben
    > consapevoli.
    > [img]http://www.nachira.net/franz/IMG_0015.jpg[/im
    > ( manifestazione davanti al PE, Agosto 2003 )
    > In Europa 4 gatti continuano ad esserci (in
    > latinamerica ora ci sono anche i governi).
    > Intanto i profitti sulla proprietà intellettuale
    > diventano sempre maggiori, in mano di un
    > ristretto numero di oligopolisti (e dei loro
    > azionisti), mentre la cultura e la conoscenza
    > diventa un privilegio per i benestanti. La rete
    > da distribuita, diventa un gruppo di walled
    > gardens (gestito da un cartello di oligopolisti,
    > tutti
    > USA).
    nessuno ti obbliga a comprare iCosiA bocca aperta
    non+autenticato
  • Come sempre, i giornalisti di P.I. ragionano alla viceversa, e Calamari è uno di questi. Prova tu, Calamari, a fare un cd o un film e poi ne parliamo. Facile fare i conti con la roba degli altri. Ma che informazione è questa?
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: Carlo
    > Come sempre, i giornalisti di P.I. ragionano alla
    > viceversa, e Calamari è uno di questi. Prova tu,
    > Calamari, a fare un cd o un film e poi ne
    > parliamo. Facile fare i conti con la roba degli
    > altri. Ma che informazione è
    > questa?

    Allora leggiti la recensione del Foglio (giornale di destra liberista) sull'ultimo libro dei due economisti Boldrin e Levine: “Abolire la proprietà intellettuale”.

    Ma tu leggi solo punto informatico, come fanno i terribili pirati? Pirata
    non+autenticato
  • - Scritto da: Free Internet
    > - Scritto da: Carlo
    > > Come sempre, i giornalisti di P.I. ragionano
    > alla
    > > viceversa, e Calamari è uno di questi. Prova tu,
    > > Calamari, a fare un cd o un film e poi ne
    > > parliamo. Facile fare i conti con la roba degli
    > > altri. Ma che informazione è
    > > questa?
    >
    > Allora leggiti la recensione del Foglio (giornale
    > di destra liberista) sull'ultimo libro dei due
    > economisti Boldrin e Levine: “Abolire la
    > proprietà intellettuale”.
    >
    >
    > Ma tu leggi solo punto informatico, come fanno i
    > terribili pirati?
    >Pirata
    meglio leggersi direttamente il libro (penso "vecchia versione")
    http://levine.sscnet.ucla.edu/general/intellectual...
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba

    > meglio leggersi direttamente il libro (penso
    > "vecchia
    > versione")
    > http://levine.sscnet.ucla.edu/general/intellectual

    Che pretese. A bocca aperta
    non+autenticato
  • Fare un cd? Roba obsoleta, già che ci sei scrivi lo spartito con penna e calamaio su pergamena, se vuoi usare un mezzo superato.

    Per la musica, un musicista moderno realizza un brano da distribuire via internet, non un cd
    non+autenticato
  • - Scritto da: cicciobello
    > Fare un cd? Roba obsoleta, già che ci sei scrivi
    > lo spartito con penna e calamaio su pergamena, se
    > vuoi usare un mezzo
    > superato.
    >
    > Per la musica, un musicista moderno realizza un
    > brano da distribuire via internet, non un
    > cd

    stronzate, se un musicista vuole i miei soldi deve darmi un cd, e non masterizzato, ma pressato e con booklet. non paghero' mai un centesimo per gli mp3/flac, li scarico gia' gratis.
    non+autenticato
  • A questo punto ti do un disco in vinile, ti darà più soddisfazione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: cicciobello
    > A questo punto ti do un disco in vinile, ti darà
    > più
    > soddisfazione.
    in effetti, lanciandolo va più lontanoA bocca aperta
    non+autenticato
  • Cosa fai, la lista nera del giornalismo "piratesco" ? Prima Gaia Bottà, ora questo Calamari, chissà quanti negli anni passati ... organizzerai raccolte di fondi sui tuoi forum di settore per intimidazioni, o peggio, nei loro confronti ?

    Non ci sono parole per esprimere ciò che penso di te. O meglio, ci sarebbero pure, ma non riusciresti a leggerle ...!
  • - Scritto da: Carlo
    > Come sempre, i giornalisti di P.I. ragionano alla
    > viceversa, e Calamari è uno di questi. Prova tu,
    > Calamari, a fare un cd o un film e poi ne
    > parliamo. Facile fare i conti con la roba degli
    > altri. Ma che informazione è
    > questa?


    https://s.foolcdn.com/editorial/images/83479/block..." target='_blank' rel='nofollow'>https://s.foolcdn.com/editorial/images/83479/block..." alt='Clicca per vedere le dimensioni originali'>
    non+autenticato
  • Questa malattia ha un nome preciso, si chiama "proprietà intellettuale".

    cioè soldi!

    ogni tanto mi trovo a immaginare come sarebbe il mondo se si superasse il concetto di sistema economico che alla fine sta portando alla distruzione del pianeta e alla riduzione in schiavitù di gran parte della popolazione a vantaggio di pochi.
    Ma se un giorno tutti decidessimo di ignorare il denaro e ogni altra forma di accumulo di ricchezza?
    Se abbandonassimo il misero e gretto principio di dare o fare solo per ottenere qualcosa in cambio?
    Si ferma tutto?
    Si torna all'età della pietra?

    Utopia, forse, ma credo che sarebbe parecchio interessante vedere gli esiti di un esperimento del genere.
    :D
    non+autenticato
  • Parole sante !!! Oggi si cerca di monetizzare qualsiasi cosa,il vantaggio ricade sempre per quel 1% di popolazione dei super ricchi che con il loro denaro si impongono al mondo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Etype
    > Parole sante !!! Oggi si cerca di monetizzare
    > qualsiasi cosa

    a tal proposito c'è un interessante intervento di Diego Fusaro che, tra le altre cose, mette in evidenza la tendenza odierna a mercificare ogni aspetto della società:

    non+autenticato
  • > > Parole sante !!! Oggi si cerca di monetizzare
    > > qualsiasi cosa
    >
    > a tal proposito c'è un interessante intervento di
    > Diego Fusaro che, tra le altre cose, mette in
    > evidenza la tendenza odierna a mercificare ogni
    > aspetto della
    > società:

    Ma Diego Fusaro è andato gratis da Milano a Montesilvano (PE), o si è fatto rimborare, oltre al viaggio ovviamente, anche il disturbo? In tal caso avremmo la conferma della mercificazione anche delle idee. Socrate insegnava gratis.
  • - Scritto da: Indiano
    > Questa malattia ha un nome preciso, si chiama
    > "proprietà
    > intellettuale".
    >
    > cioè soldi!
    >
    > ogni tanto mi trovo a immaginare come sarebbe il
    > mondo se si superasse il concetto di sistema
    > economico che alla fine sta portando alla
    > distruzione del pianeta e alla riduzione in
    > schiavitù di gran parte della popolazione a
    > vantaggio di
    > pochi.
    > Ma se un giorno tutti decidessimo di ignorare il
    > denaro e ogni altra forma di accumulo di
    > ricchezza?
    > Se abbandonassimo il misero e gretto principio di
    > dare o fare solo per ottenere qualcosa in
    > cambio?
    > Si ferma tutto?
    > Si torna all'età della pietra?
    >
    > Utopia, forse, ma credo che sarebbe parecchio
    > interessante vedere gli esiti di un esperimento
    > del
    > genere.
    >A bocca aperta

    non funzionerà fintanto che qualcuno dovrà fare lavori tediosi e fintanto che non ci sarà un'elevata scolarizzazione della popolazione; nessuno si andrebbe a chiudere 8 ore in fabbrica potendone fare a meno; magari in futuro quando la tecnologia permetterà di automatizzare completamente i lavori tediosi e rimarranno da fare solo i lavori di concetto, forse la gente, non lavorerà più per vivere ma per migliorare se stessa e la società in cui vive.
    non+autenticato
  • Ma se il lavoro tedioso serve a produrre qualcosa di necessario credo che si farebbe lo stesso, magari solo lo stretto necessario, magari a turno e sicuramente non 8 ore al giorno.
    Le 8 ore di fabbrica servono a produrre tutto il surplus destinato all'arricchimento dei pochi. Tolto questo "incentivo" la produzione industriale si ridurrebbe allo stretto necessario.
    E soprattutto finirebbe l'indecenza economico-ambientale dell'obsolescenza programmata che non ha altro senso se non nell'ottica di guadagnare sempre di più.
    non+autenticato