Claudio Tamburrino

AGCM: Groupon sotto sorveglianza

Il garante ha avviato una procedura contro la piattaforma di coupon online, dopo le segnalazioni dei consumatori. Nella lente dell'authority, informazioni commerciali ingannevoli e procedure di rimborso inadeguate

Roma - L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha aperto un procedimento nei confronti di Groupon che porterà l'antitrust italiano a vigilare sui suoi comportamenti.

AGCM si è attivata in risposta alle denunce inviate da Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum - Veneto, Sportello Europeo Consumatori - Trento, Associazione Consumatori Utenti (ACU) Piemonte, Nero su Bianco e da oltre 600 singoli cittadini.

Cittadinanzattiva, da parte sua, nei mesi scorsi ha tracciato un quadro ben preciso del problema e sulla base di dati relativi al 2012 ha evidenziato come vi sia una denuncia al giorno dei consumatori per disservizi legati a prestazioni sanitarie o dedicate al benessere comprate online. Il problema, sottolinea l'associazione, è che non ci sono regole chiare sull'e-couponing: il mercato è in grande espansione, ma manca una normativa specifica, per assicurare tutte le garanzie del caso a chi per utilizza il servizio.
Secondo AGCM alcune società del gruppo internazionale Groupon (Groupon s.r.l., Groupon International GmbH, Groupon International Travel GmbH, Groupon Goods Global GmbH) potrebbero aver adottato due tipologie di pratiche commerciali scorrette.

Innanzitutto, nello sponsorizzare le offerte pubblicizzate attraverso la propria piattaforma, questi siti avrebbero divulgato "informazioni commerciali ingannevoli, omissive e in grado di creare confusione nel consumatore, in relazione ai prezzi e alle caratteristiche delle offerte".

L'altro aspetto della questione è quello legato al servizio di assistenza clienti dei siti in questione, che non sembra in grado di rispondere ai reclami efficacemente, in particolare a causa di "comportamenti dilatori del call center", e appare incapace di offrire soluzioni nelle situazioni in cui si è impossibilitati ad utilizzare il coupon acquistato, soprattutto se a cause addebitabili a Groupon o ai suoi partner, come accade in caso di overbooking. In questo secondo caso, tra le pratiche commerciali scorrette potrebbe rientrare anche quella di offrire come rimborso dei buoni acquisto anziché la restituzione dei soldi, nonché alcune clausole contrattuali che permettono al sito di mantenere la massima discrezionalità nello stabilire le condizioni nelle quali l'utente ha diritto ad un rimborso. Per questo tipo di pratica, peraltro, Groupalia è già stata spinta dall'Antitrust a modificare i suoi contratti, che adesso prevedono il diritto al rimborso nei casi di disservizio notificati entro 5 giorni lavorativi dal verificarsi dello stesso.

Oltre a questo, come sottolinea Adiconsum, chi usufruisce di offerte attraverso e-couponing si sente spesso trattato come un cliente di serie B: "La quantità delle porzioni è diversa dagli altri clienti, la stanza del l'hotel è la peggiore, il taglio di capelli è affrettato o realizzato dal personale meno esperto".
Si tratta certamente di un atteggiamento miope da parte dei commercianti italiani che dovrebbero sfruttare il mezzo come una forma di pubblicità, ciò non toglie che l'utente dovrebbe essere comunque tutelato sia dall'autorità che dall'intermediario che sottopone l'offerta e che potrebbe effettuare, come sottolinea Altroconsumo Veneto, un minimo controllo di qualità.

Per quanto riguarda Altroconsumo, già a marzo aveva iniziato a raccogliere le lamentele dei clienti di servizi che offrono coupon digitali localizzati come Groupon, Groupalia o Letsbonus ed ha predisposto un form apposito per raccoglierle.

Claudio Tamburrino
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