Claudio Tamburrino

Italia, la Web Tax detta legge

Approvato anche in Senato il discusso emendamento che, attraverso lo strumento della partita Iva italiana, vorrebbe far pagare quanto dovuto dagli operatori della Rete. Ma Bruxelles potrebbe bacchettare l'Italia

Italia, la Web Tax detta leggeRoma - Con l'ultimo passaggio al Senato è stata approvata in via definitiva la cosiddetta Web Tax, che diventa legge dello Stato nell'ultima versione modificata e corretta per cercare di superare le critiche più aspre.

Con 167 voti favorevoli e 110 contrari, infatti, l'Assemblea parlamentare ha accordato la fiducia al Governo Letta, approvando definitivamente la legge di stabilità 2014 che contiene - tra le altre cose - la discussa norma che interviene sulla questione fiscale delle multinazionali che operano online.

In pratica, per risolvere il problema della corretta tassazione degli incassi effettuati attraverso l'advertising online da parte di quelle aziende con sedi dislocate in diversi paesi (europei e non), in grado di scaricare su affiliate e controllate estere i guadagni con misure fiscali nella zona grigia della legalità, il legislatore italiano ha deciso di introdurre (unilateralmente, senza sentire cioè il parere delle istituzioni europee che in via informale hanno già sollevato diversi dubbi sulla questione) l'obbligo di possesso di partita Iva italiana da parte degli operatori della Rete: nella versione modificata della norma tale dovere viene circoscritto a chi vende pubblicità online "e link sponsorizzati".
Il principale sostenitore della misura, l'esponente del Partito Democratico e presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, ha accolto con entusiasmo l'intera legge di stabilità che, riferisce, "va nella direzione giusta". Quella che non vuole assolutamente chiamare Web Tax e che considera un successo assoluto "è riuscita a imporre un dibattito anche in Europa", tanto che anche nel prossimo consiglio UE "è stato preso un impegno a discutere dell'armonizzazione fiscale entro la primavera".

Come si legge nel resoconto del Senato, tuttavia, vi sono state parecchie critiche: nel dibattito in Aula le opposizioni l'hanno definita "la manovra delle occasioni perdute", una misura "inattendibile nelle previsioni e inadeguata rispetto agli obiettivi", che invece di "investire su un piano triennale del lavoro, stabilizza l'austerità". Il problema, dicono, è che "il testo licenziato dalla Camera istituisce nuove tasse - ad esempio l'imposta unica comunale e la tassa su google - non delinea una strategia per le imprese e per i consumi, non segna alcun passo avanti sulla strada del federalismo fiscale, scontenta tutte le parti sociali, ma soddisfa interessi microsettoriali e lobbistici".

Anche Matteo Renzi, neo-segretario del partito del Presidente del Consiglio Enrico Letta e di Boccia, si è sempre espresso contro la discussa norma: proprio da Boccia il sindaco di Firenze ha preso le distanze e - in un'intervista alla trasmissione televisiva Che Tempo che fa - ha sostenuto l'importanza del sostegno a Internet che "ha creato 700 mila posti di lavoro in 15 anni e può crearne altrettanti nei prossimi tre, se creiamo le condizioni per cui sia uno strumento di servizio - c'è l'agenda digitale - se però la prima cosa che noi decidiamo è una normativa che è contro quella europea ci tiriamo la zappa sui piedi."

La settimana scorsa, peraltro, la parlamentare del PD e componente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, Lorenza Bonaccorsi, insieme ai colleghi del Partito Democratico Paolo Coppola, Marco Causi e Giampaolo Galli, ha presentato un ordine del giorno che impegna il Governo ad informare la Commissione Europea delle scelte prese con la Web Tax e a sospenderne gli effetti qualora le istituzioni europee ritenessero opportuni dei cambiamenti: anche perché, secondo quanto riferiscono, non sarebbe stato neanche esperito l'obbligo di notifica "relativo a progetti delle regolamentazioni tecniche relative  ai prodotti e, quanto prima possibile, ai servizi della società dell'informazione, alla Commissione e agli altri Stati membri prima che queste siano adottate nelle legislazioni nazionali, come previsto dalla direttiva 98/34/CE (ex 83/189/CEE)".

D'altra parte, se il Governo mancasse di considerare in qualsiasi modo l'opinione di Bruxelles, l'incompetenza del legislatore italiano in materia di diritto comunitario comporterebbe una sanzione nei confronti dell'Italia: anche per questo lo stesso Presidente del Consiglio Letta ha detto che "l'intervento fiscale che la Camera ha introdotto ha bisogno di un coordinamento con le norme europee essenziali".

Oltre ad aspettare come una spada di Damocle l'eventuale condanna europea, la Web Tax deve ora attendere anche le interpretazioni del caso: se il primo comma è chiaro nel prescrivere l'acquisto di advertising online esclusivamente da soggetti titolari di partita Iva italiana, il secondo comma complica la situazione prevedendo lo stesso obbligo per tutti quegli "spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili", senza specificare l'esclusivo interesse delle aziende italiane: così come scritta, insomma, considerando la trasversalità e l'accessibilità mondiale di Internet, la norma sembrerebbe ipotizzare l'obbligo di adeguamento alla partita Iva italiana anche per una eventuale azienda straniera con pubblicità su un sito .com caricato su un computer italiano.

Claudio Tamburrino
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29 Commenti alla Notizia Italia, la Web Tax detta legge
Ordina
  • LA GENTE NON HA PIU SOLDI LE DITTE FALLLISCONO O TIRANO A STENTO..MA CHE VOLTE,SOLDI FINITI TASSATEVI I VOSTRI STIPENDI TROPPO ALTI MA CHE VOLETE DA NOI SOLDI FINITIIIIIIIII SOLDI FINITIIII MA NON LO AVETE CAPITO..........
    non+autenticato
  • Tra poco non si avranno più soldi per comprare da mangiare, figuriamoci per pagare le tasse e la coca dei vip.
    non+autenticato
  • Bravo , cercano sempre soldi ma dal fondo si rachia gia da tempo i soldi sono finiti
    non+autenticato
  • ...una tassa sul closed source ?

    Dovremmo avere un'occhio di riguardo verso i contenuti liberi, a mio avviso !
    non+autenticato
  • Google apre una Srl in Italia, 100% capitale straniero e nessun dipendente.
    Raccoglie 1 miliardo di pubblicità.
    Paga a Google IRL ltd. 1 miliardo per hosting e branding.
    Le aziende italiane pagano a Google srl 1 miliardo + 220 milioni di IVA.
    Google paga allo Stato Italiano 220 milioni di IVA (e 0 di altre tasse).
    Le aziende italiane hanno 220 milioni di credito IVA dallo Stato.

    Risultato netto: 0 euro di tasse, ma tanto rumore (populismo comunista "facciamo pagare i kapitalisti!!!"), una multa di qualche decina di milioni dalla UE, le aziende italiane dell'advertising svantaggiate (loro non hanno una consociata irlandese dove scaricare i profitti), aumento del costo della pubblicità online, quindi diminuzione della visibilità di aziende italiane (appariranno molte più pubblicità di aziende UE che tanto possono vendere in Italia senza tasse aggiuntive) e quindi, nel medio-lungo periodo, perdita di competitività delle aziende italiane, sia sul territorio nazionale che nella UE.

    Complimenti ai geni che hanno pensato questa porcata.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Shu

    > dell'advertising svantaggiate (loro non hanno una
    > consociata irlandese dove scaricare i profitti),

    ma le spingeranno a farlo, per poi lamentarsi che gli imprenditori italiani fanno i furbetti e aprono aziende a San Marino!!!

    > (appariranno molte più pubblicità di aziende UE
    > che tanto possono vendere in Italia senza tasse
    > aggiuntive) e quindi, nel medio-lungo periodo,

    ah, ma magari diranno che se una pubblicità compare sul display su un pc di un italiano, allora bisogna pagarci l'iva sopra ( ti ricordi cos'hanno combinato con i bookmakers inglesi? )

    ovviamente giù di "sequestri" ( per gli amici, dns hijacking ) nel caso questi "malfattori stranieri" non vorranno pagare l'iva all'onnipotente ( se, nei loro sogni ) Ita(g)lia
    non+autenticato
  • - Scritto da: Shu
    > Raccoglie 1 miliardo di pubblicità.
    > Paga a Google IRL ltd. 1 miliardo per hosting e
    > branding.

    Non funzionerebbe, il fisco italiano non permetterebbe di detrarre questo tipo di spese. Ammesso che non venga accusata di falsa fatturazione.

    Comunque la cosiddetta "Wet Tax" NON è affatto una tassa e quindi il nome è errato! Chissà come mai gli hanno messo questo nome...
    Altra cosa errata: l'Italia non obbliga e non può obbligare le aziende straniere ad aprire qui una partita IVA!!

    Questa legge obbliga invece le aziende italiane ad acquistare spazi pubblicitari esclusivamente da partite IVA italiane, ovvero vieta di acquistare all'estero.
    In pratica è un vero divieto doganale che tra l'altro non prevede neanche sanzioni, una tipica pagliacciata italiana.

    La buona pubblicità fa crescere le aziende italiane e quindi l'economia italiana... e tu Stato vieti di scegliere gli spazi pubblicitari più competitivi sul mercato? Vieti la massima crescita delle nostre aziende?
    Ora capite per quale motivo l'hanno chiamata "tassa" sul web, anche se non è una tassa?
    non+autenticato
  • > Altra cosa errata: l'Italia non obbliga e non può
    > obbligare le aziende straniere ad aprire qui una
    > partita IVA!!
    >
    >
    > Questa legge obbliga invece le aziende italiane
    > ad acquistare spazi pubblicitari esclusivamente
    > da partite IVA italiane, ovvero vieta di
    > acquistare all'estero.

    Però nella prospettiva di Google e del suo servizio pubblicitario non è un problema, perché Google Italy già esiste da anni. L'unica cosa che cambia è che d'ora in poi si potrà acquistare solo dalla filiale italiana.
  • - Scritto da: Bene informato

    >
    > Questa legge obbliga invece le aziende italiane
    > ad acquistare spazi pubblicitari esclusivamente
    > da partite IVA italiane, ovvero vieta di
    > acquistare all'estero.
    >
    > In pratica è un vero divieto doganale che tra
    > l'altro non prevede neanche sanzioni, una tipica
    > pagliacciata
    > italiana.

    Dal punto di vista fiscale i costi per l'acquisto di spazi senza partita iva italiana diventerebbero indeducibili sicuramente ai fini iva e (secondo la mia interpretazione) anche ai fini irpef/ires.

    > La buona pubblicità fa crescere le aziende
    > italiane e quindi l'economia italiana... e tu
    > Stato vieti di scegliere gli spazi pubblicitari
    > più competitivi sul mercato? Vieti la massima
    > crescita delle nostre
    > aziende?
    > Ora capite per quale motivo l'hanno chiamata
    > "tassa" sul web, anche se non è una
    > tassa?

    Concordo pienamente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bene informato
    > Altra cosa errata: l'Italia non obbliga e non può
    > obbligare le aziende straniere ad aprire qui una
    > partita IVA!!

    Vero, ma se vuoi fare affari in Italia lo devi fare, altrimenti non puoi fatturare. La cosa che non funziona, secondo me, è che, per come è concepita, impedirebbe, ad esempio, di acquistare servizi web in Francia o Germania, contravvenendo alle regole europee sulla libera circolazione di beni e servizi. Per questo hanno messo tutto in freezer fino a metà 2014: probabilmente chiederanno prima un parere a Bruxelles per evitare sanzioni, parere che, io credo, sarà difficilmente positivo.
  • vanno pagate. soprattutto dove si raccolgono i soldi. o sbaglio?
  • - Scritto da: The Dude
    > vanno pagate. soprattutto dove si raccolgono i
    > soldi. o sbaglio?

    SbagliSorride
    Le tasse vanno pagate, non ci piove. Però occorre decidere se si paghino dove si raccolgono i soldi o dove ha sede la casa madre. L'UE ha scelto la seconda, e non è mica un'idea scema. Se io italiano esporto in Europa, lo faccio con la sola partita IVA italiana. Se tu inglese fai lo stesso, lo fai con la tua Partita IVA inglese. In questo modo, sia io che te apriamo una partita IVA sola. Se tutti applicassero a tutto la genialata di Boccia, invece, dovremmo aprire una Partita IVA in ogni singolo paese nel quale esportiamo. N partite IVA, n sistemi legali da studiare, ognuno con i suoi adempimenti.
    Quel [censura] di Boccia, ha ben pensato di fare il furbetto, imponendo il secondo sistema di tassazione solo in un settore dove l'Italia importa tutto ed esporta zero, in modo tale da poter ficcare le mani nelle tasche di Google senza rimetterci niente. Capirai che non è proprio un sistema specchiato di racimolare fondi, vero? Prova a pensare se anche gli altri stati facessero i furbi: chi dall'Italia esporta vini, mobilio ed altro dovrebbe aprire partite IVA localizzate e non pagherebberop più le tasse italiane. Sei convinto che ci guadagneremmo?
    Izio01
    4027
  • - Scritto da: Izio01

    > IVA sola. Se tutti applicassero a tutto la
    > genialata di Boccia, invece, dovremmo aprire una
    > Partita IVA in ogni singolo paese nel quale

    il che annullerebbe la ragion d'essere dell'Unione Europea

    a che serve un'Europa unita, se poi siamo, in pratica, disuniti?
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > - Scritto da: Izio01
    >
    > > IVA sola. Se tutti applicassero a tutto la
    > > genialata di Boccia, invece, dovremmo aprire
    > una
    > > Partita IVA in ogni singolo paese nel quale
    >
    > il che annullerebbe la ragion d'essere
    > dell'Unione Europea
    >
    > a che serve un'Europa unita, se poi siamo, in
    > pratica, disuniti?

    Ma infatti sono d'accordo con te. Non tanto per la teoria dell'unione europea, che non considero un valore in sé, quanto per la banale perdita di efficienza che ne deriverebbe.
    Izio01
    4027
  • > il che annullerebbe la ragion d'essere
    > dell'Unione
    > Europea
    >
    > a che serve un'Europa unita, se poi siamo, in
    > pratica,
    > disuniti?

    Ma è proprio questo il punto.

    Negli Stati Uniti i giochetti fiscali tra stati non si possono fare, c'è una tassa federale sul reddito, e varie tasse locali che vanno dalla vendita (dove è applicata la tassa sul prezzo del prodotto) alla residenza.

    Qui ogni stato ha un proprio regime fiscale e vi sono stati, come l'Olanda o l'Irlanda che hanno imposizioni fiscali studiate apposta per favorire certi settori.

    Un sistema così è naturalmente disunito e provoca ingiustizie e confusione, che in Italia poi si trasformano in leggi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Quelo

    > Negli Stati Uniti i giochetti fiscali tra stati
    > non si possono fare, c'è una tassa federale sul
    > reddito, e varie tasse locali che vanno dalla

    purtroppo anche lì c'è, soprattutto sulla VAT ( motivo per cui moltissime aziende hanno sede in Delaware )

    e ci sono tante altre agevolazioni, che variano da Stato a Stato, e che hanno portato a discussioni accese anche lì

    la differenza sostanziale, è che lì hanno effettuato una separazione ragionata tra tasse locali, statali e federali, idem per le competenze, le spese, i budget pubblici, ecc...

    in questo modo, la gestione federale non è intaccata dai balzelli fiscali dei singoli Stati

    in Europa non esiste nulla di simile, o meglio si è cercato di farlo tramite i finanziamenti europei per determinate attività/opere pubbliche, ma sono distribuiti in maniera illogica e clientelare


    > Un sistema così è naturalmente disunito e provoca
    > ingiustizie e confusione, che in Italia poi si
    > trasformano in
    > leggi.

    purtroppo la cura italiana è peggio della malattia

    imporre la partita iva europea, significa costringere ( domani mattina ) migliaia d'imprese a correre agli sportelli delle camere di commercio, con tutti i casini e il caos che ne deriverà ( e le perdite economiche ovviamente, visto che il tempo e le carte bollate costano )
    non+autenticato
  • - Scritto da: Izio01
    > - Scritto da: The Dude
    > > vanno pagate. soprattutto dove si raccolgono
    > i
    > > soldi. o sbaglio?
    >
    > SbagliSorride
    > Le tasse vanno pagate, non ci piove. Però occorre
    > decidere se si paghino dove si raccolgono i soldi
    > o dove ha sede la casa madre. L'UE ha scelto la
    > seconda, e non è mica un'idea scema. Se io
    > italiano esporto in Europa, lo faccio con la sola
    > partita IVA italiana. Se tu inglese fai lo
    > stesso, lo fai con la tua Partita IVA inglese. In
    > questo modo, sia io che te apriamo una partita
    > IVA sola. Se tutti applicassero a tutto la
    > genialata di Boccia, invece, dovremmo aprire una
    > Partita IVA in ogni singolo paese nel quale
    > esportiamo. N partite IVA, n sistemi legali da
    > studiare, ognuno con i suoi
    > adempimenti.
    > Quel [censura] di Boccia, ha ben pensato di fare
    > il furbetto, imponendo il secondo sistema di
    > tassazione solo in un
    > settore dove l'Italia importa tutto ed esporta
    > zero, in modo tale da poter ficcare le mani nelle
    > tasche di Google senza rimetterci niente. Capirai
    > che non è proprio un sistema specchiato di
    > racimolare fondi, vero? Prova a pensare se anche
    > gli altri stati facessero i furbi: chi
    > dall'Italia esporta vini, mobilio ed altro
    > dovrebbe aprire partite IVA localizzate e non
    > pagherebberop più le tasse italiane. Sei convinto
    > che ci
    > guadagneremmo?

    Sicuramente sarebbe un gran bel problema quello di partite iva in ogni mercato, però se raccogli soldi qua e poi le tasse le paghi da un'altra parte e anche i soldi li porti da un'altra parte (tranne una minima parte), credo che qua si rischi l'impoverimento. Dal mio punto di vista, quindi, google e i cinesi sono la stessa cosaSorride
  • Piuttosto che continuare a dragare nelle tasche degli italiani meglio dragare in quelle delle multinazionali che pagano tasse con percentuali ridicole...se poi non è possibile farlo, almeno ci hanno provato. Ma al momento non vedo altre alternative per aumentare il gettito fiscale (ovvero le entrate per lo Stato), ed ovviamente i tagli agli sprechi nessuno pare essere in grado di operarli, visto che ormai sono endemici se non culturali!
  • > Piuttosto che continuare a dragare nelle tasche
    > degli italiani meglio dragare in quelle delle
    > multinazionali che pagano tasse con percentuali
    > ridicole...

    Le multinazionali, essendo tali, possono anche andarsene da una nazione specifica. Non muoiono se si ritirano dal mercato italiano, l'Italia non è la Cina; in compenso molti operatori web italiani potrebbero trovarsi col culo per terra.
    Per questo vedo sempre con grande sospetto l'accanimento contro i profitti di aziende con i piedi in molte sedi, e anche contro le rendite finanziarie: il danno che potrebbero fare al fisco italiano, se volessero, è molto maggiore del presunto vantaggio della tassazione pari ad azienda italiana delle stesse proporzioni.


    > se poi non è possibile farlo, almeno
    > ci hanno provato.

    Be', ci sono dei tentativi, come questo, che al contribuente italiano costano salati, in caso di sanzioni UE.A bocca storta


    > Ma al momento non vedo altre
    > alternative per aumentare il gettito fiscale
    > (ovvero le entrate per lo Stato), ed ovviamente i
    > tagli agli sprechi nessuno pare essere in grado
    > di operarli, visto che ormai sono endemici se non
    > culturali!

    Nessuno vuole rinunciare alle proprie rendite di posizione. E solo un governo forte e coeso, come era forse quello del 1948 a guida De Gasperi, può permettersi il lusso di avere oltre mezza Italia contro.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Piuttosto che continuare a dragare nelle
    > tasche
    > > degli italiani meglio dragare in quelle delle
    > > multinazionali che pagano tasse con
    > percentuali
    > > ridicole...
    >
    > Le multinazionali, essendo tali, possono anche
    > andarsene da una nazione specifica. Non muoiono
    > se si ritirano dal mercato italiano, l'Italia non
    > è la Cina; in compenso molti operatori web
    > italiani potrebbero trovarsi col culo per terra.

    Vero, l'Italia non ha peso di fronte alle multinazionali (e di fonte alla maggior parte dei paesi europei e non europei), quindi non ha modo di "fare la voce grossa"...


    > Per questo vedo sempre con grande sospetto
    > l'accanimento contro i profitti di aziende con i
    > piedi in molte sedi, e anche contro le rendite
    > finanziarie: il danno che potrebbero fare al
    > fisco italiano, se volessero, è molto maggiore
    > del presunto vantaggio della tassazione pari ad
    > azienda italiana delle stesse proporzioni.

    Il punto è che se si vuole aumentare le entrate bisogna per forza cercare di tassare chi fino ad ora è stato privilegiato da regimi fiscali a dir poco agevolati, o perlomeno così il Governo cerca di fare, anche perchè a tassare cittadini ed aziende italiane si sta poco, ma così facendo non si va lontano, aumenti il malcontento ed impoverisci un pò tutto il paese.


    > > se poi non è possibile farlo, almeno
    > > ci hanno provato.
    >
    > Be', ci sono dei tentativi, come questo, che al
    > contribuente italiano costano salati, in caso di
    > sanzioni UE.
    >A bocca storta

    Non resta che stare a vedere...del resto anche la cosiddetta legge "anti-Amazon", che proibisce gli sconti sui libri cartacei maggiori del 25% è stata ampiamente criticata, per varie ragioni (ed è ampiamente criticabile, anche perchè a rimetterci è il consumatore), ma probabilmente ha permesso la sopravvivenza di piccole e medie librerie ancora per qualche tempo.
    Il caso della Web Tax è certamente diverso, e forse finirà davvero per costarci altri soldi, per pagare le sanzioni all'UE, ma se ci va bene potrebbe voler dire qualche entrata in più. Come detto prima, secondo me il Governo ci prova, tanto, peggio di così...


    > > Ma al momento non vedo altre
    > > alternative per aumentare il gettito fiscale
    > > (ovvero le entrate per lo Stato), ed
    > ovviamente
    > i
    > > tagli agli sprechi nessuno pare essere in
    > grado
    > > di operarli, visto che ormai sono endemici
    > se
    > non
    > > culturali!
    >
    > Nessuno vuole rinunciare alle proprie rendite di
    > posizione. E solo un governo forte e coeso, come
    > era forse quello del 1948 a guida De Gasperi, può
    > permettersi il lusso di avere oltre mezza Italia
    > contro.

    Il governo Monti sembrava ben lanciato in questo senso, ma non ha risolto nulla...eppure non sembrava avere vincoli con nessuno, infatti l'IMU l'ha introdotto quel governo, con aliquote folli non tanto sulla prima casa quanto su tutti gli altri immobili! Se un governo si può permettere di tassare gli immobili in quella maniera, si poteva permettere anche di tagliare qualcosa. Anzi, doveva farlo! Ma di concreto mi pare non si è fatto nulla...ma queste forse rischiano di diventare chiacchiere da bar, qundi è meglio che mi fermo qua!
  • > > Le multinazionali, essendo tali, possono
    > anche
    > > andarsene da una nazione specifica. Non
    > muoiono
    > > se si ritirano dal mercato italiano,
    > l'Italia
    > non
    > > è la Cina; in compenso molti operatori web
    > > italiani potrebbero trovarsi col culo per
    > terra.
    >
    > Vero, l'Italia non ha peso di fronte alle
    > multinazionali (e di fonte alla maggior parte dei
    > paesi europei e non europei), quindi non ha modo
    > di "fare la voce
    > grossa"...

    È come una rana che si gonfia fino a diventare grande come un bue.
    Ma sempre il corpo e la forza da rana ha.


    > > Per questo vedo sempre con grande sospetto
    > > l'accanimento contro i profitti di aziende
    > con
    > i
    > > piedi in molte sedi, e anche contro le
    > rendite
    > > finanziarie: il danno che potrebbero fare al
    > > fisco italiano, se volessero, è molto
    > maggiore
    > > del presunto vantaggio della tassazione pari
    > ad
    > > azienda italiana delle stesse proporzioni.
    >
    > Il punto è che se si vuole aumentare le entrate
    > bisogna per forza cercare di tassare chi fino ad
    > ora è stato privilegiato da regimi fiscali a dir
    > poco agevolati, o perlomeno così il Governo cerca
    > di fare, anche perchè a tassare cittadini ed
    > aziende italiane si sta poco, ma così facendo non
    > si va lontano, aumenti il malcontento ed
    > impoverisci un pò tutto il paese.

    Far aumentare le entrate mentre il Pil è in costante calo è pressoché impossibile. Capisco i problemi di bilancio di chi a quel bilancio deve pensare, anche su pressioni UE, ma nemmeno i soldi provenienti da tasse e imposte si creano dal nulla. Quando la gente è sempre più povera, è matematico che diventi più povero anche lo Stato.


    > Non resta che stare a vedere...del resto anche la
    > cosiddetta legge "anti-Amazon", che proibisce gli
    > sconti sui libri cartacei maggiori del 25% è
    > stata ampiamente criticata, per varie ragioni (ed
    > è ampiamente criticabile, anche perchè a
    > rimetterci è il consumatore), ma probabilmente ha
    > permesso la sopravvivenza di piccole e medie
    > librerie ancora per qualche tempo.

    Poi che cosa ci ricava uno Stato a far sopravvivere piccole e medie librerie, lo sa solo lui...


    > Il caso della Web Tax è certamente diverso, e
    > forse finirà davvero per costarci altri soldi,
    > per pagare le sanzioni all'UE, ma se ci va bene
    > potrebbe voler dire qualche entrata in più. Come
    > detto prima, secondo me il Governo ci prova,
    > tanto, peggio di
    > così...

    Proviamo... a me pare pura propaganda, Google troverà il modo di aggirare la norma, e i prossimi governi italiani, sapendo che è illegale secondo la UE, non faranno nulla per sanzionare Google.


    > > Nessuno vuole rinunciare alle proprie
    > rendite
    > di
    > > posizione. E solo un governo forte e coeso,
    > come
    > > era forse quello del 1948 a guida De
    > Gasperi,
    > può
    > > permettersi il lusso di avere oltre mezza
    > Italia
    > > contro.
    >
    > Il governo Monti sembrava ben lanciato in questo
    > senso, ma non ha risolto nulla...eppure non
    > sembrava avere vincoli con nessuno,

    Ti sbagli. Aveva un vincolo insormontabile, in base alla costituzione italiana: il parlamento. Senza il consenso dei partiti che sostenevano il suo governo, Monti non poteva fare nulla.


    > infatti l'IMU
    > l'ha introdotto quel governo,

    Assolutamente no. L'Imu è stata introdotta dal governo Berlusconi nel 2011, con decorrenza dal 2014. Monti ha solo anticipato il termine.

    > con aliquote folli
    > non tanto sulla prima casa quanto su tutti gli
    > altri immobili! Se un governo si può permettere
    > di tassare gli immobili in quella maniera, si
    > poteva permettere anche di tagliare qualcosa.

    Non c'è corrispondenza fra le due cose. E in genere, almeno in Italia, aggiungere (in questo caso tasse, ma vale anche per enti e commissioni) è più facile che togliere.

    > Anzi, doveva farlo! Ma di concreto mi pare non si
    > è fatto nulla...ma queste forse rischiano di
    > diventare chiacchiere da bar, qundi è meglio che
    > mi fermo
    > qua!

    La macchina dell'amministrazione pubblica è già al lumicino, fra polizia che non ha i soldi per la benzina e tribunali che non hanno i soldi per la riparazione delle fotocopiatrici e di altre macchine da ufficio, e scuole fatiscenti e a volte con troppi studenti per classe.
    Si possono tagliare gli enti e i lavori inutili, certo; però o si riesce a tagliarli tutti assieme, lo stesso giorno, oppure non se ne taglia nessuno, perché il ricorso al TAR di quello che frigna "Hanno fatto fuori me ma non lui, che era più inutile di me", è sicuro come la morte.Sorride
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