massimo mantellini

Contrappunti/ L'insostenibile complessitÓ di Facebook

di M. Mantellini - La disaffezione per il social network potrebbe essere figlia di un desiderio di semplicitÓ nella comunicazione in Rete. E forse, forse, c'entra pure il Datagate

Roma - La settimana scorsa sono stato incluso in una piccola rete sociale volante. Chiamo così, senza sapere come definirla meglio, una stanza su whatsapp nella quale si organizzava una piccola festa post natalizia durante la quale vecchi amici si incontravano per scambiarsi i regali e farsi gli auguri per il nuovo anno. Whatsapp è un'applicazione che ha saputo raggiungere un numero di utilizzatori molto vasto anche in Italia. Un po' quello che è accaduto a Facebook qualche anno fa.

Cosa è accaduto dentro quella stanza? Niente di particolare: abbiamo deciso quando e dove vederci, chi invitare, cosa portare da mangiare e da bere. Qualcuno ha condiviso qualche foto stupida, un video di quelli natalizi che girano in Rete in questi giorni di festa. Poi un sacco di "OK", "d'accordo", emoticons, faccine e alberi di natale. Poi il pomeriggio dell'incontro è arrivato, ci siamo trovati, scambiati i regali, abbiamo brindato e ci siamo fatti gli auguri. Il giorno dopo, silenziosamente, su Whatsapp uno dopo l'altro i partecipanti hanno lasciato la stanza.

Giovanni Boccia Artieri ha scritto qualche giorno fa un bel pezzo sulla decrescita felice di Facebook. La fuga dal più utilizzato social network, di cui si parla estesamente da qualche mese, partendo da numeri che sono comunque per ora molto piccoli, sembra riguardare prima di tutto gli adolescenti e la loro ricerca di luoghi di relazione più intimi e volatili. Del resto applicare categorie da adulti alle scelte dei teenagers è un errore che non ci stanchiamo mai di ripetere ed anche una delle ragioni per cui osservare i comportamenti dei più giovani è da molti considerata una maniera per prevedere il futuro.
Sempre qualche giorno fa Farhad Manjoo sul Wall Street Journal tentava di applicare le ragioni dell'effimero al grande successo di Snapchat, spingendosi ad immaginare che una Internet "cancellabile" sia oggi la risposta ad un nostro desiderio molto diffuso e non una sua variabile marginale. Dopo tanti anni di sottolineatura del grande valore documentale della Rete che tutto ricorda e tutto archivia, applicazioni in grado di dimenticare volti e persone rappresenterebbero - secondo l'editorialista tecnologico del WSJ - il cambio di paradigma che molti aspettavano.

Se da un lato è vero che il peso dei big data - complici anche le rilevazioni di Edward Snowden su NSA - ci appare ogni giorno più invasivo ed insopportabile, se anche un numero sempre maggiore di persone decide di sottrarsi allo scambio economico che le piattaforme di rete sociale propongono fra i nostri dati e i servizi offerti, continuo a pensare che la traiettoria dei servizi di rete continui ad essere governata da una idea di maggiore semplicità. I blog un decennio fa ci resero semplice pubblicare contenuti in Rete senza competenza tecniche aggiuntive, i social network ci hanno collegato ai nostri amici in maniera intuitiva e ne hanno richiamato altri che per nessuna ragione avrebbero frequentato Internet, Twitter si è scavato un ruolo nella rapida semplicità dei lanci di notizie e dei brevi commenti.

Dovessi dire qual è il problema di Facebook oggi direi che è la sua complessità: fornisce un numero molto vasto di strumenti, si intesta moltissime attività, chiedendoci a gran voce di occuparcene esattamente lì dentro. Molti non sono troppo interessati a questa unità di tempo e di luogo: la Internet dentro Internet che Zuckerberg ci apparecchia funziona fino a quando ci interessa ed oggi forse, a partire dai più giovani, inizia ad interessarci un po' meno. Quando e se smetterà di funzionare non sarà perché improvvisamente abbiamo realizzato la nostra schiavitù di polli di allevamento o abbiamo filosoficamente percepito la grandezza dell'effimero al posto dell'ossessione documentale, ma perché in un ambiente sostanzialmente senza barriere abbiamo scoperto strumenti più semplici e inconsueti (la novità e la curiosità giocano sempre un ruolo importante) per fare cose che ci interessano.

Il "less is more" della semplicità: la stanza su Whatsapp per organizzare la festa di Natale, gli autoscatti che spediamo ai nostri amici, le brevi parole depositate su Twitter. E domani chissà cos'altro.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
19 Commenti alla Notizia Contrappunti/ L'insostenibile complessitÓ di Facebook
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  • Sono in italia il calo lo si percepisce ora, dati US danno G+ in prossimimità al raggiungere il numero degli utenti FB e aumenterà con l'integrazione del tubo e delle ricerche tramite google maps inoltre il piano MK ti Facebook è poco elastico, rigido per certi versi ed opsoleto
  • Liofilizzando: i giovani sono centrati sull'Io narcisistico e finché valeva la pena esporsi e pulpitare dal blog o da Fb andava benissimo. Perˇ questa esposizione richiede di avercelo sempre pi˙ lungo, é una battaglia ansiogena continua, modosa e competitiva e dunque con le giuste frustrazioni. Piano piano la corda si logora sui meno resistenti. (pi˙ avanti vedremo gli altri basta aspettarli sulla riva del fiume)
    Poi arriva la crisi, non ci sono soldi,l'Iphone nuovo ciccia, niente lavoro, niente Uni, zero futuro, soprattutto il mondo bambagioso é finito per sempre, per sé e pure per i genitori. Tanto finito che sono in crisi anche le Cayman, caraibi & compagnia. Insomma fine di medagliette sul paltˇ e il coso non é pi˙ cosÝ lungo, anzi ogni giorno piu corto, forse sparito. Segue depressione, ripiegamento e intimismo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: federica Bruno
    > Liofilizzando: i giovani sono centrati sull'Io
    > narcisistico e finché valeva la pena esporsi e
    > pulpitare dal blog o da Fb andava benissimo. Peró
    > questa esposizione richiede di avercelo sempre
    > piú lungo, é una battaglia ansiogena continua,
    > modosa e competitiva e dunque con le giuste
    > frustrazioni. Piano piano la corda si logora sui
    > meno resistenti. (piú avanti vedremo gli altri
    > basta aspettarli sulla riva del fiume)
    >
    > Poi arriva la crisi, non ci sono soldi,l'Iphone
    > nuovo ciccia, niente lavoro, niente Uni, zero
    > futuro, soprattutto il mondo bambagioso é finito
    > per sempre, per sé e pure per i genitori. Tanto
    > finito che sono in crisi anche le Cayman, caraibi
    > & compagnia. Insomma fine di medagliette sul
    > paltó e il coso non é piú cosí lungo, anzi ogni
    > giorno piu corto, forse sparito. Segue
    > depressione, ripiegamento e
    > intimismo.

    Prenditela pure con il dito che la luna mica si offende.
    non+autenticato
  • ahimé serve cultura per vedere che non é affatto un albero ma il bosco. Certo puˇ non far piacere ma tant'é. Sorride
    non+autenticato
  • come devo intervenire per togliere Tze Tze . FB deve essere piu' serio , il gossip ha stancato tutti, i termini che vengono usati sono sempre al di sopra della notizia.
    non+autenticato
  • Finalmente un commento intelligenteSorride
    non+autenticato
  • Ed aggiungo... per capire questo "intimismo" giovanile (che poi continua ad essere anche questa una cosa modaiola ed esibizionista) basta vedere l'esplosione nell'utilizzo di Tumblr (e in un certo senso Ask a seguito).
    non+autenticato
  • Rimango della mia idea, FB intasa inutilmente le dorsali in fibra.
    non+autenticato
  • FB o non FB, ognuno della propria banda ci fa quello che vuole. Siamo ancora in democrazia.
    non+autenticato
  • L'analisi mi sembra azzeccata: voglia di semplicità, perché con tutti questi strumenti da seguire (FB, twitter, whatsapp, G+...) nessuno vuol più perdere tempo.
    Ma secondo me c'è anche un altro punto (che si raccorda con quanto dicevi di Whatsapp): Facebook è iniziato come modo per stare in contatto con gli amici, poi è diventato una sorta di bacheca condivisa fra conoscenti e gruppi di persone molto allargati.
    Ormai ognuno di noi non ha più solo gli amici fra gli amici, ma anche conoscenti, persone viste una volta sola a qualche festa, amici di amici di amici eccetera. Anche perché quando non vuoi dare il numero di cellulare a una persona gli dai l'amicizia su FB.
    Questo influisce anche sui contenuti che FB mi presenta: anche se fa una cernita, inevitabilmente ogni giorno mi trovo decine di post da persone di cui mi interessa poco sapere costa stanno mangiando o in che locale stanno andando.
    La politica di FB stesso, cioè di condividere le cose pubblicamente a meno di non dannarsi con le impostazioni di visibilità, se da un lato ha favorito la diffusione adesso gli si ritorce contro.
    Allora Whatsapp rappresenta una sorta di "ricomincio da zero", con le persone che sono veramente miei amici, e mi garantisce la semplicità ma anche la garanzia di privacy che è più complesso ottenere su FB.
    Una possibile soluzione sarebbe G+, un'ottima fusione fra twitter (nel senso che puoi pubblicare verso follower che possono essere chiunque) e un FB più controllato, nel senso che è molto facile condividere contenuti e conversazioni solo con un ristretto numero di persone usando le cerchie e Hangout.
    Purtroppo fatica a prendere piede: è arrivato in ritardo e le persone con l'iphone tendenzialmente non ce l'hanno. Mai dire mai, però...
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    Modificato dall' autore il 30 dicembre 2013 12.28
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  • - Scritto da: il signor rossi
    > L'analisi mi sembra azzeccata: voglia di
    > semplicità, perché con tutti questi strumenti da
    > seguire (FB, twitter, whatsapp, G+...) nessuno
    > vuol più perdere
    > tempo.

    Infatti, chi ha più tempo per stare dietro a tutto? devi fare delle scelte ed è più probabile che hai piacere di sentire chi è nella tua rubrica telefonica piuttosto che 50/100 o 1000 persone che hai "amiche" su fb.

    > Questo influisce anche sui contenuti che FB mi
    > presenta: anche se fa una cernita,
    > inevitabilmente ogni giorno mi trovo decine di
    > post da persone di cui mi interessa poco sapere
    > costa stanno mangiando o in che locale stanno
    > andando.

    Verissimo


    > Allora Whatsapp rappresenta una sorta di
    > "ricomincio da zero", con le persone che sono
    > veramente miei amici, e mi garantisce la
    > semplicità ma anche la garanzia di privacy che è
    > più complesso ottenere su
    > FB.

    Si, però sono comunque due strumenti diversi, whatsapp alla fine è come quando ti mandavi l'sms solo che adesso lo fai tramite traffico dati ed ovviamente è più facile creare gruppi e rispondere a tutti. Di contro vedo che abbiamo perso il dono della sintesi.

    Aggiungo che twitter è un altro modo ancora di comunicare e fare rete, in quel caso si dovrebbero usare molto gli hashtag perchè se inizi solo a seguire ed accumuli utenti, alla fine la tua bacheca è strapiena di tweet e non hai certo tempo di leggerli tutti. Kevin Mitnick da solo mi riempie lo schermo dello smartphone tanto per fare un esempio, magari mi piacerebbe pure avere qualche sua opinione o sapere saltuariamente a cosa si sta dedicando, ma decine di tweet è impossibile. E non è l'unico, anche Paolo Attivissimo scrive troppo, parlo sempre per i miei gusti ed abitudini. A quel punto cosa fai? non li segui più e continui ad usare i metodi tradizionali, tipo sito web o altro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: itso

    > Aggiungo che twitter è un altro modo ancora di
    > comunicare e fare rete, in quel caso si
    > dovrebbero usare molto gli hashtag perchè se
    > inizi solo a seguire ed accumuli utenti, alla
    > fine la tua bacheca è strapiena di tweet e non
    > hai certo tempo di leggerli tutti.

    Capisco cosa intendi, ma a me di twitter piace proprio che sono messaggi molto brevi. 2-3000 tweet giornalieri li scorro in meno di mezz'ora, spesso aprendo su una nuova tab i link che mi ispirano di più, per poi leggerli quando ho finito lo stream.

    Ha il vantaggio che puoi fermarti quando vuoi. Se non leggi per una settimana non ha senso andare a rivederseli tutti.

    Ed è più orientato all'"ultima news", perché non puoi archiviare niente (per quello uso PocketSorride

    Per quanto riguarda Attivissimo (che seguo anche io), e altri, quando vedo più di 4-5 messaggi in fila, li skippo e amen. Lui se n'è accorto, e ora ha aperto un account per i live tweet, in modo da non intasare il suo account principale.

    > non li segui più e continui ad usare i metodi
    > tradizionali, tipo sito web o
    > altro.

    In alcuni casi sì. Non deve, come ha cercato di fare fb, diventare l'unica fonte. Io ho twitter per seguire le ultime novità del mio campo (più qualcosa di cazzeggio), fb per seguire amici e parenti (e alcuni li ho bloccatiCon la lingua fuori), feedly per seguire i blog che mi interessano, e G+ principalmente per alcune community e alcuni sviluppatori di spicco che seguo e di cui mi interessano opinioni più lunghe di 140 caratteri.
    Per tutto il resto c'è google.Sorride

    Bye.
    non+autenticato
  • > Capisco cosa intendi, ma a me di twitter piace
    > proprio che sono messaggi molto brevi. 2-3000
    > tweet giornalieri li scorro in meno di mezz'ora,
    > spesso aprendo su una nuova tab i link che mi
    > ispirano di più, per poi leggerli quando ho
    > finito lo
    > stream.
    >

    Si, questioni di abitudini, io parlavo solo per me. Comunque insisto che la vera forza sono gli hashtag


    > Per quanto riguarda Attivissimo (che seguo anche
    > io), e altri, quando vedo più di 4-5 messaggi in
    > fila, li skippo e amen. Lui se n'è accorto, e ora
    > ha aperto un account per i live tweet, in modo da
    > non intasare il suo account
    > principale.

    Non lo sapevo, magari lo rimetto tra i seguiti allora


    >
    > In alcuni casi sì. Non deve, come ha cercato di
    > fare fb, diventare l'unica fonte. Io ho twitter
    > per seguire le ultime novità del mio campo (più
    > qualcosa di cazzeggio), fb per seguire amici e
    > parenti (e alcuni li ho bloccatiCon la lingua fuori), feedly per
    > seguire i blog che mi interessano, e G+
    > principalmente per alcune community e alcuni
    > sviluppatori di spicco che seguo e di cui mi
    > interessano opinioni più lunghe di 140
    > caratteri.
    > Per tutto il resto c'è google.Sorride
    >
    > Bye.

    Faccio anche io così più o meno, bye
    non+autenticato
  • Lo dico qui ma potrebbe essere un post nuovo perché é solo tangente al tuo discorso. La domanda é: ma come si fa?? Io in un giorno lavoro 8-10 ore, vedo 10 pazienti/clienti se non di pi˙ e certo non posso stare sui social con uno davanti.. finisco alle 20, a seconda dei giorni spesa + cena + bucato-stiro-3mail e magari parlo anche con i familiari e grazieaddio non ho bambini piccoli se no mi sparerei nei denti. Sabato e domenica ci sono i nonni/genitori/suoceri anziani... Non va meglio ai maschi di casa che al massimo hanno i 20 minuti pre-cena. Allora lo si dica chiaramente (e lo vedo dalle statistiche di accesso ai sito) che si sta sui social al lavoro ovvero si é dei fancazzisti. Oppure, alternativa sottovoce, c'é in giro una pletora di addetti ai lavori, dal sistemista brufoloso al PM che "siccome son qui comunque" e quello che vedono, giudicano, di cui parlano é solo il mondo dalla loro parte della scrivania. Un pˇ come quello del mio paese che faceva la cacca sulla strada ma con la schiena alle macchine "cosÝ nessuno mi vede".
    non+autenticato
  • - Scritto da: federica Bruno
    > Lo dico qui ma potrebbe essere un post nuovo
    > perché é solo tangente al tuo discorso. La
    > domanda é: ma come si fa?? Io in un giorno lavoro
    > 8-10 ore, vedo 10 pazienti/clienti se non di piú
    > e certo non posso stare sui social con uno
    > davanti.. finisco alle 20, a seconda dei giorni
    > spesa + cena + bucato-stiro-3mail e magari parlo
    > anche con i familiari e grazieaddio non ho
    > bambini piccoli se no mi sparerei nei denti.
    > Sabato e domenica ci sono i
    > nonni/genitori/suoceri anziani... Non va meglio
    > ai maschi di casa che al massimo hanno i 20
    > minuti pre-cena. Allora lo si dica chiaramente (e
    > lo vedo dalle statistiche di accesso ai sito) che
    > si sta sui social al lavoro ovvero si é dei
    > fancazzisti. Oppure, alternativa sottovoce, c'é
    > in giro una pletora di addetti ai lavori, dal
    > sistemista brufoloso al PM che "siccome son qui
    > comunque" e quello che vedono, giudicano, di cui
    > parlano é solo il mondo dalla loro parte della
    > scrivania. Un pó come quello del mio paese che
    > faceva la cacca sulla strada ma con la schiena
    > alle macchine "cosí nessuno mi
    > vede".

    Che mare di razzate, confondi mele con pere: 01/10.
    non+autenticato
  • nch, devi studiare per capire Sorride)) oppure crescere altrimenti non incidi, sei solo divertente
    non+autenticato
  • si ma il problema a ciò che hai detto non è di facebook ma dell'utente medio idiota che non conosce cosa il sistema (facebook) gli offre, non sa che può dividere gli amici in varie categorie che può escludere dal proprio feed gli amici che non gli interessano (o qualsiasi app/gioco), non sa che sono strumenti che ci permettono di seguire velocemente Facebook, Twitter, Instagram... whatsup? non offre nulla di innovativo è msn in versione mobile... utile ma non è un social non è niente ed è a pagamento.
    I giovani? ora sono su ask ma sono su ask per uan ragione perchè su ask è più facile fare a gara a chi ce l'ha più lungo perchè i giovani cercano sempre un modo di affermarsi e competere, ma in ogni caso anche i servizi alternativi si usano integrati a facebook, si si usa meno facebook di per se ma si usano le app di facebook.