massimo mantellini

Contrappunti/ In memoria di Aaron Swartz

di M. Mantellini - Swartz ed Edward Snowden sono due giovani cittadini USA che tengono in piedi il mito del sogno americano. Hanno sfidato il sistema per dire la veritÓ, e il sistema Ŕ stato sconfitto

Contrappunti/ In memoria di Aaron SwartzRoma - C'è una traiettoria sottile ma molto evidente che unisce Aaron Swartz a Edward Snowden. Swartz è morto un anno fa, a soli 27 anni, era un hacker, uno dei pochissimi a cui un simile appellativo non vada stretto e non suoni banale. Si è ucciso, schiacciato dal peso delle sue scelte di campo o forse da differenti abissi della sua mente. Nulla del resto è più pericoloso del senno di poi se proviamo a indagare le ragioni di un suicidio, scelta imponderabile ed illogica per definizione. Tuttavia nel caso di Swartz, molto più chiaramente che in altre occasioni, la relazione fra la sua morte e l'ostilità diffusa che lo circondava, quella che siamo soliti riservare a tutto ciò che è nuovo e diverso, è tanto chiara da risultare quasi incontestabile.

L'ombra di un apparato autoritario e immobile che dai luoghi simbolo della conoscenza (il MIT di Boston) arriva fino alle aule di tribunale e alla pervicacia di un giudice, per stigmatizzare e punire le scelte di campo di un giovane che aveva progetti troppo grandi: liberare il mondo, spargere il sapere, togliere i legacci alla conoscenza. E che con i modi, l'avventatezza e l'incauto ottimismo dei vent'anni, è andato tragicamente a sbattere contro un sistema abituato ad altri argomenti, più tiepidi entusiasmi e differenti velocità.

Eppure se c'è un paese che è riuscito a valorizzare l'età dei giovani adulti questi sono gli USA: accade in particolar modo da qualche decennio nell'innovazione tecnologica, in ambienti nei quali, come in nessun altro comparto fatta forse eccezione per l'arte, la verginità è una moneta di scambio, il pensiero laterale un'opportunità, la rottura degli schemi un metodo ampiamente accettato, anche a costo di fallimenti e ripartenze.
Edward Snowden, da mesi in fuga obbligata da quello stesso Paese, costretto a riparare altrove come un ladro di polli per colpa di verità che non si possono dire, minacciato e svilito in ogni maniera possibile, perché solo gli autorizzati, nei modi e nei tempi dovuti, possono mostrare al mondo la luminosa scia di democrazia e libertà a stelle e strisce, mentre a chiunque altro che desideri farlo in autonomia tutto questo è precluso, è stato ripagato con la medesima moneta: un granitico muro di biasimo ed irriconoscenza da parte dello Stato chioccia che predica la libertà rifiutando i suoi uomini più liberi. Anche per lui vaste minacce di punizioni e galera.
Snowden è l'altro lato della medesima medaglia. Anche lui come Swartz rompe i codici, ribalta i comportamenti, anch'egli, per contestare pericolose prassi consolidate, utilizza la Rete. Questa è - intanto - la prima cosa che ce li rende entrambi vicini e che scatena solidarietà planetarie. Anche lui con l'ingenuità eroica dei vent'anni ottiene, esattamente come Aaron, l'effetto di mostrare al mondo le grandi ambiguità del gigante buono ma svela anche gli imbarazzanti vassallaggi dei tanti amici intorno. Disegna un pianeta nel quale in vaste regioni non vola foglia che l'America non voglia e lo fa con esempi concreti non con le elucubrazioni del complottista. Ed anche questo in fondo è ribaltare il tavolo, scoperchiare verità che restavano lì a sonnecchiare silenziose. Per estremo paradosso e per suprema complicazione, il Guardian di Londra è costretto infine a far pubblicare le carte di Snowden dalla sua redazione USA: le parole di un cittadino americano fuggito in Russia, pericolose da dire in Gran Bretagna, in una confusione di ruoli che non è solo apparente, ma il risultato di multipli incroci schizofrenici.

In nessuno dei due casi, né a margine della tragica fine di Aaron Swartz. e tantomeno nel caso di Edward Snowden, è stato possibile tentare il trucchetto del diverso e del pazzo, così egregiamente riuscito con Julian Assange, uomo strano e forse discutibile, esiliato nella piccola ambasciata dell'Ecuador a Knightsbridge. Due ragazzi normali, più normali della media, di una pulizia difficile da attaccare: nessuna possibilità di ridurli ai margini nella usuale delegittimazione che si applica tracciando una linea fra noi e loro, fra il normale ed il patologico.

Una delegittimazione usuale che nel caso di Snowden è stata comunque tentata nei primi mesi dopo la sua fuga ma con scarsi risultati. Nel caso di Swartz semplicemente non si poteva, perché il dolore della morte supera qualsiasi cinismo architettato ad arte, perché le minacce di anni di galera come punizione per aver liberato testi accademici su Internet raccontano un tale collasso di senso ed intelligenza che davvero non ammette replica. E nella drammatica evenienza di una morte, segna con un tratto di penna indelebile l'abisso di una nazione intera.

Massimo Mantellini
Manteblog

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15 Commenti alla Notizia Contrappunti/ In memoria di Aaron Swartz
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  • Questo swartz (minuscolo non accidentale) non era un eroe o un rivoluzionario o altro: era un ragazzetto senza cervello che ha violato la legge sapendo di violarla e quando è stato confrontato con le conseguenze delle sue azioni ha fatto la scelta del codardo.

    Pensava di essere il protagonista di un film d'azione (comincio a credere che cose come Matrix o V per Vendetta andrebbero vietate, mettono troppe idee stupide in mente a troppi imbecilli) e invece ha dovuto fare i conti con il mondo reale.

    Quanto a Snowden, se lavori per il governo e poi violi i patti di riservatezza finisci male, negli USA come in qualunque altro posto.

    Sveglia, sfigati: questo è il mondo reale. Se vuoi giocare con i duri aspettati di prenderle e preparati. Altrimenti lascia queste cose agli adulti.Occhiolino
    non+autenticato
  • Sognare fa parte dei bisogni dell'uomo. Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: Feet on the Ground
    > Questo swartz (minuscolo non accidentale) non era
    > un eroe o un rivoluzionario o altro: era un
    > ragazzetto senza cervello che ha violato la legge
    > sapendo di violarla e quando è stato confrontato
    > con le conseguenze delle sue azioni ha fatto la
    > scelta del
    > codardo.
    >
    > Pensava di essere il protagonista di un film
    > d'azione (comincio a credere che cose come Matrix
    > o V per Vendetta andrebbero vietate, mettono
    > troppe idee stupide in mente a troppi imbecilli)
    > e invece ha dovuto fare i conti con il mondo
    > reale.
    >
    > Quanto a Snowden, se lavori per il governo e poi
    > violi i patti di riservatezza finisci male, negli
    > USA come in qualunque altro
    > posto.
    Intanto é il governo americano ad essere in difficoltà in questo momento, e si ritrova contro tutti i governi dei suoi principali alleati, inoltre ha stimolato il mondo ad adottare procedure di sicurezza delle informazioni molto piú sofisticate e difficili da craccare, probabilmente Snowden ha scatenato la piú grande rivoluzione americana degli ultimi 50anni
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro

    > Intanto é il governo americano ad essere in
    > difficoltà in questo momento, e si ritrova contro
    > tutti i governi dei suoi principali alleati

    Davvero? A parole forse. Il tuo amato wikileaks sembra raccontare un'altra storia: http://rue89.nouvelobs.com/2014/01/12/france-compl...

    A parole tutti lì a far finta di indignarsi, nella realtà sono tutti dalla stessa parte.

    > inoltre ha stimolato il mondo ad adottare
    > procedure di sicurezza delle informazioni molto
    > piú sofisticate e difficili da craccare

    Infatti tutte le nostre e-mail sono crittografate, certo.A bocca aperta
    E ovviamente se ti ordineranno ti consegnare le password tu ti ribellerai, certo.A bocca aperta
    Hai dimenticato di spiegarci come annienterai gli Agenti della NSA con i tuoi superpoteri, mentre schivi le pallottole.

    > probabilmente Snowden ha scatenato la piú
    > grande rivoluzione americana degli ultimi
    > 50anni

    Lo vedremo tra 50 anni. Nel frattempo il mondo va avanti come prima: i potenti comandano e i deboli obbediscono.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Feet on the Ground
    > - Scritto da: Pietro
    >
    > > Intanto é il governo americano ad essere in
    > > difficoltà in questo momento, e si ritrova
    > contro
    > > tutti i governi dei suoi principali alleati
    >
    > Davvero? A parole forse. Il tuo amato wikileaks
    > sembra raccontare un'altra storia:
    > http://rue89.nouvelobs.com/2014/01/12/france-compl
    >
    > A parole tutti lì a far finta di indignarsi,
    > nella realtà sono tutti dalla stessa
    > parte.
    >
    > > inoltre ha stimolato il mondo ad adottare
    > > procedure di sicurezza delle informazioni molto
    > > piú sofisticate e difficili da craccare
    >
    > Infatti tutte le nostre e-mail sono
    > crittografate, certo.
    >A bocca aperta
    > E ovviamente se ti ordineranno ti consegnare le
    > password tu ti ribellerai, certo.
    >A bocca aperta
    > Hai dimenticato di spiegarci come annienterai gli
    > Agenti della NSA con i tuoi superpoteri, mentre
    > schivi le
    > pallottole.
    >
    > > probabilmente Snowden ha scatenato la piú
    > > grande rivoluzione americana degli ultimi
    > > 50anni
    >
    > Lo vedremo tra 50 anni. Nel frattempo il mondo va
    > avanti come prima: i potenti comandano e i deboli
    > obbediscono.

    non ti resta ceh questa: http://goo.gl/AlC0On
    non+autenticato
  • feet on the ground può essere anche corretto, ma pontificare per niente specie con chi non può rispondere e nella certezza di non soffrire conseguenze è cosa di una vigliaccheria imbarazzante.
    non+autenticato
  • Quando leggo che bisognerebbe vietare certi film (che poi è la stessa logica del vietare certi videogiochi) capisco subito l'ignoranza di chi scrive cose del genere. Se la censura è il tuo metodo, allora ti piacerebbe che vietassero i commenti idioti come il tuo? A che serve vietare certi film, secondo te? Ci sarebbe più gente onesta? Ma dico: hai riflettuto almeno un secondo o hai scritto di di getto quello che ti passava per la testa?
    non+autenticato
  • "un giovane che aveva progetti troppo grandi: liberare il mondo, spargere il sapere, togliere i legacci alla conoscenza."

    La conoscenza e il sapere non sono gli articoli forniti da JSTOR. ╚ molto, molto di più (a cominciare dal fatto che quegli articoli bisogna leggerli e capirliSorride ).
    Io stesso ho usato con profitto il servizio JSTOR, basta andare ad una biblioteca che ha l'abbonamento e si scarica gratis il PDF; ma per cortesia, non diciamo che lo scibile umano è contenuto in JSTOR.Deluso


    "Edward Snowden, da mesi in fuga obbligata da quello stesso Paese, costretto a riparare altrove come un ladro di polli"

    Perché, adesso i ladri di polli scappano da un continente all'altro?Sorride
    Capirei se avesse detto "braccato come un pericoloso terrorista", ad esempio; la frase messa così non fa onore né a Snowden, né all'abilità retorica dell'articolista.


    "Per estremo paradosso e per suprema complicazione, il Guardian di Londra è costretto infine a far pubblicare le carte di Snowden dalla sua redazione USA:"

    ╚ stata una scelta redazionale, del resto lo scandalo NSA riguarda più da vicino i lettori Usa che quelli britannici.
    In seguito anche la redazione britannica li ha pubblicati.

    "Julian Assange, uomo strano e forse discutibile, esiliato nella piccola ambasciata dell'Ecuador a Knightsbridge".

    Oggi "evaso dagli arresti domiciliari ottenuti dietro cauzione, e rifugiatosi in un'ambasciata" si riassume con "esiliato". Un tempo gli esiliati erano persone espulse a forza dal territorio dello Stato, o di una città.
    La lingua evolve, oh se evolve. Troppo velocemente per i miei gusti.A bocca storta
  • - Scritto da: Leguleio
    > "Per estremo paradosso e per suprema
    > complicazione, il Guardian di Londra è costretto
    > infine a far pubblicare le carte di Snowden dalla
    > sua redazione
    > USA:
    "
    >
    > ╚ stata una scelta redazionale, del resto lo
    > scandalo NSA riguarda più da vicino i lettori Usa
    > che quelli
    > britannici.
    > In seguito anche la redazione britannica li ha
    > pubblicati.
    Non è esatto: è stata una scelta, spiegata dal Direttore del Guardian, ma non redazionale. Bensi' legale: negl USA la stampa è protetta da un Primo Emendamento che è già stato efficacemente testato e riaffermato in tribunale. In UK invece lo stesso Guardian ha provato sulla propria pelle come non fosse altrettando granitico il Diritto di Stampa quando ha trattato Wikileaks. Ergo, imparando la lezione, stavolta hanno fatto gestire tutto dalla redazione USA. In caso di denuncia la Redazione USA può appellarsi al primo Emendamento. Quella UK, come è poi successo, ha potuto attaccarsi al tram: si è limitata a ripubblicare materiale già pubblicato dalla redazione USA, quindi materiale già pubblico. Malgrado questo la redazione UK è stata costretta, in un atto tanto simbolico quanto inutile ed insensato, a distruggere gli Hard Disk che contenevano il materiale "Top Secret", che nel frattempo rimaneva pubblicato sui siti USA.

    Se avessero fatto il contrario, rendendo pubblici quei dati prima in UK, avrebbero certamente rischiato una incriminazione per violazione di segreto di stato.

    > "Julian Assange, uomo strano e forse
    > discutibile, esiliato nella piccola ambasciata
    > dell'Ecuador a
    > Knightsbridge
    ".
    >
    > Oggi "evaso dagli arresti domiciliari ottenuti
    > dietro cauzione, e rifugiatosi in un'ambasciata"
    > si riassume con "esiliato". Un tempo gli esiliati
    > erano persone espulse a forza dal territorio
    > dello Stato, o di una
    > città.
    > La lingua evolve, oh se evolve. Troppo
    > velocemente per i miei gusti.
    >A bocca storta
    Beh, veramente tutti i dissidenti fuggiti da un carcere e costretti a vivere in un'altra nazione senza poter rientrare nel loro paese, pena l'arresto, tipicamente non accusati direttamente di un reato di opinione ma di uno più terra terra, al limite di terrorismo o di spionaggio, da almeno un paio di secoli sono definiti "esiliati".

    Pertini al tempo del fascismo, Anna Kuliscioff al tempo dello Zar, Garibaldi al tempo di Carlo Alberto di Savoia, Bettino Craxi al tempo di Mani Pulite, sono tutti stati variamente definiti "esuli" dalla parte che li considerava ingiustamente condannati. Tutti erano stati condannati in patria e sono fuggiti all'estero per non essere arrestati/riarrestati.

    Quindi direi che il termine è alquanto consolidato nella lingua italiana... A bocca aperta
    non+autenticato
  • > > È stata una scelta redazionale, del resto lo
    > > scandalo NSA riguarda più da vicino i lettori
    > Usa
    > > che quelli
    > > britannici.
    > > In seguito anche la redazione britannica li ha
    > > pubblicati.

    > Non è esatto: è stata una scelta, spiegata dal
    > Direttore del Guardian, ma non redazionale.

    Puoi approfondire? In che articolo il direttore del Guardian ha detto che lo ha fatto per quel motivo?

    > > " Julian Assange, uomo strano e forse
    > > discutibile, esiliato nella piccola ambasciata
    > > dell'Ecuador a
    > > Knightsbridge
    ".
    > >
    > > Oggi "evaso dagli arresti domiciliari ottenuti
    > > dietro cauzione, e rifugiatosi in un'ambasciata"
    > > si riassume con "esiliato". Un tempo gli
    > esiliati
    > > erano persone espulse a forza dal territorio
    > > dello Stato, o di una
    > > città.
    > > La lingua evolve, oh se evolve. Troppo
    > > velocemente per i miei gusti.
    > >A bocca storta

    > Beh, veramente tutti i dissidenti fuggiti da un
    > carcere e costretti a vivere in un'altra nazione
    > senza poter rientrare nel loro paese, pena
    > l'arresto, tipicamente non accusati direttamente
    > di un reato di opinione ma di uno più terra
    > terra, al limite di terrorismo o di spionaggio,
    > da almeno un paio di secoli sono definiti
    > "esiliati".

    Ma definiti da chi? Dai loro compagni di ideologia, sicuramente.
    Cesare Battisti, quello attuale, non quello morto nel 1916, è sicuramente un esiliato per quanto riguarda i suoi sodali, i Proletari armati per il comunismo. Per l'Italia è un evaso dal carcere di Frosinone, e in un articolo che parla del suo caso sarebbe equilibrato ricordarlo.

    > Pertini al tempo del fascismo, Anna Kuliscioff al
    > tempo dello Zar, Garibaldi al tempo di Carlo
    > Alberto di Savoia, Bettino Craxi al tempo di Mani
    > Pulite, sono tutti stati variamente definiti
    > "esuli" dalla parte che li considerava
    > ingiustamente condannati. Tutti erano stati
    > condannati in patria e sono fuggiti all'estero
    > per non essere
    > arrestati/riarrestati.

    Esule ed esiliato hanno due significati diversi: un esule lo fa volontariamente, un esiliato è condannato da una sentenza a stare lontano dal proprio paese.
    Nel caso di Assange è un termine improprio in tutti e due i casi. Essendo cittadino australiano, e avendo avuto l'intenzione di presentare la propria candidatura alle elezioni, non si capisce esule da chi e da che cosa. In più Assange è desiderato dalla Svezia, uno Stato su cui non ha pubblicato particolari soffiate diplomatiche o di altro tipo, e per reati che meno ideologici di così si fa fatica ad immaginare.


    > Quindi direi che il termine è alquanto
    > consolidato nella lingua italiana...
    >A bocca aperta

    No, nella lingua dei combattenti e degli alternativi, forse. La lingua italiana per fortuna conosce termini come latitante, irreperibile, profugo, richiedente asilo.
  • - Scritto da: Leguleio
    > "un giovane che aveva progetti troppo grandi:
    > liberare il mondo, spargere il sapere, togliere i
    > legacci alla
    > conoscenza.
    "
    >
    > La conoscenza e il sapere non sono gli articoli
    > forniti da JSTOR. ╚ molto, molto di più (a
    > cominciare dal fatto che quegli articoli bisogna
    > leggerli e capirliSorride
    > )

    E a parte te qui sopra chi altri lo avrebbe detto?
    Non vedo riferimenti a JSTOR nell'articolo vedo riferimenti a Swartz che è stato condannato a una pena risibilmente sproporzionata con l'evidente intento di "dare una lezione".
    Ne Swartz ne Mantellini hanno mai detto che JSTOR siano "la conoscenza e il sapere" tout court.
    A proposito di capire quel che si legge.
    non+autenticato
  • il mito del sogno americano non è quello di Swartz e Snowden, è invece quello di partire da zero e fare un mucchio di soldi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > il mito del sogno americano non è quello di
    > Swartz e Snowden, è invece quello di partire da
    > zero e fare un mucchio di
    > soldi.

    ... e poi ricominciare daccapo. Che è? il gioco dell'oca o monopoli?
  • Il vero sogno americano

    non+autenticato
  • mantellini mi sei piaciuto una cifra
    non+autenticato