Claudio Tamburrino

Datagate, la riforma dell'NSA che non basta

Obama annuncia cambiamenti nelle regole dell'agenzia di sicurezza a stelle e strisce: troppo poco e troppo tardi, secondo gli attivisti e i colossi della Rete

Roma - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato una serie di riforme con cui intende metter mano alla materia della sorveglianza a stelle e strisce e ai poteri dellaNational Security Agency (NSA), le cui intercettazioni di massa sono finite al centro delle polemiche scatenate dalla rivelazioni diffuse dall'ex spia Edward Snowden. O, almeno, queste erano le promesse.

Obama ha annunciato diversi cambiamenti, ma alla base della prossima riforma sembra infatti esservi un approccio particolare, che non ha convinto gli osservatori: partendo da una definizione restrittiva di ciò che costituisce "spionaggio", il Presidente parla di "limitazioni nell'utilizzo dei dati dei cittadini ottenuti", ma non aggiunge nulla rispetto alla loro raccolta. Insomma, sembra lasciare aperta la strada alle intercettazioni di massa: quando arriva a parlare dell'argomento, oltretutto, si riferisce esclusivamente alle telefonate intercettate tramite gli strumenti normativi previste dalla sezione 215 del Patriot Act.

Inoltre Obama, cercando di mostrare interesse nei confronti delle proteste delle aziende ICT, ha affermato di voler permettere maggiore trasparenza, in particolare lasciando loro la possibilità di pubblicare le informazioni relative alle richieste di dati che ricevono dalle autorità; inoltre nella corte segreta che vigila sulle operazioni di spionaggio all'estero, la Foreign Intelligence Surveillance Court, entreranno membri con competenze in tecnologia e in libertà civili.
Era molto atteso l'intervento di Washington sulle questioni che circondano l'operato della NSA e su quelle zone d'ombra della legislazione statunitense in materia di intercettazioni (in particolare per ciò che riguarda i cittadini a stelle e strisce all'estero finiti nella rete di spionaggio destinata ai non americani). E come per tutte le cose molto attese, le valutazioni sono molto diverse, e molte insoddisfatte.

Mentre, infatti, la riforma è stata accolta con favore dal segretario della Difesa Chich Hagel e dal Direttore dell'Intelligence James Clapper, le associazioni di categoria e gli osservatori hanno dimostrato molta freddezza rispetto alla proposta di riforma.

La mancata attenzione rispetto ai dettagli relativi a tutti i possibili tipi di intercettazione di massa è alla base della critica di ACLU.
Secondo il vertice legale di EFF Cindy Cohn, inoltre, quanto fatto non è affatto sufficiente: "Il Presidente ha fatto molti passi per riformare l'NSA, ma c'è ancora molto da fare". Nel dettaglio secondo EFF nel discorso di Obama si sente la mancata menzione di nuovi strumenti crittografici a tutela dei dati digitali, di una normativa chiara in materia di trasparenza e della cosiddetta data retention, nonché della necessità di richiedere un mandato (con conseguente vaglio del potere giudiziario) per effettuare qualsiasi intercettazione. Obama, inoltre, non parla mai delle intercettazioni effettuate fuori dagli Stati Uniti in base al famigerato Executive Order 12333.

Anche Julian Assange è intervenuto in risposta al discorso di Obama: ci è andato pesante e, ironizzando, ha dichiarato che "deve essere pesante per un capo di stato andare avanti 40 minuti senza dire praticamente nulla". L'ironia - evidentemente - serve al leader di Wikileaks per introdurre l'argomento che lo interessa maggiormente: il mancato riferimento da parte del Presidente USA ad una modifica della normativa in materia di segreti di Stato e del trattamento degli informatori come lui ed Edward Snowden, senza il quale lo scandalo Datagate non sarebbe mai scoppiato.

Anche le aziende ICT non sono sembrate entusiaste del discorso di Obama e, con un comunicato congiunto che vede parlare insieme Google, Yahoo, Microsoft, AOL, LinkedIn, Facebook, Twitter ed Apple, hanno riferito di apprezzare "i progressi fatti su punti fondamentali", ma che al contempo "occorre continuare a lavorare" su di essi e su quelli ancora non affrontati.

Claudio Tamburrino
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