Luca Annunziata

Huawei Ascend P6, il cinese elegante

Lo smartphone è tra i più sottili e raffinati sul mercato. E testimonia che la strada intrapresa da Huawei punta a coniugare qualità e convenienza. Con qualche compromesso

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Roma - La prima cosa che colpisce afferrando l'Ascend P6 di Huawei è il peso: per un telefono così sottile ci si aspetterebbe un peso piuma, e invece è solido e ben presente nel palmo della mano. È un po' il marchio di fabbrica del prodotto cinese, realizzato tenendo ben presente la lezione Apple per ciò che riguarda i materiali e le finiture, pur non dimenticando la sua origine asiatica. Nel complesso, se si dovesse riassumere in una parola l'intero P6, quella che più calza è senz'altro "solido": il telefono della linea Ascend è ben piazzato su molti fronti, non eccelle sempre ma non sfigura mai, e il suo rapporto prezzo-prestazioni è uno dei più interessanti sul mercato.

L'hardware
Dalle foto dell'Ascend P6 è evidente: lo smartphone in questione paga un pesante dazio di immagine all'iPhone Apple, in particolare per quanto riguarda l'abbinamento alluminio-vetro che domina il frontale. Non c'è alcuna ritrosia nell'ammettere che effettivamente le somiglianze ci sono tutte, ma Huawei ha fatto qualcosa di più che solo clonare un iPhone: se il posteriore del telefono è in alluminio spazzolato, come solo dall'iPhone 5 in poi, la disposizione dei pulsanti sul solo fianco destro del terminale assieme a due sportelli (uno per la SIM e uno per la MicroSD), così come la rifinitura dei bordi (soprattutto dello spigolo inferiore) si distaccano dalla fonte di ispirazione. Ad esempio, Huawei rispolvera un dettaglio che un tempo era imprescindibile sui cellulari e che negli ultimi anni è andato un po' in disuso: il LED di notifica, che si accende per segnalare se c'è un messaggio in attesa, se la batteria è scarica o se il ciclo di ricarica è completo.

Vale la pena insomma, dato per assodato che una somiglianza tra il P6 e l'iPhone c'è, andare oltre e valutare il telefono per quello che è in grado di offrire. Il corpo del P6 è ben costruito, "solido" è ancora il modo migliore di dirlo. Lo schermo di Gorilla Glass è ampio, 4,7 pollici e realizzato con tecnologia IPS, ma non così grande da costringere a usare due mani per riuscire a raggiungerne tutte le estremità: la risoluzione è solo 720p, ma nell'uso quotidiano è davvero poco influente visto che si tratta di un bello schermo di ottima qualità e con una resa dei colori piuttosto efficace (e persino parzialmente modificabile nelle opzioni). In più, come accade su alcuni modelli Nokia, funziona anche con i guanti: una peculiarità che non dispiace. A parte i pulsanti per accensione e volume, non ci sono altri tasti: questa è una differenza sostanziale rispetto all'iPhone, visto che come i più recenti e avanzati smartphone Android il P6 demanda i controlli a tre tasti software che appaiono e scompaiono sulla parte bassa dello schermo quando ce ne è bisogno.
A una prima occhiata pare mancare la presa per le cuffie, il classico jack da 3,5mm: eppure c'è un auricolare nella confezione (che comprende pure una cover, un valore aggiunto). Guardando bene si scopre che c'è un piccolo bottoncino in basso a sinistra sul fianco del terminale: vista la collocazione lì per lì viene da pensare si tratti di uno stilo, e invece è il modo in cui Huawei ha deciso di mettere a disposizione la clip per aprire lo sportellino della SIM e della SD. Tolto il cappuccio si può accedere al jack da 3,5 pollici, con l'evidente vantaggio di avere sempre con sè l'utensile necessario a cambiare SIM o scheda di memoria, e lo svantaggio di dover ogni volta badare a dove lo si mette quando si vuole usare le cuffie, per non correre il rischio di perderlo.

Esteticamente non c'è molto altro da dire, se non che il P6 è davvero un telefono tanto sottile: in un mondo in cui le misure si differenziano ormai per frazioni di millimetro è difficile stabilire se sia davvero il più sottile in circolazione, di sicuro 132,5x65,5x6,2mm sono valori di tutto rispetto. In 120g di peso ci entra anche una batteria da 2.000mAh, anche questo non un valore in assoluto da record ma adeguato. Il vero pezzo forte dell'offerta è sotto la scocca, dove palpitano un cuore quad-core da 1,5GHz, 2GB di RAM e 8GB di storage (espandibile): la CPU è un chip prodotto dalla stessa Huawei, e ben si destreggia nell'uso quotidiano, supportata dalla memoria che basta e avanza per l'Android 4.2.2 installato.

Sul piano della connettività, di nuovo, non manca nulla: WiFi, Bluetooth 3.0, GPS, bussola, accelerometro, HSDPA. La capacità in ricezione dell'antenna, posta sui fianchi come nel caso di iPhone e del Nokia Lumia 925, è in linea con la concorrenza. La ricarica avviene tramite una porta micro-USB sulla parte superiore della scocca, mentre l'altoparlante si trova in basso sul posteriore: non male, considerate le dimensioni, la resa in fatto di volume. Le fotocamere, posteriore da 8 megapixel (f/2.0, molto luminosa, con una distanza minima di messa a fuoco di solo 4cm) con flash LED e anteriore da 5 megapixel, sono di buona fattura: Huawei non ne può fare probabilmente un cavallo di battaglia per il terminale rispetto alla concorrenza, ma sono più che adeguate per gli scatti e riprese più comuni di uno smartphone. Soprattutto quella frontale è un autentico paradiso dei selfie: rispetto alla media è in grado di restituire molti più dettagli, ed è un fattore da non sottovalutare vista l'esplosione del fenomeno e di app come Instagram e Vine. C'è anche un software di correzione dell'immagine a bordo, chiamato IMAGESmart, che aiuta a ottenere gli scatti migliori ottimizzando l'utilizzo del sensore posteriore retroilluminato.

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