Alfonso Maruccia

Silenzio, Chrome ti ascolta

Il browser Google pare un po' troppo di manica larga nel concedere autorizzazioni eterne per l'utilizzo del microfono locale ai siti Web. Mountain View si trincera dietro lo standard W3C

Roma Google Chrome ascolta sempre quel che dice l'utente, basta fornire il permesso di accesso al microfono a un particolare sito/app web e il gioco è fatto. Non si tratta di un bug ma del normale funzionamento di uno standard stabilito dal World Wide Web Consortium (W3C), sostiene per tutta risposta Google. La faccenda è stata individuata dallo sviluppatore Tal Ater, che ha avvertito Mountain View dell'esistenza del problema - con tanto di codice proof-of-concept per dimostrarne la pericolosità - già dallo scorso settembre.

All'origine del baco c'è la gestione dei permessi di accesso al microfono da parte di Chrome; più in particolare, una volta abilitato un sito HTTPS all'uso del microfono ulteriori istanze di quello stesso sito non faranno più alcuna richiesta di accesso.


Aprendo una finestra di pop-up "nascosta" dietro quella del browser, dunque, Ater ha fatto in modo di continuare a registrare le comunicazioni intercettate dal microfono del PC anche dopo la chiusura della scheda da cui era partita la registrazione.
Google ha ammesso l'esistenza del problema e ha promesso allo sviluppatore il pagamento di una taglia di 30.000 dollari, ma dopo 4 mesi la patch ancora non si è fatta vedere: una ulteriore comunicazione proveniente dal Googleplex parla di indagini ancora in corso e di pericolo immediato inesistente, visto che l'utente deve prima abilitare il riconoscimento vocale per un sito web. "La funzionalità rispetta gli attuali standard W3C" continua Google, "e noi continuiamo a lavorare per migliorarla".

Alfonso Maruccia
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