Diebold ritira l'aggressione al Web

Importante vittoria per i sostenitori della libertà di espressione dopo che l'azienda ha annunciato di non voler più perseguire chi ha criticato la sicurezza dei suoi sistemi. EFF denuncia Diebold per minacce inconsistenti

San Jose (USA) - Un caso che è seguito con estremo interesse negli Stati Uniti per le implicazioni sulla libertà di espressione e di critica, si è risolto nelle scorse ore con l'annuncio dell'azienda che ne era coinvolta di non voler proseguire nel denunciare chi aveva pubblicato online materiali considerati riservati dalla società.

Il caso è quella della Diebold Inc., azienda che produce sistemi di voto elettronico, finita sulla graticola nelle scorse settimane dopo che migliaia di documenti arrivati sulla rete avevano rivelato alcuni importanti buchi di sicurezza nelle macchine touch-screen messe a punto dal produttore per raccogliere i suffragi.

La prima reazione della società alla disseminazione online di quei contenuti era stata l'invio di decine di lettere di diffida a ricercatori, ingegneri, studenti e provider, tutti considerati colpevoli di violazione di copyright per la pubblicazione di quei documenti. Diebold si era mossa appellandosi a quanto previsto dal famigerato Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge americana sul copyright nell'era digitale.
Vista la delicatezza dei sistemi realizzati da Diebold e dunque il pubblico interesse sulla vicenda, l'invio delle diffide aveva suscitato un vespaio e fatto entrare in scena la Electronic Frontier Foundation (EFF), la storica associazione che si batte per le libertà digitali.

Ora Diebold ha dichiarato di non voler procedere con le denunce minacciate nelle diffide senza però soffermarsi a spiegare il motivo di questo cambio di rotta. Una spiegazione è arrivata invece dai legali della EFF secondo cui "questa è una grande vittoria che dimostra che abbiamo armi dalla nostra parte per difendere la libertà di espressione da soverchianti leggi sul copyright e preservare internet come luogo per il pubblico dibattito. Il punto che stiamo cercando di dimostrare è che non si può andare in giro a sparare minacce legali che non hanno senso giuridico".

Per dimostrare questo punto e proprio come previsto dal DMCA, EFF ha intenzione di continuare la sua battaglia contro Diebold affinché paghi per intimidazione di provider. "La loro minaccia - spiegano alla EFF - era che se non si cancellavano quei materiali loro avrebbero potuto procedere con le denunce. Senza aver mai ottenuto una ordinanza federale hanno però convinto tanti a rimuovere quei dati dai loro siti. E' stato un colpo alla libertà di espressione che ha fermato il dibattito sulla sicurezza del voto elettronico senza neppure portare il tutto dinanzi ad un giudice".

Come forma di ammonizione, comunque, un portavoce Diebold ha dichiarato che l'azienda continuerà a monitorare l'uso che viene fatto dei propri dati e ha sottolineato che "in futuro" si riserva il diritto di "proteggere le nostre informazioni proprietarie".
TAG: censura
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