Claudio Tamburrino

Datagate, fuori i dati FISA

Mentre negli Stati Uniti ed in Germania i tribunali devono affrontare le prime conseguenze delle rivelazioni di Snowden, i colossi ICT sfoderano i nuovi dati sulle operazioni dell'intelligence

Datagate, fuori i dati FISARoma - Le aziende coinvolte dalle richieste di dati da parte dell'intelligence hanno iniziato a divulgare i numeri delle intercettazioni di massa salite agli onori della cronaca grazie alle indiscrezioni divulgate dall'ex spia Edward Snowden.

Proprio in seguito alle polemiche sollevate dal cittadino americano ora in fuga in Russia, che da ultimo ha messo in guardia dalle intercettazioni effettuate attraverso le reti WiFi degli aeroporti canadesi dalle spie con la foglia d'acero della CSEC (Communications Security Establishment Canada), tempestivamente smentite da Ottawa, prima le aziende ICT sono uscite allo scoperto con le proteste contro le richieste di dati personali dei propri utenti che erano state costrette a passare alle autorità, poi le autorità avevano provato a render conto di tali comportamenti promettendo cambiamenti e concedendo nel frattempo maggiore trasparenza.

Così, se la via della riforma sembra ancora lunga e frastagliata (la proposta del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha scontentato praticamente tutti gli osservatori), il Dipartimento di Giustizia a stelle e strisce (Department of Justice, Doj) ha concesso a Microsoft, Google, Apple, Yahoo! e agli altri colossi di settore nuove possibilità di disclosure che possano garantire quanto meno maggiore trasparenza riguardo alle pratiche di intelligence, permettendo loro di divulgare i "dati aggregati" relativi alle richieste di informazioni sugli utenti provenienti direttamente dal governo, con "range numerici specifici" (con incrementi di 250 richieste in 250), ma senza particolari dettagliati.
Le aziende ICT non si sono lasciate pregare e non hanno perso tempo: dopo il tempestivo intervento di Apple con le nuove regole, è ora giunto il turno di Google, Yahoo!, LinkedIn, Tumblr e Microsoft che sono scese nei dettagli circa gli account degli utenti cui Washington ha fatto accesso, però con un ritardo almeno semestrale rispetto alla data delle richieste delle autorità.

Così, ora riferiscono che nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2013 ognuna di esse ha ricevuto meno di mille richieste totali (che possono però riguardare ognuna un gran numero di account).

Nel dettaglio ciò significa che Microsoft ha fornito contenuti relativi a una cifra compresa tra i 15mila e i 16mila account, Google tra i 9mila ed i 10mila, Facebook tra i 5mila ed i 6mila, Yahoo tra i 30mila ed i 30mila, LinkedIn è invece il fanalino di coda con un numero compreso tra 0 e 249, comprensivi sia delle richieste FISA che di quelle National Security Letters (NSL). Tumblr, poi, riferisce di aver ricevuto 462 richieste di accesso a dati relativi a 529 URL diversi, il 76 per cento delle quali evase. Inoltre, per limitare i problemi evidenziati dal Datagate, ha annunciato di aver implementato il supporto sulla sua piattaforma della sicurezza SSL, anche se non attivo di default.

Inoltre, i numeri divulgati mostrano una curva particolare: nei primi sei mesi del 2009 Google aveva passato alle autorità dati relativi a meno di 2.999 account, saliti tra i 12mila ed i 12.999 nella seconda metà del 2012, per poi scendere nel periodo successivo. E simile è la curva delle richieste di accesso ricevute da Redmond.

Nonostante la richiesta di Mountain View di divulgare quanto meno anche i dati divisi per probabili cause di richiesta, le aziende non sono potute scendere nei dettagli né rispetto a questo né rispetto al tipo di contenuti interessati, a parte la distinzione tra dati relativi a "contenuti degli utenti" (presumibilmente email et similia) e a "non contenuti".

Con questa piccola apertura, insomma, Washington sembra voler svuotare il mare di polemiche con il più classico dei cucchiaini. Ma mentre nei palazzi del potere si continua a discutere sul da farsi, i tribunali devono vedersela con le conseguenze.

Così negli Stati Uniti Jamshid Muhtorov è il primo imputato ad invocare il quarto emendamento per dichiarare inaccettabili le prove raccolte a suo carico attraverso le intercettazioni che ora si suppone illegali e in Germania, da ultimo, il gruppo di hacker Chaos Computer Club ha denunciato il Governo tedesco ed il Presidente dei servizi segreti locali per la collaborazione avuta con l'NSA ai danni della privacy dei cittadini.

Claudio Tamburrino
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