Gaia Bottà

USA, studenti studiati da Gmail

Mountain View analizza anche le email degli studenti registrati ai propri servizi dedicati alla formazione. Un gruppo di cittadini chiede giustizia, Google li rassicura riguardo alla privacy

Roma - Non è un mistero che Google monitori le email scambiate dai propri utenti, le analizzi con l'attenzione necessaria a creare dei profili che facciano da bersaglio per pubblicità tagliata su misura. Trasformare degli studenti in un target, però, potrebbe essere illegale.

A sostenerelo, un gruppo di nove cittadini statunitensi registrati al servizio di Google Apps for Education: gli strumenti messi a disposizione da Mountain View, che comprendono Gmail, si insinuerebbero nella vita scolastica dei discenti estrapolando le informazioni utili a inquadrarli in categorie da vendere agli inserzionisti. Poco importa che la Grande G offra il servizio dedicato agli studenti disabilitando l'advertising: gli utenti sono comunque sottoposti a monitoraggio e profilazione e Google, pur non negandolo, eviterebbe di segnalarlo con chiarezza ai propri utenti. Per questo motivo l'accusa denuncia Google per violazione delle leggi che negli States regolano le intercettazioni, con l'aggravante di scontrarsi con il Family Educational Rights and Privacy Act (FERPA), che protegge i dati afferenti all'istruzione e alle istituzioni che la amministrano.

Google, che nel presentare il proprio servizio sostiene di garantire la privacy dei propri utenti anche in ottemperanza al FERPA, ha spiegato che l'analisi delle email, pur non essendo asservita alla pubblicità, resta indispensabile per assicurare la protezione da spam e malware, per rilevare e segnalare l'importanza delle comunicazioni ricevute, per garantire il controllo ortografico. Per permettere a Gmail di agire da segretaria a favore dei propri utenti, come Google già aveva sottolineato presso un tribunale californiano nel contesto di un altro caso che verte sulla privacy degli utenti del servizio.
Gli studenti che si sono ora schierati contro Google stanno tentando di trasformare la loro denuncia in una class action. Un obiettivo che appare però arduo alla luce dell'ultima decisione emessa nel quadro della causa legale californiana di cui sopra: il giudice Lucy Koh ha appena negato ai numerosi cittadini statunitensi schierati contro Google di fare quadrato per far valere le proprie ragioni. Google, nel corso di questo procedimento, ha sempre assicurato la legalità delle propria pratiche di data mining e il rispetto della riservatezza degli utenti: di fronte al tribunale ha altresì approfondito i meccanismi che supportano il proprio sistema di analisi e profilazione, denominato Content Onebox. Meccanismi i cui dettagli è però probabile rimangano avvolti nell'ombra.

Gaia Bottà
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