Gaia Bottà

UE: la data retention non è valida

La Direttiva del 2006 non pone limiti alla raccolta dei dati: garantisce alle autorità la possibilità di ricostruire la vita dell'individuo senza offrire adeguate garanzie e tutele. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea la dichiara non valida: e ora che succede?

UE: la data retention non è validaRoma - La Direttiva che dal 2006 impone l'obbligo di conservazione dei dati relativi alle comunicazioni dei cittadini europei è risultato di un compromesso sbilanciato: privilegia la tutela della sicurezza nel contesto europeo ma finisce per calpestare il diritto dei cittadini a non vivere asfissiati da un controllo costante, che si estende dalle comunicazioni alle reti di relazioni e agli spostamenti fisici. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea si è espressa: la direttiva 2006/24/CE è stata invalidata.

Fin da prima della sua approvazione, quando l'Italia per una volta si muoveva in anticipo sull'Europa, salvo poi riallinearsi, la Direttiva Europea ha suscitato accesi dibattiti e proteste: l'obbligo di conservare per un minimo di 6 mesi e un massimo di due anni i dati relativi alle comunicazioni e alle sessioni online dei cittadini è subito stato tacciato da istituzioni, da esperti e dalla società civile di essere un modo per istituire delle pratiche di intercettazione di massa. Anche l'associazione di attivisti Digital Rights Ireland (DRI) si era mobilitata: aveva denunciato presso la High Court irlandese l'incostituzionalità delle leggi che il paese stava recependo su ordine dell'Europa. La denuncia di Digital Rights Ireland, insieme ad altri casi sollevati in Austria presso la Corte Costituzionale locale, intendevano dimostrare come l'obbligo di conservazione dei dati imposto agli operatori delle comunicazioni esponesse la vita privata dell'individuo ad un costante controllo: una violazione dei diritti dei cittadino che non avrebbe saputo compensare i benefici tratti dalla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, a cui la data retention offre strumenti di indagine e di accertamento.

Già il parere dell'Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea Cruz Villalón, emesso nel mese di dicembre scorso, condannava la Direttiva come uno strumento di controllo del cittadino: i lunghi tempi di conservazione, la natura dei dati raccolti, la mancata regolamentazione delle pratiche di archiviazione e stoccaggio dei dati, frammentate fra i paesi membri, avevano indotto l'Avvocato Generale a suggerire una riscrittura della normativa. La Corte di Giustizia si è trovata d'accordo, dichiarando non valida la Direttiva.
In primo luogo la Corte di Giustizia esamina le prescrizioni della Direttiva e i dati che impone agli operatori di conservare, dai metadati relativi ai mittenti e ai destinatari della comunicazioni e dei loro apparecchi, passando per la loro posizione, per arrivare fino ai dati relativi agli accessi a Internet, alle email e alle conversazioni intrattenute online: l'insieme di questi record, spiega, possono fornire indicazioni assai precise sulla vita privata dei soggetti i cui dati sono conservati, come le abitudini quotidiane, i luoghi di soggiorno permanente o temporaneo, gli spostamenti giornalieri o di diversa frequenza, le attività svolte, le relazioni sociali e gli ambienti sociali frequentati". Tutto il necessario, dunque, per consentire alle autorità di indagare sui più vari misfatti, ma anche per delineare la vita di un individuo nelle sue abitudini e nelle sue relazioni personali. Il necessario, si osservava già in uno studio condotto in Germania nel 2008, ad atterrire il cittadino più consapevole, comprimendo la sua spontaneità.

La Corte di Giustizia lo spiega a chiare lettere: la conservazione automatica dei dati perché possano essere consultati dalle autorità senza che il cittadino ne sia informato, rappresenta un'ingerenza "particolarmente grave nei i diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati di carattere personale" e "può ingenerare negli interessati la sensazione che la loro vita privata sia oggetto di costante sorveglianza".

Senza dubbio, riconosce la Corte, la Direttiva sulla data retention persegue degli obiettivi condivisibili: è vero che il contenuto delle comunicazioni non è conservato, come non sono conservati i tracciati di navigazione nel rispetto della privacy del cittadino, è vero che il quadro normativo opera per un obiettivo di interesse generale quale la pubblica sicurezza. Si tratterebbe però di una questione di proporzione, e di equilibrio: nel combattere crimini e terrorismi, nel tutelare la sicurezza dell'individuo, la Direttiva non sa operare il corretto bilanciamento con l'altrettanto fondamentale diritto ad una vita privata e alla protezione dei dati personali, garantiti dall'articolo 7 e dell'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e finisce per incidere anche sulla libera manifestazione del pensiero tutelata dall'articolo 11. Per ottenere questo bilanciamento manca di fatto la regolamentazione necessaria a limitare la conservazione dei dati allo stretto necessario.

Nella Direttiva, e nei recepimenti degli stati membri, non compaiono eccezioni e differenziazioni nelle regole di conservazione, di accesso e nei tempi di conservazione dei dati, mancano i criteri che guidino le autorità nell'accesso ai dati e nel loro utilizzo, rispetto al fine perseguito e nel rispetto dei diritti del cittadino. È così che le autorità dei paesi europei possono procedere alla consultazione dei dati in caso di "reati gravi", la cui definizione è demandata al quadro normativo del singolo stato; è così che possono agire senza il controllo di un giudice o di una autorità amministrativa indipendente, senza alcuna delimitazione di natura materiale e procedurale che sappia tutelare il cittadino.

Altro difetto della Direttiva, l'incapacità di proteggere i database dagli abusi: agli operatori è concessa troppa discrezionalità, anche sulla base dei costi stimati per la messa in sicurezza dei dati. Si finisce così per esporre alle intrusioni dati che tanto sanno rivelare riguardo ai cittadini UE, senza garantirne la distruzione effettiva una volta terminato il periodo di conservazione e senza la possibilità di esercitare un efficace controllo sulle pratiche degli operatori, in quanto la Direttiva non prevede che i dati debbano essere conservati sul suolo dell'Unione Europea.

Sono queste le motivazioni che hanno spinto la Corte di Giustizia dell'Unione Europea a dichiarare l'invalidità della direttiva 2006/24/CE, che ha modificato la Direttiva 2002/58/CE per incardinarvi gli obblighi di "conservazione dei dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione".

La soddisfazione dei cittadini europei è palpabile: dagli attivisti di Digital Rights Ireland, che festeggiano una sentenza tanto attesa, capace finalmente di "rilevare che il monitoraggio generalizzato dell'intera popolazione è inaccettabile in una società democratica", passando per Privacy International, che sottolinea come le rivelazioni del Datagate, molte delle quali investono dati della stessa natura di quelli raccolti dall'entrata in vigore della Direttiva, abbiano finalmente smosso le coscienze. Anche la cittadina Vivian Reding, vicepresidente della Commissione Europea, manifesta il proprio assenso rimarcando la necessità di un equo bilanciamento del diritto alla sicurezza e del diritto alla protezione dei dati personali, così come il Garante privacy italiano, che in un comunicato ribadisce i rischi della conservazione dei dati di traffico senza regole adeguate.




Ma questo indispensabile riequilibrio sarà un obiettivo da conquistare gradualmente. Se la stessa Commissione Europea già nel 2011 aveva gettato le basi per una revisione della Direttiva evidenziandone risultati e criticità, e se le autorità europee hanno già avviato le operazioni guidate dal Commissario Cecilia Malmström, non è chiaro cosa accadrà nell'immediato.

L'Europa ha implementato in maniera frammentata la Direttiva 2006/24/CE: alcuni stati sono stati sanzionati per non averla recepita prontamente e non è chiaro il trattamento che verrà loro riservato, alcuni stati membri come la Germania ne hanno rigettato il recepimento, così come la Repubblica Ceca, la Romania e in parte Cipro e Bulgaria. Non è altresì chiaro, dal momento che la data retention è stata ritenuta invalida così come descritta dalla Direttiva, se gli operatori potranno chiedere giustizia o rimborsi rispetto ai costi sostenuti per adeguarsi a un quadro normativo non più valido.

In questo limbo normativo, le autorità europee per ora non sembrano offrire chiarezza: "le legislazioni nazionali devono essere aggiornate solo riguardo agli aspetti che creano attriti con il quadro normativo europeo dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. - si legge in un memo - Inoltre, una rilevazione di invalidità della Direttiva non impedisce agli stati membri di imporre la conservazione dei dati sulla base della direttiva e-Privacy (2002/58/CE)". Non è dato sapere se il quadro normativo europeo tornerà ora a far riferimento alle vecchie prescrizioni della formulazione originale della direttiva del 2002, né quale sarà il procedimento di adeguamento che percorreranno gli stati membri.

Gaia Bottà
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18 Commenti alla Notizia UE: la data retention non è valida
Ordina
  • 8 anni. Questi sono più lenti perfino della nostra Corte Costituzionale (ie: 7 anni per dire che la legge elettorale e' incostituzionale); il fatto e' che possono intervenire solo dopo il termine dell'iter giudiziario interno allo stato membro.

    Immagino quanti soldi lo stato debba dare a quelli che non solo sono stati indagati (es: io), ma addirittura condannati e si son fatti qualche mese di galera.
  • > Immagino quanti soldi lo stato debba dare a
    > quelli che non solo sono stati indagati (es: io),
    > ma addirittura condannati e si son fatti qualche
    > mese di
    > galera.

    Sí, ti hanno condannato perché non gli piacevano i numeri di telefono che chiamavi, oppure i siti che visitavi. Il reato di "brutte frequentazioni".
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Immagino quanti soldi lo stato debba dare a
    > > quelli che non solo sono stati indagati (es:
    > io),
    > > ma addirittura condannati e si son fatti
    > qualche
    > > mese di
    > > galera.
    >
    > Sí, ti hanno condannato perché non gli
    > piacevano i numeri di telefono che chiamavi,
    > oppure i siti che visitavi. Il reato di "brutte
    > frequentazioni".
    Silvio?A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: 2014
    > - Scritto da: Leguleio
    > > > Immagino quanti soldi lo stato debba
    > dare
    > a
    > > > quelli che non solo sono stati indagati
    > (es:
    > > io),
    > > > ma addirittura condannati e si son fatti
    > > qualche
    > > > mese di
    > > > galera.
    > >
    > > Sí, ti hanno condannato perché non gli
    > > piacevano i numeri di telefono che chiamavi,
    > > oppure i siti che visitavi. Il reato di
    > "brutte
    > > frequentazioni".
    > Silvio?A bocca aperta

    Forse! Rotola dal ridere
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Immagino quanti soldi lo stato debba dare a
    > > quelli che non solo sono stati indagati (es:
    > io),
    > > ma addirittura condannati e si son fatti
    > qualche
    > > mese di
    > > galera.
    >
    > Sí, ti hanno condannato perché non gli
    > piacevano i numeri di telefono che chiamavi,
    > oppure i siti che visitavi. Il reato di "brutte
    > frequentazioni".

    No, il problema non e' quello. Il problema e' che puoi essere facilmente manipolato sostanzialmente da chiunque.
    Puoi pensare ad esempio al ciclo mestruale femminile e le conseguenze sull'umore del soggetto; sapere quando ha il ciclo permette di fare dei calcoli opportunistici per sfruttare (a danno dell'individuo manipolato) questo fenomeno naturale. E analogamente con qualunque altra informazione.

    Quindi capisci bene come normative e tecnologie che obbligano alla full disclosure sono semplicemente criminali. In teoria i governi dovrebbero tutelare da questo genere di problemi, non incentivare gli abusi.
  • > > Sí, ti hanno condannato perché non gli
    > > piacevano i numeri di telefono che chiamavi,
    > > oppure i siti che visitavi. Il reato di "brutte
    > > frequentazioni".
    >
    > No, il problema non e' quello. Il problema e' che
    > puoi essere facilmente manipolato sostanzialmente
    > da
    > chiunque.

    Urca.


    > Puoi pensare ad esempio al ciclo mestruale
    > femminile e le conseguenze sull'umore del
    > soggetto; sapere quando ha il ciclo permette di
    > fare dei calcoli opportunistici per sfruttare (a
    > danno dell'individuo manipolato) questo fenomeno
    > naturale. E analogamente con qualunque altra
    > informazione.

    ????

    > Quindi capisci bene come normative e tecnologie
    > che obbligano alla full disclosure sono
    > semplicemente criminali. In teoria i governi
    > dovrebbero tutelare da questo genere di problemi,
    > non incentivare gli
    > abusi.

    ?????????
  • Come dicono gli inglese "Keep calm and nto culu!!"A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > Come dicono gli inglese "Keep calm and nto
    > culu!!"
    >A bocca aperta

    Brucia eh...
  • perché vi ostinate a parlare di intercettazioni di massa? Sapete cosa vuol dire intercettare?

    Un'intercettazione, ancorché telematica, si verifica nel momento in cui si carpisce, all?insaputa dei soggetti coinvolti nella comunicazione, il contenuto del messaggio trasmesso; perché si possa parlare di ?intercettazione?, il messaggio deve giungere integralmente al suo destinatario previsto.

    Un log non è altro che un documento storico del fatto che Tizio ha interagito con Caio in data X alle ore Y, usando l'IP K (se traffico telematico) e nient'altro (diversamente è un atto illegale). A tal proposito rammento l'intervento del Garante Italiano per la Protezione dei Dati Personali, che con provvedimento doc.web 1524263 del 24 Gennaio 2008 al al punto 3 co.2 ha vietato alle società di telecomunicazioni la conservazione, in qualsiasi forma (sia URL che IP) e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti, e ha imposto la cancellazione di questi dati, i quali a volte comprendevano persino le interrogazioni degli utenti ai motori di ricerca.

    Alla luce di ciò, ditemi voi come una persona vittima di un reato può trovare giustizia in un paese dove, oltre a volerci un 10-enni per arrivare ad una sentenza defintiva, non si ha alcun obbligo formale di:
    1. proteggere un rete wifi;
    2. adottare misure robuste per l'identificazione dei contratti telefonici;
    3. tener traccia di "chi" fa cosa, visto che mi è parso di capire che i limiti dell'art.132 D. Lvo 196/2003 verranno ulteriormente ristretti, se non aboliti!

    Io credo che dovremmo preoccuparci più del come vengo trattati i dati, invece che abolirli a monte. Questo perché siamo tutti bravi ad innegiare alla libertà assoluta ... quando non siamo vittime di reati!
  • > perché vi ostinate a parlare di intercettazioni
    > di massa? Sapete cosa vuol dire
    > intercettare?

    Nessuno parla di intercettare. Si parla di tutela della privacy.
    Le intercettazioni fanno qualcosa di più che violare la privacy: violano il diritto alle comunicazioni private, art. 15 della Costituzione, e non a caso solo un giudice può disporle.


    > Alla luce di ciò, ditemi voi come una persona
    > vittima di un reato può trovare giustizia in un
    > paese dove, oltre a volerci un 10-enni per
    > arrivare ad una sentenza defintiva, non si ha
    > alcun obbligo formale
    > di:
    > 1. proteggere un rete wifi;

    Ma questo che c'entra? Chi la lascia aperta si espone ai reati che compiono terzi sulla linea, e alle conseguenti indagini e interrogatori della polizia, e non è una passeggiata. Affari loro.


    > 2. adottare misure robuste per l'identificazione
    > dei contratti
    > telefonici;

    Cosa sono le misure robuste?


    > 3. tener traccia di "chi" fa cosa, visto che mi è
    > parso di capire che i limiti dell'art.132 D. Lvo
    > 196/2003 verranno ulteriormente ristretti, se non
    > aboliti!

    Eh sì.
    Vecchio sistema di indagine: taccuino degli appunti, interrogatori, e pedinamenti. Hai presente Maigret?


    > Io credo che dovremmo preoccuparci più del come
    > vengo trattati i dati, invece che abolirli a
    > monte. Questo perché siamo tutti bravi ad
    > innegiare alla libertà assoluta ... quando non
    > siamo vittime di
    > reati!

    Adesso tutti i reati sono compiuti attraverso il telefono o internet! Andiamo, solo una minima parte vengono smascherati con l'analisi del traffico.
  • - Scritto da: Leguleio

    > Chi la lascia aperta si espone ai reati
    > che compiono terzi sulla linea, e
    > alle conseguenti indagini e interrogatori
    > della polizia, e non è una passeggiata.
    > Affari loro.

    Basta dire (e dimostrare) che la propria rete non è protetta, che subito la polizia è costretta a prendere atto di ciò e ad andarsene via con la coda tra le gambe.
    non+autenticato
  • > > Chi la lascia aperta si espone ai reati
    > > che compiono terzi sulla linea, e
    > > alle conseguenti indagini e interrogatori
    > > della polizia, e non è una passeggiata.
    > > Affari loro.
    >
    > Basta dire (e dimostrare) che la propria rete non
    > è protetta, che subito la polizia è costretta a
    > prendere atto di ciò e ad andarsene via con la
    > coda tra le
    > gambe.

    Sì sì, lascia aperta una connessione e aspetta che qualche malitenzionato la usi, poi vedi se la polizia se ne va quando vuoi tu, e come vuoi tu. Forse hai visto troppe serie de La Squadra o di Carabinieri .
  • Da quanto la responsabilità è dell'intestatario ?A bocca aperta
  • - Scritto da: Leguleio

    > Sì sì, lascia aperta una connessione e aspetta

    Già fatto, mai successo nulla.

    > poi vedi se la polizia se ne va quando vuoi tu,
    > e come vuoi tu.

    Hai capito male: non se ne va "quando voglio io", ma semplicemente quando capsiscono che non c'è più trippa per gatti.

    E' già stato assodato più volte in diversi precedenti che di fronte a reti sprotette, l'intestatario sostanzialmente non è più responsabile di nulla (eccetto della mancata messa in sicurezza della rete stessa o robe simili).

    > Forse hai visto troppe serie de La
    > Squadra
    o di Carabinieri

    No, ma in compenso coi carabinieri [reali] c'ho già avuto a che fare. E come tutti non vedono l'ora di finire il turno e di andarsene a casa.
    non+autenticato
  • > > Sì sì, lascia aperta una connessione e aspetta
    >
    > Già fatto, mai successo nulla.

    In questo senso dicevo "aspetta".Sorride
    Non è finita qui.



    > > poi vedi se la polizia se ne va quando vuoi tu,
    > > e come vuoi tu.
    >
    > Hai capito male: non se ne va "quando voglio io",
    > ma semplicemente quando capsiscono che non c'è
    > più trippa per
    > gatti.

    Be' sì, magari dopo averti fatto perdere mezza giornata al commissariato, o dopo aver interrogato tutte le persone che abitano nell'appartamento.
    Poi quelli più abili vanno a suonare il campanello a casa dei vicini e a chiedere se uno di loro si è per caso connesso all'utenza sprotetta del vicino di casa melkitsedeq, e quando, e per quanto. Tutte circostanze delle quali hai un intenso bisogno, vero?



    > E' già stato assodato più volte in diversi
    > precedenti che di fronte a reti sprotette,
    > l'intestatario sostanzialmente non è più
    > responsabile di nulla (eccetto della mancata
    > messa in sicurezza della rete stessa o robe
    > simili).

    Su questo siamo d'accordo. Le forze dell'ordine sono molto brave a far capire che è il caso di proteggere la rete Wi-Fi senza dirlo esplicitamente.


    > > Forse hai visto troppe serie de La
    > > Squadra
    o di Carabinieri
    >

    > No, ma in compenso coi carabinieri [reali] c'ho
    > già avuto a che fare. E come tutti non vedono
    > l'ora di finire il turno e di andarsene a
    > casa.

    Dipende dalla gravità del fatto compiuto con la tua rete Wi-Fi. E dipende anche se sono a inizio turno o alla fine. Se sono all'inizio, il tempo per rompere le scatole ce l'hanno eccome.
  • - Scritto da: peppespe

    > Alla luce di ciò, ditemi voi come una persona
    > vittima di un reato può trovare giustizia in un
    > paese dove, oltre a volerci un 10-enni per
    > arrivare ad una sentenza defintiva, non si ha
    > alcun obbligo formale
    > di:
    > 1. proteggere un rete wifi;
    > 2. adottare misure robuste per l'identificazione
    > dei contratti
    > telefonici;
    > 3. tener traccia di "chi" fa cosa, visto che mi è
    > parso di capire che i limiti dell'art.132 D. Lvo
    > 196/2003 verranno ulteriormente ristretti, se non
    > aboliti!

    Alla luce di cio' dimmi tu come si fa ad ammazzare o rubare (che sono questi i reati, da 5000 anni a questa parte), mediante una wifi non protetta.

    > Io credo che dovremmo preoccuparci più del come
    > vengo trattati i dati, invece che abolirli a
    > monte. Questo perché siamo tutti bravi ad
    > innegiare alla libertà assoluta ... quando non
    > siamo vittime di reati!

    Se ti sparano, ti stuprano o ti rigano la macchina, i dati non servono proprio a niente.
  • - Scritto da: peppespe
    > perché vi ostinate a parlare di intercettazioni
    > di massa? Sapete cosa vuol dire
    > intercettare?

    Zi ... lo so io, lo so io, le so TUTTEEEE!!!

    Intercettare e' impiegare protocolli di routing proattivi al fine di determinare chi ha avuto contatti con chi altro, dove, e quando. In pratica anche la bolletta telefonica e' una intercettazione.



    > Un'intercettazione, ancorché telematica, si
    > verifica nel momento in cui si carpisce,
    > all?insaputa dei soggetti coinvolti nella
    > comunicazione, il contenuto del messaggio
    > trasmesso; perché si possa parlare di
    > ?intercettazione?, il messaggio deve giungere
    > integralmente al suo destinatario
    > previsto.

    Questa definizione l'hai presa sul Manuale del Piccolo Giurista Europeo by Viviane Reading?

    Inter-Capere, "prendere fra" ovvero "prendere una cosa in transito", esempio: "il terzino destro intercetta la palla".
    Pertanto si, qualunque informazione non strettamente necessaria all'operatività tecnica della rete e' una intercettazione; legittima o solo resa legale (ie: abuso legittimo di autorità) e' altro discorso, dibattito, ancora tristemente aperto, degli ultimi decenni; come puoi vedere dall'articolo in oggetto.
    Pertanto si, anche i c.d. "metadati" (tu li chiami "log") sono intercettazioni e, non essendo strettamente necessari alla funzione (ie: comunicazione privata), costituiscono potenziale eccesso di autorità.

    > Un log non è altro che un documento storico del
    > fatto che Tizio ha interagito con Caio in data X
    > alle ore Y, usando l'IP K (se traffico
    > telematico) e nient'altro (diversamente è un atto
    > illegale). A tal proposito rammento l'intervento
    > del Garante Italiano per la Protezione dei Dati
    > Personali, che con provvedimento doc.web 1524263
    > del 24 Gennaio 2008 al al punto 3 co.2 ha vietato
    > alle società di telecomunicazioni la
    > conservazione, in qualsiasi forma (sia URL che
    > IP) e grado di dettaglio, di informazioni sui
    > siti visitati dagli utenti, e ha imposto la
    > cancellazione di questi dati, i quali a volte
    > comprendevano persino le interrogazioni degli
    > utenti ai motori di
    > ricerca.

    E le mie pippe, quelle vere e quelle false (ie: greasemonkey a clickare compulsivamente su youporn). Dicasi "rumore statistico" il suono del ticchettio della tastiera del BOFH che esce dal monitor e mangia gli Ignavi... questa sul suddetto manuale non c'e'.

    > Alla luce di ciò, ditemi voi come una persona
    > vittima di un reato può trovare giustizia in un
    > paese dove, oltre a volerci un 10-enni per
    > arrivare ad una sentenza defintiva, non si ha
    > alcun obbligo formale
    > di:
    > 1. proteggere un rete wifi;

    Perché occorre proteggere l'accesso se esiste la cifratura end-to-end? Proteggere l'accesso implica l'impossibilità di condividere il mezzo fisico di trasmissione (ie: etere) e quindi, tanto per fare un esempio, di dover moltiplicare la quantità di emissioni radioelettriche nell'aria, farsi interferenza a vicenda invece di massimizzare le risorse trasmissive, etc.

    > 2. adottare misure robuste per l'identificazione
    > dei contratti
    > telefonici;

    Perche' occorre identificare? Qual'e' il bene giuridico oggetto di tutela tale da richiedere ulteriori costi necessari a sostenere una identificazione granulare degli accessi?

    > 3. tener traccia di "chi" fa cosa, visto che mi è
    > parso di capire che i limiti dell'art.132 D. Lvo
    > 196/2003 verranno ulteriormente ristretti, se non
    > aboliti!

    Beh... se contestualmente spendono soldi in sicurezza reale (ie: obbligare le aziende a vendere solo prodotti sufficientemente sicuri), costipare il Buco Analogico non e' male...

    > Io credo che dovremmo preoccuparci più del come
    > vengo trattati i dati, invece che abolirli a
    > monte. Questo perché siamo tutti bravi ad
    > innegiare alla libertà assoluta ... quando non
    > siamo vittime di
    > reati!

    Credo tu non abbia la minima idea di cosa stai parlando.
  • Che succederà?
    Che una marea di procedimenti verranno invalidati perché partiti con prove illegalmente acquisite.
    Bene così.
    Internet non si tocca.