Luca Annunziata

A Google piacciono i siti cifrati

Matt Cutts dice a una conferenza che il ranking dei siti che hanno a cuore la privacy degli utenti potrebbe aumentare. Ma non č una mossa immediata, non č una decisione semplice

Roma - I siti che impiegano una connessione cifrata per comunicare con i navigatori potrebbe essere mostrati più in alto nei risultati delle ricerche su Google: il ranking di questi siti potrebbe essere innalzato secondo Matt Cutts, noto googler che da molto tempo è l'interfaccia pubblica tra la community dei webmaster e Mountain View, per privilegiare la scelta da parte dei netizen di quei servizi che meglio garantiscano la riservatezza delle comunicazioni. Si tratta solo di un'ipotesi, ma l'idea di Google se messa in pratica potrebbe cambiare di molto i connotati al World Wide Web.

La SEO, Search Engine Optimization, non è una scienza esatta: il funzionamento di Google è un segreto ben custodito, e l'azienda rilascia solo linee guida generiche che soprattutto sono volte a evitare taluni comportamenti giudicati dannosi (per esempio finiscono penalizzati i domini su cui Google individua del malware). L'introduzione della discriminante sulla cifratura sarebbe solo un altro parametro da considerare, tra gli oltre 200 circa su cui si basa il ranking di Mountain View, ma potrebbe anche avere un effetto boomerang: se i siti meno raccomandabili adottassero in massa la cifratura, e per questo ricevessero una promozione indebita sulle pagine dei risultati di Google (SERP, Search Engine Result Page), l'idea svelata da Cutts si ritorcerebbe contro le intenzioni dei creatori dell'algoritmo.

Cutts ha precisato, dopo il suo intervento a una conferenza pubblica, che le discussioni in tal senso sono ancora agli inizi in seno all'azienda, e che l'ipotesi che un sito raggiungibile tramite "https" possa essere premiato rispetto a un semplice "http" è ancora molto vaga (annunci in tal senso non ce ne sono). La cifratura, bug a parte (vedi alla voce: Heartbleed), dovrebbe permettere di migliorare di molto la sicurezza delle informazioni in transito tra il computer o lo smartphone dell'utente finale e il servizio da lui scelto su Internet: una mossa intelligente soprattutto (ma non solo) per proteggersi dagli occhi e orecchie indiscrete governative, un pensiero ricorrente nel post-Datagate. (L.A.)
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