Claudio Tamburrino

Cassazione, diffamazione su Facebook come altrove

La Cassazione riconosce che in Rete la legge non si applica diversamente: se anche senza fare nomi Ŕ possibile capire chi si sta insultando, il reato sussiste su Facebook proprio come in piazza

Roma - La Corte di Cassazione ha condannato un uomo per aver insultato su Facebook un collega: pur non nominandolo mai, è stata rilevata l'intenzione di pronunciare una fraseálesiva dell'altrui reputazione in grado di essere colta anche solo da una piccola cerchia di persone, con sufficienti particolari per rendere identificabile il destinatario degli insulti.

Il caso che ha portato a questa decisione riguarda un maresciallo della Guardia di Finanza che - frustrato per essere stato sostituito in un incarico - aveva scritto sul proprio profilo Facebook espressioni ingiuriose evidentemente indirizzate al collega subentrato al suo posto e definito "raccomandato e leccaculo" (con l'aggiunta di un'espressione volgare riferita alla moglie di quest'ultimo).

Secondo il tribunale militare di Roma ciò costituisce una forma di diffamazione e così aveva deciso di condannare il maresciallo a tre mesi di reclusione, sentenza poi ribaltata della Corte di Appello che aveva assolto l'uomo perché non nominava mai l'oggetto della sua sfuriata.
Il procuratore generale militare, tuttavia, ha deciso di impugnare questa nuova sentenza ricorrendo alla Corte di Cassazione che ha deciso che, anche se il nome del collega non è mai stato citato, si tratta di una frase diffamatoria il cui bersaglio risulta evidente dal contesto: "Ai fini dell'integrazione del reato di diffamazione - si legge nella sentenza 16712 della Cassazione - è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa".
Facendo un ragionamento ulteriore la Corte arriva a dire che "il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una fraseálesiva dell'altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due": nel caso in questione, secondo la Corte, la frase era "ampiamente accessibile, essendo indicata sul cosiddetto profilo", nella parte relativa all'occupazione del maresciallo, e l'identificazione della persona offesa favorita dall'avverbio "attualmente" riferita alla funzione di comando rivestita.

La particolarità del contesto della vicenda, quello del social network, pare dunque solo legata al fatto che questo - contenendo informazioni sulla persona che diffama e sulle sue relazioni con il diffamato - racchiude in sé tutti gli indizi necessari a individuare il destinatario degli insulti.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàGrecia, il politico contro WikipediaUn admin della versione ellenica dell'enciclopedia finisce in tribunale con l'accusa di diffamazione. Accusato di aver riportato, citando la fonte, le dichiarazioni del suocero Andreas Papandreou sul genero Theodoros Katsanevas
  • AttualitàCourtney Love, nessun cinguettio diffamanteL'ex-moglie di Kurt Cobain assolta grazie alla sua scarsa dimestichezza nell'uso di Twitter. La rocker avrebbe comunque espresso una semplice opinione in 140 caratteri contro il suo ex-avvocato
79 Commenti alla Notizia Cassazione, diffamazione su Facebook come altrove
Ordina
  • A lasciarsi andare su facebook a commenti poco accorti si perde il posto di lavoro in banca:

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizi...
  • Motori di ricerca, siti, eccetera, sono stati bloccati o multati per "contenuti" caricati da "utilizzatori" mentre qui si va dritto all' utente!?
    non+autenticato
  • > Motori di ricerca, siti, eccetera, sono stati
    > bloccati o multati per "contenuti" caricati da
    > "utilizzatori" mentre qui si va dritto all'
    > utente!?

    C'era il suo nome e cognome.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Motori di ricerca, siti, eccetera, sono stati
    > > bloccati o multati per "contenuti" caricati
    > da
    > > "utilizzatori" mentre qui si va dritto all'
    > > utente!?
    >
    > C'era il suo nome e cognome.

    Quindi ci sono gli estremi dell'infermita' mentale o dell'incapacita' di intendere e di volere.
  • > > > Motori di ricerca, siti, eccetera, sono
    > stati
    > > > bloccati o multati per "contenuti"
    > caricati
    > > da
    > > > "utilizzatori" mentre qui si va dritto
    > all'
    > > > utente!?
    > >
    > > C'era il suo nome e cognome.
    >
    > Quindi ci sono gli estremi dell'infermita'
    > mentale o dell'incapacita' di intendere e di
    > volere.

    Probabilmente per te sarebbe preferibile ottenere l'infermità mentale anziché ricevere un'ammenda come condanna.
    Questione di gusti. Forse ti deluderà sapere che la maggior parte dei cittadini a una condanna per diffamazione sopravvive, e anche a due, a tre... Ma l'idea di essere interdetti a vita è un passettino oltre, se permetti.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > > Motori di ricerca, siti, eccetera,
    > sono
    > > stati
    > > > > bloccati o multati per "contenuti"
    > > caricati
    > > > da
    > > > > "utilizzatori" mentre qui si va
    > dritto
    > > all'
    > > > > utente!?
    > > >
    > > > C'era il suo nome e cognome.
    > >
    > > Quindi ci sono gli estremi dell'infermita'
    > > mentale o dell'incapacita' di intendere e di
    > > volere.
    >
    > Probabilmente per te sarebbe preferibile ottenere
    > l'infermità mentale anziché ricevere un'ammenda
    > come
    > condanna.
    > Questione di gusti.

    Non sono gusti, sono dati di fatto.
    Il palesare la propria identita' in rete e' un comportanento rischioso che mette in pericolo l'incolumita' propria ed altrui.
    (E questa condanna lo dimostra).
    Quindi chiunque tenga una condotta pericolosa per se' e per gli altri puo' essere considerato infermo mentalmente.

    > Forse ti deluderà sapere che
    > la maggior parte dei cittadini a una condanna per
    > diffamazione sopravvive, e anche a due, a tre...
    > Ma l'idea di essere interdetti a vita è un
    > passettino oltre, se
    > permetti.

    Interdetti a vita? Da che?
    L'infermita' mentale la si invoca solo per ottenere una sentenza di non condanna, e poi arrivederci e grazie.
  • > > Probabilmente per te sarebbe preferibile
    > ottenere
    > > l'infermità mentale anziché ricevere
    > un'ammenda
    > > come
    > > condanna.
    > > Questione di gusti.
    >
    > Non sono gusti, sono dati di fatto.
    > Il palesare la propria identita' in rete e' un
    > comportanento rischioso che mette in pericolo
    > l'incolumita' propria ed
    > altrui.
    > (E questa condanna lo dimostra).

    Sarei in principio anche d'accordo, ma se Librofacce scopre che hai un'identità falsa ti cancella il profilo. Sei fra l'incudine e il martello: decidi tu quel è il meno peggio.Deluso
    In ogni caso diversi weblogger, anche in Italia, sono registrati col nome e cognome vero, e scrivono ciò che credono.


    > Quindi chiunque tenga una condotta pericolosa per
    > se' e per gli altri puo' essere considerato
    > infermo
    > mentalmente.

    "Pericolosa" nel senso che rischiano una querela.
    Non nel senso che attentano alla salute o alla vita altrui.Sorride
    La legge con "pericoloso" considera solo l'ultimo caso.


    > > Forse ti deluderà sapere che
    > > la maggior parte dei cittadini a una
    > condanna
    > per
    > > diffamazione sopravvive, e anche a due, a
    > tre...
    > > Ma l'idea di essere interdetti a vita è un
    > > passettino oltre, se
    > > permetti.
    >
    > Interdetti a vita? Da che?
    > L'infermita' mentale la si invoca solo per
    > ottenere una sentenza di non condanna, e poi
    > arrivederci e
    > grazie.

    No, arrivederci e grazie per quanto riguarda la vicenda processuale.
    L'infermità mentale comporta, fra l'altro, l'annullabilità dei contratti sottoscritti. Compreso il testamento.
    Nei casi più gravi anche l'interdizione.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 18 aprile 2014 11.07
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > Probabilmente per te sarebbe preferibile
    > > ottenere
    > > > l'infermità mentale anziché ricevere
    > > un'ammenda
    > > > come
    > > > condanna.
    > > > Questione di gusti.
    > >
    > > Non sono gusti, sono dati di fatto.
    > > Il palesare la propria identita' in rete e'
    > un
    > > comportanento rischioso che mette in pericolo
    > > l'incolumita' propria ed
    > > altrui.
    > > (E questa condanna lo dimostra).
    >
    > Sarei in principio anche d'accordo, ma se
    > Librofacce scopre che hai un'identità falsa ti
    > cancella il profilo.

    Sai che mi frega, tanto era falso.

    > Sei fra l'incudine e il
    > martello: decidi tu quel è il meno peggio.
    >Deluso

    No, io non sono tra l'incudine e il martello.
    Io sono fuori da li', e me ne sto a guardare il martello che picchia sull'incudine e tutti quelli a cui piace stare in mezzo.

    > In ogni caso diversi weblogger, anche in Italia,
    > sono registrati col nome e cognome vero, e
    > scrivono ciò che credono.

    Blogger di cucina, di oroscopi o di altri argomenti che non pestano i calli.
    Altrimenti, chiediti perche', hanno tutti grane e fastidi, o un sacco di soldi.

    > > Quindi chiunque tenga una condotta
    > pericolosa
    > per
    > > se' e per gli altri puo' essere considerato
    > > infermo
    > > mentalmente.
    >
    > "Pericolosa" nel senso che rischiano una querela.

    Pericolosa nel senso piu' generico.
    Anche incorrere in grane giudiziarie e' considerato un pericolo.

    > Non nel senso che attentano alla salute o alla
    > vita altrui.
    >Sorride
    > La legge con "pericoloso" considera solo l'ultimo
    > caso.

    Il buon senso considera pericoloso tutto cio' che ti impedisce di tornare nel tuo letto la sera.

    > > > Forse ti deluderà sapere che
    > > > la maggior parte dei cittadini a una
    > > condanna
    > > per
    > > > diffamazione sopravvive, e anche a due,
    > a
    > > tre...
    > > > Ma l'idea di essere interdetti a vita è
    > un
    > > > passettino oltre, se
    > > > permetti.
    > >
    > > Interdetti a vita? Da che?
    > > L'infermita' mentale la si invoca solo per
    > > ottenere una sentenza di non condanna, e poi
    > > arrivederci e
    > > grazie.
    >
    > No, arrivederci e grazie per quanto riguarda la
    > vicenda
    > processuale.
    > L'infermità mentale comporta, fra l'altro,
    > l'annullabilità dei contratti sottoscritti.
    > Compreso il testamento.

    Questo e' un problema tra l'infermo e chi ha contratti con lui.
    Non e' certo un problema del querelante diffamato.

    > Nei casi più gravi anche l'interdizione.

    Che resta una questione tra l'interdetto e i suoi familiari, in cui il querelante diffamato non deve mettere becco.

    E comunque sussiste anche l'infermita' temporanea, quella che mi permette di diffamarti, invocarla, e sfangarla.
  • > > > Non sono gusti, sono dati di fatto.
    > > > Il palesare la propria identita' in
    > rete
    > e'
    > > un
    > > > comportanento rischioso che mette in
    > pericolo
    > > > l'incolumita' propria ed
    > > > altrui.
    > > > (E questa condanna lo dimostra).
    > >
    > > Sarei in principio anche d'accordo, ma se
    > > Librofacce scopre che hai un'identità falsa
    > ti
    > > cancella il profilo.
    >
    > Sai che mi frega, tanto era falso.

    A te magari non ti frega, ma quando uno ha un profilo con molti contenuti e una serie di seguaci...


    > > Sei fra l'incudine e il
    > > martello: decidi tu quel è il meno peggio.
    > >Deluso
    >
    > No, io non sono tra l'incudine e il martello.
    > Io sono fuori da li', e me ne sto a guardare il
    > martello che picchia sull'incudine e tutti quelli
    > a cui piace stare in
    > mezzo.

    Se sei fuori da facebook allora perché ne parli?
    Lascia che siano quelli che lo usano ad esprimersi sul punto.



    > > In ogni caso diversi weblogger, anche in
    > Italia,
    > > sono registrati col nome e cognome vero, e
    > > scrivono ciò che credono.
    >
    > Blogger di cucina, di oroscopi o di altri
    > argomenti che non pestano i
    > calli.

    Qualcuno deve parlare anche di quelle cose.

    > Altrimenti, chiediti perche', hanno tutti grane e
    > fastidi, o un sacco di
    > soldi.

    Perché il giornalismo d'inchiesta è fatto così, per natura. Non credere che alla Gazzetta di Cuasso al Monte oppure al tg di TeleSpello non arrivino querele.
    Chi ha paura degli artigli felini non fa il domatore di tigri al circo. E così chi ha paura delle querele non fa giornalismo d'inchiesta. Ci sono molte altre scelte nella vita.


    > > > Quindi chiunque tenga una condotta
    > > pericolosa
    > > per
    > > > se' e per gli altri puo' essere
    > considerato
    > > > infermo
    > > > mentalmente.
    > >
    > > "Pericolosa" nel senso che rischiano una
    > querela.
    >
    > Pericolosa nel senso piu' generico.
    > Anche incorrere in grane giudiziarie e'
    > considerato un
    > pericolo.

    Fra poco sarà pericoloso anche rispondere ai tuoi interventi: il pericolo di perdere tempo è concreto.



    > > Non nel senso che attentano alla salute o
    > alla
    > > vita altrui.
    > >Sorride
    > > La legge con "pericoloso" considera solo
    > l'ultimo
    > > caso.
    >
    > Il buon senso considera pericoloso tutto cio' che
    > ti impedisce di tornare nel tuo letto la
    > sera.

    Lascia stabilire alla legge quali sono i pericoli da cui proteggere la popolazione.


    > > > L'infermita' mentale la si invoca solo
    > per
    > > > ottenere una sentenza di non condanna,
    > e
    > poi
    > > > arrivederci e
    > > > grazie.
    > >
    > > No, arrivederci e grazie per quanto riguarda
    > la
    > > vicenda
    > > processuale.
    > > L'infermità mentale comporta, fra l'altro,
    > > l'annullabilità dei contratti sottoscritti.
    > > Compreso il testamento.
    >
    > Questo e' un problema tra l'infermo e chi ha
    > contratti con
    > lui.
    > Non e' certo un problema del querelante diffamato.

    No. Infatti non parlavamo più del querelante.
    Parlavamo dell'imputato: il riconoscimento di infermità mentale non è una passeggiata priva di conseguenze, anche se torna comoda perché permette di non essere puniti per diffamazione.
    Paga il risarcimento, che è meglio.


    > E comunque sussiste anche l'infermita'
    > temporanea, quella che mi permette di diffamarti,
    > invocarla, e
    > sfangarla.

    Sì, ma anche quella va dimostrata con cura, e va dimostrato che lo stato di infermità è realmente cessato. Tu la fai facile.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > > Non sono gusti, sono dati di fatto.
    > > > > Il palesare la propria identita' in
    > > rete
    > > e'
    > > > un
    > > > > comportanento rischioso che mette
    > in
    > > pericolo
    > > > > l'incolumita' propria ed
    > > > > altrui.
    > > > > (E questa condanna lo dimostra).
    > > >
    > > > Sarei in principio anche d'accordo, ma
    > se
    > > > Librofacce scopre che hai un'identità
    > falsa
    > > ti
    > > > cancella il profilo.
    > >
    > > Sai che mi frega, tanto era falso.
    >
    > A te magari non ti frega, ma quando uno ha un
    > profilo con molti contenuti e una serie di
    > seguaci...

    Se ha scelto di affidare la propria privacy e quella dei suoi seguaci a fessbuk, l'interdizione se la merita.

    Esiste ancora usenet, dove chiunque puo' esibire un profilo al riparo dei predatori di dati, e consentire a i seguaci di seguirlo nel piu' totale anonimato.

    > > > Sei fra l'incudine e il
    > > > martello: decidi tu quel è il meno
    > peggio.
    > > >Deluso
    > >
    > > No, io non sono tra l'incudine e il martello.
    > > Io sono fuori da li', e me ne sto a guardare
    > il
    > > martello che picchia sull'incudine e tutti
    > quelli
    > > a cui piace stare in
    > > mezzo.
    >
    > Se sei fuori da facebook allora perché ne parli?

    Perche' esiste.
    Come esiste il vaiolo, la peste bubbonica, la tubercolosi, l'ebola, l'antrace...
    Solo che per queste esiste una cura.

    > Lascia che siano quelli che lo usano ad
    > esprimersi sul punto.

    Vallo a dire ai contagiati di ebola.

    > > > In ogni caso diversi weblogger, anche in
    > > Italia,
    > > > sono registrati col nome e cognome
    > vero,
    > e
    > > > scrivono ciò che credono.
    > >
    > > Blogger di cucina, di oroscopi o di altri
    > > argomenti che non pestano i
    > > calli.
    >
    > Qualcuno deve parlare anche di quelle cose.

    Nessuno glielo impedisce, ma non sono quelle cose il punto.

    > > Altrimenti, chiediti perche', hanno tutti
    > grane
    > e
    > > fastidi, o un sacco di
    > > soldi.
    >
    > Perché il giornalismo d'inchiesta è fatto così,
    > per natura. Non credere che alla
    > Gazzetta di Cuasso al Monte
    oppure al
    > tg di TeleSpello non arrivino querele.

    Non lo credo.
    Dico soltanto che basterebbe depenalizzare o abrogare questi reati insulsi per abbattere il numero di querele del 99%.

    > Chi ha paura degli artigli felini non fa il
    > domatore di tigri al circo. E così chi ha paura
    > delle querele non fa giornalismo d'inchiesta. Ci
    > sono molte altre scelte nella vita.

    Non sono gli artigli, il problema coi grossi felini.
    Sono le zanne.

    > > > > Quindi chiunque tenga una condotta
    > > > pericolosa
    > > > per
    > > > > se' e per gli altri puo' essere
    > > considerato
    > > > > infermo
    > > > > mentalmente.
    > > >
    > > > "Pericolosa" nel senso che rischiano una
    > > querela.
    > >
    > > Pericolosa nel senso piu' generico.
    > > Anche incorrere in grane giudiziarie e'
    > > considerato un
    > > pericolo.
    >
    > Fra poco sarà pericoloso anche rispondere ai tuoi
    > interventi: il pericolo di perdere tempo è
    > concreto.

    Si chiama sfinimento.
    E' una strategia di guerra che puo' attuare chi non teme il tempo, contro quelli che hanno fretta.

    > > > Non nel senso che attentano alla salute
    > o
    > > alla
    > > > vita altrui.
    > > >Sorride
    > > > La legge con "pericoloso" considera solo
    > > l'ultimo
    > > > caso.
    > >
    > > Il buon senso considera pericoloso tutto
    > cio'
    > che
    > > ti impedisce di tornare nel tuo letto la
    > > sera.
    >
    > Lascia stabilire alla legge quali sono i pericoli
    > da cui proteggere la
    > popolazione.

    No, se permetti decido io quali sono i pericoli da cui proteggo me stesso.
    La legge mette un cartello con il limite di 50. Ma questo non mi garantisce la sopravvivenza se attraverso la strada senza guardare.


    > > Non e' certo un problema del querelante
    > diffamato.
    >
    > No. Infatti non parlavamo più del querelante.
    > Parlavamo dell'imputato: il riconoscimento di
    > infermità mentale non è una passeggiata priva di
    > conseguenze, anche se torna comoda perché
    > permette di non essere puniti per
    > diffamazione.
    > Paga il risarcimento, che è meglio.

    Meglio per chi?

    > > E comunque sussiste anche l'infermita'
    > > temporanea, quella che mi permette di
    > diffamarti,
    > > invocarla, e
    > > sfangarla.
    >
    > Sì, ma anche quella va dimostrata con cura, e va
    > dimostrato che lo stato di infermità è realmente
    > cessato. Tu la fai facile.

    Io presento un certificato medico.
    E a quel punto e' il tuo perito a dover dimonstrarne l'infondatezza.
  • > > A te magari non ti frega, ma quando uno ha un
    > > profilo con molti contenuti e una serie di
    > > seguaci...
    >
    > Se ha scelto di affidare la propria privacy e
    > quella dei suoi seguaci a fessbuk, l'interdizione
    > se la
    > merita.
    >
    > Esiste ancora usenet, dove chiunque puo' esibire
    > un profilo al riparo dei predatori di dati, e
    > consentire a i seguaci di seguirlo nel piu'
    > totale
    > anonimato.

    Ad alcuni piace Facebook, oh bella.


    > > Se sei fuori da facebook allora perché ne
    > parli?
    >
    > Perche' esiste.
    > Come esiste il vaiolo, la peste bubbonica, la
    > tubercolosi, l'ebola,
    > l'antrace...
    > Solo che per queste esiste una cura.

    La campagna contro Facebook è fuori luogo in questa discussione.



    > > Lascia che siano quelli che lo usano ad
    > > esprimersi sul punto.
    >
    > Vallo a dire ai contagiati di ebola.

    Testimonianze su come ci si senta ad esserne contagiati le possono dare solo loro. Chi sei tu per sostituirti?



    > > > Blogger di cucina, di oroscopi o di
    > altri
    > > > argomenti che non pestano i
    > > > calli.
    > >
    > > Qualcuno deve parlare anche di quelle cose.
    >
    > Nessuno glielo impedisce, ma non sono quelle cose
    > il
    > punto.

    Il punto è che la gente vuole la botte piena e la moglie ubriaca.
    In soldoni: vogliono poter vomitare il loro odio su tutti e tutto, ed avere il salvacondotto del "giornalismo" e del "diritto di critica".
    Il mondo non funziona così, cocchi.Sorride
    Costruitevene uno su misura, se ne avete tanto bisogno, quello reale è diverso. Ficoso


    > > Perché il giornalismo d'inchiesta è fatto
    > così,
    > > per natura. Non credere che alla
    > > Gazzetta di Cuasso al Monte

    > oppure
    > al
    > > tg di TeleSpello non arrivino querele.
    >
    > Non lo credo.
    > Dico soltanto che basterebbe depenalizzare o
    > abrogare questi reati insulsi per abbattere il
    > numero di querele del
    > 99%.

    E invece la proposta di riforma non è passata al parlamento:

    http://www.lastampa.it/2012/11/26/italia/politica/...

    Per la cronaca, abbassava la pena del carcere nel massimo da tre anni, come è fin dal 1931, ad uno.
    E non ci sono segnali che venga ripresentata in questa legislatura.
    Questo è il mondo in cui ti tocca vivere.



    > > Chi ha paura degli artigli felini non fa il
    > > domatore di tigri al circo. E così chi ha
    > paura
    > > delle querele non fa giornalismo
    > d'inchiesta.
    > Ci
    > > sono molte altre scelte nella vita.
    >
    > Non sono gli artigli, il problema coi grossi
    > felini.
    > Sono le zanne.

    Qualsiasi cosa, fosse anche il pelo striato. Criterio noto come "coscienza dei propri limiti".


    > > Fra poco sarà pericoloso anche rispondere ai
    > tuoi
    > > interventi: il pericolo di perdere tempo è
    > > concreto.
    >
    > Si chiama sfinimento.
    > E' una strategia di guerra che puo' attuare chi
    > non teme il tempo, contro quelli che hanno
    > fretta.

    Mi stai facendo perdere tempo, ma non sono affatto sfinito.


    > > Lascia stabilire alla legge quali sono i
    > pericoli
    > > da cui proteggere la
    > > popolazione.
    >
    > No, se permetti decido io quali sono i pericoli
    > da cui proteggo me
    > stesso.
    > La legge mette un cartello con il limite di 50.
    > Ma questo non mi garantisce la sopravvivenza se
    > attraverso la strada senza
    > guardare.

    Ma è ovvio, tu decidi secondo coscienza cosa è salutare per te. Ma non pretendere di imporre la tua visione dei pericoli a tutti quanti. Non aspettarti che la professione di giornalista sia equiparata a quella di soldato di prima linea, che mi dicono abbia indennità di rischio notevoli nello stipendio, perché così non è.


    > > No. Infatti non parlavamo più del querelante.
    > > Parlavamo dell'imputato: il riconoscimento di
    > > infermità mentale non è una passeggiata
    > priva
    > di
    > > conseguenze, anche se torna comoda perché
    > > permette di non essere puniti per
    > > diffamazione.
    > > Paga il risarcimento, che è meglio.
    >
    > Meglio per chi?

    Per la tua vita sociale.


    > > > E comunque sussiste anche l'infermita'
    > > > temporanea, quella che mi permette di
    > > diffamarti,
    > > > invocarla, e
    > > > sfangarla.
    > >
    > > Sì, ma anche quella va dimostrata con cura,
    > e
    > va
    > > dimostrato che lo stato di infermità è
    > realmente
    > > cessato. Tu la fai facile.
    >
    > Io presento un certificato medico.
    > E a quel punto e' il tuo perito a dover
    > dimonstrarne
    > l'infondatezza.

    Quando sei circondato da persone che hanno tutto l'interesse ad invalidare gli accordi e le disposizioni da te prese, di certificati medici ne spuntano anche cento.
    Meglio non scavarsi la fossa da soli con una dichiarazione di incapacità di intendere e di volere per evitare una condanna. Si sa come comincia il gioco, ma non si sa come finisce.
  • - Scritto da: Leguleio

    >
    > Ad alcuni piace Facebook, oh bella.

    Ad altri piace l'eroina, oh bella.

    > > > Se sei fuori da facebook allora perché
    > ne
    > > parli?
    > >
    > > Perche' esiste.
    > > Come esiste il vaiolo, la peste bubbonica, la
    > > tubercolosi, l'ebola,
    > > l'antrace...
    > > Solo che per queste esiste una cura.
    >
    > La campagna contro Facebook è fuori luogo in
    > questa discussione.

    No.
    Rileggi l'articolo.

    > > > Lascia che siano quelli che lo usano ad
    > > > esprimersi sul punto.
    > >
    > > Vallo a dire ai contagiati di ebola.
    >
    > Testimonianze su come ci si senta ad esserne
    > contagiati le possono dare solo loro. Chi sei tu
    > per
    > sostituirti?

    Quindi parenti e amici dei contagiati non hanno alcuna voce in capitolo.
    Solo il contagiato, magari neppure piu' in grado di intedere e di volere puo' dire la sua.

    La prossima volta che mi capitera' di soccorrere qualcuno privo di coscienza, gli chiedero' come si sente, prima di fare qualcosa, e se non mi dice che sta male, lo lascio li', va bene?

    > > > > Blogger di cucina, di oroscopi o di
    > > altri
    > > > > argomenti che non pestano i
    > > > > calli.
    > > >
    > > > Qualcuno deve parlare anche di quelle
    > cose.
    > >
    > > Nessuno glielo impedisce, ma non sono quelle
    > cose
    > > il
    > > punto.
    >
    > Il punto è che la gente vuole la botte piena e la
    > moglie ubriaca.
    > In soldoni: vogliono poter vomitare il loro odio
    > su tutti e tutto, ed avere il salvacondotto del
    > "giornalismo" e del "diritto di
    > critica".

    Se questo vuole la gente, che sia.
    E' materia fiscale? No?
    Allora si puo' richiedere l'abrogazione referendaria.

    > Il mondo non funziona così, cocchi.Sorride
    > Costruitevene uno su misura, se ne avete tanto
    > bisogno, quello reale è diverso.
    >Ficoso

    Lo stiamo facendo, con calma e senza fretta.
    Le rivoluzioni si fanno in due modi: o mettendo le teste sotto la ghigliottina o aspettando che sia la natura a fare il suo corso.

    Dovresti ringraziarmi se io preferisco seguire la seconda via.

    > > > Perché il giornalismo d'inchiesta è
    > fatto
    > > così,
    > > > per natura. Non credere che alla
    >
    > > > Gazzetta di Cuasso al Monte

    > > oppure
    > > al
    > > > tg di TeleSpello non arrivino querele.
    > >
    > > Non lo credo.
    > > Dico soltanto che basterebbe depenalizzare o
    > > abrogare questi reati insulsi per abbattere
    > il
    > > numero di querele del
    > > 99%.
    >
    > E invece la proposta di riforma non è passata al
    > parlamento:
    >
    > http://www.lastampa.it/2012/11/26/italia/politica/
    >
    > Per la cronaca, abbassava la pena del carcere nel
    > massimo da tre anni, come è fin dal 1931, ad
    > uno.
    > E non ci sono segnali che venga ripresentata in
    > questa
    > legislatura.

    Aspettiamo la prossima.
    Io non ho fretta.
    E il tempo gioca a mio favore.

    > Questo è il mondo in cui ti tocca vivere.

    Questo e' il mondo costruito da altri prima di me.
    E che ti piaccia o no, io ho la liberta per poterlo modificare.

    > > > Chi ha paura degli artigli felini non
    > fa
    > il
    > > > domatore di tigri al circo. E così chi
    > ha
    > > paura
    > > > delle querele non fa giornalismo
    > > d'inchiesta.
    > > Ci
    > > > sono molte altre scelte nella vita.
    > >
    > > Non sono gli artigli, il problema coi grossi
    > > felini.
    > > Sono le zanne.
    >
    > Qualsiasi cosa, fosse anche il pelo striato.
    > Criterio noto come "coscienza dei propri
    > limiti".

    La coscienza dei propri limiti serve a due cose.
    La prima a imparare a non superarli.
    La seconda ad esercitarsi per farlo senza timore.

    Non esiste limite che non sia stato infranto.

    > > > Fra poco sarà pericoloso anche
    > rispondere
    > ai
    > > tuoi
    > > > interventi: il pericolo di perdere
    > tempo
    > è
    > > > concreto.
    > >
    > > Si chiama sfinimento.
    > > E' una strategia di guerra che puo' attuare
    > chi
    > > non teme il tempo, contro quelli che hanno
    > > fretta.
    >
    > Mi stai facendo perdere tempo, ma non sono
    > affatto sfinito.

    Lo sarai... Non aver fretta.

    > > > Lascia stabilire alla legge quali sono i
    > > pericoli
    > > > da cui proteggere la
    > > > popolazione.
    > >
    > > No, se permetti decido io quali sono i
    > pericoli
    > > da cui proteggo me
    > > stesso.
    > > La legge mette un cartello con il limite di
    > 50.
    > > Ma questo non mi garantisce la sopravvivenza
    > se
    > > attraverso la strada senza
    > > guardare.
    >
    > Ma è ovvio, tu decidi secondo coscienza cosa è
    > salutare per te.

    In caso contrario si applica la legge di Darwin.

    > Ma non pretendere di imporre la
    > tua visione dei pericoli a tutti quanti.

    Ah, no di certo.
    Liberissimo di suicidarti. Basta che non ti butti sotto il treno su cui viaggio, altrimenti ti pigli pure le maledizioni che mi fai arrivare in ritardo.

    > Non
    > aspettarti che la professione di giornalista sia
    > equiparata a quella di soldato di prima linea,
    > che mi dicono abbia indennità di rischio notevoli
    > nello stipendio, perché così non è.

    Non me lo aspetto.
    Ma mi pare che al soldato di prima linea diano un fucile.
    Mentre al giornalista di inchiesta tolgano pure le tutele legali.

    > > > No. Infatti non parlavamo più del
    > querelante.
    > > > Parlavamo dell'imputato: il
    > riconoscimento
    > di
    > > > infermità mentale non è una passeggiata
    > > priva
    > > di
    > > > conseguenze, anche se torna comoda
    > perché
    > > > permette di non essere puniti per
    > > > diffamazione.
    > > > Paga il risarcimento, che è meglio.
    > >
    > > Meglio per chi?
    >
    > Per la tua vita sociale.

    E' un problema mio.
    Mi lasci decidere secondo coscienza cosa è salutare per me?
    O pretendi di imporre la tua visione dei pericoli a tutti quanti?

    > > Io presento un certificato medico.
    > > E a quel punto e' il tuo perito a dover
    > > dimonstrarne
    > > l'infondatezza.
    >
    > Quando sei circondato da persone che hanno tutto
    > l'interesse ad invalidare gli accordi e le
    > disposizioni da te prese, di certificati medici
    > ne spuntano anche cento.

    Non e' il mio caso.

    > Meglio non scavarsi la fossa da soli con una
    > dichiarazione di incapacità di intendere e di
    > volere per evitare una condanna. Si sa come
    > comincia il gioco, ma non si sa come
    > finisce.

    Il gioco non l'ho cominciato io.
    Non sono mica io quello che vuole andare in causa, ma quello strx bstrd che adesso tutto il paese sa che tiene le corna in testa!
  • Oramai non si può dire più nulla, non è stato fatto neanche il nome e quindi il destinatario dell'offesa é implicito e non esplicito, ciò nonostante il mittente é stato condannato...
    Alla faccia della carta dei diritti dell'uomo e della costituzione che "riconoscono la libertà di parola".
  • > Oramai non si può dire più nulla, non è stato
    > fatto neanche il nome e quindi il destinatario
    > dell'offesa é implicito e non esplicito,

    Per la legge non cambia: il destinatario dell'offesa è identificabile.


    > ciò
    > nonostante il mittente é stato
    > condannato...

    Il mittente? Mica era una lettera.
    L'intestatario del profilo Facebook (che, per inciso, se fosse stato sotto falso nome e falsa località non avrebbe identificato la persona diffamata).


    > Alla faccia della carta dei diritti dell'uomo e
    > della costituzione che "riconoscono la libertà di
    > parola".

    La libertà di insulto non è contemplata: in nessuna costituzione e in nessuna convenzione.
  • In una recente conferenza dedicata alla computer forensics, tenutasi al Politecnico di Milano, un certo penalista (G.V.) ha sostenuto, riassumendo, che nella società a venire dovremo convivere con chi "si burla di noi" e che il reato di diffamazione non c'ha più senso di esistere, questo è il futuro!

    Mah! Io direi anche no!
  • - Scritto da: ThEnOra
    > In una recente conferenza dedicata alla computer
    > forensics, tenutasi al Politecnico di Milano, un
    > certo penalista (G.V.) ha sostenuto, riassumendo,
    > che nella società a venire dovremo convivere con
    > chi "si burla di noi" e che il reato di
    > diffamazione non c'ha più senso di esistere,
    > questo è il futuro!
    >
    >
    > Mah! Io direi anche no

    Vabbe ma il ragionamento era un po più ampio
  • Ma non è che ci conosciamo di persona? A bocca aperta
  • - Scritto da: ThEnOra

    > che nella società a venire dovremo convivere con
    > chi "si burla di noi" e che il reato di
    > diffamazione non c'ha più senso di esistere,

    Un adulto saggio e vaccinato "le burle" le ignora (o ci ride sopra).

    Avere a tutti i costi bisogno di "rifarsi" e di punire, significa solo essere ancora a livello infantile.
    non+autenticato
  • > > che nella società a venire dovremo convivere con
    > > chi "si burla di noi" e che il reato di
    > > diffamazione non c'ha più senso di esistere,
    >
    > Un adulto saggio e vaccinato "le burle" le ignora
    > (o ci ride
    > sopra).
    >
    > Avere a tutti i costi bisogno di "rifarsi" e di
    > punire, significa solo essere ancora a livello
    > infantile.

    Non direi: significa avere il senso degli affari. Guarda a quanto ammontano a volte i risarcimenti:

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/03/05/il_giornale_d...

    Non è sempre così, sia chiaro. Ma vale la pena tentare.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > In una recente conferenza dedicata alla computer
    > forensics, tenutasi al Politecnico di Milano, un
    > certo penalista (G.V.) ha sostenuto, riassumendo,
    > che nella società a venire dovremo convivere con
    > chi "si burla di noi" e che il reato di
    > diffamazione non c'ha più senso di esistere,
    > questo è il futuro!
    >
    >
    > Mah! Io direi anche no!


    Io invece sono perfettamente d'accordo con quel penalista.
    Anche a me è capitato di dire che bisognerebbe fare come i bambini (che spesso sono più saggi degli adulti): ad uno che gli dice "cretino!" rispondono "cretino tu!". E di solito tutto finisce lì.
    Se poi uno dei due è cretino e l'altro no, a chi assiste al dibattito spesso è facile riconoscere chi lo è.

    Tra l'altro, il reato di diffamazione come nell'ordinamento italiano è sconcertante, dato che si può essere condannati anche per aver fatto affermazioni vere e dimostratamente vere, basta che il giudice decida che l'affermazione è stata fatta per nuocere alla reputazione di qualcuno.
    Cosa che in altri paesi non è.
    E la legge italiana afferma esplicitamente che per l'imputato di diffamazione NON è possibile discolparsi dimostrando la verità dell'affermazione fatta (tranne limitate eccezioni, per esempio a riguardo di pubblici ufficiali)!

    Il reato di diffamazione, distinto dalla calunnia (quest'ultimo in Italia assurdamente limitato alle accuse false di reato), sta diventando un modo per intimidire e nei fatti di tappare la bocca al prossimo, oggi in particolare in rete, impedendo ogni affermazione critica.
    Lo si vede anche dalla diffusione della censura (ed autocensura) su tanti forum in rete.

    Poi si trova sempre qualcuno che dice che non c'è problema, che si esagera con l'allarme ecc.
    Infatti c'è chi si mette l'elmo da pompiere, lasciando in realtà bruciare la casa.
    non+autenticato
  • > Anche a me è capitato di dire che bisognerebbe
    > fare come i bambini (che spesso sono più saggi
    > degli adulti): ad uno che gli dice "cretino!"
    > rispondono "cretino tu!". E di solito tutto
    > finisce
    > lì.

    Quella però è ingiuria, non diffamazione. Il rapporto è 1:1.
    Immagina che una persona facoltosa inizi una campagna denigratoria nei tuoi confronti, e abbia a disposizione giornali e riviste, e magari pure tv e siti web, tutto di sua proprietà. Quali sono le chance che tu hai di rispondere colpo su colpo? Ecco.


    > Tra l'altro, il reato di diffamazione come
    > nell'ordinamento italiano è sconcertante, dato
    > che si può essere condannati anche per aver fatto
    > affermazioni vere e dimostratamente vere, basta
    > che il giudice decida che l'affermazione è stata
    > fatta per nuocere alla reputazione di
    > qualcuno.

    Sì, il giudice decide, ma non sono decisioni peregrine: il messaggio è evidentemente denigratorio e/o atto a danneggiare la reputazione altrui. Che poi sia stato scritto deliberatamente con questo scopo è ininfluente, per la legge italiana.


    > Cosa che in altri paesi non è.
    > E la legge italiana afferma esplicitamente che
    > per l'imputato di diffamazione NON è possibile
    > discolparsi dimostrando la verità
    > dell'affermazione fatta (tranne limitate
    > eccezioni, per esempio a riguardo di pubblici
    > ufficiali)!

    Che per inciso è il caso in questione, la vicenda coinvolge la guardia di finanza, quindi si tratta di pubblici ufficiali.
    I casi di affermazioni vere ritenute diffamatorie in tribunale, parlo di un processo penale, sono davvero rari. Si tratta in genere di bugie miste a verità. Oppure di veritá espresse con parolacce, espressioni scurrili, improperi e contumelie varie.


    > Il reato di diffamazione, distinto dalla calunnia
    > (quest'ultimo in Italia assurdamente limitato
    > alle accuse false di reato),

    Perché assurdamente? Un po' in tutti i sistemi penali è così. Forse dimentichi che la calunnia si configura solo nel caso tu attribuisca un reato ad una persona specifica davanti a un poliziotto, o a un PM, o comunque una persona incaricata di procedere. Non è assolutamente un reato contro l'onore o la reputazione altrui, visto che quelle dichiarazioni rimangono fra le quattro mura in cui sono state pronunciate, c'é il segreto d'ufficio: è un reato contro l'amministrazione della giustizia, è un po' come chiamare i vigili del fuoco dove non vi è traccia di incendio.


    > sta diventando un
    > modo per intimidire e nei fatti di tappare la
    > bocca al prossimo, oggi in particolare in rete,
    > impedendo ogni affermazione
    > critica.

    Invece ha un intento pedagogico: pian piano la gente impara a rivolgere una critica senza insultare e senza mischiare le panzane alla verità. E scusami se è poco.


    > Lo si vede anche dalla diffusione della censura
    > (ed autocensura) su tanti forum in
    > rete.

    Se ti riferisci a PI, la policy per i commentatori è chiaramente indicata qui:

    http://punto-informatico.it/policy.asp

    Se le regole di un determinato sito o weblog non ti piacciono, non ci vai, semplicmente. A casa propria ognuno stabilisce regole e limitazioni come crede.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Anche a me è capitato di dire che
    > bisognerebbe
    > > fare come i bambini (che spesso sono più
    > saggi
    > > degli adulti): ad uno che gli dice "cretino!"
    > > rispondono "cretino tu!". E di solito tutto
    > > finisce
    > > lì.
    >
    > Quella però è ingiuria, non diffamazione. Il
    > rapporto è
    > 1:1.

    Il senso non cambia.
    Si tratta comunque di "offesa all'altrui reputazione".
    E come se il secondo bambino, sentendo che gli è stato dato del cretino, dica a chi glielo ha riferito "no, il cretino è lui".


    > Immagina che una persona facoltosa inizi una
    > campagna denigratoria nei tuoi confronti, e abbia
    > a disposizione giornali e riviste, e magari pure
    > tv e siti web, tutto di sua proprietà. Quali sono
    > le chance che tu hai di rispondere colpo su
    > colpo?
    > Ecco.

    Se dice su di me cose false, merita una denuncia.
    Se dice di me che sono ateo, e io lo sono e non lo nascondo, ha il diritto di dirlo, anche se lo fa per danneggiarmi (vabbè, non sarò assunto come sagrestano perchè ormai il parroco lo sa ...).
    Se dice di me che sono gay, io lo sono ma non ho mai fatto outing, devo essere giustamente difeso per la mia privacy, che è tutt'altra questione, non per diffamazione.



    > > Tra l'altro, il reato di diffamazione come
    > > nell'ordinamento italiano è sconcertante,
    > dato
    > > che si può essere condannati anche per aver
    > fatto
    > > affermazioni vere e dimostratamente vere,
    > basta
    > > che il giudice decida che l'affermazione è
    > stata
    > > fatta per nuocere alla reputazione di
    > > qualcuno.
    >
    > Sì, il giudice decide, ma non sono decisioni
    > peregrine: il messaggio è evidentemente
    > denigratorio e/o atto a danneggiare la
    > reputazione altrui. Che poi sia stato scritto
    > deliberatamente con questo scopo è ininfluente,
    > per la legge
    > italiana.

    La legge si disinteressa della verità e si disinteressa perfino se quanto contestato sia stato scritto o affermato deliberatamente.
    Questo è lo sconcertante stato dei fatti.

    Grazie di averlo ulteriormente chiarito.



    >
    >
    > > Cosa che in altri paesi non è.
    > > E la legge italiana afferma esplicitamente
    > che
    > > per l'imputato di diffamazione NON è
    > possibile
    > > discolparsi dimostrando la verità
    > > dell'affermazione fatta (tranne limitate
    > > eccezioni, per esempio a riguardo di pubblici
    > > ufficiali)!
    >
    > Che per inciso è il caso in questione, la vicenda
    > coinvolge la guardia di finanza, quindi si tratta
    > di pubblici
    > ufficiali.
    > I casi di affermazioni vere ritenute diffamatorie
    > in tribunale, parlo di un processo penale, sono
    > davvero rari. Si tratta in genere di bugie miste
    > a verità. Oppure di veritá espresse con
    > parolacce, espressioni scurrili, improperi e
    > contumelie
    > varie.

    Non contesto il caso specifico, dare ad uno del raccomandato senza fornirne prove non è ammissibile e quella condanna (per quell'aspetto e nonostante parecchi dubbi) può essere fondata.
    Contesto il caso generale: tranne poche eccezioni (che nel 1946 hanno moderatamente riformato il Codice Rocco) la prova della verità non è ammessa.



    >
    >
    > > Il reato di diffamazione, distinto dalla
    > calunnia
    > > (quest'ultimo in Italia assurdamente limitato
    > > alle accuse false di reato),
    >
    > Perché assurdamente? Un po' in tutti i sistemi
    > penali è così. Forse dimentichi che la calunnia
    > si configura solo nel caso tu attribuisca un
    > reato ad una persona specifica davanti a un
    > poliziotto, o a un PM, o comunque una persona
    > incaricata di procedere. Non è assolutamente un
    > reato contro l'onore o la reputazione altrui,
    > visto che quelle dichiarazioni rimangono fra le
    > quattro mura in cui sono state pronunciate, c'é
    > il segreto d'ufficio: è un reato contro
    > l'amministrazione della giustizia, è un po' come
    > chiamare i vigili del fuoco dove non vi è traccia
    > di
    > incendio.

    E' assurdo perchè lascia ogni affermazione vera alla mercè del reato di diffamazione (che è generico, soggettivo ed escluso dalla prova liberatoria), mentre se la calunnia riguardasse ogni affermazione falsa su un altra persona (reato o meno) sarebbe questo a regolare la presunta "diffamazione" fatta enunciando fatti veri.

    >
    >
    > > sta diventando un
    > > modo per intimidire e nei fatti di tappare la
    > > bocca al prossimo, oggi in particolare in
    > rete,
    > > impedendo ogni affermazione
    > > critica.
    >
    > Invece ha un intento pedagogico: pian piano la
    > gente impara a rivolgere una critica senza
    > insultare e senza mischiare le panzane alla
    > verità. E scusami se è
    > poco.

    Chi ha una fobia degli "insulti" tale da ammettere leggi che possono potrare ad arbitrii e limitazioni della libertà di espressione, ha qualche problemino di rapporto con i diritti civili.
    Quanto meno, ha qualche problemino di senso delle proporzioni dei vari diritti "contrapposti" (ammesso che lo siano).



    > > Lo si vede anche dalla diffusione della
    > censura
    > > (ed autocensura) su tanti forum in
    > > rete.
    >
    > Se ti riferisci a PI, la policy per i
    > commentatori è chiaramente indicata
    > qui:
    >
    > http://punto-informatico.it/policy.asp
    >
    > Se le regole di un determinato sito o weblog non
    > ti piacciono, non ci vai, semplicmente. A casa
    > propria ognuno stabilisce regole e limitazioni
    > come
    > crede.


    Mi riferisco in generale, non a qui, e neppure alle regole formali, che a volte vengono perfino violate dagli stessi siti, terrorizzati che un'affermazione POSSA essere interpretata da qualcuno come offensiva, anche se solo critica ed esponente fatti di pubblico dominio.

    L'argomento "se non ti piace non ci vai" è così balordo che non sto neppure a rispondere.
    Tipico argomento da "pompiere istituzionale" (categoria che, col diffondersi della piaga morale del politically-correct, si sta allargando a macchia d'olio).
    non+autenticato
  • > Il senso non cambia.
    > Si tratta comunque di "offesa all'altrui
    > reputazione".
    > E come se il secondo bambino, sentendo che gli è
    > stato dato del cretino, dica a chi glielo ha
    > riferito "no, il cretino è
    > lui".

    Impossibile, quando i rapporti di forza sono sbilanciati a favore di chi diffama. È come combattere i carri armati con mazze da baseball.
    Ti ricordo inoltre che qui si parla di diffamazione per iscritto e su un mezzo globale come internet, non di voci che girano per il paesello.


    > > Immagina che una persona facoltosa inizi una
    > > campagna denigratoria nei tuoi confronti, e
    > abbia
    > > a disposizione giornali e riviste, e magari
    > pure
    > > tv e siti web, tutto di sua proprietà. Quali
    > sono
    > > le chance che tu hai di rispondere colpo su
    > > colpo?
    > > Ecco.
    >
    > Se dice su di me cose false, merita una denuncia.

    Ah, meno male.
    A volte sembra di leggere fra le righe che il reato di diffamazione non dovrebbe proprio esistere.Deluso


    > Se dice di me che sono ateo, e io lo sono e non
    > lo nascondo, ha il diritto di dirlo, anche se lo
    > fa per danneggiarmi (vabbè, non sarò assunto come
    > sagrestano perchè ormai il parroco lo sa
    > ...).

    Non è diffamazione in ogni caso.

    > Se dice di me che sono gay, io lo sono ma non ho
    > mai fatto outing,

    Sarebbe coming out , ma ormai l'errore è endemico.A bocca storta

    > devo essere giustamente difeso
    > per la mia privacy, che è tutt'altra questione,
    > non per
    > diffamazione.

    Non esisteva il concetto di privacy in Italia prima del 31 dicembre 1996.
    E a parte questo, la legge sulla privacy non si occupa molto della stampa e dei weblog in genere. Colpisce le raccolte di dati personali.
    Dare del gay a qualcuno in ogni caso non è, di base, diffamazione. Il contesto stabilisce il resto. Per fortuna i tempi cambiano, e anche le sentenze dei giudici.


    > > Sì, il giudice decide, ma non sono decisioni
    > > peregrine: il messaggio è evidentemente
    > > denigratorio e/o atto a danneggiare la
    > > reputazione altrui. Che poi sia stato scritto
    > > deliberatamente con questo scopo è
    > ininfluente,
    > > per la legge
    > > italiana.
    >
    > La legge si disinteressa della verità e si
    > disinteressa perfino se quanto contestato sia
    > stato scritto o affermato
    > deliberatamente.
    > Questo è lo sconcertante stato dei fatti.

    Sarebbe un'esimente troppo facile da invocare: "ma non l'ho fatto apposta!". Tante grazie.
    La lesione del prestigio e della rispettabilità avviene sia che ci fosse la volontà, sia che fosse un atto inconsulto.


    > Non contesto il caso specifico, dare ad uno del
    > raccomandato senza fornirne prove non è
    > ammissibile e quella condanna (per quell'aspetto
    > e nonostante parecchi dubbi) può essere
    > fondata.
    > Contesto il caso generale: tranne poche eccezioni
    > (che nel 1946 hanno moderatamente riformato il
    > Codice Rocco) la prova della verità non è
    > ammessa.

    Nei casi in cui è irrilevante, sì. In tutti gli altri casi l' exceptio veritatis è stata molto ampliata in caso di servizi giornalistici che rivestono un interesse pubblico. Vedi:

    http://www.diritto-penale.it/exceptio-veritatis.ht...

    Diversamente non si potrebbero più fare inchieste in Italia, e non mi pare sia così.


    > E' assurdo perchè lascia ogni affermazione vera
    > alla mercè del reato di diffamazione (che è
    > generico, soggettivo ed escluso dalla prova
    > liberatoria), mentre se la calunnia riguardasse
    > ogni affermazione falsa su un altra persona
    > (reato o meno) sarebbe questo a regolare la
    > presunta "diffamazione" fatta enunciando fatti
    > veri.

    Per inciso la calunnia è molto più grave. Se sostituissimo questo reato a quello di diffamazione, un terzo dell'Italia sarebbe in carcere.Sorride
    In ogni caso, temo tu confonda le affermazioni vere con quelle che tu ritieni vere . Che son due cose molto, molto diverse.


    > Chi ha una fobia degli "insulti" tale da
    > ammettere leggi che possono potrare ad arbitrii e
    > limitazioni della libertà di espressione, ha
    > qualche problemino di rapporto con i diritti
    > civili.

    Buona parte dei Paesi europei, allora, e circa metà degli Stati Americani. La diffamazione esiste anche in quelle realtà.
    Siamo in buona compagnia.


    > Quanto meno, ha qualche problemino di senso delle
    > proporzioni dei vari diritti "contrapposti"
    > (ammesso che lo
    > siano).

    Ma quali proporzioni, la diffamazione ha la pena con la condizionale assicurata. E le ammende non sono mai troppo alte.



    > L'argomento "se non ti piace non ci vai" è così
    > balordo che non sto neppure a
    > rispondere.

    Bene, mi risparmi byte.
    Certezze personali e isolate, ma granitiche.


    > Tipico argomento da "pompiere istituzionale"
    > (categoria che, col diffondersi della piaga
    > morale del politically-correct, si sta allargando
    > a macchia
    > d'olio).

    Mettiamoci anche la "mosca cocchiera" e il "sicofante di Stato", via.
    Tutto fa brodo!
  • Questa notizia circola da un paio di giorni

    E' una sentenza ridicola,non ha mai fatto nomi...ha espresso il suo disappunto.

    Oltretutto neanche si è indagato se il suo "sostituto" avesse o meno i requisiti per subentrargli.Non è raro vedere in campo lavorativo leccapiedi che guadagnano posizioni con la complicità magari del capo.

    Poi va bene che siamo in ambito militare ma per favore,ci sono persone che frondano milioni di Euro e non si sono fatti neanche un giorno di carcere...

    Sarebbe da andare a fondo della questione per vedere come mai questa persona ha sbottato in questa maniera,non credo sia per la sola invidia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Etype
    > Questa notizia circola da un paio di giorni
    >
    > E' una sentenza ridicola,non ha mai fatto
    > nomi...ha espresso il suo
    > disappunto.
    >
    > Oltretutto neanche si è indagato se il suo
    > "sostituto" avesse o meno i requisiti per
    > subentrargli.Non è raro vedere in campo
    > lavorativo leccapiedi che guadagnano posizioni
    > con la complicità magari del
    > capo.
    >
    > Poi va bene che siamo in ambito militare ma per
    > favore,ci sono persone che frondano milioni di
    > Euro e non si sono fatti neanche un giorno di
    > carcere...
    >
    > Sarebbe da andare a fondo della questione per
    > vedere come mai questa persona ha sbottato in
    > questa maniera,non credo sia per la sola
    > invidia.

    Non ha alcuna importanza se sia vero o no che abbia sbottato in maniera giustificata o meno, e nemmeno se il suo collega fosse davvero o meno un "leccaculo incompetente".

    Non funziona così, e meno male.

    Se io ledo l'onorabilità di una persona, che stia dicendo la verità o mentendo non importa, io la diffamo e così commetto reato.

    D'altronde come si potrebbe legittimamente sancire in aula di tribunale se pinco pallo sia davvero o no un leccaculo?
    Ma poi, diciamocelo, a noi che ce ne frega?

    Resta il fatto che tu pubblicamente non vai a dire che tizio è un leccaculo, sono cose che non si fanno e basta.
    O se decidi di farlo te ne assumi la responsabilità.
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again

    > Non ha alcuna importanza se sia vero o no che
    > abbia sbottato in maniera giustificata o meno, e
    > nemmeno se il suo collega fosse davvero o meno un
    > "leccaculo
    > incompetente".
    >
    > Non funziona così, e meno male.

    stiamo parlando di persone che ricoprono una carica pubblica di controllo e non ha importanza ? Quel tizio ricopre magari un posto non per merito e non ha importanza ?

    > Se io ledo l'onorabilità di una persona, che stia
    > dicendo la verità o mentendo non importa, io la
    > diffamo e così commetto
    > reato.

    ma non ha detto il nome,al limite ci può essere un sospetto ma nient'altro.Se dici la verità non stai diffamando,stai facendo presente un comportamento anomalo..

    > D'altronde come si potrebbe legittimamente
    > sancire in aula di tribunale se pinco pallo sia
    > davvero o no un
    > leccaculo?

    per dirlo evidentemente qualcosa sa o ha sentito,oppure ha assistito a comportamenti che fanno pensare alla scorrettezza.

    > Ma poi, diciamocelo, a noi che ce ne frega?

    Fosse un privato potrei anche essere d'accordo,ma GdF credo che a noi dovrebbe fregarcene visto che viene pagato dallo stato...Ti sentiresti più tranquillo se simili posizioni sono detenute da persone che non hanno requsiiti ma sono messe li per favoritismi ?

    > Resta il fatto che tu pubblicamente non vai a
    > dire che tizio è un leccaculo, sono cose che non
    > si fanno e
    > basta.

    non ha detto nome e cognome...poteva essere chiunque...

    > O se decidi di farlo te ne assumi la
    > responsabilità.

    di dire la verità ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Etype
    > - Scritto da: dont feed the troll - Back Again
    >
    > > Non ha alcuna importanza se sia vero o no che
    > > abbia sbottato in maniera giustificata o meno, e
    > > nemmeno se il suo collega fosse davvero o meno
    > un
    > > "leccaculo
    > > incompetente".
    > >
    > > Non funziona così, e meno male.
    >
    > stiamo parlando di persone che ricoprono una
    > carica pubblica di controllo e non ha importanza
    > ? Quel tizio ricopre magari un posto non per
    > merito e non ha importanza
    > ?
    >


    Non ha importanza ai fini della diffamazione.

    È sicuramente rilevante da molti altri punti di vista, ma non è di questo che stiamo parlando.

    > > Se io ledo l'onorabilità di una persona, che
    > stia
    > > dicendo la verità o mentendo non importa, io la
    > > diffamo e così commetto
    > > reato.
    >
    > ma non ha detto il nome,al limite ci può essere
    > un sospetto ma nient'altro.

    Ha dato abbastanza informazioni affinché un certo numero di persone, i colleghi che leggono il suo Facebook, capissero di chi stava parlando.

    Se dici la verità non
    > stai diffamando,stai facendo presente un
    > comportamento
    > anomalo..

    Toglietevi questa pia opinione, la onorabilità di una persona non c'entra nulla con le sue supposte caratteristiche reali.

    Se dicessi "la mamma di tizio a letto fa scintille" magari con il marito può pure essere molto disinibita ma questo non c'entra nulla col danno di immagine che arreco a tutta la famiglia.

    >
    > > D'altronde come si potrebbe legittimamente
    > > sancire in aula di tribunale se pinco pallo sia
    > > davvero o no un
    > > leccaculo?
    >
    > per dirlo evidentemente qualcosa sa o ha
    > sentito,oppure ha assistito a comportamenti che
    > fanno pensare alla
    > scorrettezza.
    >

    Ma evidentemente cosa? Ma che ne sai tu?
    E se fosse solo invidia?

    > > Ma poi, diciamocelo, a noi che ce ne frega?
    >
    > Fosse un privato potrei anche essere d'accordo,ma
    > GdF credo che a noi dovrebbe fregarcene visto che
    > viene pagato dallo stato...Ti sentiresti più
    > tranquillo se simili posizioni sono detenute da
    > persone che non hanno requsiiti ma sono messe li
    > per favoritismi
    > ?

    E che c'entra questo con il diritto della gente a non essere sputtanata sui social network?

    >
    > > Resta il fatto che tu pubblicamente non vai a
    > > dire che tizio è un leccaculo, sono cose che non
    > > si fanno e
    > > basta.
    >
    > non ha detto nome e cognome...poteva essere
    > chiunque...

    Magari leggerle notizie e sentenze prima di commentarle...

    >
    > > O se decidi di farlo te ne assumi la
    > > responsabilità.
    >
    > di dire la verità ?

    SOPRATTUTTO di dire la verità.
  • Non cambierei una virgola! Son nella giusta retta?! Occhiolino
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again
    > Ha dato abbastanza informazioni affinché un certo
    > numero di persone, i colleghi che leggono il suo
    > Facebook, capissero di chi stava parlando.

    Perchè erano in 5 in caserma ?A bocca aperta

    > Ma evidentemente cosa? Ma che ne sai tu?

    E tu che ne sai ch eil tizio non era veramente raccomandato ?

    > E se fosse solo invidia?

    molto più probabile il lecchinaggio...

    > E che c'entra questo con il diritto della gente a
    > non essere sputtanata sui social network?

    sarà stato uno sfogo,ti risulta che ci siano centinaia di cause per quelli che s'insultano su facebook ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again

    > Toglietevi questa pia opinione, la onorabilità di
    > una persona non c'entra nulla con le sue supposte
    > caratteristiche reali.

    Pia mica tanto, visto che solo nell'ordinamento italiano (e pochi altri) la diffamazione comprende anche la lesione dell'onore/reputazione.

    In quasi tutti gli altri ordinamenti occidentali la diffamazione si riferisce invece solo al dire cose non vere riguardo la persona offesa.

    Che ognuno si scelga la via che preferisce, ma è abbastanza ovvio quale che sia la più sensata.

    > Se dicessi "la mamma di tizio a letto fa
    > scintille" magari con il marito può pure essere
    > molto disinibita ma questo non c'entra nulla col
    > danno di immagine che arreco a tutta la famiglia.

    Il danno d'immagine è soggettivo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: embeh
    > - Scritto da: dont feed the troll - Back Again
    >
    > > Toglietevi questa pia opinione, la onorabilità
    > di
    > > una persona non c'entra nulla con le sue
    > supposte
    > > caratteristiche reali.
    >
    > Pia mica tanto, visto che solo nell'ordinamento
    > italiano (e pochi altri) la diffamazione
    > comprende anche la lesione
    > dell'onore/reputazione.
    >
    > In quasi tutti gli altri ordinamenti occidentali
    > la diffamazione si riferisce invece solo al dire
    > cose non vere riguardo la persona offesa.
    >

    Una evidenza di questa affermazione discutibile ce l'abbiamo o mi devo fidare di una affermazione su un forum?

    >
    > Che ognuno si scelga la via che preferisce, ma è
    > abbastanza ovvio quale che sia la più
    > sensata.
    >
    > > Se dicessi "la mamma di tizio a letto fa
    > > scintille" magari con il marito può pure essere
    > > molto disinibita ma questo non c'entra nulla col
    > > danno di immagine che arreco a tutta la
    > famiglia.
    >
    > Il danno d'immagine è soggettivo.

    Non svicolare
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again

    > Una evidenza di questa affermazione discutibile
    > ce l'abbiamo o mi devo fidare di una affermazione
    > su un forum?

    "In quasi tutti gli ordinamenti giuridici non si ha diffamazione se quanto asserito non è falso, e spetta all'accusa dimostrare tale falsità. In altri, come quello italiano, ciò non è richiesto e solo in casi molto limitati è, viceversa, la difesa che ha la facoltà di discolparsi dimostrando la verità delle asserzioni ritenute diffamatorie."
    - wikipedia

    E la stessa cosa la trovi ovunque, in varie forme, con un semplice ricerchina su google.
    non+autenticato
  • - Scritto da: embeh
    > - Scritto da: dont feed the troll - Back Again
    >
    > > Una evidenza di questa affermazione
    > discutibile
    > > ce l'abbiamo o mi devo fidare di una
    > affermazione
    > > su un forum?
    >
    > "In quasi tutti gli ordinamenti
    > giuridici non si ha diffamazione se quanto
    > asserito non è falso, e spetta all'accusa
    > dimostrare tale falsità. In altri, come quello
    > italiano, ciò non è richiesto e solo in casi
    > molto limitati è, viceversa, la difesa che ha la
    > facoltà di discolparsi dimostrando la verità
    > delle asserzioni ritenute
    > diffamatorie."
    >
    - wikipedia
    >
    > E la stessa cosa la trovi ovunque, in varie
    > forme, con un semplice ricerchina su
    > google.

    E questa sarebbe una evidenza?
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again

    > E questa sarebbe una evidenza?

    Se presupponi che tutti i siti indicizzati da google (inclusa wiki) sbaglino, lo devi dimostrare. Altrimenti si presume che abbiano ragione.
    non+autenticato
  • Questa sentenza mi lascia estremamente perplesso... già oggigiorno nel nostro paese puo' succedere che un cittadino si ritrovi in tribunale semplicemente per aver espresso una "critica forte" contro un personaggio pubblico tipo un politico(a titolo di esempio...)...almeno il fatto di poter alludere senza nominare...permetteva perlomeno di poter esercitare liberamente il diritto di critica almeno in questa forma... ma se ora non e' piu' necessario accertare nemmeno contro chi e' rivolta la critica...che ci si puo' ritrovare direttamente in tribunale... mi chiedo cosa mai potra' succedere se un utente se la prende con il "fruttivendolo dal berretto rosso" e buona parte dei fruttivendoli d'Italia con il berretto rosso lo denunciano per diffamazione (eccetto magari il fruttivendolo verso cui era realmente rivolta la critica)...
    immagino già class action di politici contro singoli cittadini (con la motivazione "di certo stavano parlando di me...")... non oso nemmeno immaginare agli abusi contro questo tipo di principio...da parte di chi vorra' semplicemente fare soldi chiedendo risarcimenti per una diffamazione presunta che non e' probabilmente rivolta nemmeno al soggetto interessato...!
    non+autenticato
  • > Questa sentenza mi lascia estremamente
    > perplesso... già oggigiorno nel nostro paese puo'
    > succedere che un cittadino si ritrovi in
    > tribunale semplicemente per aver espresso una
    > "critica forte" contro un personaggio pubblico
    > tipo un politico(a titolo di esempio...)

    Succede anche l'inverso, eh?

    http://www.estense.com/?p=334936

    La querela per diffamazione si sporge in quanto cittadini, individui; non per la carica politica oppure la posizione sociale che si ricopre.



    > ...almeno
    > il fatto di poter alludere senza
    > nominare...permetteva perlomeno di poter
    > esercitare liberamente il diritto di critica
    > almeno in questa forma... ma se ora non e' piu'
    > necessario accertare nemmeno contro chi e'
    > rivolta la critica...

    No, non "ora". Non è una novità che una condanna per diffamazione arriva malgrado non sia chiaramente espresso l'oggetto delle frasi diffamatorie. Magari più tardi pubblicherò i precedenti, se li trovo online.



    > che ci si puo' ritrovare
    > direttamente in tribunale... mi chiedo cosa mai
    > potra' succedere se un utente se la prende con il
    > "fruttivendolo dal berretto rosso" e buona parte
    > dei fruttivendoli d'Italia con il berretto rosso
    > lo denunciano per diffamazione (eccetto magari il
    > fruttivendolo verso cui era realmente rivolta la
    > critica)...

    Il caso è paradossale, ma se accadesse, io direi che così impara a essere più preciso quando vuole insultare qualcuno.A bocca aperta


    > immagino già class action di politici contro
    > singoli cittadini (con la motivazione "di certo
    > stavano parlando di me...")...

    L'idea non è male. Immagino che tu ti riferisca a frasi come "governo ladro". Tutti i ministri e i sottosegretari, e ovviemente il presidente del consiglio, sarebbero legittimati a proporre querela.


    > non oso nemmeno
    > immaginare agli abusi contro questo tipo di
    > principio...da parte di chi vorra' semplicemente
    > fare soldi chiedendo risarcimenti per una
    > diffamazione presunta che non e' probabilmente
    > rivolta nemmeno al soggetto
    > interessato...!

    Non al soggetto interessato, ma a tutto il gruppo. Altrimenti non sarebbe un'azione di classe.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Questa sentenza mi lascia estremamente
    > > perplesso... già oggigiorno nel nostro paese
    > puo'
    > > succedere che un cittadino si ritrovi in
    > > tribunale semplicemente per aver espresso una
    > > "critica forte" contro un personaggio
    > pubblico
    > > tipo un politico(a titolo di esempio...)
    >
    > Succede anche l'inverso, eh?
    >
    > http://www.estense.com/?p=334936

    Non e' nessun inverso.
    C'e' sempre una persona che racconta fastidiose verita' nei confronti di qualcuno che dispone di mezzi, e quest'ultimo si avvale dell'abominevole legge contro la diffamazione per mettere a tacere verita' scomode e per vendicarsi contro chi le ha pronunciate.

    Nel caso che hai citato appartiene alla casta anche chi racconta la verita' scomoda, ma l'altro e' sempre un pezzo grosso.

    Portami una causa dove un pezzo grosso diffama un sig. nessuno e avrai portato un controesempio credibile.

    > La querela per diffamazione si sporge in quanto
    > cittadini, individui; non per la carica politica
    > oppure la posizione sociale che si ricopre.

    La querela per diffamazione si sporge per mettere a tacere chi disturba il manovratore.
    Che adesso potra' ulteriormente abusare dei suoi poteri.

    > No, non "ora". Non è una novità che una condanna
    > per diffamazione arriva malgrado non sia
    > chiaramente espresso l'oggetto delle frasi
    > diffamatorie. Magari più tardi pubblicherò i
    > precedenti, se li trovo
    > online.

    Siamo all'assurdo.
    Non si sa chi e' il diffamato, non si sa perche' e' diffamato, ma c'e' comunque la condanna.


    > > che ci si puo' ritrovare
    > > direttamente in tribunale... mi chiedo cosa
    > mai
    > > potra' succedere se un utente se la prende
    > con
    > il
    > > "fruttivendolo dal berretto rosso" e buona
    > parte
    > > dei fruttivendoli d'Italia con il berretto
    > rosso
    > > lo denunciano per diffamazione (eccetto
    > magari
    > il
    > > fruttivendolo verso cui era realmente
    > rivolta
    > la
    > > critica)...
    >
    > Il caso è paradossale, ma se accadesse, io direi
    > che così impara a essere più preciso quando vuole
    > insultare qualcuno.
    >A bocca aperta

    Forse ti sfugge un particolare.
    Nessuno insulta nessuno.
    Se io dico un fatto vero e provato su di te, non e' insulto.
    Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti rendi conto? No, non ti rendi conto.

    > > immagino già class action di politici contro
    > > singoli cittadini (con la motivazione "di
    > certo
    > > stavano parlando di me...")...
    >
    > L'idea non è male. Immagino che tu ti riferisca a
    > frasi come "governo ladro". Tutti i ministri e i
    > sottosegretari, e ovviemente il presidente del
    > consiglio, sarebbero legittimati a proporre
    > querela.

    Per questo e' necessario abrogare questo abominio di legge.

    > > non oso nemmeno
    > > immaginare agli abusi contro questo tipo di
    > > principio...da parte di chi vorra'
    > semplicemente
    > > fare soldi chiedendo risarcimenti per una
    > > diffamazione presunta che non e'
    > probabilmente
    > > rivolta nemmeno al soggetto
    > > interessato...!
    >
    > Non al soggetto interessato, ma a tutto il
    > gruppo. Altrimenti non sarebbe un'azione di
    > classe.
  • > > Succede anche l'inverso, eh?
    > >
    > > http://www.estense.com/?p=334936
    >
    > Non e' nessun inverso.
    > C'e' sempre una persona che racconta fastidiose
    > verita' nei confronti di qualcuno che dispone di
    > mezzi, e quest'ultimo si avvale dell'abominevole
    > legge contro la diffamazione per mettere a tacere
    > verita' scomode e per vendicarsi contro chi le ha
    > pronunciate.

    Ma quali verità scomode, e ma quale mettere a tacere. Il motivo per cui è stato condannato è una scivolata su una buccia di banana che anche un bimbo di 4 anni era in grado di evitare, facendo attenzione. E per sua natura la condanna per diffamazione è "una notizia data due volte": non soffoca una diceria, la amplifica.
    Diciamo questo: la prossima volta che sarà direttore di un giornale il sindaco di Cento farà anche le verifiche. Una persona in più che fa bene il proprio lavoro: la notizia positiva c'è.Sorride



    > Nel caso che hai citato appartiene alla casta
    > anche chi racconta la verita' scomoda, ma l'altro
    > e' sempre un pezzo
    > grosso.
    >
    > Portami una causa dove un pezzo grosso diffama un
    > sig. nessuno e avrai portato un controesempio
    > credibile.

    Ecco qui:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/r...

    Il condannato era all'epoca dei fatti (2010) presidente della regione più popolosa d'Italia, e un pezzo grosso del Pdl. I diffamati, un tempo influenti, da 10 anni a questa parte non ne azzeccano una e sono condannati a rimaner fuori da tutte le istituzioni perché nessuno li vota.


    > > La querela per diffamazione si sporge in
    > quanto
    > > cittadini, individui; non per la carica
    > politica
    > > oppure la posizione sociale che si ricopre.
    >
    > La querela per diffamazione si sporge per mettere
    > a tacere chi disturba il
    > manovratore.
    > Che adesso potra' ulteriormente abusare dei suoi
    > poteri.

    Ah, perché invece se lo insultano a ruota libera i suoi poteri non li usa più, vero?!?
    Strana concezione dei diritti civili e della funzione istituzionale.



    > > No, non "ora". Non è una novità che una
    > condanna
    > > per diffamazione arriva malgrado non sia
    > > chiaramente espresso l'oggetto delle frasi
    > > diffamatorie. Magari più tardi pubblicherò i
    > > precedenti, se li trovo
    > > online.
    >
    > Siamo all'assurdo.
    > Non si sa chi e' il diffamato, non si sa perche'
    > e' diffamato, ma c'e' comunque la
    > condanna.

    No, attenzione: non lo sappiamo noi, e probabilmente la sentenza non svela il nome del querelante (ancora il testo non è stato reso pubblico). Le persone che conoscono questa persona e che hanno letto lo sfogo su Librofacce hanno capito perfettamente chi era. Non c'è possibilità di equivoco, il finanziere subentrata all'altro finanziere al comando provinciale di quella sede è uno, e uno solo.
    Per configurare il reato di diffamazione alla legge è sufficiente che due persone leggano le affermazioni.

    > Forse ti sfugge un particolare.
    > Nessuno insulta nessuno.
    > Se io dico un fatto vero e provato su di te, non
    > e'
    > insulto.
    > Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti rendi conto?
    > No, non ti rendi
    > conto.

    Uff, ogni volta ritorni a battere su questo tasto. Quando ti stufi?
    Le condanne per diffamazione per fatti veri sono possibili, ma sono un'infima parte del totale di quelle inflitte. Per il resto, nel 99,9 % dei casi si tratta di accuse infondate, oppure di notizie vere ma travisate ad arte per renderle ignominiose, o ancora di semplici insulti, talvolta volgari.
    E anche le poche volte che si tratta di fatti veri, sono i classici casi nei quali il fatto in sé non riveste alcun interesse pubblico e non è utilizzabile per fini di critica o di politica.


    > > > immagino già class action di politici
    > contro
    > > > singoli cittadini (con la motivazione
    > "di
    > > certo
    > > > stavano parlando di me...")...
    > >
    > > L'idea non è male. Immagino che tu ti
    > riferisca
    > a
    > > frasi come "governo ladro". Tutti i ministri
    > e
    > i
    > > sottosegretari, e ovviemente il presidente
    > del
    > > consiglio, sarebbero legittimati a proporre
    > > querela.
    >
    > Per questo e' necessario abrogare questo abominio
    > di
    > legge.

    No no, sta bene lì dov'è. Insegna l'autocontrollo ai cittadini, e, si spera in futuro, anche ai weblogger. Ce l'hanno quasi tutti gli Stati europei, ce l'hanno metà degli Stati federati degli Usa, l'Italia non deve privarsene.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Forse ti sfugge un particolare.
    > Nessuno insulta nessuno.
    > Se io dico un fatto vero e provato su di te, non
    > e'
    > insulto.
    > Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti rendi conto?
    > No, non ti rendi
    > conto.

    Infatti questo è il punto.
    La diffamazione, così come definita nell'ordinamento giuridico italiano, è una pistola carica a disposizione di chi voglia usarla per zittire le voci critiche.
    Un bel passo indietro rispetto al diritto romano, che ammetteva la exceptio veritatis, mentre oggi (dopo essere stata abolita, guarda caso, nel periodo fascista) è ammessa solo in casi limitati.
    Certo, ci si può affidare al buon senso dei giudici (cosa che comunque non dovrebbe essere, non essendo noi sotto la Common Law), ma chi vive sperando ...

    E dato che i procedimenti penali sono solitamente lunghi e dispendiosi, è anche una pistola che ha molta più possibilità di essere usata dai pezzi grossi che non dai poveretti che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese (e che magari, esasperati, si sfogano in rete).

    Purtroppo, c'è chi si è assunto il ruolo sistematico di pompiere (con benzina al posto dell'acqua), per negare l'evidenza.
    Mentre censura (ed autocensura) si diffondono ogni giorno di più.
    non+autenticato
  • > > Forse ti sfugge un particolare.
    > > Nessuno insulta nessuno.
    > > Se io dico un fatto vero e provato su di te, non
    > > e'
    > > insulto.
    > > Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti rendi conto?
    > > No, non ti rendi
    > > conto.
    >
    > Infatti questo è il punto.
    > La diffamazione, così come definita
    > nell'ordinamento giuridico italiano, è una
    > pistola carica a disposizione di chi voglia
    > usarla per zittire le voci
    > critiche.

    A questa affermazione, che quando si parla di diffamazione ricorre puntuale come la pioggia primaverile, io invito sempre a indicare un caso realmente accaduto, e se possibile arrivato alla Corte di cassazione, di condanna per un fatto vero, e dimostrato tale. Altrimenti si parla del nulla.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > Forse ti sfugge un particolare.
    > > > Nessuno insulta nessuno.
    > > > Se io dico un fatto vero e provato su
    > di te,
    > non
    > > > e'
    > > > insulto.
    > > > Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti
    > rendi
    > conto?
    > > > No, non ti rendi
    > > > conto.
    > >
    > > Infatti questo è il punto.
    > > La diffamazione, così come definita
    > > nell'ordinamento giuridico italiano, è una
    > > pistola carica a disposizione di chi voglia
    > > usarla per zittire le voci
    > > critiche.
    >
    > A questa affermazione, che quando si parla di
    > diffamazione ricorre puntuale come la pioggia
    > primaverile, io invito sempre a indicare un caso
    > realmente accaduto, e se possibile arrivato alla
    > Corte di cassazione, di condanna per un fatto
    > vero, e dimostrato tale. Altrimenti si parla del
    > nulla.

    Capita regolarmente a molti giornalisti.
    MArco Travaglio ad esempio.
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again
    > - Scritto da: Leguleio
    > > > > Forse ti sfugge un particolare.
    > > > > Nessuno insulta nessuno.
    > > > > Se io dico un fatto vero e provato
    > su
    > > di te,
    > > non
    > > > > e'
    > > > > insulto.
    > > > > Ma tu puoi comunque querelarmi. Ti
    > > rendi
    > > conto?
    > > > > No, non ti rendi
    > > > > conto.
    > > >
    > > > Infatti questo è il punto.
    > > > La diffamazione, così come definita
    > > > nell'ordinamento giuridico italiano, è
    > una
    > > > pistola carica a disposizione di chi
    > voglia
    > > > usarla per zittire le voci
    > > > critiche.
    > >
    > > A questa affermazione, che quando si parla di
    > > diffamazione ricorre puntuale come la pioggia
    > > primaverile, io invito sempre a indicare un
    > caso
    > > realmente accaduto, e se possibile arrivato
    > alla
    > > Corte di cassazione, di condanna per un fatto
    > > vero, e dimostrato tale. Altrimenti si parla
    > del
    > > nulla.
    >
    > Capita regolarmente a molti giornalisti.
    > MArco Travaglio ad esempio.

    O a quelli di Report.
  • > O a quelli di Report.

    Ti sbagli:

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/r...

    Cause per diffamazione tante. Condanne nessuna.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > O a quelli di Report.
    >
    > Ti sbagli:
    >
    > http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/r
    >
    > Cause per diffamazione tante. Condanne nessuna.

    Certo. Possono permettersi tempo e avvocati.
  • > > > O a quelli di Report.
    > >
    > > Ti sbagli:
    > >
    > >
    > http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/r
    > >
    > > Cause per diffamazione tante. Condanne
    > nessuna.
    >
    > Certo. Possono permettersi tempo e avvocati.

    In una dialettica fra fornitori di notizie e lettori, anzi, fra fornitori di notizie e cittadini, ha una logica battersi affinché tutti abbiano assicurato il tempo per la difesa e gli avvocati competenti nella materia. Non ha una logica invece invocare l'abolizione del reato.