Facebook vuole il suo ecosistema di app

Intervistato dal New York Times, Zuckerberg svela i piani futuri del social network. L'obiettivo è creare servizi esclusivi e slegati da Facebook. Si punta ancora su Home, Paper e Graph Search

Roma - Tante acquisizioni per diversificare e arricchire l'esperienza degli utenti, con l'obiettivo di sviluppare un ecosistema di applicazioni separate tra loro e distanti dal network primario, Facebook. Così parlò Mark Zuckerberg, che in una rara intervista faccia a faccia con Farhad Manjoo del New York Times ha rivelato diversi interessanti spunti riguardo al futuro dei suoi asset. Che restano al momento collegati a Facebook, ma che sono destinati a slegarsi dal social network per camminare con le proprie gambe seguendo le orme di Whatsapp e Instagram.

Al centro dei pensieri di mister Facebook c'è Creative Labs, programma interno per realizzare nuove applicazioni tagliate su misura delle esigenze degli utenti e per affinare i servizi già esistenti. Zuckerberg conferma da un lato che nonostante i ritardi e la fredda accoglienza ricevuta, nei laboratori di Menlo Park si continua a lavorare su Home e Paper, ma anche e soprattutto su Messenger. L'acquisizione di Whatsapp per 19 miliardi di dollari ha aperto grosse ombre sull'app interna al social network ma l'intento è sciogliere ogni equivoco in merito e per questo si parla di due servizi differenti: "Messenger è utile per chattare con gli amici, Whatsapp sostituisce i messaggi e quindi l'uno non esclude l'altro".

L'accelerazione sul versante mobile non è una novità per Facebook, il cui consumo via smartphone e tablet ha ormai soppiantato quello via desktop, ma per evitare (costosi) passi falsi come avvenuto proprio con Home e Paper, Zuckerberg punta a offrire prodotti diversi e specializzati per determinati usi (ma non app per favorire l'anonimato), che possano in tal modo attrarre utenti e accrescere gli utili allontanandosi dal nido di Facebook. Uno dei vari esempi è Graph Search, il motore di ricerca interno che non ha riscosso il successo sperato e sul quale si continuano a investire parecchie decine di milioni di dollari, scelta quasi obbligatoria se si considera che l'arco temporale per lo sviluppo previsto dai Creative Labs si aggira dai tre ai cinque anni.
A proposito di Facebook, applicazioni e Whatsapp, ha fatto scalpore la pessima figura della stampa italiana, caduta rovinosamente su un errore di traduzione accreditando una notizia del Daily Mail, non propriamente un perfetto esempio di buon giornalismo. Il gioco di parole scelto come titolo dal giornale inglese ("What'sApp with that? Facebook is to shut down its popular chat function forcing user to download its Messenger app") per illustrare la disabilitazione della chat interna a Facebook a favore dell'app Messenger ha generato il fiorire di articoli errati che descrivevano la volontà di Zuckerberg di chiudere Whatsapp in favore di Messenger. Per scovare l'errore sarebbe stata sufficiente la logica: chi spenderebbe 19 miliardi di dollari per spegnere una delle applicazioni di messaggistica più diffuse nel globo?

Alessio Caprodossi
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