Gaia Bottà

La Russia non è un paese per gli affari su Internet

Il CEO del grande social network VKontakte è stato allontanato dalla dirigenza. Ha già lasciato il paese: la politica compenetra troppo profondamente le attività online

Roma - Ha appreso dai media del suo licenziamento, determinato da una questione tecnica relativa alle dimissioni prima rassegnate e poi ritirate all'inizio del mese di aprile, quando VKontakte era stato colpito dall'offensiva della major per violazione del diritto d'autore: Pavel Durov, fondatore e CEO del social network russo da oltre 100 milioni di utenti, ha dichiarato che "la Russia al momento è un paese incompatibile con i business legati alla Rete".

L'allontanamento di Durov, stando alle stesse dichiarazioni del 29enne fondatore, sarebbe solo il culmine di un periodo di attriti. Un processo che si è svolto in ambito finanziario, ma che si sarebbe dipanato in maniera strettamente connessa all'andamento politico della Russia. Durov ha dichiarato che il social network è già di fatto nelle mani di Alisher Usmanov e Igor Sechin, imprenditori che solo di recente si sono avvicinati al business della Rete, intimi di Putin. Due uomini che solo ora Durov addita come pericolosamente vicini al Cremlino.

VKontakte negli ultimi mesi per la Russia sarebbe diventato un canale di osservazione privilegiato per monitorare gli umori dell'Ucraina: Durov si sarebbe scontrato con il Cremlino proprio a questo proposito, negando l'accesso ai dati utili ad identificare dei cittadini ucraini, ma anche rifiutando di ridurre al silenzio pagine sgradite alle autorità russe. La vita di Durov, dunque, si sarebbe fatta sempre più complicata: checché ne dica Putin, anche dopo le provocazioni di Edward Snowden, il potere sembra essere esercitato anche con un uso massiccio del tecnocontrollo. "Temo che non ci sarà ritorno - ha dichiarato Durov - non dopo che ho pubblicamente rifiutato di cooperare con le autorità. Non possono sopportarmi": United Capital Partners, fondi di investimenti vicino al Cremlino, che possiede il 48 per cento di VKontakte, ha già accusato Durov di voler "politicizzare" la situazione per confondere le acque sui sospetti di appropriazione indebita sollevati dagli azionisti e che ora pendono sul suo capo.
È così che il giovane ha già imboccato un'altra strada, fuori dalla Russia, dove dice di voler dare vita a un social network mobile. Si tratterà probabilmente di un servizio che si avvicina a Telegram, app per l'instant messaging "sicuro" che Durov ha sviluppato parallelamente a VKontakte e che ha già riscosso successo.

Gaia Bottà
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