Alfonso Maruccia

Metadati, si muove la politica USA

I parlamentari statunitensi si preparano a riformare il tecnocontrollo a opera dell'intelligence eliminando la possibilitÓ di raccogliere enormi database di metadati sulle telefonate. E le comunicazioni digitali?

Roma - Un'iniziativa congiunta di Democratici e Repubblicani promuove l'abbandono delle pratiche di tecnocontrollo dell'intelligence statunitense, almeno per quanto concerne la raccolta e l'archiviazione indiscriminate dei metadati estratti dalle telefonate dei cittadini USA.

Si tratta, in sostanza, della questione che per prima è emersa dalle rivelazioni di Edward Snowden e che ha poi dato vita al perdurante scandalo del Datagate: la proposta di riforma è stata approvata all'unanimità dai membri dell'House Judiciary Committee, e rappresenta secondo i promotori una risposta alle preoccupazioni dei cittadini rispetto alla violazione sistematica della privacy da parte delle autorità.

L'iniziativa è stata accolta positivamente dalle associazioni che da sempre si battono in difesa dei diritti degli utenti come Electronic Frontier Foundation, anche se EFF sottolinea come occorra fare di più ed evidenzia l'aspetto "preoccupante" della proposta laddove prevede l'archiviazione fino a 180 giorni di dati sulle nuove telefonate.
Di "piega degli eventi storica" parla invece ACLU, che definisce la riforma un passo importante verso la salvaguardia sia della sicurezza che della privacy dei cittadini statunitensi, nel pieno rispetto della Costituzione.

Il Datagate costringe la politica a muoversi contro il tecnocontrollo, mentre le grandi corporation della Silicon Valley come Apple provano a guadagnare la fiducia degli utenti pubblicando le linee guida entro le quali viene prevista l'"estrazione" di dati personali degli utenti da fornire alle autorità.

Alfonso Maruccia
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