Gaia Bottą

UE: Google sia arbitro dell'oblio

I dati personali citati da siti terzi sono anche responsabilitą di Google, che li rende accessibili. I cittadini potranno chiedere ai motori di ricerca di scomparire dalla Rete, i motori di ricerca avranno la responsabilitą di valutare i diritti in gioco. La sentenza della corte di Giustizia dell'UE

UE: Google sia arbitro dell'oblioRoma - Google, in virtù della sua missione di organizzare e rendere disponibile l'informazione ai cittadini della Rete, si configura come un vero e proprio responsabile del trattamento dei dati personali ospitati sulle pagine che contribuisce a rendere rintracciabili: per questo motivo, ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Google è tenuto a ricevere le richieste di rimozione dei cittadini, a valutarle e ad accogliere le richieste di rimozione di certi link dai propri risultati di ricerca nel caso in cui ritenga che il diritto alla privacy debba prevalere sul diritto alla libera circolazione dell'informazione.

Le conclusioni della Corte di Giustizia di Lussemburgo, che attribuiscono ora ai motori di ricerca responsabilità ingombranti, sono state sollecitate a partire da un caso sollevato dal cittadino spagnolo Mario Costeja Gonzįlez: cercando il proprio nome su Google, si era visto chiamato in causa su due pagine di La Vanguardia contenenti due annunci riguardo l'asta di immobili sottoposti, 16 anni prima, ad un pignoramento. Gonzįlez, che non desiderava figurare in prima persona associato all'atto di pignoramento, risalente peraltro a molti anni prima, lamentava la scomodità e l'irrilevanza del proprio nome fra le pagine del quotidiano: rivolgendosi a AEPD, l'authority spagnola che opera a tutela della privacy, ne chiedeva la cancellazione, a mezzo rimozione o modifica delle due pagine, e chiedeva che Google, presso la sua divisione spagnola o a livello globale, agisse per eliminare o occultare i suoi dati personali, in modo che non comparissero più fra i risultati di ricerca.

Se l'authority locale aveva negato al cittadino la possibilità di imporre a La Vaguardia la rimozione dell'annuncio che conteneva il suo nome, considerato di pubblica utilità, aveva accolto il ricorso nei confronti di Google, chiedendo di rendere irraggiungibile il nome del cittadino. Google avrebbe dovuto agire in quanto l'AEPD ha ritenuto che i motori di ricerca "effettuano un trattamento di dati per il quale sono responsabili e agiscono quali intermediari della società dell'informazione". Google, ricorrendo all'Audiencia Nacional, ha opposto le proprie istanze: Big G si è sempre ritenuto un mero intermediario che agisce da gatekeeper dell'informazione in maniera automatica e neutrale, e ha da sempre sostenuto che spettasse agli editori il compito di agire sull'informazione da loro prodotta e pubblicata, soppesando i diritti in gioco e tutelando al meglio i cittadini.
La materia del diritto all'oblio, complessa e magmatica, è ancora tutta da definire: basti pensare che di recente l'AEPD è stata bombardata da oltre 220 ricorsi nei confronti di Google, analoghi a quello presentato da Gonzįlez e pendenti di fronte alla Audiencia Nacional. Proprio il tribunale spagnolo aveva così scelto di chiedere lumi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, così da ottenere un parere sull'orientamento da adottare nel risolvere le controversie.
In primo luogo, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea era chiamata a stabilire se l'attività di un motore di ricerca, "quale fornitore di contenuti, consistente nel trovare informazioni pubblicate o inserite da terzi su Internet, nell'indicizzarle in modo automatico, nel memorizzarle temporaneamente e, infine, nel metterle a disposizione degli utenti di Internet secondo un determinato ordine di preferenza, deve essere qualificata come "trattamento di dati personali"", nel momento in cui faccia venire alla luce informazioni relative a un cittadino pubblicate da terzi. Poco importa che Google abbia dichiarato di elaborare i dati personali ospitati su siti terzi esattamente come elabora gli altri brandelli di informazione, e che non operi alcun controllo su questi dati, poco importa che l'avvocato generale della Corte di Giustizia, lo scorso anno, avesse ritenuto Google un mero intermediario che contribuisce senza filtri né responsabilità editoriale all'esercizio della libera circolazione dell'informazione: la Corte di Giustizia, supportata dagli orientamenti del governo spagnolo, italiano, austriaco e polacco, e di quello della Commissione Europea, ha deliberato che Google, pur operando con obiettivi e modalità diversi da quelli di un editore, si possa ritenere a tutti gli effetti responsabile del trattamento dei dati che macina e offre fra i risultati di ricerca.

La Corte di Giustizia richiama alla memoria la direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati: in essa il trattamento dei dati è definito come "qualsiasi operazione o insieme di operazioni compiute con o senza l'ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali, come la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, l'elaborazione o la modifica, l'estrazione, la consultazione, l'impiego, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l'interconnessione, nonché il congelamento, la cancellazione o la distruzione". Pur differenziandosi da quello degli editori di siti web, secondo i giudici l'operato di Google aderisce perfettamente alla definizione: "occorre constatare - si legge nella sentenza - che, esplorando Internet in modo automatizzato, costante e sistematico alla ricerca delle informazioni ivi pubblicate, il gestore di un motore di ricerca "raccoglie" dati siffatti, che egli "estrae", "registra" e "organizza" successivamente nell'ambito dei suoi programmi di indicizzazione, "conserva" nei suoi server e, eventualmente, "comunica" e "mette a disposizione" dei propri utenti sotto forma di elenchi dei risultati delle loro ricerche".

La Corte di Giustizia sottolinea inoltre che i motori di ricerca svolgono "un ruolo decisivo nella diffusione globale dei dati" e che, proprio per la capacità di organizzare le informazioni intorno a poli di interesse, sanno restituire a chi effettui una ricerca centrata su un nome e cognome "una visione complessiva strutturata delle informazioni relative a questa persona reperibili su Internet, che consente loro di stabilire un profilo più o meno dettagliato di quest'ultima". L'attività di un motore di ricerca, proprio per la capacità di "incidere, in modo significativo e in aggiunta all'attività degli editori di siti web, sui diritti fondamentali alla vita privata e alla protezione dei dati personali", secondo i giudici di Lussemburgo deve a maggior ragione sottostare al quadro normativo che regola l'attività di coloro che operano sui dati personali, garantendo al cittadino una piena tutela del suo diritto al rispetto della vita privata.

Non importa dunque che coloro che per primi diano visibilità ai dati personali dei cittadini abbiano la possibilità di rimuoverli e detengano altresì il controllo di strumenti come robots.txt, per impartire ai motori di ricerca istruzioni relative all'indicizzazione delle informazioni: il motore di ricerca è in ogni caso responsabile del trattamento, e come tale deve agire. Inoltre, come nel caso in questione, è possibile che il sito web sia autorizzato ad ospitare i dati personali, ad esempio perché agisce per scopi giornalistici, o perché potrebbe non essere sottoposto al quadro normativo europeo e non essere dunque chiamato a rispondere alla richiesta di rimozione dei dati attinti altrove e reperiti con la facilità con cui l'informazione circola in Rete: gli intermediari dell'informazione come Google appaiono dunque alla Corte di Giustizia come i soggetti più adatti per intervenire a difesa del diritto all'oblio del cittadino.

Certo, ammettono i Giudici di Lussemburgo, è necessario trovare un equilibrio fra i diversi diritti in gioco: "la soppressione di link dall'elenco di risultati potrebbe, a seconda dell'informazione in questione, avere ripercussioni sul legittimo interesse degli utenti di Internet potenzialmente interessati ad avere accesso a quest'ultima". In questo caso ci sarà da entrare nel merito della natura dell'informazione, valutando se si tratti di dati sensibili e quindi particolarmente delicati nel quadro della vita privata del cittadino nominato, se si tratti di informazioni a cui la società civile deve poter avere accesso, anche sulla base del ruolo che l'individuo interessato ricopre nella vita pubblica, se i dati in questione siano stati superati dall'attualità o conservati per troppo tempo. Nel caso specifico, rileva la Corte di Giustizia, i diritti alla vita privata e alla tutela dei propri dati enunciati negli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea prevalgono sia sulle attività economiche del gestore del motore di ricerca, sia sull'interesse dei cittadini a rinvenire con i motori di ricerca i dati pubblicati da La Vanguardia rintracciabili con parole chiave che corrispondono all'identità di Mario Costeja Gonzįlez.

Google non può dunque sfuggire a questa rimozione ad personam: in primo luogo, stabiliscono i giudici, perché Google ha una base in Spagna, dunque in uno stato membro UE, e pur trattandosi di una filiale che si occupa solo di promozione e vendita di spazi pubblicitari, contribuisce a "rendere redditizio il servizio" con attività "inscindibilmente connesse" con quelle che competono le operazioni del motore di ricerca. Poiché Google si può ritenere a tutti gli effetti un responsabile del trattamento dei dati personali sottoposto alla disciplina europea, la persona interessata può presentare direttamente a Google le richieste di rimozione: Google ne deve valutare la fondatezza, deve accoglierle nel caso in cui si rivelino ammissibili e assumersi le proprie responsabilità in caso di ricorso presso le autorità di controllo o presso l'autorità giudiziaria da parte del cittadino che si dimostri insoddisfatto.

Se Google era già stato chiamato da diverse autorità giudiziarie europee ad agire nel nome del diritto all'oblio, mai era stata formalizzata in capo ad un motore di ricerca la responsabilità di interfacciarsi direttamente con il cittadino e di valutare le sue richieste. Google, che ha sempre combattuto per non fungere da strumento di censura privata, insieme agli altri intermediari della ricerca online si troverà ora a dover far fronte alle richieste delle migliaia di netizen che, per i motivi più vari e potenzialmente futili, potranno desiderare di vedere scomparire il proprio nome dalle pagine dei risultati. Con quali strumenti gestirà queste richieste? Con quali criteri ne valuterà la liceità, mettendo a confronto il valore di principi come la libera circolazione dell'informazione e il diritto alla privacy?

Quella che per Google rappresenta una "decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale" che potrebbe dare origini ad implicazioni ancora tutte da analizzare, è invece una sentenza che suscita il plauso del Commissario europeo per la Giustizia Vivane Reding: nonostante attivisti che da tempo lottano per la tutela dei diritti dei netizen abbiano sollevato dubbi riguardo al bilanciamento dei diritti operato dalla sentenza, potenzialmente lesivo della libertà di espressione e di circolazione dell'informazione, Reding la accoglie come una "netta vittoria per la protezione dei dati personali dei cittadini europei" e come il primo passo per sospingere l'Europa dall'"età della pietra digitale" verso la modernità. A completare il quadro, e magari ad offrire agli intermediari della Rete un appiglio per gestire le responsabilità che sono state attribuite loro, potrebbe intervenire il Regolamento Europeo presentato nel 2012 e da sempre sostenuto da Reding come uno strumento per "assicurarsi che coloro che fanno affari in Europa rispettino le leggi europee e garantiscano ai cittadini la possibilità di agire per gestire i propri dati".

Gaia Bottà
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40 Commenti alla Notizia UE: Google sia arbitro dell'oblio
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  • Se qualcuno chiede ed ottiene la rimozione di alcuni risultati di un qualunque motore di ricerca, ma chi ha pubblicato le relative notizie invece desidera che le stesse vengano indicizzate e rese disponibili nelle ricerche di chicchessia (magari ricorrendo al diritto di cronaca), come la mettiamo?

    è chiaro a tutti che alla fine deciderà il tribunale competente, mi pare però altrettanto ovvio che è l'ennesimo circolo vizioso innescato da leggi inadeguate scritte da incompetenti!
  • > Se qualcuno chiede ed ottiene la rimozione di
    > alcuni risultati di un qualunque motore di
    > ricerca, ma chi ha pubblicato le relative notizie
    > invece desidera che le stesse vengano indicizzate
    > e rese disponibili nelle ricerche di chicchessia
    > (magari ricorrendo al diritto di cronaca), come
    > la
    > mettiamo?

    Non esiste un "diritto" a venire indicizzati dai motori di ricerca, che sono tutti gestiti da società private.
    È nel loro interesse indicizzare quanti più siti possibile, ovvio; solo che se un soggetto gli è antipatico, gli ha fatto uno sgarbo, lo tolgono dai risultati e questo sparisce, non può fare nulla.


    > è chiaro a tutti che alla fine deciderà il
    > tribunale competente, mi pare però altrettanto
    > ovvio che è l'ennesimo circolo vizioso innescato
    > da leggi inadeguate scritte da
    > incompetenti!

    Non ci sono leggi. Tranne quella sulla privacy.
    Vediamo se il prossimo parlamento europeo approverà una direttiva chiara sul punto.
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    Modificato dall' autore il 16 maggio 2014 22.56
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  • ...Google rimuova effettivamente le pagine in questione dai propri risultati, e se la fonte (La Vanguardia) NON volesse che questi venissero rimossi?
    Se volesse cioè che le pagine incriminate fossero ricercabili tramite i servizi erogati da Google e dagli altri motori di ricerca?

    CHI AVREBBE RAGIONE?

    Senza contare che questo genere di iniziative (richieste di rimozione dei risultati dai motori di ricerca) generano un discreto clamore mediatico (almeno su siti che trattano di informatica) e che quindi adesso la notizia incriminata appare in ulteriori risultati!

    Cosa farà il Sig. Mario Costeja González, chiederà la rimozione dai risultati di Google & c. anche delle pagine di PI???
    E PI sarà a sua volta d'accordo di non essere indicizzato completamente?

    CONCORDO CON CHI RITIENE CHE LA SENTENZA IN QUESTIONE SIA UNA TOTALE IDIOZIA!
  • > ...Google rimuova effettivamente le pagine in
    > questione dai propri risultati, e se la fonte (La
    > Vanguardia) NON volesse che questi venissero
    > rimossi?
    > Se volesse cioè che le pagine incriminate fossero
    > ricercabili tramite i servizi erogati da Google e
    > dagli altri motori di
    > ricerca?
    >
    > CHI AVREBBE RAGIONE?

    La Corte Europea del Lussemburgo.


    > Senza contare che questo genere di iniziative
    > (richieste di rimozione dei risultati dai motori
    > di ricerca) generano un discreto clamore
    > mediatico (almeno su siti che trattano di
    > informatica) e che quindi adesso la notizia
    > incriminata appare in ulteriori
    > risultati!
    >
    > Cosa farà il Sig. Mario Costeja González,
    > chiederà la rimozione dai risultati di Google &
    > c. anche delle pagine di
    > PI???

    Non credo. Gli interessano le fonti ispanofone.
    Chi fa una ricerca sul suo nome e lo trova citato in articoli e commenti italiani pensa a un omonimo che vive all'estero, non a quello di cui si sta interessando.
  • a questo punto biosognerebbe anche entrare in tutte le raccolte di quotidiani e settimanali e sforbiciare via tutte le notizie riguardanti i richiedenti anonimato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mario
    > a questo punto biosognerebbe anche entrare in
    > tutte le raccolte di quotidiani e settimanali e
    > sforbiciare via tutte le notizie riguardanti i
    > richiedenti
    > anonimato.

    Lo fanno già:

    http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb...
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: Mario
    > > a questo punto biosognerebbe anche entrare in
    > > tutte le raccolte di quotidiani e
    > settimanali
    > e
    > > sforbiciare via tutte le notizie riguardanti
    > i
    > > richiedenti
    > > anonimato.
    >
    > Lo fanno già:
    >
    > http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb
    diciamo che un po ce provano. Spinte ci sono, anche se nella realta' impraticabili. E' un BRUTTO messaggio cmq (c'e' chi potrebbe diventare piu' realista del re, per 'non avere problemi'... )

    Mi vien in mente anche il fatto -scorrelato ma in tema (e piu serio)- che 'formalmente' i giornali hanno obbligo di rettifica, ma, diceva Sofri al festival del giornalismo, in genere se ne impippano.

    Quello e' chiaramente un provvedimento 'ad personam'... non avviene certo di default..
    non+autenticato
  • > Mi vien in mente anche il fatto -scorrelato ma in
    > tema (e piu serio)- che 'formalmente' i giornali
    > hanno obbligo di rettifica, ma, diceva Sofri al
    > festival del giornalismo, in genere se ne
    > impippano.
    >
    > Quello e' chiaramente un provvedimento 'ad
    > personam'... non avviene certo di
    > default..

    Sì, ma la persona potrebbe essere anche un comune cittadino su cui hanno scritto inesattezze:

    http://www.ilsecoloxix.it/Facet/print/Uuid/9d2b134...

    Non fissarti sulla rettifica come una prerogativa esclusiva dei VIP, non è così.
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: Mario
    > > a questo punto biosognerebbe anche entrare in
    > > tutte le raccolte di quotidiani e
    > settimanali
    > e
    > > sforbiciare via tutte le notizie riguardanti
    > i
    > > richiedenti
    > > anonimato.
    >
    > Lo fanno già:
    >
    > http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb

    quindi se i giornali già eliminano di loro sponte le notizie, Google non deve fare niente perchè le informazioni non sono più disponibili in rete.
    Quindi i link cadono nel vuoto.

    Un po' di anni fa mi sembrava ci fosse un sito che conservava tutto quello che era stato pubblicato su internet ma che era stato in seguito cancellato, chissà se c'è ancora?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mario
    CUT
    >
    > Un po' di anni fa mi sembrava ci fosse un sito
    > che conservava tutto quello che era stato
    > pubblicato su internet ma che era stato in
    > seguito cancellato, chissà se c'è
    > ancora?

    https://archive.org/web/
  • > > Lo fanno già:
    > >
    > >
    > http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb
    >
    > quindi se i giornali già eliminano di loro sponte
    > le notizie, Google non deve fare niente perchè le
    > informazioni non sono più disponibili in
    > rete.

    Non lo fanno di loro spontanea volontà, a dire il vero. Forse in certi casi specifici, ma una richiesta discreta da qualche parte arriva sempre.
    E questa sentenza riguarda tutti, non solo i giornali. I weblog nel 1998 ancora non erano di moda, ma nel caso avessero riportato notizie sensibili e fossero ancora online dal 1998, questi vecchi dati non potrebbero essere indicizzati. Solo quelli recenti.



    > Un po' di anni fa mi sembrava ci fosse un sito
    > che conservava tutto quello che era stato
    > pubblicato su internet

    No, non tutto. Ci vorrebbe un crawler che nemmeno Google ha a disposizione: diciamo le cose ritenute più rilevanti.
    Si tratta di archive.org. Esistono poi centri nazionali specializzati in alcuni argomenti o alcune aree.
  • < Google Search (in inglese /ˈguːg(ə)l/ [ˈguːgɫ], in italiano anche modificato in /ˈgugol/) è un motore di ricerca per Internet fondato il 15 settembre 1997.[1] Successivamente venne creata l'omonima azienda il 4 settembre 1998.[2] >

    sti azzeccagarbugli sono senza vergogna...
    non+autenticato
  • > < Google Search (in inglese
    > /ˈguːg(ə)l/
    > [ˈguːgɫ], in italiano anche
    > modificato in /ˈgugol/)

    Direi piuttosto /ˈgogol/

    http://tinyurl.com/3xeu8ju
    Rotola dal ridere

    > è un motore di
    > ricerca per Internet fondato il 15 settembre
    > 1997 .[1] Successivamente venne creata
    > l'omonima azienda il 4 settembre 1998 .[2]
    > >
    >
    > sti azzeccagarbugli sono senza vergogna...

    I motori di ricerca esistevano già nel 1995: Altavista, Lycos, Excite, anche yahoo!, nato come portale.
    E al di là di questo aspetto, non capisco perché una direttiva non si possa applicare a qualcosa che è nato dopo. Caso mai è problematico il caso contrario, cioè applicarla a qualcosa che già esiste e che ha sempre lavorato in una certa maniera.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > < Google Search (in inglese
    > > /ˈguːg(ə)l/
    > > [ˈguːgɫ], in italiano anche
    > > modificato in /ˈgugol/)
    >
    > Direi piuttosto /ˈgogol/
    >
    > http://tinyurl.com/3xeu8ju
    > Rotola dal ridere
    >
    LOL

    > > è un motore di
    > > ricerca per Internet fondato il 15 settembre
    > > 1997 .[1]
    > Successivamente venne
    > creata
    > > l'omonima azienda il 4 settembre
    > 1998

    > .[2]
    > > >
    > >
    > > sti azzeccagarbugli sono senza vergogna...
    >
    > I motori di ricerca esistevano già nel 1995:
    > Altavista, Lycos, Excite, anche yahoo!, nato come
    > portale.
    ed erano ben noti al legislatore. come il tcp/ip e internetSorride

    > E al di là di questo aspetto, non capisco perché
    > una direttiva non si possa applicare a qualcosa
    > che è nato dopo. Caso mai è problematico il caso
    beh e' semplice... essendo la decisione un'idiozia, cosa peraltro gia' stabilita da altri azzeccagarbugli (corte di giustizia, ecc), ci si deve arrampicare all'indietro... sino a citare norme pensate in un Mondo diverso. O vogliamo veramente dire che nel 1995 il legislatore sapesse cos'erano i motori di ricerca su internet?
    non+autenticato
  • > > I motori di ricerca esistevano già nel 1995:
    > > Altavista, Lycos, Excite, anche yahoo!, nato
    > come
    > > portale.

    > ed erano ben noti al legislatore. come il tcp/ip
    > e internet
    >Sorride

    Non lo so cosa ne sapeva il legislatore di internet nel 1995. E nemmeno è rilevante. La violazione della privacy si espleta anche attraverso internet, ma non esclusivamente.
    Non credo che la sentenza sarebbe stata diversa se qualche quotidiano avesse preso a fare il "revival" delle notizie di 15 e 20 anni prima, cioè allegare la copia anastatica della cronaca di 15 e 20 anni prima al quotidiano del giorno.
    Cosa cambia, all'atto pratico?


    > > E al di là di questo aspetto, non capisco perché
    > > una direttiva non si possa applicare a qualcosa
    > > che è nato dopo. Caso mai è problematico il caso

    > beh e' semplice... essendo la decisione
    > un'idiozia,

    Ah be', se parti con questa convinzione tutto il resto è solo un pretesto per parlar male della decisione stessa, e di chi l'ha presa.


    > cosa peraltro gia' stabilita da altri
    > azzeccagarbugli (corte di giustizia, ecc), ci si
    > deve arrampicare all'indietro... sino a citare
    > norme pensate in un Mondo diverso. O vogliamo
    > veramente dire che nel 1995 il legislatore
    > sapesse cos'erano i motori di ricerca su
    > internet?

    Come volevasi dimostrare.
  • - Scritto da: Leguleio

    > Non lo so cosa ne sapeva il legislatore di
    > internet nel 1995.

    Esattamente quello che sa oggi: zero.
    Se una persona avesse un minimo di competenze tecniche non andrebbe certo a fare mestieri come lo scaricatore di porto, il videotecaro, il markettaro, il giornalista o il legislatore, per i quali le competenze tecniche sono inutili se non addirittura deleterie.

    > E nemmeno è rilevante.
    Gia', tanto che gliene frega a loro?

    > La
    > violazione della privacy si espleta
    > anche
    attraverso internet, ma non
    > esclusivamente.
    > Non credo che la sentenza sarebbe stata diversa
    > se qualche quotidiano avesse preso a fare il
    > "revival" delle notizie di 15 e 20 anni prima,
    > cioè allegare la copia anastatica della cronaca
    > di 15 e 20 anni prima al quotidiano del
    > giorno.

    Non si tratta di questo.
    Non c'e' nessun revival.
    Non sono mica notizie vecchie riportate in auge.
    Sono solo notizie vecchie presenti in archivio.
    E qui si sta criticando il fatto che l'archivista e' efficiente e ha buona memoria e se gli vai a chiedere il fascicolo di pinco pallo, te lo trova in un attimo.

    > Cosa cambia, all'atto pratico?

    Che si perde irrimediabilmente della memoria storica.

    > Ah be', se parti con questa convinzione tutto il
    > resto è solo un pretesto per parlar male della
    > decisione stessa, e di chi l'ha
    > presa.

    No. Non e' affatto necessario usare questa convinzione per parlar male della decisione e di chi l'ha presa.
  • > > Non lo so cosa ne sapeva il legislatore di
    > > internet nel 1995.
    >
    > Esattamente quello che sa oggi: zero.

    Ma tu che ne sai? Conosci parlamentari europei, oppure anche parlamentari italiani?


    > Se una persona avesse un minimo di competenze
    > tecniche non andrebbe certo a fare mestieri come
    > lo scaricatore di porto, il videotecaro, il
    > markettaro,

    Inteso come prostituto per le vie di notte?

    http://tinyurl.com/pl8lflj

    Sei offensivo. Sorpresa


    > il giornalista o il legislatore, per
    > i quali le competenze tecniche sono inutili se
    > non addirittura
    > deleterie.

    Avranno altre qualità. Non si pretende a questo mondo che tutti sappiano fare tutto.

    > > E nemmeno è rilevante.
    > Gia', tanto che gliene frega a loro?

    Ma no, il fatto è che questa sentenza si occupa di privacy e di notizie personali, non di protocolli di Rete.
    Se queste cose avvenissero attraverso televideo, per dire, sarebbe uguale, ai fini dell'applicabilità della legge.


    > Non si tratta di questo.
    > Non c'e' nessun revival.
    > Non sono mica notizie vecchie riportate in auge.
    > Sono solo notizie vecchie presenti in archivio.
    > E qui si sta criticando il fatto che l'archivista
    > e' efficiente e ha buona memoria e se gli vai a
    > chiedere il fascicolo di pinco pallo, te lo trova
    > in un
    > attimo.

    Eh sì.
    O piuttosto, il fatto che l'archivista non distingua fra notizie sensibili per la riservatezza di persone ancora vive e nel pieno dell'età lavorativa, e notizie senza indicazioni di nomi e di ragione sociale.


    > > Cosa cambia, all'atto pratico?
    >
    > Che si perde irrimediabilmente della memoria
    > storica.

    Mah, quando la memoria storica riguarda un signor nessuno, come mi pare che sia quello che ha chiesto la rimozione in Spagna, non è una gran perdita.


    > > Ah be', se parti con questa convinzione
    > tutto
    > il
    > > resto è solo un pretesto per parlar male
    > della
    > > decisione stessa, e di chi l'ha
    > > presa.
    >
    > No. Non e' affatto necessario usare questa
    > convinzione per parlar male della decisione e di
    > chi l'ha
    > presa.

    Insomma ti associ al parere di bubba...
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > Non lo so cosa ne sapeva il legislatore
    > di
    > > > internet nel 1995.
    > >
    > > Esattamente quello che sa oggi: zero.
    >
    > Ma tu che ne sai? Conosci parlamentari europei,
    > oppure anche parlamentari
    > italiani?

    Certo.


    > > Se una persona avesse un minimo di competenze
    > > tecniche non andrebbe certo a fare mestieri
    > come
    > > lo scaricatore di porto, il videotecaro, il
    > > markettaro,
    >
    > Inteso come prostituto per le vie di notte?
    >
    > http://tinyurl.com/pl8lflj
    >
    > Sei offensivo. Sorpresa

    No, chi batte il marciapiede di notte fa un lavoro dignitoso e rispettabile.
    Io mi riferisco ai markettari del marketing.

    > > il giornalista o il legislatore, per
    > > i quali le competenze tecniche sono inutili
    > se
    > > non addirittura
    > > deleterie.
    >
    > Avranno altre qualità. Non si pretende a questo
    > mondo che tutti sappiano fare
    > tutto.

    Certo che no, ma quando l'economia era prevalentemente contadina, tutti sapevano lavorare la terra.
    Oggi che l'economia e' prevalentemente tecnologica, ci sono troppi ignoranti e analfabeti in questo campo ed e' una cosa vergognosa considerando che c'e' l'istruzione obbligatoria e un sacco di informazione disponibile.

    > > > E nemmeno è rilevante.
    > > Gia', tanto che gliene frega a loro?
    >
    > Ma no, il fatto è che questa sentenza si occupa
    > di privacy e di notizie personali, non di
    > protocolli di Rete.

    Non puoi chiedere che venga svuotato il mare con una forchetta per difendere la privacy di qualcuno.
    E poi di che privacy si parla?
    Le informazioni presenti in rete o la persona le ha inserite lei su fessbuk o similari, oppure fanno parte del sacrosanto diritto di cronaca e liberta' di stampa, protetta da (quasi) tutte le costituzioni del pianeta.
    Perche' vuoi censurare un articolo di giornale di 10 anni fa?
    Perche' diceva qualcosa di te?
    Non puoi pretendere una censura. Al massimo una rettifica o una integrazione.

    > Se queste cose avvenissero attraverso televideo,
    > per dire, sarebbe uguale, ai fini
    > dell'applicabilità della legge.

    Cioe' la tv non potrebbe piu' mandare in onda i cinegiornali dell'istituto luce perche' qualcuno che veniva citato chiede di non essere piu' citato?

    > > Non si tratta di questo.
    > > Non c'e' nessun revival.
    > > Non sono mica notizie vecchie riportate in
    > auge.
    > > Sono solo notizie vecchie presenti in
    > archivio.
    > > E qui si sta criticando il fatto che
    > l'archivista
    > > e' efficiente e ha buona memoria e se gli
    > vai
    > a
    > > chiedere il fascicolo di pinco pallo, te lo
    > trova
    > > in un
    > > attimo.
    >
    > Eh sì.
    > O piuttosto, il fatto che l'archivista non
    > distingua fra notizie sensibili per la
    > riservatezza di persone ancora vive e nel pieno
    > dell'età lavorativa, e notizie senza indicazioni
    > di nomi e di ragione sociale.

    Che cosa cambia?
    La notizia c'era e chiederne la rimozione e' censura, sia che avvenga il giorno stesso, sia che avvenga 10 anni dopo.

    > > > Cosa cambia, all'atto pratico?
    > >
    > > Che si perde irrimediabilmente della memoria
    > > storica.
    >
    > Mah, quando la memoria storica riguarda un signor
    > nessuno, come mi pare che sia quello che ha
    > chiesto la rimozione in Spagna, non è una gran
    > perdita.

    E' una questione di principio.
    Se si concede al sig. nessuno di essere rimosso, i peggiori infami del pianeta si sentiranno in diritto di fare altrettanto.

    Chi decide se un richiedente e' un sig. nessuno o non lo e'?

    > > > Ah be', se parti con questa convinzione
    > > tutto
    > > il
    > > > resto è solo un pretesto per parlar male
    > > della
    > > > decisione stessa, e di chi l'ha
    > > > presa.
    > >
    > > No. Non e' affatto necessario usare questa
    > > convinzione per parlar male della decisione
    > e
    > di
    > > chi l'ha
    > > presa.
    >
    > Insomma ti associ al parere di bubba...

    Io ho il mio parere che puo' essere riassunto in "NON SI CANCELLA NIENTE"
  • - Scritto da: panda rossa
    > sacrosanto diritto di cronaca e
    > liberta' di stampa, protetta da (quasi) tutte le
    > costituzioni del
    > pianeta.
    Pure il diritto all'oblio è protetto
    non+autenticato
  • - Scritto da: qazwe
    > - Scritto da: panda rossa
    > > sacrosanto diritto di cronaca e
    > > liberta' di stampa, protetta da (quasi)
    > tutte
    > le
    > > costituzioni del
    > > pianeta.
    > Pure il diritto all'oblio è protetto

    Se due diritti sono in contrasto come facciamo?
  • - Scritto da: panda rossa
    > Se due diritti sono in contrasto come facciamo?
    Non sono in contrasto, quindi, il problema non si pone.
    non+autenticato
  • - Scritto da: qazwe
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Se due diritti sono in contrasto come
    > facciamo?
    > Non sono in contrasto, quindi, il problema non si
    > pone.

    Lo sono.
    Se il diritto alla privacy di uno calpesta il diritto all'informazione di un altro, sono in contrasto.
  • I piloti americani responsabili del disastro della funivia di Cavalese, che è costato la vita a 20 persone, cioè Richard Ashby e Joseph Schweitzer, possono chiedere a Google di non comparire più associati a quella notizia vecchia di ben 16 anni? Newbie, inesperto

    Probabilmente no: lì l'oblio c'è già stato, ma riguarda il risarcimento da parte degli Usa.
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    Modificato dall' autore il 13 maggio 2014 19.28
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  • - Scritto da: Leguleio
    > Probabilmente no: lì l'oblio c'è già stato, ma
    > riguarda il risarcimento da parte degli
    > Usa.

    mica per niente si chiamano U-ASS-A
    non+autenticato
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