Gaia Bottà

IBM compra a Watson delle personalità

Big Blue ha acquisito Cognea, attiva nel settore dell'intelligenza artificiale e madre di assistenti digitali che si sanno adattare al loro interlocutore. L'era del cognitive computing è vicina

Roma - Watson, il supercomputer factotum di IBM, indosserà maschere adatte all'interazione con i suoi diversi utenti, con il loro modo di stabilire relazioni e di intrattenere conversazioni: a questo è votata l'acquisizione di Cognea, startup impegnata nel settore dell'intelligenza artificiale fondata nel 2005 e appena assorbita da Big Blue.

IBM illustra lo scenario del cognitive computing, con macchine capaci di sostenere una conversazione naturale con gli esseri umani, adottando registri adatti alle situazioni, da quello che si adopera nella chiacchiera informale a quello necessario nel contesto di un dibattito scientifico: l'uomo, spiega Michael Rhodin, ai vertici del Watson Group di IBM, sta per diventare qualcosa di più di un semplice pigiatore di bottoni.

Se è vero che i progressi compiuti nell'ambito delle tecnologie dedicate agli assistenti digitali sono sempre più a portata di utente, integrati nei principali sistemi operativi mobile e incarnati da personalità quasi-umane come Siri e Cortana, IBM descrive sistemi di relazione più evoluti rispetto agli "smartphone parlanti": basandosi sulla ricerca sviluppata in seno a Watson e sulle competenze detenute da startup come Cognea, sarà possibile dare voce a personalità credibili nel loro spessore, da evocare nell'interazione con gli utenti sulla base dell'interlocutore con cui si confronteranno.
Dall'affiancamento a persone anziane all'allenamento, dai servizi finanziari alle guide turistiche, passando per l'assistenza clienti: gli scenari in cui IBM immagina la presenza di un assistente virtuale personale sono variegati e ormai concreti, e con l'acquisizione di Cognea, che già offre servizi di intelligenza artificiale capaci di mettersi in relazione con l'utente con registri diversi, Big Blue consoliderà le proprie competenze nell'ambito conversazionale dell'interazione uomo macchina, un aspetto fondamentale dell'ecosistema di Watson.

Gli sviluppatori che avranno accesso alle potenzialità di Watson potranno così approfittare degli strumenti di interazione conversazionale di cui IBM si sta rapidamente dotando e coloro che già vi si relazionano via cloud, dalle aziende alle università, potranno presto conversare con l'oracolo di Armonk nella maniera più naturale possibile.

Gaia Bottà
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