Quando un sito non è innocuo

di Andrea Lisi e Maurizio De Giorgi - Una sentenza del 6 novembre 2003 della Corte di Giustizia può far venire il mal di pancia a molti spensierati creatori di pagine web. Ecco come e perché

Roma - Creare pagine web, strutturare un sito internet anche solo per riportarvi frasi scherzose su colleghi di lavoro ed amici non sono affatto attività spensierate e libere come in molti ancora credono. Lo sa bene adesso una tranquilla e religiosa casalinga svedese al centro di una complessa vicenda giudiziaria che, istruita innanzi al Giudice nazionale, ha visto addirittura l'intervento della Corte di Giustizia Europea.

In estrema sintesi, le veniva contestato di aver violato la normativa svedese relativa alla protezione dei dati personali per aver pubblicato nel suo sito Internet dati personali riguardanti un certo numero di persone che lavora(va)no, come lei, in qualità di volontari in una parrocchia della Chiesa protestante di Svezia. In particolare, la sig.ra Lindqvist, formatrice di comunicandi, nell'autunno 1998, aveva creato alcune pagine internet, collegate, tramite links, al sito della Chiesa protestante di Svezia. In tali pagine, oltre alle varie informazioni di servizio rivolte a parrocchiani, la stessa aveva inserito, senza richiedere il consenso espresso degli interessati, le generalità e i numeri di telefono di alcuni volontari, specificandone in termini scherzosi mansioni, hobbies e la loro situazione familiare e riferendo in particolare il fatto che una collega, a seguito di una lesione ad un piede, fosse in congedo parziale per malattia.

L'adito Giudice nazionale di Appello (ovvero la Göta Hovrätt), intervenuto dopo una prima condanna in primo grado, prima di valutare nel merito la condotta dell'imputata ha ritenuto indispensabile l'intervento della Corte di Giustizia U.E. al fine di meglio chiarire contenuto e limiti della normativa sottesa a tale vicenda, ovvero della Direttiva 95/46/CE "Sulla protezione dei dati personali" (di seguito, direttiva).
La Corte Europea, con la sua recente sentenza del 6 novembre 2003, ha preso in esame diversi aspetti problematici propri della menzionata direttiva (dal suo ambito di applicazione alla questione della pubblicazione dei dati personali sui siti web sino al trasferimento dei dati all'estero) e merita perciò un'analisi puntuale dei diversi passaggi logico-giuridici seguiti dallo stesso Collegio Giudicante.

Le questioni sottoposte al giudizio della Corte
I più interessanti dubbi interpretativi sulla direttiva, sollevati dalla Göta Hovrätt e sottoposti al vaglio della Corte, riguardano quindi l'ambito di applicazione della medesima direttiva e la stessa definizione di trattamento dei dati personali, la tematica dei dati inerenti alla salute e il trasferimento all'estero dei dati personali.

Cerchiamo di chiarire meglio le singole questioni per poi trattare, nel paragrafo successivo, le soluzioni offerte dalla Corte.

Prima questione. La Corte è chiamata a dire se l'indicazione del nome (o del numero di telefono unitamente al nome) di una persona in una pagina di Internet costituisca un comportamento che rientra nell'ambito di applicazione della direttiva e se il realizzare personalmente una pagina web in cui vengono riportati i nomi di un certo numero di persone, unitamente ai loro hobbies e ai loro lavori, costituisca un trattamento di dati personali interamente o parzialmente automatizzato.
Per il caso in cui tale questione venga risolta positivamente, alla Corte sono poste anche le seguenti ulteriori problematiche:
Seconda questione. Se il pubblicare, in una pagina iniziale privata, ma accessibile a chiunque ne conosca l'indirizzo, dati relativi a colleghi di lavoro possa essere considerato un comportamento che non rientra nell'ambito di applicazione della menzionata direttiva in forza di una delle eccezioni previste dall'art. 3, n. 2, della stessa direttiva (sulle quali ci soffermeremo più avanti).
Terza questione. Se l'indicare, in una pagina iniziale, che una collega di lavoro, di cui viene specificato il nome, si è ferita ad un piede e si trova in congedo parziale per malattia costituisca un dato personale relativo alla salute.
Quarta questione. Se una persona che si trova in Svezia e che servendosi di un computer pubblica dati personali in una pagina web caricata su un server in Svezia effettivamente trasferisca dati verso paesi terzi ai sensi della citata direttiva.
34 Commenti alla Notizia Quando un sito non è innocuo
Ordina
  • ormai comincia davvero a scarseggiare al mondo....

    "ben lieto" di leggere commenti di strenui difensori della privacy che si lanciano verso battaglie del tipo: "non si possono

    divulgare notizie sulla mia privacy" quando si sta parlando del fatto che ti sei slogato una caviglia.

    continuiamo pure a nasconderci dietro i cavilli. spero in un non lontano futuro in cui verrete denunciati dal vicino perché

    avete raccontato a vostra zia che avete visto l'antipatico vicino scivolare sull'erba bagnata del giardino.

    e la zia lo va a raccontare all'edicolante.

    e quando l'edicolante, sorridendo, fa una battuta all'antipatico vicino che è andato a comprare un quotidiano, scattano le

    denunce per violazione della privacy.

    Eh, già, perché scusate, se lo scrivo su una pagina di un sito internet neanche indicizzato sui motori di ricerca sono

    denunciabile.

    Ma se lo dico a voce????

    E se lo scrivo su di 100 post-it che appendo ai muri del quartiere??

    Che succede???

    Verrei denunciato?

    Ipotizziamo (attendo che avvocati o esperti di giurisprudenza mi rispondano):


    a) non puoi metterlo su internet ma puoi attaccare post-it scritti a mano sui muri del quartiere

    b) non puoi neanche appenderlo sul quartiere perché non hai diritto di appendere "volantini".
       allora faccio un bel cartello alto 1.20 e vado in giro x il quartiere a fare l'uomo sandwich
       "LUIGI ROSSI SI E' SLOGATO UNA CAVIGLIA"

    c) non posso farlo? allora sto in mezzo alla strada e lo urlo. Non di notte, quando posso essere
       denunciato x disturbo alla quiete pubblica, bensì di giorno, mentre le mamme vanno a prendere
       i propri figli a scuola, lo urlo al mercato. Mi possono denunciare??

    d) e se mi possono denunciare così, allora me ne sto tranquillo su di un bel marciapiede affollato
       e ad uno ad uno, mi avvicino ai passanti e glielo dico. Magari soprattutto ai nostri vicini
       che conoscono luigi rossi.

    e) e se invece lo racconto al mio caro amico d'infanzia che quell'idiota di giovanni è arrivato
       tardi all'appuntamento che io e lui avevamo con due belle ragazze perché si è slogato una caviglia.
       che succede in questo caso??? Giovanni mi può denunciare perché ho detto questa cosa ad un nostro
       amico senza il suo consenso scritto?


    Vedo che ormai si pensa soltanto di risolvere le questioni direttamente in tribunale, senza
    neanche pensare di usare una delle altre ottime armi con cui si affrontano queste situazioni... il buon
    senso.

    E pensare che sono un sostenitore accanito della legge sulla privacy. Ma come al solito,
    la gente invece di usare il buon senso, usa i tribunali, le denunce anche per fatti che
    potrebbero essere risolti con il dialogo.

    Chiunque sia giunto a leggere sin qua è pregato di non rispondere a questo post.

    Rivolgetevi direttamente al mio avvocato.


    TwisterA bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    non+autenticato
  • Nella legge della privacy si parla sempre di "dati informatizzati". Capito? Urla pure, attacca i post-it, ecc. Non è quello che viene stigmatizzato.
    Igor


    - Scritto da: Anonimo
    > ormai comincia davvero a scarseggiare al
    > mondo....
    >
    > "ben lieto" di leggere commenti di strenui
    > difensori della privacy che si lanciano
    > verso battaglie del tipo: "non si possono
    >
    > divulgare notizie sulla mia privacy" quando
    > si sta parlando del fatto che ti sei slogato
    > una caviglia.
    >
    > continuiamo pure a nasconderci dietro i
    > cavilli. spero in un non lontano futuro in
    > cui verrete denunciati dal vicino
    > perché
    >
    > avete raccontato a vostra zia che avete
    > visto l'antipatico vicino scivolare
    > sull'erba bagnata del giardino.
    >
    > e la zia lo va a raccontare all'edicolante.
    >
    > e quando l'edicolante, sorridendo, fa una
    > battuta all'antipatico vicino che è
    > andato a comprare un quotidiano, scattano le
    >
    >
    > denunce per violazione della privacy.
    >
    > Eh, già, perché scusate, se lo
    > scrivo su una pagina di un sito internet
    > neanche indicizzato sui motori di ricerca
    > sono
    >
    > denunciabile.
    >
    > Ma se lo dico a voce????
    >
    > E se lo scrivo su di 100 post-it che appendo
    > ai muri del quartiere??
    >
    > Che succede???
    >
    > Verrei denunciato?
    >
    > Ipotizziamo (attendo che avvocati o esperti
    > di giurisprudenza mi rispondano):
    >
    >
    > a) non puoi metterlo su internet ma puoi
    > attaccare post-it scritti a mano sui muri
    > del quartiere
    >
    > b) non puoi neanche appenderlo sul quartiere
    > perché non hai diritto di appendere
    > "volantini".
    >    allora faccio un bel
    > cartello alto 1.20 e vado in giro x il
    > quartiere a fare l'uomo sandwich
    >    "LUIGI ROSSI SI E' SLOGATO
    > UNA CAVIGLIA"
    >
    > c) non posso farlo? allora sto in mezzo alla
    > strada e lo urlo. Non di notte, quando posso
    > essere
    >    denunciato x disturbo alla
    > quiete pubblica, bensì di giorno,
    > mentre le mamme vanno a prendere
    >    i propri figli a scuola,
    > lo urlo al mercato. Mi possono denunciare??
    >
    > d) e se mi possono denunciare così,
    > allora me ne sto tranquillo su di un bel
    > marciapiede affollato
    >    e ad uno ad uno, mi
    > avvicino ai passanti e glielo dico. Magari
    > soprattutto ai nostri vicini
    >    che conoscono luigi rossi.
    >
    > e) e se invece lo racconto al mio caro amico
    > d'infanzia che quell'idiota di giovanni
    > è arrivato
    >    tardi all'appuntamento che
    > io e lui avevamo con due belle ragazze
    > perché si è slogato una
    > caviglia.
    >    che succede in questo
    > caso??? Giovanni mi può denunciare
    > perché ho detto questa cosa ad un
    > nostro
    >    amico senza il suo
    > consenso scritto?
    >
    >
    > Vedo che ormai si pensa soltanto di
    > risolvere le questioni direttamente in
    > tribunale, senza
    > neanche pensare di usare una delle altre
    > ottime armi con cui si affrontano queste
    > situazioni... il buon
    > senso.
    >
    > E pensare che sono un sostenitore accanito
    > della legge sulla privacy. Ma come al
    > solito,
    > la gente invece di usare il buon senso, usa
    > i tribunali, le denunce anche per fatti che
    > potrebbero essere risolti con il dialogo.
    >
    > Chiunque sia giunto a leggere sin qua
    > è pregato di non rispondere a questo
    > post.
    >
    > Rivolgetevi direttamente al mio avvocato.
    >
    >
    > TwisterA bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    non+autenticato
  • Non vedo cosa ci sia di sorprendente, scrivere su un sito accessibile a tutti nomi cognomi, numeri di telefono e per giunta informazioni sulla situazione familiare di alcune persone senza averne il consenso non mi sembra una cosa molto corretta, alla faccia del diritto alla privacy...
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Non vedo cosa ci sia di sorprendente,
    > scrivere su un sito accessibile a tutti nomi
    > cognomi, numeri di telefono e per giunta
    > informazioni sulla situazione familiare di
    > alcune persone senza averne il consenso non
    > mi sembra una cosa molto corretta, alla
    > faccia del diritto alla privacy...

    nome cognome e indirizzoe telfono fisso non sono a mio avviso dati sensibili proteggibili dalla privacy, sono scritti su guide telefoniche, sui campanelli e facilemnte recuperabile su stati di famiglia e certificati di residenza che ochiunque può richiedere, o su internet sulle guide online. proteggere la privacy di una persona impendendo di dire che si è slogata la caviglia è uan cazzata, se dicesse che è sierpositiva lo potrei capire ma una caviglia no
    oltretutto se va in giro tutti la vedono zoppicare, poi veramente allora il pettegolezzo, pratica che esiste dall'alba dei tempi sarebbe vietata.
    non+autenticato
  • oltre alla risposta che ti ha dato l'altro utente devi pensare che ci sono situazioni in cui questo diritto viene usato stranamente.
    in merito ad alcune vicende politiche locali (roma) un tizio è riuscito a chiudere un sito che faceva la storia dei movimenti politici in borgata sostenendo che si violava la sua privacy (il sito citava il nome del tizio come esponente politico, senza diffamarlo, e riportando solo notizie storiche comprovate da documenti reperibili (giornali, foto etc..))

    come vedi fanno come gli pare...
    scopo di lucro diventa copiare un solo cd, privacy diventa censura, registrare un dominio col proprio nome diventa cybersquatting...

    io cambierei idea...
    :)

    non+autenticato
  • Ed i tribunali si trovano ad imbastire cause enormi contro pensionati, ragazzine e adesso... casalinghe.

    Davvero ridicolo!!!

    Che le facciano pagare una multa consona al reddito di questa persona e le dicano di non farlo piu'.

    E gli altri "parrocchiani" dimostrino di aver subito "danni veri" dalle azioni di questa persona oppure la chiudano li senza ropere i maroni al resto del mondo.

    Dico! ci sono cause ben piu' importanti su cui "buttare" i soldi della comunita'Arrabbiato
    non+autenticato
  • "Terza questione. Se l'indicare, in una pagina iniziale, che una collega di lavoro, di cui viene specificato il nome, si è ferita ad un piede e si trova in congedo parziale per malattia costituisca un dato personale relativo alla salute."

    questo non mi sembra proprio un dato personale, anke se io so che gilberto rossi ha una frattura ad un piede non so chi è, per cui per me può essere una persona qualunque...

    mentre il pubblicare i nomi ed i numeri di telefono mi sembra alquanto stupido... qui si ke ha sbagliato!

    diciamo che come sempre la verità sta nel mezzo...

    Fan Linux
    Akiro
    1897

  • - Scritto da: Akiro
    > "Terza questione. Se l'indicare, in una
    > pagina iniziale, che una collega di lavoro,
    > di cui viene specificato il nome, si è
    > ferita ad un piede e si trova in congedo
    > parziale per malattia costituisca un dato
    > personale relativo alla salute."
    >
    > questo non mi sembra proprio un dato
    > personale, anke se io so che gilberto rossi
    > ha una frattura ad un piede non so chi è,
    > per cui per me può essere una persona
    > qualunque...
    >
    > mentre il pubblicare i nomi ed i numeri di
    > telefono mi sembra alquanto stupido... qui
    > si ke ha sbagliato!


    ma non sono dati sensibili, sono di pubblico dominio su guida del telefono anche online, io posso sapere dove abita guido rossi e che telefono ha semplicemente cercandolo sulla guida, se questi sono dati sensibili, da ieri allora non si può più fare pettegolezzi, parlare araccontare nemmeno le vacanze al amre con amici se questi non permettono, far vedere foto scattate almare, scattare foto se compare una persona estranea alla famiglia, insomma nulla
    non+autenticato
  • Ho pubblicato una foto di una giapponese, mi sono basato sul buon senso, ma se lei mi fa causa ho solo una email con un italiano approssimato. Che dice la corte? Devo andare in giappone a farmi firmare la liberatoria per la privacy?

    ma....!
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