Sciopero della fame per Luca Armani

Con una sentenza che lo aggrava di spese legali e danni togliendogli il dominio Armani.it, Luca Armani è da giorni in sciopero della fame per rivendicare il diritto al cognome. Intervengono anche il senatore Cortiana e NewGlobal.it

Sciopero della fame per Luca ArmaniRoma - Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera pervenuta in redazione da Luca Armani che, come si ricorderà, è al centro della clamorosa vicenda del dominio armani.it rivendicato per sé dalla Giorgio Armani SpA. Ora una sentenza gli chiede 10mila euro di danni, copertura delle spese legali e 5mila euro per ogni giorno in cui il dominio è "trattenuto".
Punto Informatico, nel pieno rispetto della sofferta scelta di Luca Armani, si è appellato allo stesso Luca chiedendogli di sospendere una estrema e pericolosa azione di protesta che, come si può leggere qui sotto, è stata messa in atto.


Spettabile Punto informatico
Sono Luca Armani e comunico ufficialmente alla vostra spettabile testata giornalistica che ho dato mandato ai miei legali di notificare l'appello alla sentenza che mi ha visto soccombente in primo grado contro lo stilista Giorgio Armani.

Comunico altresì che ho iniziato uno sciopero della fame per portare alla ribalta della cronaca la mia vicenda e farla uscire dalle nebbie dove, escludendo poche eccezioni come la vostra testata, mi hanno relegato. Quando si decide di fare un passo così impegnativo concorrono sempre diverse motivazioni e devo dire che a questo punto non è più il dominio in sé la cosa importante.
Oggi io ci tengo ad affermare il mio diritto ad esistere, il mio diritto al pieno possesso del mio cognome.

Pensate, né io né i miei figli come i tanti Armani in Italia possiamo utilizzare a pieno titolo il cognome che non ci siamo scelti, come farebbe qualsiasi imprenditore aprendo una azienda, ma che ci è stato assegnato mentre se il sig. Giorgio Armani vende la sua azienda al sig. Esposito questo acquistando anche il marchio, in quanto bene dell'azienda, avrebbe il diritto di usare un cognome non suo e di inibirne l'uso a quelli che quel cognome hanno.

Sembra paradossale, ma in questo mondo dominato sempre più esclusivamente dagli interessi delle multinazionali che schiacciano le piccole imprese in vario modo, la mia vicenda è solo la punta dell'iceberg. La mia è una reazione di orgoglio dopo nove mesi difficili, fatti di frustrazione e rabbia ma soprattutto di umiliazione. Umiliazione nell'aver scoperto che da ignoto artigiano non ho neppure diritto al mio cognome. Ho speso tantissimo in questa causa legale che mi ha dissanguato economicamente, chi mi sta attorno non ha capito la mia testardaggine nel non volermi rassegnare a questo stato di cose a cominciare dai miei famigliari. Non so se
faccio bene, sto perdendo la salute, la famiglia, il lavoro però in questi nove mesi in cui ho realmente pensato di mollare la spugna mi sono sentito a disagio con me stesso, non riesco a sopportare l'idea di tirarmi indietro. Se anche mi tirassi indietro oggi sul dominio cosa accadrà domani?

La legge sui marchi è terribile, non ho potuto nemmeno tentare di registrare www.@rmani.it come marchio senza sollevare le ire dello studio legale di Giorgio Armani con conseguente nuovo processo a mio carico. Devo cambiare solo cognome se voglio sfuggire a questa persecuzione.
Io mi e vi domando, è giusto dover cambiare cognome e quindi un elemento basilare della propria identità per sfuggire al potere del marchio? Credo di no, ma non potrò più vivere serenamente se a questo stato di cose non tentassi di porre qualche rimedio anche con questa scelta estrema dello sciopero della fame.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno dato solidarietà in questi mesi, e sono tanti, in particolare ringrazio la vostra testata per aver seguito la mia vicenda e l'associazione newglobal.it per avermi dato solidarietà e calore umano in questi mesi terribili per me.

Distinti saluti,
Luca Armani

Informazioni sulla vicenda e sui modi per sostenere Luca Armani sono disponibili al momento proprio su armani.it

Di seguito gli interventi sullo sciopero della fame e la sentenza di Fiorello Cortiana, senatore dei Verdi, e dell'associazione NewGlobal.it
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