Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Economia del reale ed economia dell'irreale

di M. Calamari - Il mercato dell'elettronica di consumo è alimentato da una catena del valore che contiene anelli perversi. Anelli che non aggiungono valore d'uso, attività improduttive che sono una perdita secca per la società civile

Introduzione

Come in quest'angolo di mondo succede spesso, l'introduzione prenderà abbastanza spazio: i 24 impazienti lettori sono avvertiti. Non si tratta di autocelebrazione ma solo di contestualizzazione

Quando Cassandra non era ancora stata concepita, il suo babbo (il sottoscritto, non Priamo) aveva collaborato con Punto Informatico fin dal 2001 con qualche notiziola, ma prima dell'esordio della rubrica, avvenuto nel 2005, aveva già pubblicato nel 2003 un lungo e per certi versi ponderoso commento su aspetti deteriori dell'economia durante la transizione al digitale e l'avvento della cosiddetta "proprietà intellettuale" intitolato "Economia della scarsità o dell'abbondanza" che anticipava questioni ancora oggi sul campo, e che mantiene una sua attualità e leggibilità anche dieci anni dopo. Se non l'aveste letto e non ve lo leggeste adesso, buona parte di quanto seguirà lo dovrete prendere per buono sulla fiducia.
Terminato questo apparente spot autopromozionale, ma che in realtà vuole solo essere un "riassunto delle puntate precedenti", Cassandra, in maniera abbastanza naturale, si è chiesta: "Cosa si dovrebbe dire riscrivendolo oggi?". Ci ha pensato un po' sopra, ed ecco il risultato. Se vi annoierò, credetemi che non lo avrò fatto apposta.

Economia del reale ed economia dell'irreale

Le basi economiche dell'accumulazione del capitale, del valore di mercato, del valore d'uso e del valore percepito dovrebbero essere almeno in linea di massima chiare a tutti: se non lo sono potete salutare Cassandra qui.

Non si tratta di ripetere un'analisi marxista (oddio, l'ho scritto davvero!) e neppure la ben nota arringa contro le multinazionali ed i poteri occulti, oppure del controllo implacabile esercitato dai rettiliani in combutta con l'NSA.

Partiamo dalle cose minute che capitano a "gente meccaniche, e di piccol affare", come diceva il Manzoni.
Parliamo di quello che siamo disposti a pagare per comprare qualcosa, e tanto per non sconfinare troppo dall'usuale settore coperto da Cassandra, parliamo di elettronica, informatica e dintorni, anche se la maggior parte delle considerazioni che seguiranno possono essere applicate tal quali alla moda, agli alimentari, ai trasporti...

Il denaro che abbiamo in tasca, senza il quale, a meno di introdurre nel discorso il volontariato ed il baratto, non siamo "animali economici", rappresenta per noi un valore "reale".
L'abbiamo probabilmente ottenuto lavorando o cedendo beni materiali. Se invece voi lo aveste ottenuto con trading ad alta velocità, vendendo titoli derivati o sfruttando la compravendita dei future, Cassandra non sta parlando di voi, tanto certamente ne sapete molto di più.
Bene, la moneta che abbiamo in tasca rappresenta un bene primario, che siamo disposti a cedere in cambio di un bene o servizio che sia utile.
Non proviamo nemmeno ad affrontare il concetto altamente soggettivo di "utilità" che, partendo da coloro che devono chiedere un prestito per fare la spesa l'ultima settimana del mese fino ad arrivare a coloro che vivono con la famiglia e prendono la paghetta a trent'anni, varia ovviamente moltissimo.
Consideriamo invece semplicemente quello che chiediamo ed otteniamo in cambio del denaro che cediamo, che nel caso di Cassandra deriva dal suo lavoro di archeologo del software.

Elettronica di consumo, informatica e telematica: campi scivolosissimi ed in continua evoluzione, ma i cui meccanismi sono praticamente identici a quelli del mondo dell'alta moda e della moda in generale.

Coprirsi, stare caldi d'inverno e freschi d'estate con indumenti belli e durevoli sono bisogni primari.
Seguire la moda, spendere per avere a parità di caratteristiche l'oggetto di "marca" o di "moda", sono bisogni non primari, la sovrastruttura, il condizionamento pubblicitario, il disvalore di un mercato che non si cura più della "produzione", categoria spesso lasciata in secondo piano ma con cui alla fine, ed a livello globale, si devono sempre fare i conti. Non esistono cose come i pasti gratuiti.

Per quanto la finanza, i movimenti telematici di denaro, la compravendita della cosiddetta "proprietà intellettuale" e la monetizzazione delle influenze politiche siano tutt'ora importantissime e diano forma alla nostra vita quotidiana, dei nostri figli e dei nostri nipoti, restiamo nel nostro angolino preferito, il familiare mondo informatico.

Perché compriamo (anche Cassandra) un determinato smartphone e non un altro? Cosa percepiamo come valore d'uso e come qualità? Eleganza ed estetica? Possibilità d'uso? Prestigio della marca e dell'ultimo modello? Qualità delle prestazioni di base? Effetti del suo utilizzo? Effetti della sua produzione e smaltimento?
Quante domande, troppe!
Vediamo di abbozzare qualche risposta.

Il valore d'uso è, o almeno dovrebbe essere, la principale guida alla nostra spesa. Siamo giustamente disposti a pagare di più una bottiglia di acqua minerale nel Sahara rispetto che al supermercato; per lo stesso motivo uno smartphone vale molto di più per chi vuole un GPS, una web chat e leggersi la posta rispetto a chi ne ha bisogno solo per telefonare.
Eppure in ambedue i casi molti scelgono lo stesso e costoso prodotto, senza che i valori d'uso, molto differenti, facciano mai capolino nella scelta che viene compiuta.

Questioni di base, magari difficili da esplorare ma che impattano direttamente la vita del proprietario dello smartphone, vengono da lui completamente trascurate.
Quale è la qualità sonora percepita dall'utente e dal suo corrispondente? Quanta energia viene trasferita al cervello di chi lo sta utilizzando? È possibile installarvi solo applicazioni commerciali od anche software libero?
I servizi che mi vengono offerti di default (particolarmente negli smartphone brandizzati) prevedono un pagamento non monetario ma effettuato con dati personali?
Ed infine, esistono prodotti che, spendendo la metà, un terzo o anche meno, offrono più o meno le stesse funzionalità?

Invece delle risposte abbiamo posto solo nuove domande, che aiutano però a trovare il centro della questione.
Gli oggetti hanno un costo di realizzazione ed un prezzo di vendita. Cosa c'è nel mezzo?

Ci sono certamente il margine, ed i relativi costi e profitti di una catena di distribuzione più o meno lunga, ma nascosti in questa catena ci sono anelli perversi, che nel caso dell'elettronica di consumo diventano talvolta i più grandi: i costi ed i relativi ricarichi di passaggi che non aggiungono nessun valore, sia in termini assoluti (funzionalità) che in termini di valore d'uso per una particolare persona.
Marca e pubblicità sono i più grandi anelli, figlie incestuose, anzi partenogenetiche una dell'altra.

Sono interconnesse: la prima condiziona i consumatori ad acquistare prodotti sulla base di valori irreali ed artificialmente creati, la seconda inserisce nella catena del prezzo elementi di "costo" totalmente improduttivi. E le risorse dirottate da attività produttive ad attività improduttive sono una perdita secca per la società civile.

E non cominciamo nemmeno ad enunciare il mito dell'innovazione: l'innovazione ed il progresso non hanno bisogno di queste cose. Si innovava molto di più nei garage degli anni '70 ed '80 che nelle quotatissime aziende di elettronica di consumo di oggidì. Ed un buon esempio di questo rovesciamento dei valori è che il nome di Wozniak sia ignoto ai più mentre quello di Jobs è diventato un'icona ed un mito.

Tutto qui.
10 anni dopo non c'è più posto per le conclusioni moralistiche ma precise. Quelle questioni, ancora attualissime, sono solo logiche conseguenze di una situazione più generale.
Come nel dopo Datagate, che ha reso inutile discutere di privacy ed altre importanti categorie della Rete, tutte le domande e le risposte sono semplici e di fronte a tutti.

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87 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Economia del reale ed economia dell'irreale
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  • Tutto molto bello e semplice, troppo semplice.
    Anzitutto il costo marginale di un contenuto digitale non è nullo in quanto è formato dal costo dell'ocupazione temporanea della memoria su cui è registrato, dall'energia necessaria per conservarlo e fruirlo e dal tempo che l'utilizzatore dedica alla fruizione.
    Secondo. il prezzo di un bene non ha niente a che fare con il suo valore e nemmeno con il suo costo. ma siamo davvero sicuri che marketing e pubblicità siano costi senza valore? ovvero siamo sicuri che il prodotto senza pubblicità e marketing avrebbe il medesimo valore? in realtà è vero il contrario. la pubblicità infatti è nota come informazione commerciale ed è cruciale per far sapere al mercato che il prodotto esiste. se io consumatore non so ad esempio che il SW libero esiste,non ne conosco caratteristiche e potenzialità, semplicemente non posso considerarlo all'interno delle mie scelte. senza pubblicità il prodotto non raggiunge l'acquirente. ed il marketing? anche quello serve. affermare l'abilità del produttore di un bene rispetto a tutti gli altri produttori consente di fidarsi del prodotto. il marketing garantisce che il produttore di un certo bene si assuma la responsabilità della qualità di quel bene e funziona anche al contrario. se i prodotti di un certo marchio cominciano ad avere chiare pecche, il marketing si ripercuote sul produttore stesso che nei casi peggiori finisce fuori mercato. come al solito il punto è quindi un altro: ciascun mercato va presidiato da una domanda critica. il mercato perfetto si ottiene solo quando il maggior numero dei suoi players si comporta in modo razionale. comportarsi in modo razionale significa dare il giusto valore sia alle componenti del prodotto (pubblicità e marketing inclusi) sia ai controvalori in gioco (comprendere che una scelta di consumo si sostiene non solo cedendo moneta, ma anche tramite la cessione di beni di cui sul momento non valutiamo correttamente l'utilità quali la privacy o la propria libertà per esempio).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alberto Bellini
    > ma siamo davvero sicuri che marketing e
    > pubblicità siano costi senza valore?

    Sono costi INUTILI!

    > ovvero siamo
    > sicuri che il prodotto senza pubblicità e
    > marketing avrebbe il medesimo valore?

    Un prodotto che ha bisogno di marketing per imporsi, vuol dire che ha grosse lacune altrove.

    > in realtà è
    > vero il contrario.

    Da quale pulpito arriva questa sentenza?

    > la pubblicità infatti è nota
    > come informazione commerciale ed è cruciale per
    > far sapere al mercato che il prodotto esiste.

    No, non al mercato, ma al consumatore ignorante disinformato e spendaccione.

    Il consumatore intelligente non ha bisogno di pubblicita': e' in grado di tenersi informato.

    Se un prodotto ha bisogno di pubblicita', oltre ad avere grosse lacune altrove, come indicato in precedenza, ammette pure di rivolgersi ad un pubblico di consumatori non intelligenti.

    E vale sempre la massima che dice: "fai un prodotto a prova di idiota, e lo userano solo gli idioti."

    > se
    > io consumatore non so ad esempio che il SW libero
    > esiste,

    vuol dire che sei ignorante e ti meriti di essere spennato!

    > non ne conosco caratteristiche e
    > potenzialità, semplicemente non posso
    > considerarlo all'interno delle mie scelte.

    Significa che sei incapace di informarti visto che la rete e' piena di documentazione.

    > senza
    > pubblicità il prodotto non raggiunge
    > l'acquirente.

    L'acquirente ignorante, specifichiamo.

    > ed il marketing? anche quello
    > serve. affermare l'abilità del produttore di un
    > bene rispetto a tutti gli altri produttori
    > consente di fidarsi del prodotto.

    Posso ridere?
    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    > il marketing
    > garantisce che il produttore di un certo bene si
    > assuma la responsabilità della qualità di quel
    > bene e funziona anche al contrario.

    Il marketing racconta solo balle! Altro che responsabilita'.

    > se i prodotti
    > di un certo marchio cominciano ad avere chiare
    > pecche, il marketing si ripercuote sul produttore
    > stesso che nei casi peggiori finisce fuori
    > mercato.

    Questo quando c'e' un mercato.
    Ma in regime di monopolio non solo il monopolista se ne frega, ma si vanta pure di imporre nel preinstallato un prodotto ciofeca.

    > come al solito il punto è quindi un
    > altro: ciascun mercato va presidiato da una
    > domanda critica.

    Qui cominciano le buzzword, quindi sei stato sgamato.
    Sei un markettaro che pretende di giustificare la sua inutile presenza.

    Addio.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Alberto Bellini
    ...
    > > il marketing
    > > garantisce che il produttore di un certo
    > bene
    > si
    > > assuma la responsabilità della qualità di
    > quel
    > > bene e funziona anche al contrario.
    >
    > Il marketing racconta solo balle! Altro che
    > responsabilita'.

    uno dei compiti del marketing è analizzare il mercato e determinare cosa e quanto produrre, se viene sbagliata l'analisi si producono cose che hanno poco mercato e che rimarranno invendute oppure si rischia di produrre di più di quello che il mercato può assorbire, un paio di errori così e l'azienda può anche fallire, d'altro canto se non si produce abbastanza il cliente si rivolgerà a un concorrente con gravi danni per l'azienda.
    Di solito i manager di marketing vengono pagati molto di più dei responsabili della produzione, quelli pagati meno sono i responsabili di R&D
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Alberto Bellini
    > ...
    > > > il marketing
    > > > garantisce che il produttore di un certo
    > > bene
    > > si
    > > > assuma la responsabilità della qualità
    > di
    > > quel
    > > > bene e funziona anche al contrario.
    > >
    > > Il marketing racconta solo balle! Altro che
    > > responsabilita'.
    >
    > uno dei compiti del marketing è analizzare il
    > mercato e determinare cosa e quanto produrre, se
    > viene sbagliata l'analisi si producono cose che
    > hanno poco mercato e che rimarranno invendute
    > oppure si rischia di produrre di più di quello
    > che il mercato può assorbire, un paio di errori
    > così e l'azienda può anche fallire, d'altro canto
    > se non si produce abbastanza il cliente si
    > rivolgerà a un concorrente con gravi danni per
    > l'azienda.
    > Di solito i manager di marketing vengono pagati
    > molto di più dei responsabili della produzione,
    > quelli pagati meno sono i responsabili di
    > R&D

    Qui dentro parliamo di software, non di pentole o materassi.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Pietro
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > > - Scritto da: Alberto Bellini
    > > ...
    > > > > il marketing
    > > > > garantisce che il produttore di un
    > certo
    > > > bene
    > > > si
    > > > > assuma la responsabilità della
    > qualità
    > > di
    > > > quel
    > > > > bene e funziona anche al contrario.
    > > >
    > > > Il marketing racconta solo balle! Altro
    > che
    > > > responsabilita'.
    > >
    > > uno dei compiti del marketing è analizzare
    > il
    > > mercato e determinare cosa e quanto
    > produrre,
    > se
    > > viene sbagliata l'analisi si producono cose
    > che
    > > hanno poco mercato e che rimarranno invendute
    > > oppure si rischia di produrre di più di
    > quello
    > > che il mercato può assorbire, un paio di
    > errori
    > > così e l'azienda può anche fallire, d'altro
    > canto
    > > se non si produce abbastanza il cliente si
    > > rivolgerà a un concorrente con gravi danni
    > per
    > > l'azienda.
    > > Di solito i manager di marketing vengono
    > pagati
    > > molto di più dei responsabili della
    > produzione,
    > > quelli pagati meno sono i responsabili di
    > > R&D
    >
    > Qui dentro parliamo di software, non di pentole o
    > materassi.
    O di hardware, queste cose valgono per qualsiasi cosa venga prodotto, a volte le stime di vendita fanno decidere se fare o no una nuova fabbrica
    non+autenticato
  • Cosa percepiamo come valore d'uso e come qualità?
    Di seguito le mie risposte.

    Eleganza ed estetica?
    2%
    Possibilità d'uso?
    100%
    Prestigio della marca e dell'ultimo modello?
    -100%
    Qualità delle prestazioni di base?
    100%
    Effetti del suo utilizzo?
    Che differenza fa con le possibilità d'uso?
    Effetti della sua produzione e smaltimento?
    50%, ma nella realtà 0% perché tutti i produttori e tutti i modelli sono identici da questo punto di vista.
    Funz
    12946
  • si ma a parità di hardware quanto saresti disposto a spendere in più per un prodotto che soddisfa anche il tuo senso estetico, A = una ciofeca B= bellissimo:
    niente, 10%, 30%, 50%, 80%, 100% ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > si ma a parità di hardware quanto saresti
    > disposto a spendere in più per un prodotto che
    > soddisfa anche il tuo senso estetico, A = una
    > ciofeca B=
    > bellissimo:
    > niente, 10%, 30%, 50%, 80%, 100% ?

    Zero.
    L'estetica di un prodotto tecnologico ha un valore zero rispetto al resto.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Pietro
    > > si ma a parità di hardware quanto saresti
    > > disposto a spendere in più per un prodotto
    > che
    > > soddisfa anche il tuo senso estetico, A = una
    > > ciofeca B=
    > > bellissimo:
    > > niente, 10%, 30%, 50%, 80%, 100% ?
    >
    > Zero.
    > L'estetica di un prodotto tecnologico ha un
    > valore zero rispetto al
    > resto.
    vero, l'estetica di una ferrari non conta contano solo le prestazioni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > si ma a parità di hardware quanto saresti
    > disposto a spendere in più per un prodotto che
    > soddisfa anche il tuo senso estetico, A = una
    > ciofeca B=
    > bellissimo:
    > niente, 10%, 30%, 50%, 80%, 100% ?

    2%, come ho detto
    Funz
    12946
  • c'è un errore di fondo, il prezzo di un prodotto in un'economia capitalista non è assolutamente correlato al costo di produzione, provate a pensare a uno stuzzicadenti per esempio, il prezzo è enormemente più alto del costo di produzione eppure si vende benissimo e nessuno si lamenta, il prezzo non è nient'altro che la cifra che il consumatore è disposo a spendere per avere quel determinato prodotto, se un prodotto non vende il prezzo viene abbassato e a volte scende anche sotto al costo di produzione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > c'è un errore di fondo, il prezzo di un prodotto
    > in un'economia capitalista non è assolutamente
    > correlato al costo di produzione, provate a
    > pensare a uno stuzzicadenti per esempio, il
    > prezzo è enormemente più alto del costo di
    > produzione

    Quanto costa uno stuzzicadenti?
  • circa 72 euro al Kg
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > circa 72 euro al Kg

    Tu compri apple, vero?

    Perche' questo barattolino da 200 grammi
    http://www.ebay.it/itm/OFFERTA-BARATTOLO-STUZZICAD...
    lo vendono a 1 euro.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Pietro
    > > circa 72 euro al Kg
    >
    > Tu compri apple, vero?
    >
    > Perche' questo barattolino da 200 grammi
    > http://www.ebay.it/itm/OFFERTA-BARATTOLO-STUZZICAD
    > lo vendono a 1 euro.
    Gli stuzzicadenti li compro esselunga e su quelli ho calcolato il prezzo
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pietro
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Pietro
    > > > circa 72 euro al Kg
    > >
    > > Tu compri apple, vero?
    > >
    > > Perche' questo barattolino da 200 grammi
    > >
    > http://www.ebay.it/itm/OFFERTA-BARATTOLO-STUZZICAD
    > > lo vendono a 1 euro.
    > Gli stuzzicadenti li compro esselunga e su quelli
    > ho calcolato il
    > prezzo

    Quindi, per amor di correttezza, avresti dovuto sottolineare che hai preso come riferimento stuzzicadenti in legno di mogano intagliati a mano
    (o cosi' ti raccontano) per giustificare il prezzo spropositato.

    Ti ho dimostrato che esistono stuzzicadenti da 5 euro al kilo e che svolgono la medesima funzione di quelli che tu paghi oltre 10 volte tanto.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Quindi, per amor di correttezza, avresti dovuto
    > sottolineare che hai preso come riferimento
    > stuzzicadenti in legno di mogano intagliati a
    > mano
    > (o cosi' ti raccontano) per giustificare il
    > prezzo
    > spropositato.
    >
    > Ti ho dimostrato che esistono stuzzicadenti da 5
    > euro al kilo e che svolgono la medesima funzione
    > di quelli che tu paghi oltre 10 volte
    > tanto.
    Dici balle! Uno stuzzicadenti pesa circa 0.05 g, quindi, quei 350 stuzzicadenti sono 17.5 g, per cui 1 kg di quegli stuzzicadenti costa qualcosa più di 57€ a cui devi aggiungere le spese di spedizione
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Pietro
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > > - Scritto da: Pietro
    > > > > circa 72 euro al Kg
    > > >
    > > > Tu compri apple, vero?
    > > >
    > > > Perche' questo barattolino da 200 grammi
    > > >
    > >
    > http://www.ebay.it/itm/OFFERTA-BARATTOLO-STUZZICAD
    > > > lo vendono a 1 euro.
    > > Gli stuzzicadenti li compro esselunga e su
    > quelli
    > > ho calcolato il
    > > prezzo
    >
    > Quindi, per amor di correttezza, avresti dovuto
    > sottolineare che hai preso come riferimento
    > stuzzicadenti in legno di mogano intagliati a
    > mano
    > (o cosi' ti raccontano) per giustificare il
    > prezzo
    > spropositato.
    >
    > Ti ho dimostrato che esistono stuzzicadenti da 5
    > euro al kilo e che svolgono la medesima funzione
    > di quelli che tu paghi oltre 10 volte
    > tanto.
    è esattamente lì che volevo arrivare, gli stuzzicadenti, alcuni di essi , hanno prezzi che con i costi di produzione non c'entrano niente eppure si vendono lo stesso. Se fossero computer avrebbero prezzi in proporzione di 5-6000 euro.
    Il prezzo ripeto è indipendente dai costi di produzione, è solo la cifra che il consumatore è disposto a spendere, se non compra abbassano il prezzo, ma se accetta di pagare quelle cifre i prezzi rimangono alti.
    Se fai qualche conto scopri che i prodotti con i ricarichi più alti sono quelli che costano poco, pochissimo perché la gente visto il prezzo irrisorio è disposta a pagare anche ricarichi enormi, si fanno più soldi producendo stuzzicadenti che automobili.
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Pietro
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > > - Scritto da: Pietro
    > > > > circa 72 euro al Kg
    > > >
    > > > Tu compri apple, vero?
    > > >
    > > > Perche' questo barattolino da 200 grammi
    > > >
    > >
    > http://www.ebay.it/itm/OFFERTA-BARATTOLO-STUZZICAD
    > > > lo vendono a 1 euro.
    > > Gli stuzzicadenti li compro esselunga e su
    > quelli
    > > ho calcolato il
    > > prezzo
    >
    > Quindi, per amor di correttezza, avresti dovuto
    > sottolineare che hai preso come riferimento
    > stuzzicadenti in legno di mogano intagliati a
    > mano
    > (o cosi' ti raccontano) per giustificare il
    > prezzo
    > spropositato.
    >
    > Ti ho dimostrato che esistono stuzzicadenti da 5
    > euro al kilo e che svolgono la medesima funzione
    > di quelli che tu paghi oltre 10 volte
    > tanto.
    è esattamente lì che volevo arrivare, gli stuzzicadenti, alcuni di essi , hanno prezzi che con i costi di produzione non c'entrano niente eppure si vendono lo stesso. Se fossero computer avrebbero prezzi in proporzione di 5-6000 euro.
    Il prezzo ripeto è indipendente dai costi di produzione, è solo la cifra che il consumatore è disposto a spendere, se non compra abbassano il prezzo, ma se accetta di pagare quelle cifre i prezzi rimangono alti.
    Se fai qualche conto scopri che i prodotti con i ricarichi più alti sono quelli che costano poco, pochissimo perché la gente visto il prezzo irrisorio è disposta a pagare anche ricarichi enormi, si fanno più soldi producendo stuzzicadenti che automobili.
    non+autenticato
  • Il Danaro NON E' un bene.
    Toppato.
    il.gem
    non+autenticato
  • Dopo aver letto con fatica i post di questo forum, nel tentativo inutile al 90 percento di trovarne qualcuno non infantile, direi caro Calamari che hai un cattivo karma...
    I tuoi 24 lettori affezionati, per citare un prverbio tedesco di origine latina, per guardare gli alberi non vedono la foresta.
    non+autenticato
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