massimo mantellini

Contrappunti/ Tra i taxi e la Rete, non mettere Uber

di M. Mantellini - La sharing economy spazza via le certezze consolidate dell'economia tradizionale. Ma attenzione: non tutto ciò che viene da Internet ha effetti positivi sul nostro stile di vita

Contrappunti/ Tra i taxi e la Rete, non mettere UberRoma - Davide Maria De Luca ha descritto su Il Post la sua esperienza di utilizzo di Uber e di Uber Pop, i due servizi di trasporto a pagamento mediati dalla app di una startup californiana che stanno facendo imbestialire i tassisti di tutto il mondo. È un articolo interessante perché, per una volta, spiega i meccanismi economici che galleggiano dietro il modello di business di Uber senza arruolarsi nella battaglia mediatica che ha contrapposto nelle ultime settimane i sostenitori di Uber, in quanto piattaforma di innovazione, ed i suoi denigratori, in quanto trucco in formato digitale che mina un ambiente economico consolidato.

Non è così interessante sposare una causa o l'altra: entrambe mostrano solidi argomenti e giuste indignazioni da portare a propria difesa. Più utile è invece provare a farsi qualche domanda in generale sulla sharing economy e sui suoi effetti macro sull'ambito sociale: simili incursioni sembrano ripetersi, attraverso i medesimi meccanismi, ogni qualvolta il contesto digitale incontra il mondo precedente.

Il punto di svolta, in ognuno di questi casi, vale per app come Uber, per siti web come AirBnB ma potrebbe essere applicato anche ai contesti economici che regolano il mercato dei contenuti, dalla musica ai libri, è quello legato alle tecnologie che abilitano i cittadini. Tecnologie che prima non c'erano e che oggi invece sono di fronte ai nostri occhi pronte per essere utilizzate. Ciò che ieri era impossibile o complicatissimo ora diventa semplice e intuitivo, dentro una economia di scale vasta come il mondo e con una capacità di saltare o ignorare le norme esistenti che trasforma placidi pensionati o ragazzini imberbi in distruttori di contesto.
Il tessuto connettivo di questa innovazione crudele è ovviamente Internet. Volendo rimanere aderenti ai termini, quella che quindici anni fa chiamavamo new economy ora ha questa sua nuova possibile declinazione che tutti chiamano, con una certa soddisfazione, sharing economy. Ma se la new economy era una specie di sogno adolescenziale di riprogrammazione di un pacchetto di regole nel suo nuovo ed inedito formato digitale, in un contesto che ne mantenesse privilegi e prerogative, la sharing economy ne è la sua versione post nucleare. Quella dopo la bomba ed il disincanto, quella della presa di coscienza che Internet alla fine abilita tutti e non prevede una rendita di posizione per gli intestatari di licenza; quella secondo la quale gli effetti distruttivi sui modelli di business analogici in molti casi tendono inizialmente a prevalere (a dispetto delle analisi dei cultori del digitale buono) e solo più tardi, non sempre e spesso in misura ridotta, fanno da volano a nuove libertà d'impresa che migliorano le nostre vite di consumatori.

Ogni discussione al riguardo corre il rischio in ogni caso di essere sterile e fuori tempo massimo. Tutta questa roba non può essere fermata, regolarla è complicatissimo, esattamente come è complicato far pagare le tasse a Google, Apple o Amazon, solo che oggi i suoi effetti a cascata riguardano non più solo i giganti del web (la vecchia new economy) ma anche i singoli cittadini che arrotondano di notte la pensione improvvisandosi tassisti per le vie di Milano.

Come dentro un setaccio dalle maglie troppo larghe, attraverso i fili della condivisione passa ormai di tutto, dai desideri di autopubblicazione di un romanzo che nessun editore avrebbe mai preso in considerazione e che diventa un blockbuster internazionale, alla discografia completa di Lucio Dalla, decenni di lavoro che la mia connessione in fibra scarica sul PC nel giro di pochi minuti. In simili contesti distinguere semplice umana condivisione fra pari dai contesti dell'economia della condivisione (forse sarebbe meglio dire "sulla" condivisione) è spesso complicato. Per esempio il car sharing ha qualche parentela con la condivisione, Uber Pop certamente è sharing economy.

Difendere Uber, intercapedine digitale geniale in un mondo nel quale immaginare nuovi spazi del genere apre spesso grandi opportunità per tutti, è una reazione quasi automatica, specie se ci è capitato in passato di avere a che fare con i tassisti delle grandi città italiane: sposarne interamente la causa, in quanto evoluzione digitale di un mondo che cambia, ha invece in sé qualcosa di non troppo intelligente. Abbiamo cercato per oltre un decennio di tenere il dio denaro il più possibile distante dalle nostre umane relazioni di rete: il mimetismo attraverso il quale nuovi mercanti nel tempio cercano di estrarre soldi dalle nostre mediazioni sentimentali ha qualcosa che assomiglia ad una cinica strumentalizzazione. Un retrogusto amaro della nostra religiosa conversione al digitale che andrebbe in qualche misura sottolineata.

Massimo Mantellini
Manteblog

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86 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Tra i taxi e la Rete, non mettere Uber
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  • Il casino l'ha creato lo stato. Non può creare un sistema di trasporti basato su licenze e poi il giorno dopo invalidare tutto perché, toh, c'è una nuova tecnologia. Chiaro che chi s'è fatto un prestito per comprare una licenza si senta fregato. Se lo stato vuole liberalizzare un mercato che lui per primo avevo creato "a numero chiuso" rimborsi i tassisti dei loro investimenti (auto e licenze) e liberalizzi del tutto.
    Oppure non liberalizza nulla, vieta Uber e crea un tavolo con i tassisti affinché il loro servizio sia disponibile tramite una piattaforma Uber-like sviluppata e pagata con i soldi degli stessi tassisti. Perché l'altra cosa che rode, giustamente, è che una società che sviluppa un software si prenda il 20% "pulito" sul lavoro altrui, senza dimostrare che ciò arrechi reali vantaggi: se invece i "soci" di questa società sono i tassisti stessi allora il discorso cambia
  • - Scritto da: an0nim0
    > Il casino l'ha creato lo stato. Non può creare un
    > sistema di trasporti basato su licenze e poi il
    > giorno dopo invalidare tutto perché, toh, c'è una
    > nuova tecnologia. Chiaro che chi s'è fatto un
    > prestito per comprare una licenza si senta
    > fregato.

    Ecco, rimborsiamo la licenza ai taxisti allo stesso costo a cui glie la vendeva lo stato.
    krane
    22544
  • > > Il casino l'ha creato lo stato. Non può
    > creare
    > un
    > > sistema di trasporti basato su licenze e poi
    > il
    > > giorno dopo invalidare tutto perché, toh,
    > c'è
    > una
    > > nuova tecnologia. Chiaro che chi s'è fatto un
    > > prestito per comprare una licenza si senta
    > > fregato.
    >
    > Ecco, rimborsiamo la licenza ai taxisti allo
    > stesso costo a cui glie la vendeva lo
    > stato.

    Il Comune, le licenze dei tassì sono comunali.
    Non si arriva a un accordo con queste premesse.
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: an0nim0
    > > Il casino l'ha creato lo stato. Non può
    > creare
    > un
    > > sistema di trasporti basato su licenze e poi
    > il
    > > giorno dopo invalidare tutto perché, toh,
    > c'è
    > una
    > > nuova tecnologia. Chiaro che chi s'è fatto un
    > > prestito per comprare una licenza si senta
    > > fregato.
    >
    > Ecco, rimborsiamo la licenza ai taxisti allo
    > stesso costo a cui glie la vendeva lo
    > stato.

    Ma anche il 50% in più, guarda.
    non+autenticato
  • Sì ma non possiamo nasconderci dietro un dito e fingere di non vedere. Lo stato avrebbe dovuto riprendersi la licenza alla chiusura di un'attività, la licenza non doveva essere cedibile. Facendo così ha creato, di fatto, un libero mercato (per giunta nero) delle licenze.

    Nessuno evidenzia l'incolpevolezza di un tassista che, essendo entrato 3 anni fa sul mercato, si è sentito dire dallo stato che la licenza l'avrebbe dovuta acquistare dai privati per forza. Non è certo stato contento o scorretto o distratto quando s'è trovato davanti un certo tipo di mercato.

    Ora lo stato, che ha creato questa situazione, non se la può cavare facendo passare per fessi o disonesti i tassisti ma assumendosi la responsabilità del suo errore. Non si tratta di difendere rendite di posizione, si tratta di indennizzare coloro che un giorno prima avevano accettato le regole del mercato dettate dallo stato e quindi avevano fatto un investimento che non risulta più ammortizzabile a seguito di un cambio di queste regole.

    Il rapporto stato - cittadino - imprenditore deve essere orientato da principi di correttezza e trasparenza che vengono traditi dallo stato se si comporta come sta facendo. E in tribunale rischia di perdere.

    Facciamo un altro esempio: ipotizziamo che lo stato decida di legalizzare la marijuana, che decida che i coffee shop siano a numero chiuso e che la licenza costa 100.000 Euro. Dopo un mese decide che chiunque può aprire il coffee shop o comunque consente ad altri di aggirare la normativa (esempio: vendita di piantine tramite i fiorai). Vi pare corretto?
  • - Scritto da: an0nim0
    > Sì ma non possiamo nasconderci dietro un dito e
    > fingere di non vedere. Lo stato avrebbe dovuto
    > riprendersi la licenza alla chiusura di
    > un'attività, la licenza non doveva essere
    > cedibile. Facendo così ha creato, di fatto, un
    > libero mercato (per giunta nero) delle
    > licenze.

    > Nessuno evidenzia l'incolpevolezza di un tassista
    > che, essendo entrato 3 anni fa sul mercato, si è
    > sentito dire dallo stato che la licenza l'avrebbe
    > dovuta acquistare dai privati per forza. Non è
    > certo stato contento o scorretto o distratto
    > quando s'è trovato davanti un certo tipo di
    > mercato.

    > Ora lo stato, che ha creato questa situazione,
    > non se la può cavare facendo passare per fessi o
    > disonesti i tassisti ma assumendosi la
    > responsabilità del suo errore. Non si tratta di
    > difendere rendite di posizione, si tratta di
    > indennizzare coloro che un giorno prima avevano
    > accettato le regole del mercato dettate dallo
    > stato e quindi avevano fatto un investimento che
    > non risulta più ammortizzabile a seguito di un
    > cambio di queste regole.

    > Il rapporto stato - cittadino - imprenditore deve
    > essere orientato da principi di correttezza e
    > trasparenza che vengono traditi dallo stato se si
    > comporta come sta facendo. E in tribunale rischia
    > di perdere.

    Rischiare di perdere ? Ma allo stato basta modificare la legge in modo da aver ragione e non perdera' mai i nessun tribunale dello stato.

    > Facciamo un altro esempio: ipotizziamo che lo
    > stato decida di legalizzare la marijuana, che
    > decida che i coffee shop siano a numero chiuso e
    > che la licenza costa 100.000 Euro. Dopo un mese
    > decide che chiunque può aprire il coffee shop o
    > comunque consente ad altri di aggirare la
    > normativa (esempio: vendita di piantine tramite i
    > fiorai). Vi pare corretto?

    Corretto o non corretto e' cosi' che fanno gli stati: cambia governo e cambiano le regole tutto a norma di legge.
    krane
    22544
  • > Sì ma non possiamo nasconderci dietro un dito e
    > fingere di non vedere. Lo stato avrebbe dovuto
    > riprendersi la licenza alla chiusura di
    > un'attività, la licenza non doveva essere
    > cedibile. Facendo così ha creato, di fatto, un
    > libero mercato (per giunta nero) delle
    > licenze.

    È un mercato, ma non è automaticamente in nero. La vendita della licenza da tassista va dichiarata come plusvalenza:

    http://www.fiscoediritto.it/ctr/il-taxista-paga-pe.../

    Invece nel caso venga ceduta al figlio si suppone avvenga a titolo gratuito e quindi nessuna tassa è dovuta.


    > Facciamo un altro esempio: ipotizziamo che lo
    > stato decida di legalizzare la marijuana, che
    > decida che i coffee shop siano a numero chiuso e
    > che la licenza costa 100.000 Euro. Dopo un mese
    > decide che chiunque può aprire il coffee shop o
    > comunque consente ad altri di aggirare la
    > normativa (esempio: vendita di piantine tramite i
    > fiorai). Vi pare
    > corretto?

    Più o meno è quello che è accaduto con le liberalizzazioni delle attività commerciali nel 1998:

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/14/A...

    La maggiora parte delle licenze dei negozi, quelli fino a 300 metri quadri, sono scomparse da un giorno all'altro il 24 aprile 1999.
  • - Scritto da: an0nim0

    > Perché l'altra cosa che rode, giustamente, è
    > che una società che sviluppa un software si
    > prenda il 20% "pulito" sul lavoro
    > altrui, senza dimostrare che ciò arrechi
    > reali vantaggi: se invece i "soci" di questa
    > società sono i tassisti stessi allora il
    > discorso cambia


    Il 20% è anche poco visto quanto si prendono gli intermediari di solito.
    non+autenticato
  • A tassinari furbacchioni, non c'è riuscito Monti, ci riuscirà Uber!


    Clicca per vedere le dimensioni originali
    non+autenticato
  • Da quello che so gli ideatori di blablacar non percepiscono denaro dal loro servizio (dovrei controllare perchè effettivamente non ne sono troppo sicuro), ma è differente da Uber perchè si occupa solo di distanze maggiori di 350Km e non ti permette di usarlo come fonte di reddito.
    Comunque premettendo che non tollero il sistema grazie al quale i tassisti si arrogano certi privilegi, non penso neanche che Uber adotti una filosofia giusta.
    Crea un intreccio con il denaro che è troppo pericoloso specialmente nella prospettiva di un internet libero e aperto.
    non+autenticato
  • "Internet libero e aperto"? Ma ci credi ancora?

    La "prospettiva di un Internet libero e aperto" è morta tempo fa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > "Internet libero e aperto"? Ma ci credi ancora?
    >
    > La "prospettiva di un Internet libero e aperto" è
    > morta tempo
    > fa.


    Per mano di chi?
    non+autenticato
  • Dei rettiliani, suppongo...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > "Internet libero e aperto"? Ma ci credi ancora?
    >
    > La "prospettiva di un Internet libero e aperto" è
    > morta tempo
    > fa.

    Hai ragione.
    Adesso torna pure nella tua gabbia 2x2 che e' il modo piu' semplice per mettere la rete e il resto del mondo dietro le sbarre, dal tuo punto di vista.
  • - Scritto da: panda rossa

    > Hai ragione.
    > Adesso torna pure nella tua gabbia 2x2 che e' il
    > modo piu' semplice per mettere la rete e il resto
    > del mondo dietro le sbarre, dal tuo punto di
    > vista.

    Concordo, basta con i privilegi delle corporazioni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > "Internet libero e aperto"? Ma ci credi ancora?

    Per noi è libero e aperto.

    > La "prospettiva di un Internet libero e aperto" è
    > morta tempo
    > fa.

    Quando hai comprato l'iphone, suppongo. Ma chi ha altri sistemi continua ad accedere a tutto... tu dal tuo iphone (che hai strapagato) puoi accedere solo a poca robetta approvata, e ti sei convinto che valga per tutti. Prova, qualche volta, a usare un vero computer...
    non+autenticato
  • La tecnologia riuscirà sempre più a bandire i PRIVILEGI acquisiti e a promuovere una società più giusta e democratica. VIVA UBER!
    non+autenticato
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