Alfonso Maruccia

USA, per controllare i cellulari ci vuole il mandato

Sentenza storica della Corte Suprema americana che riafferma la validità dei principi costituzionali anche nell'era degli smartphone ripieni di dati e informazioni personali. Per ispezionarli è necessaria l'autorizzazione del giudice

Roma - Con una sentenza che da più parti viene già indicata come potenzialmente epocale, la Corte Suprema USA ha stabilito che le "perquisizioni" di smartphone e cellulari necessitano del mandato di un giudice e sono soggette, come le altre perquisizioni potenzialmente illegali, ai vincoli già stabiliti dal Quarto Emendamento della Costituzione americana.

Il verdetto, raggiunto all'unanimità (9 voti su 9), risponde alla questione su "cosa la polizia debba fare prima di perquisire" un cellulare sequestrato. E la risposta, dicono i giudici, è che gli agenti "devono procurarsi un mandato" di un giudice.

I membri della massima corte del sistema giudiziario statunitense dimostrano di essere pienamente consapevoli del tempo in cui vivono descrivendo gli smartphone come "minicomputer" ripieni di informazioni personali, strumenti dotati di "immense capacità di archiviazione" e degli stessi presupposti di riservatezza che i cittadini americani si aspettano in altri ambiti.
La Corte Suprema ha risposto anche alle obiezioni sulla possibilità che gli utenti hanno di eliminare prove potenzialmente compromettenti presenti su smartphone e gadget mobile, una possibilità remota e che le forze dell'ordine possono prevenire sottraendo il gadget al sospetto e smontando la batteria laddove possibile. In nessun caso viene a ogni modo permessa la perquisizione senza il mandato di un giudice.

Le organizzazioni che si battono in difesa della privacy e degli altri diritti digitali hanno naturalmente accolto con favore la decisione dell'Alta Corte statunitense, con la Electronic Frontier Foundation (EFF) che si spinge a ipotizzare implicazioni positive anche per altre forme di "perquisizioni elettroniche" e di spionaggio messe in pratica dal governo di Washington.

Alfonso Maruccia
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