Alfonso Maruccia

IBM, miliardi per l'informatica post-silicio

Big Blue annuncia un mega-investimento con tanto di piano quinquennale, con l'obiettivo doppio e dichiarato di estendere l'elettronica al silicio fino a 7nm e poi passare a tecnologie pių performanti, efficienti e scalabili

Roma - Nel corso dei prossimi 5 anni, IBM Corporation investirà la ragguardevole cifra di 3 miliardi di dollari nella ricerca e nello sviluppo a favore di un'industria elettronica "post-silicio" con un duplice obiettivo: arrivare a produrre transistor da 7 nanometri ed eleggere un nuovo materiale in grado di continuare l'evoluzione dell'informatica sia per quanto riguarda la potenza di calcolo che per l'efficienza energetica.

L'investimento multi-miliardario è ovviamente dettato dalla necessità di sopperire ai limiti del silicio come materiale di base per la produzione di microchip, limiti che si fanno sempre più evidenti e che per Big Blue diventeranno un grosso problema da qui (22nm) a tre generazioni di chip (7nm).

Nei prossimi anni sarà dunque necessario individuare un materiale alternativo al silicio e far sì che il nodo produttivo a 7nm diventi economicamente sostenibile, pensando contemporaneamente a una rivoluzione ancora più profonda in seno all'industria che permetta di cambiare in maniera radicale l'informatica e il modo con cui il calcolo elettronico viene impiegato per risolvere nuovi e vecchi problemi.
Ai ricercatori di IBM non mancano certo le alternative quando si tratta di immaginare tecnologie candidate a far progredire la legge di Moore anche nell'era post-silicio, e i 3 miliardi di dollari del nuovo piano quinquennale serviranno appunto a valutare attentamente quale alternativa sia la più conveniente potendo scegliere tra sistemi di computing neurosinaptico (basati sulla struttura del cervello umano), quantum computer (qubit al posto di bit), materiali dei gruppi III e V della tavola degli elementi (il silicio appartiene al gruppo IV), nanotubi di carbonio, grafene, silicon photonics e altro ancora.

Passando dall'hardware al software o addirittura alle app per gadget mobile, anche Google, nel suo piccolo, investe sbarcando in Europa con 100 milioni di dollari da regalare alle startup del Vecchio Continente con le "migliori idee" nel campo dell'IT.

Alfonso Maruccia
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