Luca Annunziata

Microsoft, Nadella non è Ballmer

Il nuovo CEO mette in chiaro la sua linea. Che punta a costruire per Redmond un futuro a metà strada tra Apple e Google. Alle parole ora però dovranno seguire i fatti

Roma - Se analisti e investitori volevano una discontinuità, beh, ora l'hanno avuta: Satya Nadella, investito dallo scorso febbraio della carica di CEO di Microsoft, ha impresso una brusca virata alla rotta che appena un anno fa il suo predecessore Steve Ballmer aveva impartito alla nave di Redmond. Nadella si gioca il tutto per tutto: consapevole, almeno stando alle parole contenute in una lettera aperta (ma scritta per i dipendenti) e dalle dichiarazioni rilasciate a The Verge, che il mercato e il mondo in cui la sua azienda si muove stanno cambiando. Per questo non possono più valere le ricette di 30 anni fa, o anche solo quelle che nei primi anni 2000 hanno fatto macinare utili a Big M.

Satya NadellaLa lettera di Nadella si divide in tre tronconi: in un certo senso il CEO ha voluto chiarire innanzi tutto quali sono le acque (agitate) in cui sta navigando la sua Microsoft, per poi procedere a spiegare quali saranno i filoni che intende promuovere e coltivare nel futuro, e infine quali i cambiamenti che per questo l'intera azienda dovrò affrontare per farvi fronte. La parola d'ordine, che più volte Nadella ha ripetuto sin dal suo esordio, è "mobile-first, cloud-first": in altre parole Nadella prende atto che la visione di "un PC Windows su ogni scrivania" è definitivamente tramontata sotto i colpi del rinnovamento dei device, dei form-factor, delle abitudini dei consumatori. I PC non sono il futuro, sono il presente: la spinta di milioni, prossimamente miliardi, di utenti che hanno abbracciato il paradigma della mobilità totale non va sottovalutata. E questo significa anche abbandonare le certezze delle scatole di Windows e Office sugli scaffali, e abbracciare nuovi modelli di business. Il lock-in non è più un sentiero praticabile, difficile pensare che chiunque oggi possa sperare di ottenere qualcosa di simile con la pluralità e la ricchezza dell'offerta in circolazione. Per vincere Microsoft non deve per forza dominare le classifiche di market-share (anche se non guasta mai): basterà riuscire a piazzare i propri servizi e prodotti su tutti gli schermi presenti in casa, in ufficio, in mobilità.

I dati, la loro pervasività e onnipresenza, sono l'ossessione di Nadella: l'afflusso continuo e sempre più ampio di informazioni provenienti da sensori, smartphone, tablet, webcam e ogni genere di dispositivo della Internet delle cose crea un autentico oceano di dati da gestire, a cui dare un senso e da mostrare in modo comprensibile ai consumatori. Una sfida che si combatte su diversi fronti: sul piccolo, l'utente singolo, sul medio, quando c'è di mezzo una impresa, fino al grande e l'enorme quando si passa alle città, o alle multinazionali. Dare senso a tutti questi dati senza l'aiuto dell'informatica richiederebbe tempo: una "risorsa scarsa" a giudizio di Nadella, che dunque punta proprio su questa suggestione per indicare la strada ai suoi dipendenti che dovranno sviluppare prodotti e servizi in funzione di questo scopo. Semplificare la vita all'utente, garantirne la produttività, mettersi nei suoi panni e sviluppare quanto gli occorre davvero e non quanto sarà (solo) più remunerativo.
C'è una frase che racchiude i valori fondanti della Microsoft di Nadella: "Digital Work & Life Experiences", ovvero un universo nel quale la tecnologia e l'informatica gradualmente tendono a sparire dall'orizzonte visivo degli utenti, a cui non interessa più quale sistema operativo o quale suite office installare, bensì come riuscire a fruire al meglio delle proprie informazioni personali e professionali senza troppa distinzione tra i due ambiti (o, per meglio dire, con un confine che si fa sempre più vago). Per questo il CEO cita alcune tecnologie a suo giudizio esemplificative: Cortana, l'assistente personale su Windows Phone; Skype Translator, il plugin per la traduzione simultanea in videoconferenza; Delve (già Oslo), uno strumento machine-learning che da solo individua il metodo migliore per presentare i dati raccolti; e la lista potrebbe continuare, tutta fatta di idee che aggiungono attivamente qualcosa alla vita quotidiana, più che limitarsi ad attendere le istruzioni dell'utente. Va da sé che oggi tutte queste tecnologie hanno dei limiti, che andranno superati per renderle davvero efficaci.

Il concetto base è tutto qui: la tecnologia, come è ovvio, deve semplificare e non complicare la vita ai suoi utilizzatori, e dunque lo sviluppo di nuovi prodotti a Redmond deve tenere conto delle esigenze delle persone e non (solo) quelle del business aziendale. Per fare tutto questo Microsoft ha senz'altro bisogno di una divisione hardware attraverso cui dare corpo a certe visioni e spingere il mercato in determinate direzioni, motivo per il quale è stata acquisita Nokia che continuerà a produrre smartphone (anche se par di capire con un approccio più simile alla linea Nexus di Google). E non bisogna neppure trascurare l'importanza di elementi quali Surface o Xbox: quest'ultima voce è vista come l'esempio lampante di quanto Microsoft sia affezionata all'idea di rimanere in contatto diretto col il mercato consumer, ad avere un marchio di successo presso il grande pubblico e quindi investire per mantenere tale popolarità.

Per fare tutto questo, Nadella pensa di essere già adeguatamente attrezzato: ha Azure, il cloud computing di casa, ha Windows Server e Windows per tenere gli avamposti sia in territorio enterprise sia sulle scrivanie degli uffici che su quelle personali. Tutto insieme il cosiddetto cloud OS di Microsoft dovrebbe riuscire a sostenere un ecosistema di servizi: che però si allargheranno anche ai dispositivi e sistemi operativi altrui, soprattutto come quando nel caso del mobile il successo di iOS e soprattutto Android impone di tenere in considerazione dove sono effettivamente i consumatori, e dunque dove i servizi creati (da Office fino a quelli più evoluti e specializzati) possono essere realmente venduti. I primi passi in tal senso si sono già concretizzati: Office per iPad è stato finalmente lanciato a marzo e non è più semplicemente un visualizzatore di documenti, per quanto riguarda Android dovrebbe essere una questione di poche settimane prima di vedere altrettanto.

Tutto questo, però, non potrà avvenire senza un cambiamento: anche organizzativo. Nel mese di luglio Nadella promette che ai dipendenti saranno fornite molte indicazioni su quello che li aspetta: il loro futuro pare fatto di cambiamenti sotto il piano della valutazione del lavoro svolto, con un'attenzione spasmodica all'analisi dei dati di rendimento delle soluzioni adottate e all'ingegneria di processo, e con una maggiore disponibilità alla mobilità interna. In altre parole, il CEO chiederà un'efficientamento interno abbinato a una maggiore collaborazione tra le diverse parti dell'azienda: va da sé che chi non riuscisse a tenere il passo o, peggio, si rifiutasse di seguire la nuova rotta, non avrà un futuro assicurato a Redmond. Nadella non esclude assunzioni o acquisizioni, ma è ovvio che ci sarà molto da fare: non foss'altro per tenere conto delle 25mila teste arrivate in dote con Nokia, e che avranno prodotto una certa sovrabbondanza in certi comparti come il marketing, le vendite, o lo sviluppo software.

Provando a riassumere la lunga lettera di Nadella, il messaggio che filtra è uno soltanto: la Microsoft di Windows e Office non c'è più, e tanti saluti anche all'idea di seguire Apple sulla strada dell'integrazione hardware-software che Ballmer propugnava. La Microsoft di Nadella prova a battere una via di mezzo tra Cupertino e Mountain View: alcuni dispositivi chiave per tenere testa all'offerta altrui, e dunque creare spazio al proprio ecosistema, ma soprattutto una forte spinta alla creazione di prodotti che abbiano un valore evidente per i consumatori. Nadella sembra insomma aver capito l'aria che tira: di licenze Windows non si potrà vivere in eterno, e il ritardo accumulato nel comprenderlo produrrà senz'altro scorie che andranno smaltite. Come, quanto bene e quanto in fretta dipenderà dalla sua capacità di motivare e indirizzare le sue truppe: la trimestrale in arrivo questo mese è ovviamente troppo presto per giudicare, ma se in autunno ci sarà come pare un forte rinnovamento dell'offerta tra 12 mesi si potrebbero iniziare a tirare le prime somme del suo operato.

Luca Annunziata
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