Gaia Bottà

Sistri, chi vuol fare piazza pulita

Assosoftware e Assintel portano le norme che regolano il Sistri di fronte al TAR, per chiedere di riscrivere il sistema da zero, garantendo trasparenza e competitività. Il Palazzo sta cucendo nuove pezze, da inserire nel DL competitività

Roma - Un sistema appesantito di ritardo in ritardo e di aggiustamento in aggiustamento, un sistema prono alle truffe, infangato da scandali: 22 imprese associate in Assosoftware e Assintel sono fermamente decise a fare piazza pulita del Sistri, il sistema di tracciamento dei rifiuti che sarebbe dovuto entrare in vigore nel luglio del 2010 ma che è stato attivato, tecnicamente e parzialmente, solo nell'ottobre 2013.

La aziende di Assosoftware e Assintel hanno comunicato di essersi rivolte al TAR di Roma per chiedere l'annullamento del decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2014 e di ogni provvedimento ad esso connesso: ne parlano come dell'"epilogo di un travaglio che dura ormai da anni, costellato di scandali e inefficienze che hanno danneggiato gravemente le aziende che lavorano nell'ambito del ciclo di tracciabilità dei rifiuti".

Lo avevano già definito un sistema "marcio" in occasione della lettera inviata mesi fa al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro dell'Ambiente Galletti, e se è vero che le torbide manovre evidenziate da indagini e arresti hanno tormentato l'attivazione delle procedure di avvio del Sistri, secondo i ricorrenti è la normativa stessa, gravata da continue rettifiche, a dover essere riscritta. È per questo che Assintel e Assosoftware chiedono "una radicale revisione e semplificazione" del sistema normativo, che riporti il focus sulle aziende private, consentendo l'accesso al sistema anche ai prodotti delle piccole softwarehouse.
L'unica strada da battere, secondo le aziende che si sono rivolte al TAR, è quella di operare "un radicale azzeramento dell'attuale Sistri", bandendo "una gara europea" e dando vita a "un sistema di tracciabilità veramente semplice e fruibile da tutte le aziende". Una posizione sostenuta anche dal vicepresidente di Confindustria con delega alla semplificazione e all'ambiente Gaetano Maccaferri, e dalla stessa Confindustria, che ha di recente sottoposto all'attenzione del ministro dell'Ambiente Galletti un documento in cui si propongono delle modifiche al sistema.

Sul fronte delle istituzioni, in risposta a delle interrogazioni parlamentari in materia, il sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo ha dichiarato che "è irrinunciabile che lo Stato si doti di un sistema di tracciamento dei rifiuti di tipo informatico moderno, efficiente, efficace e meno eludibile di quello cartaceo. Lo scopo del Sistri rimane quello di collaborare con le imprese per porre l'Italia al passo con i più evoluti Paesi europei". All'esame delle Commissioni Industria e Ambiente, fra gli emendamenti al Dl Competitività, ci sono delle istanze che dovrebbero prevedere dei nuovi aggiustamenti alle norme che regolano il Sistri, ma in caso di "azzeramento", ha spiegato Velo, "l'Amministrazione dovrebbe sostenere gli oneri economici delle spese sostenute per realizzare il sistema" e "ferma restando la disciplina della responsabilità contrattuale per inadempimento, in caso di recesso dal contratto stipulato con la Selex SeMa, il Ministero dell'Ambiente sarebbe tenuto a versare a Selex un indennizzo corrispondente al valore dell'infrastruttura realizzata, laddove il costo non risulti recuperato alla data di anticipata cessazione attraverso il corrispettivo contrattuale". Si tratta, secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, di una posizione poco coraggiosa: "sul Sistri serve voltare pagina - ha dichiarato - In modo tale da realizzare un sistema di tracciabilità per la gestione e la movimentazione dei rifiuti da parte delle aziende che sia semplice, efficace e trasparente. Davvero capace di contrastare il fiorente traffico illegale di rifiuti pericolosi".

Gaia Bottà
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