Alfonso Maruccia

CloudBit, tutte le cose in Internet

Una start-up americana vuole trasformare gli oggetti di tutti i giorni in dispositivi IoT controllabili tramite comunicazioni TCP/IP. Il tutto è a prova di smanettoni a digiuno di codice grazie alla modularità del prodotto

Roma - Lungi dall'essere l'ennesima "piattaforma" iper-standardizzata calata dall'alto per far funzionare e armonizzare insieme il gadgettume della cosiddetta Internet delle Cose, CloudBit ambisce piuttosto a fornire gli strumenti con cui espandere le possibilità di interconnessione telematica agli oggetti di tutti i giorni, che con la telematica hanno poco o nulla a che fare.

CloudBit rappresenta in effetti l'ultima offerta (in ordine di tempo) di LittleBits, start-up newyorkese che realizza componenti elettronici in grado di combinarsi tramite un attacco magnetico, un approccio modulare che invoglia allo sviluppo di prototipi o di applicazioni innovative partendo da un "kit" di moduli dotati di funzioni base.


Se i moduli LittleBits "standard" favoriscono la sperimentazione, il modulo CloudBit è invece pensato specificamente per integrare le comunicazioni telematiche tramite TCP/IP ai prototipi sperimentali di cui sopra; gli utenti-creatori hanno poi la possibilità di impiegare la tecnologia di IFTTT per creare semplici comandi con cui istruire, tramite server Web, i loro prototipi CloudBit+LittleBits.
Diversamente dai colossi che si battono a suon di standard concorrenti e vogliono calare dall'alto "piattaforme" eslcusive per l'IoT, spiega LittleBits, l'obiettivo di CloudBit è di "democratizzare l'hardware" per la Internet delle Cose alla stessa maniera di quanto fatto da Android per il mobile e Linux per il software, rendendo le persone "partecipanti" del mondo e della tecnologia che li circonda e non semplici consumatori passivi di sistemi chiusi imposti dalle aziende.

Alfonso Maruccia
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