Luca Annunziata

I brevetti anti-hacker

L'ex-generale ed ex-comandante dell'NSA, Keith Alexander, presenta al pubblico la sua nuova iniziativa da imprenditore. Capace di arrestare la minaccia degli hacker cattivi con una tecnologia esclusiva

Roma - Ha in mano un prodotto esplosivo, che le aziende si contenderanno a suon di milioni per garantirsene i servigi: ne è convinto Keith Alexander, che fino a pochi mesi fa era il numero uno di NSA e che ha guidato per molto tempo gli sforzi dell'agenzia statunitense nello scovare i difetti e i limiti delle tecnologie altrui per intrufolarsi nelle conversazioni di aziende e privati cittadini. Ora Alexander non è più il "generale Alexander": è un imprenditore del settore IT, che con le competenze acquisite in seno a NSA punta ora ad assicurarsi una dorata pensione. La sua è una risposta a una domanda che ha raccolto tra gli imprenditori da lui incontrati, e ha deciso di offrire il suo aiuto e la sua esperienza per tenerli al sicuro (non senza critiche).

IronNet, così si chiama l'azienda di Alexander, è su piazza da poche settimane ma ha già una lista di clienti importanti e un tariffario di tutto rispetto: i suoi servigi si pagano anche 1 milione di dollari al mese, e tra chi usufruisce delle competenze dell'ex-NSA ci sarebbero soprattutto istituti finanziari. Tutti clienti dunque che hanno interesse massimo a garantire l'integrità delle proprie reti per evitare perdite economiche potenzialmente stellari: Alexander dice di avere le idee chiare su come farlo, e di avere come asso nella manica tecnologie uniche che saranno presto anche protette da brevetto.

Sarebbero già sette, ma potrebbero anche aumentare, i brevetti richiesti da Alexander all'USTPO: il loro contenuto è un mistero, l'ex-generale non dice nulla e se i brevetti sono stati effettivamente depositati per ora sono secretati. Da parte sua, l'imprenditore assicura di essersi consultato con i suoi legali e con quelli di NSA, e in nessun modo le sue rivendicazioni andrebbero a interferire con le tecnologie e gli interessi dell'agenzia. Genericamente si tratterebbe di "un sistema per identificare le cosiddette minacce persistenti, o hacker (sic.) che clandestinamente si intromettono in un network informatico per rubare segreti o danneggiare il network stesso". Stando alle dichiarazioni rilasciate a Foreign Policy l'unicità starebbe in un algoritmo basato su un "modello comportamentale" in grado di tracciare e anticipare le mosse degli attaccanti. (L.A.)
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