Claudio Tamburrino

Los Angeles, stop agli iPad a scuola

Interrotto il programma di fornitura per presunto conflitto d'interessi. Nel frattempo continuano le indiscrezioni sugli schermi più grandi che dovrebbero trovare spazio su iPad e iPhone

Roma - Le scuole pubbliche di Los Angeles hanno sospeso un contratto con Apple attraverso cui sarebbe dovuta arrivare una fornitura di iPad per tutti gli studenti. A intralciare il programma è stata la scoperta di un possibile conflitto di interesse da parte dei responsabili scolastici: il sovrintendente John Deasy ed il suo vice avrebbero infatti forti legami con i vertici di Apple e con quelli di Pearson, l'azienda che forniva i contenuti scolastici sui tablet.

Essendo un contratto che prevede un esborso iniziale da 30 milioni di dollari che può arrivare a valerne 500 in investimenti in infrastrutture e potenziamento delle connessioni Internet, vista l'ombra del conflitto di interesse (nonostante il procuratore generale di Los Angeles non abbia concretizzato alcuna accusa), i dirigenti scolastici hanno ritenuto opportuno fermare tutto finché non verranno effettuate le necessarie verifiche. L'interruzione servirà inoltre, probabilmente, a sostituire nell'accordo i vecchi modelli con i nuovi iPad.

A tal proposito continuano le indiscrezioni circa una nuova versione di iPad da 12.9 pollici. Tra gli indizi che potrebbero confermare questa ipotesi l'incremento delle vendite dei produttori di schermi LG Display e AU Optronics, ma la principale fonte resta Bloomberg, secondo cui arriverà sul mercato all'inizio del 2015.
Oltre a "far crescere" il tablet di casa, secondo le stesse fonti, Cupertino starebbe lavorando anche ad un iPhone più grande, per l'esattezza da 5,5 pollici.La logica degli schermi più larghi dovrebbe essere legata al mercato delle imprese: un po' meno maneggevoli, ma più funzionali nell'ambito lavorativo arrivando a sostituire i device esistenti.

Claudio Tamburrino
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27 Commenti alla Notizia Los Angeles, stop agli iPad a scuola
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  • Finalmente qualcuno si decide a lanciare dei tablet con una diagonale decente!
    Cavolo con smartphone che hanno display fra i 5 e i 6 pollici ci voleva un genio per capire che un tablet deve avere display da minimo 10 pollici e magari da 12-14?
    Ora vediamo se li mettono in vendita ad un prezzo onesto, ossia inferiore ai 300 euro, visto che per tali cifre si prende già un notebook... ovviamente non spero in apple che ha sempre il suo solito target di mactonti, ma nelle aziende che commercializzano prodotti Android...
  • "il sovrintendente John Deasy ed il suo vice avrebbero infatti forti legami con i vertici di Apple e con quelli di Pearson, l'azienda che forniva i contenuti scolastici sui tablet."

    nooooo non ci credoA bocca aperta

    "esborso iniziale da 30 milioni di dollari che può arrivare a valerne 500"

    Soldi butatti al vento....

    "A tal proposito continuano le indiscrezioni circa una nuova versione di iPad da 12.9 pollici.!

    Ma LOLA bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta mmmmm frammentazioneA bocca aperta
    non+autenticato
  • Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai libri di testo in digitale e formato aperto tutti i commentatori a dire che sarà un gran risparmio, e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si farà, credete che andrà a finire diversamente in Italia?Sorride
  • - Scritto da: Leguleio
    > Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
    > libri di testo in digitale e formato aperto tutti
    > i commentatori a dire che sarà un gran risparmio,
    > e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
    > farà, credete che andrà a finire diversamente in
    > Italia?
    >Sorride
    mhh siCon la lingua fuori nel senso che sinche' vendi roba funzionante, anche se inutile/largamente sopravvalutata/overpriced/obsoleta (tipo le LIM, magari proprio della PearsonCon la lingua fuori) imho non succede nullaA bocca storta

    Se vendi invece delle patacche vergognose (tipo 'le pillole del sapere') potrebbe essere diverso.. magari qualcuno va addirittura al gabbio...
    non+autenticato
  • > > Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
    > > libri di testo in digitale e formato aperto
    > tutti
    > > i commentatori a dire che sarà un gran
    > risparmio,
    > > e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
    > > farà, credete che andrà a finire diversamente in
    > > Italia?
    > >Sorride
    > mhh siCon la lingua fuori nel senso che sinche' vendi roba
    > funzionante, anche se inutile/largamente
    > sopravvalutata/overpriced/obsoleta (tipo le LIM,
    > magari proprio della PearsonCon la lingua fuori) imho non succede
    > nulla
    >A bocca storta

    Anche in California non succede nulla, ma dubito che i genitori degli alunni siano contenti di quanto è emerso. Si parte con l'idea di spendere di meno, nel caso italiano si parte con l'idea di togliere guadagni agli editori, e si finisce a spendere di più e a foraggiare i produttori di tavolette.



    > Se vendi invece delle patacche vergognose (tipo
    > 'le pillole del sapere') potrebbe essere
    > diverso.. magari qualcuno va addirittura al
    > gabbio...

    Ma quella era un'inchiesta di Report che riguardava un acquisto allegro da pate del Miur. E il carcere è arrivato solo per il reato di bancarotta fraudolenta della società produttrice; avere amici al Miur che comprano il nulla a peso d'oro non è reato.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
    > libri di testo in digitale e formato aperto tutti
    > i commentatori a dire che sarà un gran risparmio,
    > e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
    > farà, credete che andrà a finire diversamente in
    > Italia?Sorride

    Affrontando il problema in un contesto più ampio, i libri di testo della scuola dell'obbligo dovrebbero essere forniti gratuitamente a scuola. Se ci pensi bene è una cosa logica e persino ovvia. L'avvento del formato elettronico lo fa diventare quasi banale da implementare. E l'oggetto ideale su cui distribuirli non è certo un tablet, ma un lettore con display e-ink.

    Alle obiezioni sul "costo" di realizzazione dei libri, è facile controbattere dicendo che lo stato stipendia migliaia di insegnanti, per cui paga già chi può realizzare e aggiornare i suddetti libri.
  • > > Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
    > > libri di testo in digitale e formato aperto
    > tutti
    > > i commentatori a dire che sarà un gran
    > risparmio,
    > > e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
    > > farà, credete che andrà a finire diversamente in
    > > Italia?Sorride
    >
    > Affrontando il problema in un contesto più ampio,
    > i libri di testo della scuola dell'obbligo
    > dovrebbero essere forniti gratuitamente a scuola.

    Alle elementari è già così, per legge. Pagano i Comuni.
    Alle medie e ai primi tre anni delle superiori no, non ci sono i fondi. Tranne nei casi che le leggi regionali li stanzino.


    > Se ci pensi bene è una cosa logica e persino
    > ovvia. L'avvento del formato elettronico lo fa
    > diventare quasi banale da implementare. E
    > l'oggetto ideale su cui distribuirli non è certo
    > un tablet, ma un lettore con display
    > e-ink.

    E se da parte dei genitori non c’è questa consapevolezza? È chiaro che qualsiasi sedicente esperto assunto dall’istituto li può convincere ad acquistare di tutto, perfino un iPad. Non è una ipotesi cosi peregrina, in Italia.A bocca storta


    > Alle obiezioni sul "costo" di realizzazione dei
    > libri, è facile controbattere dicendo che lo
    > stato stipendia migliaia di insegnanti, per cui
    > paga già chi può realizzare e aggiornare i
    > suddetti
    > libri.

    Non tutti gli insegnani sono in grado di produrre un libro dignitoso sulla materia che insegnano, non tutti ne hanno la voglia, e la scelta dei libri di testo è di esclusiva competenza del docente, di concerto col consiglio di istituto. Né il Miur, né qualsiasi associazione studenti o genitori può metterci lingua.
  • > con display
    > e-ink.

    Basta che sia a colori (li hanno fatti alla fine?) e un attimo reattivi. Tieni conto poi che un bambino in prima elementare non sa leggere, ci vogliono figure e tasti per farlo andare alla pagina giusta.

    Io preferirei i libri cartacei i primi anni di scuola, la stampa non è poi un costo esagerato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: floppolo
    > Io preferirei i libri cartacei i primi anni di
    > scuola, la stampa non è poi un costo
    > esagerato.

    I problemi della stampa sono tecnicamente due: il peso e la staticità.
    I problemi ai quali credo si vorrebbe far fronte (a parte una sorta di "adeguamento tecnologico" diciamo) consistono nel "ridurre i quintali che un bimbo si deve portare appresso" e nel "poter aggiornare i contenuti senza dover ricomprare tutto ex novo tutti gli anni".

    Poi non mi addentro in merito alle "necessità didattiche" di "far maneggiare" un qualcosa di fisico (pagine di carta, matite colorate, libri fisici) agli alunni... a parte che si parla esplicitamente di "libri di testo" e non di altri supporti (immagino che la carta sarà dura a sparire e forse nemmeno me lo auguro).

    Personalmente vedrei bene uno studio, sensato, che portasse lo Stato a stipulare un accordo con un'azienda (Apple, Microsoft, IBM, altro) per avere un "tablet di base" che fornisse funzionalità "libro-equivalenti" di base, con una fornitura su grossi volumi in modo che il costo per lo Stato si riduca e quello (eventuale) per la famiglia sia molto basso.
    A questo punto le famiglie avrebbero l'alternativa: "pad" di fornitura statale, a prezzo zero, basso, con facilitazioni, ecc. ecc., oppure se lo possono comprare per gli affari loro, spendendo secondo il mercato.
    Diciamo una cosa tipo il "portatile a meno di 100$" di Negroponte... varrebbe quasi la pena di comprare quelli.

    A questo punto la Scuola dovrebbe farsi fornire i PDF (o ePub o quel che si decide, purchè non sia un formato chiuso) dei vari libri di testo (i quali, ovviamente, prima di esser stampati sono in formato digitale) a costi inferiori da parte degli editori (v. i costi di un formato cartaceo rispetto ad uno elettronico su Amazon, per esempio) e distribuire quelli ai ragazzi.

    Si potrebbe pensare al problema della "copia pirata" dei libri ma, se si facesse un contratto di fornitura "a volumi" (tipo una flat), alla fine alla casa editrice che glie ne frega? anzi, se io mi prodigo a "copiarmi il libro" (che tanto la Scuola ha già pagato) tanto di risparmiato per l'editore o per la Scuola.
    La scuola, quindi, dovrebbe fare da "bridge" fra famiglie ed editori, togliendo anche alle famiglie il costante peso dell'incetta dei libri ad inizio anno. D'altro canto la Scuola sa quanti alunni avrà in classe: le basta sapere cos'hanno scelto gli insegnanti.

    Credo che, in questo scenario, gli stessi insegnanti sarebbero facilitati ed incentivati a produrre libri, pubblicazioni, contenuti multimediali (sempre facendo riferimento al "minore livello standard" dei lettori presenti) a costi irrisori o nulli.
    Cosa che, mi pare, stiano comunque già facendo: la differenza è che adesso lo fanno in proprio, ed abbiamo anche la differenza fra chi può permettersi un PC, a casa, per visualizzare/usare quei contenuti e chi non lo può fare (e magari se li fa stampare dai compagni).
    Col "pad" statale tutti avrebbero almeno lo strumento di base, fine delle discriminazioni.

    Alla fine, per distribuzione ed aggiornamento, tutto funzionerebbe come i vari AppleStore, GoogleApps, ed altri: clicca qui per aggiornare/scaricare il libro di testo di matematica/italiano/geografia.

    Se penso che sul mio iPad ho più libri (ed in gran parte copie digitali degli stessi) di quelli della mia libreria lunga otto metri...
    Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una parola che m'interessa approfondire, wikipedia (ed altro) è subito lì, lo stesso per una mappa, una musica o altro... il tutto in 400 grammi scarsi, invece di dover consultare mezza tonnellata di libri vari (dizionario, atlante, ecc.).
    880
  • > Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una
    > parola che m'interessa approfondire, wikipedia
    > (ed altro) è subito lì,

    Insomma, hai già deciso che gli italiani del futuro dovranno essere ancora più ignoranti e paranoici di quelli attuali, che fanno le interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche e compagnia bella anche a causa della wikipedia italiana:

    http://wikiperle.blogspot.com/2013/06/la-cia-pont-...

    http://wikiperle.blogspot.com/2014/03/anunnaki.htm...

    Niente di peggio che essere allievi di un cattivo maestro.


    > lo stesso per una mappa,
    > una musica o altro... il tutto in 400 grammi
    > scarsi, invece di dover consultare mezza
    > tonnellata di libri vari (dizionario, atlante,
    > ecc.).

    La fai facile. Perché gli allievi si possano collegare a questi dizionari è necessario una connessione, e non tutte le scuole l'hanno. E se parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono assessori che si fanno pubblicità mentre la disinstallano:

    http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/co...

    Lo dico sempre, quando la realtà è così conviene prenderne atto anziché inventarsene un'altra. E l'Italia è questa, non è la Finlandia.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una
    > > parola che m'interessa approfondire,
    > wikipedia
    > > (ed altro) è subito lì,
    >
    > Insomma, hai già deciso che gli italiani del
    > futuro dovranno essere ancora più ignoranti e
    > paranoici di quelli attuali, che fanno le
    > interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche e
    > compagnia bella anche a
    > causa della wikipedia italiana:

    Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero di consultare le fonti che mi pare, come lo sei tu.

    > Niente di peggio che essere allievi di un cattivo
    > maestro.

    Ti ringrazio per il cortese giudizio.
    A margine ti faccio notare che ho scritto anche, testualmente, "(ed altro"). Te ne spiego il significato (ed, al prossimo post, passo ai disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello che ti pare.
    Abbastanza chiaro così?

    > > lo stesso per una mappa,
    > > una musica o altro... il tutto in 400 grammi
    > > scarsi, invece di dover consultare mezza
    > > tonnellata di libri vari (dizionario,
    > atlante,
    > > ecc.).
    >
    > La fai facile.

    La faccio facile perchè è facile: chi la fa complicata ha solo il ludico piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa del quale, son convinto, tu sei completamente scevro).

    Ho riferito la mia esperienza di casa : un hub WiFi connesso alla LAN, l'iPad ci arriva da qualsiasi punto della casa (e probabilmente anche da fuori, ma uso WPA2 e non ci tengo i codici di lancio degli SS20 nella mia LAN) ed esco in rete via router normalissimo.
    Questa, ripeto, è una soluzione (classica) da casa.

    Se dovessi farlo in una scuola metterei antennine WiFi in ogni classe (o comunque basta verificare la copertura e metterne anche meno), in modo che le stesse portassero dentro la LAN dell'istituto e da questo me ne uscirei tramite il/i router ADSL connessi ai server/firewall.

    Ovvio che l'infrastruttura è un pelino più complessa, con profili d'utilizzo, autenticazione alla navigazione e quant'altro, ma queste sono problematiche standard di qualsiasi organizzazione voglia aprirsi alla rete globale e prescindono dal discorso "tablet": sul tablet l'unica cosa necessaria è autenticarsi alla intranet dell'istituto SE si deve "navigare".
    Altrimenti si fruisce dei contenuti "statici" (eBook ed applicazioni locali), punto.

    > Perché gli allievi si possano
    > collegare a questi dizionari è necessario una
    > connessione, e non tutte le scuole l'hanno. E se
    > parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono assessori
    > che si fanno pubblicità mentre la disinstallano:
    > http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/co

    Per una WiFi di casa ho speso una cinquantina di euro, per una a livello "istituto" si spende qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande problema: basta non pretendere di sfregare la lampada e che il genio ne esca: se si fanno le cose in modo sensato si spende relativamente poco per avere una cosa funzionante.

    > Lo dico sempre, quando la realtà è così conviene
    > prenderne atto anziché inventarsene un'altra. E
    > l'Italia è questa, non è la Finlandia.

    Alla fine è solo una questione di serietà (ma spesso anche di mazzette) nell'affrontare il problema senza sconfinare nella fantascienza ma restando su soluzioni basilari ma percorribili.
    Poi lucette e bottoncini colorati esistono, ma altrove, e non li vedo così necessari.
    880
  • > > Insomma, hai già deciso che gli italiani del
    > > futuro dovranno essere ancora più ignoranti e
    > > paranoici di quelli attuali, che fanno le
    > > interrogazioni parlamentari sulle scie
    > chimiche
    > e
    > > compagnia bella anche
    > a
    > > causa della wikipedia italiana:
    >
    > Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero
    > di consultare le fonti che mi pare, come lo sei
    > tu.

    Noi siamo adulti.
    Consigliare ad alunni inesperti di usare Wikipedia significa condannarli a diventare vittime della prossima Vanna Marchi.
    Il sapere serio non è gratis.


    > > Niente di peggio che essere allievi di un
    > cattivo
    > > maestro.
    >
    > Ti ringrazio per il cortese giudizio.
    > A margine ti faccio notare che ho scritto anche,
    > testualmente, "(ed altro"). Te ne spiego il
    > significato (ed, al prossimo post, passo ai
    > disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole
    > ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello
    > che ti
    > pare.
    > Abbastanza chiaro così?

    "Quelle che ti pare" al 99 % sarà a pagamento. Il punto era quello.
    Però però... vedo che la Treccani sta pian pianino caricando l'intera enciclopedia online, e la mantiene gratis, per ora.... staremo a vedere.


    > > La fai facile.
    >
    > La faccio facile perchè è
    > facile: chi la fa complicata ha solo il ludico
    > piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa
    > del quale, son convinto, tu sei completamente
    > scevro).

    Perché la scuola italiana è improntata al pragmatismo e alle cose semplici e lineari, vero?!? I bizantinismi non ci entrano nemmeno per sbaglio.A bocca aperta


    > > Perché gli allievi si possano
    > > collegare a questi dizionari è necessario una
    > > connessione, e non tutte le scuole l'hanno.
    > E
    > se
    > > parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono
    > assessori
    > > che si fanno pubblicità mentre la
    > disinstallano:
    > >
    > http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/co
    >
    > Per una WiFi di casa ho speso una cinquantina di
    > euro, per una a livello "istituto" si spende
    > qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande
    > problema:

    Il problema invece c'è, leggi il link: l'assessore rimuove una connessione Wi-Fi esistente e funzionante perché secondo i genitori è nociva alla salute.
    In Italia funziona così.Triste


    > > Lo dico sempre, quando la realtà è così
    > conviene
    > > prenderne atto anziché inventarsene
    > un'altra.
    > E
    > > l'Italia è questa, non è la Finlandia.

    > Alla fine è solo una questione di serietà (ma
    > spesso anche di mazzette) nell'affrontare il
    > problema senza sconfinare nella fantascienza ma
    > restando su soluzioni basilari ma
    > percorribili.

    Eh no.
    Ci sono problemi insormontabili, anche se non è detto che questo lo sia.
    Come mai non si riesce a rendere il latino materia curricolare ma a scelta nei licei, come è ormai ovunque nel mondo?
    Come mai non si riescono a eliminare del tutto le classi della scuola media che come prima lingua straniera impartiscono il francese (sempre di meno, d'accordo, ma esistono)?

    Una volta risposto a queste domande, potrai anche porti quelle relative all'introduzione dei libri di testo elettronici. Le risposte sono molto simili.Deluso
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero
    > > di consultare le fonti che mi pare, come lo sei
    > > tu.
    > Noi siamo adulti.
    > Consigliare ad alunni inesperti di usare
    > Wikipedia significa condannarli a diventare
    > vittime della prossima Vanna
    > Marchi.
    > Il sapere serio non è gratis.

    Ok, ma i poveri pargoli mica li mandiamo nel bosco da soli, no?
    Ci sono insegnanti assieme a loro (a differenza di quando sono a casa) ed, anzi, mi pare un'ottima occasione per approfondire il significato dell'avere solo un tipo d'informazione (wikipedia) oppure una molteplicità, capire cosa significa informazione "buona" oppure "cattiva" (qualità dell'informazione)... credo siano obbiettivi didattici, non ti pare?

    > > disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole
    > > ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello
    > > che ti pare.
    > > Abbastanza chiaro così?
    > "Quelle che ti pare" al 99 % sarà a
    > pagamento. Il punto era quello.

    Sono consapevole che certe cose che dovrebbero vantare una qualità superiore siano a pagamento. Nondimeno rimane il fatto che molta informazione, anche seria, la trovi semplicemente girando in rete.

    > Però però... vedo che la Treccani sta pian
    > pianino caricando l'intera enciclopedia online, e
    > la mantiene gratis, per ora.... staremo a
    > vedere.

    Evidentemente capiscono che la consultazione gratuita, oltre a tradursi in impressions (e click), gli porta pubblicità. Pubblicità che probabilmente gli costa meno fare così, cioè fornendo un servizio reale, piuttosto che andarla a pagare nei modi tradizionali.
    (e, secondo me, son consapevoli che la società sta andando verso il digitale e non verso il cartaceo)

    > > > La fai facile.
    > > La faccio facile perchè è
    > > facile: chi la fa complicata ha solo il ludico
    > > piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa
    > > del quale, son convinto, tu sei completamente
    > > scevro).
    > Perché la scuola italiana è improntata al
    > pragmatismo e alle cose semplici e lineari,
    > vero?!? I bizantinismi non ci entrano nemmeno per
    > sbaglio.A bocca aperta

    Grrrrr, dannato, fai finta di non capire eh.Occhiolino
    Ok, passo ai disegnini.A bocca aperta

    IF per fare qualsiasi cosa parti da una cosa complicata e continui ad aggiungere complicazione su complicazione, allargando il tutto fino a che assume proporzioni non gestibili
    THEN non hai speranza di arrivare a far qualcosa che abbia un senso compiuto, che dia un risultato
    ELSE IF parti da un concetto semplice, ben sapendo che in corso d'opera le complicazioni si aggiungeranno da sole BUT farai quanto in tuo potere per ridurle al minimo
    THEN forse non riuscirai a fare proprio il 100% di quel che volevi ma, in genere, una buona parte si.

    E' il nocciolo della filosofia KISS (Keep It Simple Stupid) che sta alla base di Linux il quale, incidentalmente, regge quasi tutta la rete mondiale: mi pare una buona prova del fatto che funzioni no?Occhiolino

    > > Per una WiFi di casa ho speso una cinquantina di
    > > euro, per una a livello "istituto" si spende
    > > qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande
    > > problema:
    > Il problema invece c'è, leggi il link:
    > l'assessore rimuove una connessione Wi-Fi
    > esistente e funzionante perché secondo i genitori
    > è nociva alla salute.
    > In Italia funziona così.Triste

    Chiaro... genitori che probabilmente useranno in modo compulsivo uno o due cellulari, magari.Occhiolino

    > > Alla fine è solo una questione di serietà (ma
    > > spesso anche di mazzette) nell'affrontare il
    > > problema senza sconfinare nella fantascienza ma
    > > restando su soluzioni basilari ma
    > > percorribili.
    >
    > Eh no.
    > Ci sono problemi insormontabili, anche se non è
    > detto che questo lo sia.

    E' insormontabile solo se pensiamo che sia "troppo complicato" farlo o se vogliamo fare il passo più lungo della gamba.
    Se ci terremo sul semplice, costruendo una base funzionante sulla quale in futuro potremo costruire dell'altro, allora è fattibilissimo.

    Un'esperienza (quasi) personale: nella mia provincia ci sono "ragazzi" (cioè, molti di loro son partiti come "ragazzi" ma adesso sono "professionisti") che, coordinandosi tramite il LUG (Linux User Group) non hanno messo su il duomo di Milano ma hanno scelto appunto la semplicità: due chiacchiere con i presidi delle scuole per illustrare degli obbiettivi semplici ma sensati e, avendone l'approvazione, hanno tirato su delle LAN scolastiche, installato server, creato (e gestito) aule informatiche, il tutto a costi davvero ridotti e con lo scopo di "insegnare a pescare" (gestire le apprecchiature) agli insegnanti, piuttosto che "dargli dei pesci" (la solita cattedrale nel deserto in cui butti lì una struttura e, quando te ne vai, quella inizia ad andare in malora).

    Non si sono messi a compilare domande al Ministero dell'Istruzione, non hanno chiesto fondi per LAN, server, Wifi, router: hanno visto quel che riuscivano a mettere insieme (alcuni hanno anche ditte d'informatica, altri d'elettronica e possono "sponsorizzare" diciamo) e l'hanno fatto, quite simple.

    Adesso quelle strutture funzionano, gli insegnanti (che lo volevano) sono stati istruiti (alcuni erano già membri del LUG e sapevano le cose), i pargoli ricevono un servizio, che è la cosa importante.

    > Come mai non si riesce a rendere il latino
    > materia curricolare ma a scelta nei licei, come è
    > ormai ovunque nel
    > mondo?
    > Come mai non si riescono a eliminare del tutto le
    > classi della scuola media che come prima lingua
    > straniera impartiscono il francese (sempre di
    > meno, d'accordo, ma
    > esistono)?
    >
    > Una volta risposto a queste domande, potrai anche
    > porti quelle relative all'introduzione dei libri
    > di testo elettronici. Le risposte sono molto
    > simili.Deluso

    Usciamo da questa logica per cui, per costruire uno scatolino da due euro bisogna risolvere il problema della fame nel mondo.
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    Modificato dall' autore il 29 agosto 2014 14.00
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