Claudio Tamburrino

Apple e Google, i sė ed i no delle app

Cupertino rivela alcuni dettagli sulla gestione del suo App Store e sulle motivazioni per cui rifiuta le applicazioni. Google, nel frattempo, blocca un'app che prometteva di tutelare la privacy degli utenti

Roma - Apple ha deciso di sciogliere il mistero sui nodi che potrebbero bloccare l'approvazione di un'app, schiarendo un po'la nebbia che ammanta l'operato del censore del suo App Store.

Statisticamente, nel 14 per cento dei casi è la mancanza di informazioni a determinare il rifiuto di un'app da parte del servizio di revisione di Cupertino, nell'8 per cento la presenza di bug, nel 6 per cento il mancato rispetto dell'accordo di licenza per il programma di sviluppo e in altrettanti casi il mancato rispetto di un determinato livello qualitativo nello sviluppo dell'interfaccia utente, un fattore assolutamente rilevante per Apple.

In un altro cinque per cento dei casi, poi, a determinare il rifiuto sono icone, immagini, screenshot o nomi non rilevanti con il contenuto stesso dell'app, ed una pari percentuale di app è stata respinta perché "con contenuti fraudolenti od ingannevoli".
In ordine sparso, poi, Cupertino spiega che sono motivi di rifiuto i problemi tecnici che causano crash, ed il non corretto funzionamento degli strumenti di advertising.

Sorprende, infine, vedere tra i possibili motivi di mancata approvazione il fatto che l'app non offra una funzionalità o un contenuto notevole: la diffusione di applicazioni molto simili fra loro o la cui funzione è legata a minime funzioni sembrerebbe dimostrare il contrario.

Nel frattempo, anche Google ha attirato l'attenzione sulla gestione delle app nel suo store: Mountain View ha rimosso da Google Play "Disconnect Mobile", applicazione che offriva un servizio dedicato alla privacy degli utenti.

Disconnect Mobile (che esiste anche per iOS) è uno strumento che permette agli utenti di fermare le altre app dal raccogliere dati degli utenti e nei cinque giorni in cui è stata disponibile sugli store digitali è stata scaricata più di cinquemila volte. Per Mountain View, tuttavia, tale funzionalità crea interferenze con le altre app, eventualità proibita dalla sua licenza d'uso: per la stessa ragione in passato ha estromesso dallo store diverse applicazioni dedicate all'ad-blocking. Tuttavia, il servizio offerto da Disconnect Mobile appare differente da queste perché - di fatto - difende gli utenti proprio dalle interferenze delle altre applicazioni, agendo su tracker invisibili e fonti di malware (spesso nascosti nell'advertising).

Il co-fondatore dell'azienda sviluppatrice dell'app, Casey Oppenheim, ha inoltre riferito di aver lavorato cercando proprio di rispettare le regole di Google, investendo più di 300mila dollari nell'app ora rimossa.
Per il momento Google non ha commentato la vicenda.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàLa backdoor della MelaUn esperto di sicurezza informatica svela una serie di funzioni non documentate di iOS. In grado di servire su un piatto d'argento i dati personali dell'utente a chiunque interessato a carpirli
  • AttualitàUSA, accuse per le app contraffatteI responsabili di tre store non ufficiali, rivenditori di app pirata per Android, dovranno difendersi in tribunale. L'FBI promette guerra al mercato delle app clonate
  • AttualitàChubby Checker, chi tiene duro vinceIl cantante ottiene il riconoscimento dei diritti sul suo pseudonimo, usato anche da una app ironica: č stato raggiunto un accordo con HP che l'aveva ospitata sullo store digitale di WebOS
3 Commenti alla Notizia Apple e Google, i sė ed i no delle app
Ordina