Alfonso Maruccia

Facebook, la drag queen contro i nomi reali

Una performer americana incappa nell'obbligo dell'uso di nomi reali imposto dal social network: quel che ne scaturisce č una sorta battaglia contro la discriminazione insita nelle policy

Roma - Michael Williams, in arte Sister Roma, è una drag queen che ha avuto la sfortuna di incappare nelle conseguenze della policy sui nomi reali imposta da Facebook: quella policy non è solo discriminatoria ma anche pericolosa, sostiene Roma, e ora il social network in blu deve fare i conti con le proteste e le polemiche alimentate da un caso niente affatto isolato.

La vicenda nasce dall'imposizione ricevuta da Roma, da parte di Facebook, di cambiare il nome del suo profilo così da rispecchiare quello reale indicato sui documenti di identità. La performer non l'ha presa molto bene, visto che dice di sentirsi Sister Roma da oramai 27 anni anche se il nome sulla patente di guida è diverso.

A complicare ulteriormente le cose c'è il fatto che Roma è membro del gruppo di attivisti LGBT-friendly Sisters of Perpetual Indulgence (SPI), e che la sua disavventura con la rigida policy di Facebook è stata recentemente condivisa anche da altre drag queen con profilo sul social network.
Una di queste drag, Sister Unity, ha per protesta cambiato il proprio volto con quello di un gatto perché, a suo dire, Facebook non ha problemi ad accettare profili di felini e a trattarli come persone reali - diversamente da quelli delle drag queen, suggerisce il palese sottotesto.

Roma spiega che la nuova battaglia contro le policy "realiste" di Facebook non è semplicemente vanesio presenzialismo da drag, visto che dietro alcuni dei nomi di fantasia usati sul network ci sono storie di sofferenza, relazioni abusive o magari un passato che si vorrebbe dimenticare per sempre. Ma Facebook non dimentica, è una questione di policy.

Alfonso Maruccia
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3 Commenti alla Notizia Facebook, la drag queen contro i nomi reali
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  • La protesta in punta di diritto è legittima, ma di base, se il servizio ehm..."offerto" da facebook non mi soddisfa, non lo sottoscrivo, non è nei diritti fondamentali dlel'uomo l'account facebook.
  • E' giusto usare l'identita' reale.
    Ogni pecora che intende entrare nell'ovile deve esporre i propri documenti di identita', nome, cognome, indirizzo, codice fiscale, tessera sanitaria, e foto scattata la mattina appena sveglio.

    Chi intende rinunciare alla propria privacy, deve farlo per bene.
  • - Scritto da: panda rossa
    > E' giusto usare l'identita' reale.
    > Ogni pecora che intende entrare nell'ovile deve
    > esporre i propri documenti di identita', nome,
    > cognome, indirizzo, codice fiscale, tessera
    > sanitaria, e foto scattata la mattina appena
    > sveglio.
    >
    > Chi intende rinunciare alla propria privacy, deve
    > farlo per bene.

    Non sono molto d'accordo con il disprezzo che manifesti, in compenso mi viene da ridere al vedere che cominciano ad emergere le contraddizioni implicite nel politically correct a tutti i costi. Le varie Boldrini della rete sostengono che sia necessario eliminare l'anonimato per difendere le donne dalla violenza. Siccome le donne sono specie protetta, ecco che la macchina del buonismo si mette in moto. Solo che adesso salta fuori che altri soggetti di categoria tutelata, nella fattispecie le drag queen, non sono d'accordo e sostengono che l'anonimato sia un loro diritto.
    I nodi vengono al pettine. Chissà se i buonisti nostrani avranno tanto pelo sullo stomaco da arrivare alla conclusione che l'anonimato debba essere riservato a determinate categorie, quelle che si presume siano discriminate. Secondo me sarebbero capacissimi - però dopo i rappresentanti di quelle stesse categorie si potrebbero lamentare di essere discriminati e catalogati a parte. La situazione è talmente ridicola che, per fortuna, fa anche un po' ridere, oltre che piangere.
    Izio01
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