Claudio Tamburrino

Apple in Cina, tra fughe di iPhone e salute

Un ex dipendente Foxconn è stato arrestato per aver rubato i case di iPhone 6 prima del suo lancio. Ed in una fabbrica del fornitore cinese si sono verificati 13 casi di leucemia

Roma - Incassato il successo dei primi giorni di mercato dopo l'annuncio di iPhone 6, Apple deve vedersela ancora con polemiche legate ai suoi fornitori cinesi.

Apple, nel dettaglio, ha ancora a che fare con il mantenimento della segretezza e del controllo sui suoi prodotti, dopo la fuga di informazioni in cui la testata Gizmodo era stata coinvolta prima del lancio di iPhone 4: iPhone 6 non fa eccezione, un dispositivo su cui la Mela sta scommettendo forte anche per conquistare gli utenti di Android, a cui è destinata una guida ad hoc per convincerli ed aiutarli nel passaggio al suo sistema operativo. Se dunque è ormai quasi un'abitudine che qualche informazione sui nuovi device con la Mela sfugga al controllo di Cupertino, in Cina questo è costato il posto di lavoro ad uno dei dipendenti di Foxconn.
 
Nel paese asiatico il dispositivo non sarà disponibile ancora per un po' (probabilmente il prossimo anno), ma l'interesse del mercato è alto, tanto che diversi utenti vi hanno potuto già mettere mano, anche in anticipo rispetto alla distribuzione internazionale: secondo quanto riferisce la polizia locale, per esempio, lo scorso 4 settembre un impiegato di Foxconn è stato arrestato per aver rubato il case del nuovo melafonino da una delle fabbriche del contractor nella provincia di Shanxi. L'uomo, conosciuto solo con il soprannome "Qiao" avrebbe poi venduto per 6mila yuan sei case del nuovo iPhone ad un rivenditore specializzato nel settore di Shenzhen.
 
Il dipendente Foxconn, a quanto riferiscono i media locali, era stato tentato da un volantino trovato vicino alla fabbrica in cui lavorava, che offriva mille yuan (circa 160 dollari, praticamente uno stipendio) per componenti del nuovo iPhone: così già a luglio l'uomo ha portato a termine il primo furto sul luogo di lavoro mettendo nelle mani degli interessati lo scottante case.

A riprova di come il suo fosse assolutamente il peccato di un puro vi è anche la facilità con cui i responsabili della fabbrica se ne sono accorti, già a metà agosto, informando immediatamente le forze dell'ordine che in 20 giorni lo hanno incastrato.
La stessa tempestività, peraltro, le forze dell'ordine locali non l'hanno dimostrata nell'affrontare i 13 casi di leucemia riscontrati tra giovanissimi lavoratori (tutti tra i 19 ed i 24 anni) della stessa fabbrica Foxconn di Shenzhen. Ad aprire un'inchiesta, per il momento, è stata piuttosto Apple che, fresca di un inasprimento delle linee guida interne in materia di prodotti tossici, dice di "prendere molto seriamente la questione". Fra le possibili cause della drammatica catena di malattie sembrano esserci sostanze chimiche utilizzate per le pulizie all'interno dei luoghi di lavoro.
 
Foxconn, al contrario, finora ha solo minacciato denunce contro i giornali che hanno pubblicato la notizia senza prove scientifiche del legame tra i casi di leucemia e le attività che si svolgono nelle sue catene di montaggio.
 
Claudio Tamburrino
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7 Commenti alla Notizia Apple in Cina, tra fughe di iPhone e salute
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  • "Ad aprire un'inchiesta, per il momento, è stata piuttosto Apple".
    E' una battuta?
    Davvero si vuol far credere che Apple non sa cosa avviene nelle fabbriche con cui collabora in maniera strettissima tutti i giorni, sul posto?!
    E' straordinario che si possano scrivere simili cose, perché significa ingenuità all'ennesima potenza, unita ad ignoranza delle procedure di acollaborazione industriale oppure.
    Non voglio pensare che ci siano interessi di qualche genere...
    Anche con lo scandalo NSA, le aziende stanno diventando non le patriottiche proattive informatrici dei servizi segreti, in cambio di vantaggi vari, bensì le povere vittime dei cattivoni governativi.
    Informare la gente significa dare la notizia in maniera che il lettore si possa formare liberamente un'opinione, astenendosi dall'usare parole o frasi che modifichino i significati.
    Altrimenti è manipolazione, volontaria o meno.
    non+autenticato
  • > " Ad aprire un'inchiesta, per il momento, è
    > stata piuttosto
    > Apple
    ".
    > E' una battuta?
    > Davvero si vuol far credere che Apple non sa cosa
    > avviene nelle fabbriche con cui collabora in
    > maniera strettissima tutti i giorni, sul
    > posto
    ?!

    Potrebbe non saperlo, in effetti, perché da che mondo è mondo i rapporti commerciali con ditte che fanno esternalizzazione si limitano a questioni economiche e organizzative. Il trattamento dei dipendenti è proprio l'ultima cosa. Riguardo a quest'ultimo aspetto, per usare una frase fatta, "non lo so e non lo voglio sapere".


    > E' straordinario che si possano scrivere simili
    > cose, perché significa ingenuità all'ennesima
    > potenza, unita ad ignoranza delle procedure di
    > acollaborazione industriale
    > oppure.

    Illuminaci sulle procedure di collaborazione industriale, visto che parli con questa sicurezza.
    Ci sono prove che indicano il contrario?

    > Anche con lo scandalo NSA, le aziende stanno
    > diventando non le patriottiche proattive
    > informatrici dei servizi segreti, in cambio di
    > vantaggi vari, bensì le povere vittime dei
    > cattivoni
    > governativi.

    Più che altro, vittime di minacce da parte di giudici federali, altro che governo:

    http://punto-informatico.it/4034578/PI/News/lavabi...

    http://punto-informatico.it/4136648/PI/News/dataga...

    Poi nemmeno io voglio atteggiarmi a ingenuo, e so che in altre occasioni hanno collaborato spontaneamente e ben contenti con le autorità (in particolare yahoo!, Lavabit non credo) non solo degli Usa. Solo, le minacce legali esistono davvero, e sono pesanti.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Potrebbe non saperlo, in effetti, perché da che
    > mondo è mondo i rapporti commerciali con ditte
    > che fanno esternalizzazione si limitano a
    > questioni economiche e organizzative.

    In realtà già aziende di qualche centinaio di dipendenti che producono in cina hanno un responsabile di qualità residente in loco. Apple immagino abbia qualcosina di più di un responsabile qualità.
  • > > Potrebbe non saperlo, in effetti, perché da che
    > > mondo è mondo i rapporti commerciali con ditte
    > > che fanno esternalizzazione si limitano a
    > > questioni economiche e organizzative.
    >
    > In realtà già aziende di qualche centinaio di
    > dipendenti che producono in cina hanno un
    > responsabile di qualità residente in loco. Apple
    > immagino abbia qualcosina di più di un
    > responsabile
    > qualità.

    Che cosa deve fare contrattualmente un responsabile qualità?
  • Leguleio, non è solo questione di contratto.
    Io lavoro come esterno in una azienda che ha collaborazioni con l'estero, anche in Asia.
    I tecnici e i manager che vengono spediti sul posto hanno un contratto che riguarda ovviamente la loro attività, ma hanno anche un "contratto informale" che li impegna a tenere sott'occhio ciò che accade, raccogliendo voci e osservando.
    So che lo fanno tutte le aziende di un certo livello.
    Inoltre, per le produzioni più importanti, ed è il caso di Apple, ci sono ispettori fissi sul posto, che hanno il compito di supervisionare la produzione a tutti i livelli.
    Così in nessun caso si può dire che Apple non sapeva.
    Certo, come le cronache di tutti i giorni ci raccontano, la cosiddetta giustizia si muove in un layer di astrazione autoreferenziale e quindi con avvocati in gamba è possibile fare quello che i sofisti già facevano 2400 anni fa: dimostrare tutto e il contrario di tutto.
    non+autenticato
  • > Leguleio, non è solo questione di contratto.

    Perdona il mio scetticismo, ma non credo ad accordi pattuiti a mezza bocca o con reciproche raccomandazione vaghe ("fate i bravi", "comportatevi bene"). Già si possono violare le clausole di un contratto, figurati se un contratto non c'è.


    > Io lavoro come esterno in una azienda che ha
    > collaborazioni con l'estero, anche in
    > Asia.
    > I tecnici e i manager che vengono spediti sul
    > posto hanno un contratto che riguarda ovviamente
    > la loro attività, ma hanno anche un "contratto
    > informale" che li impegna a tenere sott'occhio
    > ciò che accade, raccogliendo voci e
    > osservando.

    La politica del "dateci un occhio" non ha mai portato risultati seri. E i subfornitori asiatici non sono bambini di otto anni sotto l'occhio vigile della baby-sitter: sanno come nascondere la polvere sotto il tappeto, quando serve.



    > So che lo fanno tutte le aziende di un certo
    > livello.
    > Inoltre, per le produzioni più importanti, ed è
    > il caso di Apple, ci sono ispettori fissi sul
    > posto, che hanno il compito di supervisionare la
    > produzione a tutti i
    > livelli.

    Sì, ma questi ispettori fissi non sono testimoniati in nessun documento, almeno, io non ho letto della loro presenza finora. Tutte le grandi ditte possono dichiarare di avere l'ispettore fisso in Cina o in Indonesia, ma se ne conosce il nome? Si sa quanto tempo passa nelle fabbriche che controlla?
  • - Scritto da: Leguleio

    Hey....
    Avevi proprio ragione riguardo alla sensibilita' del bottone "Segnala" !!!
    Ho provato con alcuni tuoi post a caso ed in effetti sono spariti subito !
    Grazie della segnalazione e per il test.
    non+autenticato