Claudio Tamburrino

Italia, l'anno nero delle TLC

Nonostante gli investimenti ed la continua crescita delle vendite di tablet e smartphone, secondo un nuovo rapporto Asstel la filiera delle telecomunicazioni nel 2013 ha subito la crisi

Roma - In un quadro economico sconfortante, caratterizzato da un forte problema di produttività del lavoro, un livello di disoccupazione che dal 2011 è aumentato più che negli altri paesi ed un conseguente calo dei consumi privati e degli investimenti delle imprese, gli operatori delle telecomunicazioni si sono mossi in controtendenza aumentando gli investimenti, ma questo non è servito e pur aumentando l'incidenza dei relativi ricavi sul PIL, l'Italia resta indietro rispetto agli altri paesi e le aziende del settore soffrono perdendo il 10 per cento dei ricavi.

A dirlo è il nuovo studio dal titolo "Rapporto sulla filiera delle Telecomunicazioni in Italia 2014" firmato Asstel e condotto dal Politecnico di Milano, secondo cui il mercato degli operatori TLC in Italia ha perso dal 2006 al 2013 oltre 12 miliardi di euro (meno 26 per cento), di cui 6,4 sono stati persi dal mobile e 5,8 miliardi dal fisso. Il 2013 è stato l'anno peggiore in termini di andamento dei ricavi: meno dieci per cento in un solo anno, che equivale a una perdita di quasi 4 miliardi di euro, con il mobile che da solo perde 2,8 miliardi di euro e registra un calo a due cifre mai registrato negli anni precedenti. Ed il trend non sembra arrestarsi neanche nel primo semestre 2014, che vede il mercato in calo con un tasso di decrescita del fisso pari al meno sei per cento e del mobile pari al meno quindici per cento.

In questo scenario gli operatori TLC hanno perso 10,3 miliardi di euro: la filiera delle ha registrato un calo complessivo del 7 per cento dei ricavi e l'occupazione è scesa del due per cento.
"La filiera - ha dichiarato il presidente di Asstel Cesare Avenia - è in difficoltà, ma continua a crederci": in questa fiducia vanno inquadrati gli investimenti compiuti e la relativa fiducia di Avenia nei confronti di alcune delle misure a favore del settore del cosiddetto decreto Sblocca Italia "La previsione del credito d'imposta per la realizzazione delle reti fisse e mobili a banda ultralarga costituisce, finalmente, un primo importante riconoscimento della strategicità delle infrastrutture di Telecomunicazione  per la ripresa economica nel nostro Paese.  Tanto più che tale misura, per altro già da tempo applicata ad altri settori come i trasporti, valorizza il ruolo del capitale privato nel raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale europea". Ma, sottolinea Avenia, "Permane tuttavia una forte e legittima preoccupazione sull'effettiva efficacia operativa della norma: ancora una volta, infatti, la sua applicazione è stata demandata all'emanazione di decreti attuativi".

D'altronde ci sono segni positivi in cui sperare: in termini di penetrazione mobile broadband, l'Italia mostra, invece, un dato superiore alla media europea (66 contro 62 per cento della popolazione), inoltre la copertura delle abitazioni italiane con la banda larga fissa base è vicina al 99 per cento (superiore alla media europea ferma al 97), anche se l'Italia risulta all'ultimo posto in tutta Europa per copertura NGA (Next Generatione Access), con il 21 per cento delle abitazioni contro il 62 europeo.

Inoltre, nel 2013 gli Italiani si sono confermati attivi acquirenti di gadget mobile: smartphone e tablet hanno registrato un vero e proprio boom, i primi arrivando a segnare un più 23 per cento, le tavolette arrivando addirittura al più 26. Tutto ha portato ai fornitori di terminali un aumento dei ricavi del 12 per cento e gli smartphone hanno raggiunto il 71 per cento del fatturato del comparto che a fine anno ha totalizzato 4,5 miliardi di euro.

Claudio Tamburrino
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84 Commenti alla Notizia Italia, l'anno nero delle TLC
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  • Ma la crisi non era finita? Fantasma

    Ma non era tornata la fiducia degli investitori? Disinnamorato

    Ma non c'erano i segnali di ripresa? Arrabbiato

    Accidenti, da 10 anni i giornali dicono che ci sono segnali di ripresa ma poi non si riprende niente. Geek

    Mi viene quasi il dubbio che stiano mentendo! Arrabbiato
    non+autenticato
  • year=$(date +%Y)

    while true; do
        echo "Nel $(expr $year + 1) finirà la recessione e ci sarà la ripresa."
        let year+=1
    done
    Darwin
    5126
  • Errore date le circostanze molto spesso non è più il prossimo anno quello della ripresa ormai invece che uno tendono a metterci il due.
    Per il resto l'algoritmo funziona.
    non+autenticato
  • Dottore dottore l'europa mi sta uccidendo, cosa faccio?

    Niente paura caro paziente adesso raddoppiamo le dosi d'europa

    > Nel frattempo il pareggio di bilancio inserito in costituzione

    > inb4 I POLITICI KOLLOTTI
    > inb4 LE AUTO BBLU
    > inb4 TALIAMO LI SPREKI
    > inb4 LA MEFIA
    > inb4 FACEFAMO LHA BELLA VITHA ADEXXO PACHIAMO!!!11!
    non+autenticato
  • Un noto economista diceva che in tempi economici bui, lo Stato deve tassare di meno e fare grandi opere pubbliche che, per un meccanismo di amplificazione, riportano ricchezza nel Paese.
    Un altro economista diceva che in tempi economici bui lo Stato deve diminuire i controlli fiscali, perché la gente deve prima poter mangire per poi pagare le tasse, altrimenti lo Stato deve non solo fronteggiare il periodo nero, ma anche mantenere gente che non lavora.
    In italia non si fa né l'una né l'altra cosa.
    Anzi, si fa l'opposto.
    Un'altra considerazione è che le leggi sterminate di questa nazione abbrutita sono così mal scritte e così poco integrate le une con le altre, che persino i testi unici non riescono a dare una veste omogenea a questi mostri burocratici.
    Fino a pochi anni fa era relativamente facile non rispettare molte norme e riuscire a fare lo stesso ciò che si voleva, anche costruire ricchezza, ma adesso che i controlli sono aumentati, queste leggi e regolamenti si sono rivelate paralizzanti, cosa prevista da tutti gli economisti.
    Ma nessun governo ne ha tenuto conto.
    Lo stato italiano è divenuto una zavorra insopportabile per i suoi cittadini, ma lontano dallo scusarsi dei disastri combinati (quanta gente sta male o è morta a causa loro?), i nostri politicanti cercano di farci sentire colpevoli e di metterci gli uni contro gli altri, riuscendoci bene.
    Secoli di dominio ecclesiastico e feudatario hanno reso gli italiani delle larve che parlano tanto e fanno niente.
    Siamo un popolo di prenditori.
    non+autenticato
  • > Un noto economista diceva che in tempi economici
    > bui, lo Stato deve tassare di meno e fare grandi
    > opere pubbliche che, per un meccanismo di
    > amplificazione, riportano ricchezza nel
    > Paese.

    Quell'economista non aveva visto il debito pubblico dell'Italia. E non aveva letto i trattati UE che impongono un tetto a questo debito.


    > Un altro economista diceva che in tempi economici
    > bui lo Stato deve diminuire i controlli fiscali,
    > perché la gente deve prima poter mangire per poi
    > pagare le tasse, altrimenti lo Stato deve non
    > solo fronteggiare il periodo nero, ma anche
    > mantenere gente che non
    > lavora.

    Quell'economista non aveva visto il sistema pensionistico italiano, e nemmeno le pensioni ai falsi invalidi, perché altrimenti avrebbe concluso che lo Stato già da decenni mantiene gente che non lavora e che l'unico sistema per evitare il fallimento è tassare chi si può ancora tassare.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Un noto economista diceva che in tempi
    > economici
    > > bui, lo Stato deve tassare di meno e fare
    > grandi
    > > opere pubbliche che, per un meccanismo di
    > > amplificazione, riportano ricchezza nel
    > > Paese.
    >
    > Quell'economista non aveva visto il debito
    > pubblico dell'Italia.

    ancora con questa fesseria, l'Italia è in avanzo primario da 10 anni e spende meno della media europea:

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2...

    la realtà è che il debito pubblico italiano è esploso grazie alle politiche pro-cicliche applicate da governo Monti in poi.
    In recessione il rapporto debito/pil risente maggiormente di politiche pro-cicliche e beneficia di politiche anti-cicliche (grazie al moltiplicatore keynesiano); questo perchè tagliando la spesa ed aumentando le tasse lo stato non incamera più soldi, perchè distrugge la domanda interna, facendo a pezzi l'economia, il che si traduce in disoccupazione ed imprese che chiudono, il che si traduce in una conseguente diminuzione del gettito fiscale; quindi, come i dati dimostrano, il rapporto debito/pil cresce.
    Viceversa facendo politiche anti-cicliche, lo stato spende di più ma grazie al moltiplicatore, l'economia cresce in misura maggiore di quanto lo stato spenda, il che migliora il rapporto debito/pil (oltre che permettere di migliorare il gettito fiscale).
    Basti guardare l'enorme quantitative easing messo in campo dagli usa dopo l'inizio della crisi lehman e subprime.

    Tornando sul debito pubblico, bisogna chiarire una volta per tutte che la principale causa della sua esplosione in Italia NON è la spesa primaria (pensioni, sanità, ecc.. che, per quanto ci siano sprechi e ruberie da sanare, è contenuta e minore della media europea) ma la spesa per interessi; essendo in avanzo primario da anni (vedi link sopra), quello che ci dissangua sono gli interessi sul debito, che sono esplosi dopo che dei ben noti FDT hanno fatto in modo che per finanziarci dovessimo metterci in mano ai mercati:
    nel 1981 ci fu il "divorzio" tra tesoro e banca d'Italia, il che significa che, oltre ad un problema di democrazia insito nel separare totalmente le politiche monetarie dallo strumento elettorale, non abbiamo potuto più finanziarci ai tassi che volevamo; e cosa è accaduto subito dopo? Il debito pubblico e' raddoppiato dal 1982 al 1994 per effetto dell'innalzamento dei tassi, perche' e' stato dato ai mercati il potere di determinarlo; non e' stata colpa della spesa primaria, perche' in quel periodo in Italia e' aumentata del 0,8%, mentre in media in Europa e' aumentata del 3,6-4% (dati Bankitalia).

    > E non aveva letto i
    > trattati UE che impongono un tetto a questo
    > debito.

    pongono limiti al rapporto deficit/pil (che economicamente non ha alcun senso) ed al rapporto debito/pil (che ormai quasi tutti sforano, visto che è al 60% e la Germania è stata la prima a sforarlo facendo uno sleale dumping salariale con le riforme Hartz) non al debito in quanto tale; se ti indebiti, ma nel contempo il pil cresce proporzionalmente non c'è alcun problema; inoltre vorrei ricordare che molti paesi (Francia, Spagna, ecc..) stanno sforando il tetto del 3% (che è una minchiata che non trova riscontri nella letteratura scientifica; in periodi di recessione si fanno politiche anti-cicliche, punto).

    >
    > > Un altro economista diceva che in tempi
    > economici
    > > bui lo Stato deve diminuire i controlli
    > fiscali,
    > > perché la gente deve prima poter mangire per
    > poi
    > > pagare le tasse, altrimenti lo Stato deve non
    > > solo fronteggiare il periodo nero, ma anche
    > > mantenere gente che non
    > > lavora.
    >
    > Quell'economista non aveva visto il sistema
    > pensionistico italiano, e nemmeno le pensioni ai
    > falsi invalidi, perché altrimenti avrebbe
    > concluso che lo Stato già da decenni mantiene
    > gente che non lavora e che l'unico sistema per
    > evitare il fallimento è tassare chi si può ancora
    > tassare.

    no, come i dati dimostrano, siamo in avanzo primario, quindi il problema non è la spesa primaria (pensioni, sanità, stipendi dei dipendenti pubblici, ecc..); occhio che questo non significa che non ci siano enormi sprechi e ruberie, ma solo che non sono questi il problema (sebbene vadano risolti).
    non+autenticato
  • > > Quell'economista non aveva visto il debito
    > > pubblico dell'Italia.
    >
    > ancora con questa fesseria, l'Italia è in avanzo
    > primario da 10 anni e spende meno della media
    > europea:
    >
    > http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2

    È vero, ma l'avanzo primario non cancella un debito accumulato nel corso degli anni (soprattutto negli anni Ottanta).
    Altre nazioni sono meno virtuose dell'Italia sull'avanzo primario per il semplice fatto che hanno un debito pubblico del 40 %, o giù di lì.



    > la realtà è che il debito pubblico italiano è
    > esploso grazie alle politiche pro-cicliche
    > applicate da governo Monti in
    > poi.

    ???
    Il debito pubblico fuori controllo c'è dagli anni Ottanta:
    http://www.soldionline.it/pictures/20121217/debito...


    > In recessione il rapporto debito/pil risente
    > maggiormente di politiche pro-cicliche e
    > beneficia di politiche anti-cicliche (grazie al
    > moltiplicatore keynesiano); questo perchè
    > tagliando la spesa ed aumentando le tasse lo
    > stato non incamera più soldi, perchè distrugge la
    > domanda interna, facendo a pezzi l'economia, il
    > che si traduce in disoccupazione ed imprese che
    > chiudono, il che si traduce in una conseguente
    > diminuzione del gettito fiscale; quindi, come i
    > dati dimostrano, il rapporto debito/pil
    > cresce.

    Il rapporto debito pubblico/PIL cresce, ma l'UE non ti lascia fare le politiche che vuoi tu, proprio no. Anche perché, almeno all'inizio, queste politiche lo farebbero crescere ancora più rapidamente.


    > Viceversa facendo politiche anti-cicliche, lo
    > stato spende di più ma grazie al moltiplicatore,
    > l'economia cresce in misura maggiore di quanto lo
    > stato spenda, il che migliora il rapporto
    > debito/pil (oltre che permettere di migliorare il
    > gettito
    > fiscale).

    Questi esperimenti economici valli a fare in Zimbabwe, che non fa parte della UE.
    L'Italia deve rispettare i parametri.


    > Basti guardare l'enorme quantitative easing messo
    > in campo dagli usa dopo l'inizio della crisi
    > lehman e
    > subprime.

    Infatti agli Usa hanno fatto perdere la tripla A del rating, declassandolo ad AA+.

    http://www.leggilanotizia.it/moduli/notizia.aspx?I...

    Puoi tirare una corda robusta, ma il rischio che si spezzi c'è lo stesso.


    > Tornando sul debito pubblico, bisogna chiarire
    > una volta per tutte che la principale causa della
    > sua esplosione in Italia NON è la spesa primaria
    > (pensioni, sanità, ecc.. che, per quanto ci siano
    > sprechi e ruberie da sanare, è contenuta e minore
    > della media europea) ma la spesa per interessi;

    Mai detto il contrario.
    Hai una soluzione per diminuire la spesa per interessi?Ficoso


    > essendo in avanzo primario da anni (vedi link
    > sopra), quello che ci dissangua sono gli
    > interessi sul debito, che sono esplosi dopo che
    > dei ben noti FDT hanno fatto in modo che per
    > finanziarci dovessimo metterci in mano ai
    > mercati:
    > nel 1981 ci fu il "divorzio" tra tesoro e banca
    > d'Italia, il che significa che, oltre ad un
    > problema di democrazia insito nel separare
    > totalmente le politiche monetarie dallo strumento
    > elettorale, non abbiamo potuto più finanziarci ai
    > tassi che volevamo;

    Tu pensi davvero che l'Europa avrebbe permesso che le politiche bancarie fossero stabilite dal governo?
    Credo che l'Italia fosse rimasta l'ultima, nella UE, ad avere i due istituti ancora uniti nel 1981.


    > > E non aveva letto i
    > > trattati UE che impongono un tetto a questo
    > > debito.
    >
    > pongono limiti al rapporto deficit/pil (che
    > economicamente non ha alcun senso) ed al rapporto
    > debito/pil (che ormai quasi tutti sforano, visto
    > che è al 60% e la Germania è stata la prima a
    > sforarlo facendo uno sleale dumping salariale con
    > le riforme Hartz) non al debito in quanto tale;

    Sì, mi riferivo al rapporto debito pubblico/PIL.
    Il trattato sul rapporto debito pubblico/PIL l'Italia lo ha firmato. Se non lo rispetta, arrivano i Commissari come in Grecia.


    > se ti indebiti, ma nel contempo il pil cresce
    > proporzionalmente non c'è alcun problema;

    No, no, il problema c'è lo stesso: gli interessi sul debito non sono uno scherzo.
    Bisogna avere la certezza di una crescita costante e di vari punti percentuale per poter fare quel passo. E questa certezza non c'è.


    > inoltre
    > vorrei ricordare che molti paesi (Francia,
    > Spagna, ecc..) stanno sforando il tetto del 3%
    > (che è una minchiata che non trova riscontri
    > nella letteratura scientifica; in periodi di
    > recessione si fanno politiche anti-cicliche,
    > punto).

    Francia e Spagna hanno firmato i trattati.
    E non è mica escluso che arrivino i Commissari UE anche da loro, nessuno è intoccabile.



    > > Quell'economista non aveva visto il sistema
    > > pensionistico italiano, e nemmeno le
    > pensioni
    > ai
    > > falsi invalidi, perché altrimenti avrebbe
    > > concluso che lo Stato già da decenni mantiene
    > > gente che non lavora e che l'unico sistema
    > per
    > > evitare il fallimento è tassare chi si può
    > ancora
    > > tassare.
    >
    > no, come i dati dimostrano, siamo in avanzo
    > primario, quindi il problema non è la spesa
    > primaria (pensioni, sanità, stipendi dei
    > dipendenti pubblici, ecc..);

    Ah, no, non è un problema: l'INPS ha un buco di 14 miliardi di euro, e ogni anno questa voragine si allarga. Ma l'avanzo primario mette a posto tutto, vero?
    Non ti viene il sospetto che l'avanzo primario sia un accantonamento strategico, per far vedere almeno un parametro economico a posto, fra i molti fuori controllo?


    > occhio che questo
    > non significa che non ci siano enormi sprechi e
    > ruberie, ma solo che non sono questi il problema
    > (sebbene vadano
    > risolti).

    Se vuoi parlare in termini di problemi alla radice, sono le firme apposte ai trattati che limitano il rapporto debito pubblico/PIL e deficit pubblico/PIL. Ma una volta messa la firma, non si può più ritirare. Era meglio pensarci prima.Deluso
  • - Scritto da: Leguleio
    > È vero, ma l'avanzo primario non cancella un
    > debito accumulato nel corso degli anni
    > (soprattutto negli anni
    > Ottanta).

    debito accumulato a causa della spesa per interessi e non alla spesa primaria, quindi proporre oggi di tagliare la spesa primaria ed alzare le tasse non è solo velleitario ma demenziale.

    > Altre nazioni sono meno virtuose dell'Italia
    > sull'avanzo primario per il semplice fatto che
    > hanno un debito pubblico del 40 %, o giù di
    > lì.

    non è vero, prendi la spagna che sfora il tetto del 3% ed ha un rapporto debito/pil (114%) molto al di sopra di quanto consentito dai trattati, idem la Francia (95%), non parliamo poi del rapporto deficit/pil (
    http://blog.ilgiornale.it/filippi/2013/06/18/defic.../ )

    > > la realtà è che il debito pubblico italiano è
    > > esploso grazie alle politiche pro-cicliche
    > > applicate da governo Monti in
    > > poi.
    >
    > ???
    > Il debito pubblico fuori controllo c'è dagli anni
    > Ottanta:
    > http://www.soldionline.it/pictures/20121217/debito

    se avessi continuato a leggere il mio post prima di rispondere, avresti trovato quanto segue:
    "Il debito pubblico e' raddoppiato dal 1982 al 1994 per effetto dell'innalzamento dei tassi, perche' e' stato dato ai mercati il potere di determinarlo; non e' stata colpa della spesa primaria, perche' in quel periodo in Italia e' aumentata del 0,8%, mentre in media in Europa e' aumentata del 3,6-4% (dati Bankitalia)."

    > Il rapporto debito pubblico/PIL cresce, ma l'UE
    > non ti lascia fare le politiche che vuoi tu,
    > proprio no. Anche perché, almeno all'inizio,
    > queste politiche lo farebbero crescere ancora più
    > rapidamente.

    tranquillo, come la storia dimostra (gold standard, bretton woods, ecc..), presto la zona euro si sfalderà ed il problema diventerà accademico; l'unico dubbio è sul fatto che si sfaldi prima o dopo che abbiano finito di depredarci.

    > > Viceversa facendo politiche anti-cicliche, lo
    > > stato spende di più ma grazie al
    > moltiplicatore,
    > > l'economia cresce in misura maggiore di
    > quanto
    > lo
    > > stato spenda, il che migliora il rapporto
    > > debito/pil (oltre che permettere di
    > migliorare
    > il
    > > gettito
    > > fiscale).
    >
    > Questi esperimenti economici valli a fare in
    > Zimbabwe, che non fa parte della
    > UE.
    > L'Italia deve rispettare i parametri.

    uh? questi "esperimenti economici" come li chiami tu li trovi in tutti i libri universitari di politica economica (ti consiglio l'Acocella se vuoi documentarti); gli "esperimenti" folli (perchè contro tutto quel che afferma la letteratura scientifica in tema di unioni monetarie) sono stati fatti mettendo in piedi l'euro e portando avanti politiche pro-cicliche demenziali in tempo di recessione.
    Questi "esperimenti folli" sono da qualche anno applicati con buoni risultati sia in USA che in Giappone e sono gli stessi "esperimenti folli" che hanno portato l'Italia ad essere la quarta potenza economica al mondo.

    >
    > > Basti guardare l'enorme quantitative easing
    > messo
    > > in campo dagli usa dopo l'inizio della crisi
    > > lehman e
    > > subprime.
    >
    > Infatti agli Usa hanno fatto perdere la tripla A
    > del rating, declassandolo ad AA+.

    e un bel chissenefrega? il rating conta solo quanto non puoi fare politiche monetarie ed i tassi sono in mano ai mercati; viceversa te ne puoi sbattere allegramente.

    > > Tornando sul debito pubblico, bisogna
    > chiarire
    > > una volta per tutte che la principale causa
    > della
    > > sua esplosione in Italia NON è la spesa
    > primaria
    > > (pensioni, sanità, ecc.. che, per quanto ci
    > siano
    > > sprechi e ruberie da sanare, è contenuta e
    > minore
    > > della media europea) ma la spesa per
    > interessi;
    >
    > Mai detto il contrario.
    > Hai una soluzione per diminuire la spesa per
    > interessi?
    >Ficoso

    ma l'hai letto tutto il post? la spesa per interessi è esplosa nel momento in cui abbiamo messo i tassi in mano ai mercati; per evitare questo basta uscire dall'euro e tornare alla situazione in cui la banca d'Italia doveva acquistare i titoli invenduti sul mercato primario.

    > Tu pensi davvero che l'Europa avrebbe permesso
    > che le politiche bancarie fossero stabilite dal
    > governo?

    si chiama democrazia, so che in europa non piace questa parola, ma separare le politiche monetarie dallo strumento elettorale è un filino antidemocratico.

    > Sì, mi riferivo al rapporto debito pubblico/PIL.
    > Il trattato sul rapporto debito pubblico/PIL
    > l'Italia lo ha firmato. Se non lo rispetta,
    > arrivano i Commissari come in
    > Grecia.

    basta rompere i trattati, non sarebbe ne la prima ne l'ultima volta che accade.


    > > se ti indebiti, ma nel contempo il pil cresce
    > > proporzionalmente non c'è alcun problema;
    >
    > No, no, il problema c'è lo stesso: gli interessi
    > sul debito non sono uno
    > scherzo.

    aridaje, basta tornare a finanziarci ai tassi che decidiamo noi e non che decidono i mercati

    > Bisogna avere la certezza di una crescita
    > costante e di vari punti percentuale per poter
    > fare quel passo. E questa certezza non
    > c'è.

    la certezza è nella letteratura scientifica e nella storia; apri un libro di politica economica o vatti a guardare la storia delle unioni valutarie per fartene un'idea.

    > Francia e Spagna hanno firmato i trattati.
    > E non è mica escluso che arrivino i Commissari UE
    > anche da loro, nessuno è
    > intoccabile.

    rotfl, dai fai il serio.

    > Ah, no, non è un problema: l'INPS ha un buco di
    > 14 miliardi di euro, e ogni anno questa voragine
    > si allarga. Ma l'avanzo primario mette a posto
    > tutto,
    > vero?
    > Non ti viene il sospetto che l'avanzo primario
    > sia un accantonamento strategico, per far vedere
    > almeno un parametro economico a posto, fra i
    > molti fuori
    > controllo?

    ??? stai suggerendo che siano stati truccati sia i dati bankitalia che i dati del fondo monetario internazionale sulla nostra spesa primaria? Dai il complottismo lasciamolo ai grillini, facciamo le persone serie; i dati dimostrano che il debito èè cresciuto e cresce a causa della spesa per interessi, il resto sono chiacchiere (che agli azzeccagarbugli piacciono tanto, ma sai, in ambito scientifico abbia
    non+autenticato
  • (continua dal post precedente) mo la pessima abitudine di guardare i dati)

    > Se vuoi parlare in termini di problemi alla
    > radice, sono le firme apposte ai trattati che
    > limitano il rapporto debito pubblico/PIL e
    > deficit pubblico/PIL. Ma una volta messa la
    > firma, non si può più ritirare. Era meglio
    > pensarci prima.

    sciocchezze, la storia è piena di trattati rotti e unioni valutarie finite a donne allegre; le leggi non si possono rompere (senza conseguenze) per le persone, ma per gli stati è tutto un altro paio di maniche.
    Ha ragione la Le Pen (a questo mi ha ridotto la sx italiana a citare la Le Pen, io che son Keynesiano di sinistra): "L’euro cessa di esistere nel momento in cui la Francia lo lascia, è la nostra forza. Che cosa faranno, se usciamo dall’euro? Ci inviano i carri armati?".
    L'unica arma (economica) in mano a chi vorrebbe penalizzarci per la rottura dei trattati sono eventuali dazi doganali, ma l'Italia fuori dalla recessione è un grosso mercato di sbocco, quindi i dazi sarebbero un'arma a doppio taglio che a nessuno converrebbe usare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: nonmidire
    > (continua dal post precedente) mo la pessima
    > abitudine di guardare i
    > dati)
    >
    > > Se vuoi parlare in termini di problemi alla
    > > radice, sono le firme apposte ai trattati che
    > > limitano il rapporto debito pubblico/PIL e
    > > deficit pubblico/PIL. Ma una volta messa la
    > > firma, non si può più ritirare. Era meglio
    > > pensarci prima.
    >
    > sciocchezze, la storia è piena di trattati rotti
    > e unioni valutarie finite a donne allegre;

    Di queste ultime so già, anche se erano unioni valutarie un po' diverse rispetto a quella realizzata con l'euro.

    Quindi mi citi qualche esempio di trattato rotto (il termine tecnico è "denunciare un trattato", ma ci capiamo)?
  • Che ci dici ad esempio del Comecon?
    E i paesi aderenti stavano meglio prima durante o dopo?
    Naturalmente ci sono tanti altri esempi più o meno fortunati dai trattati monetari a quelli per il commercio.
    Quelli pan-europei cominciarono a essere in forma simile a quelle odierne ai tempi di Napoleone.
    Ma anche metternich non scherzava.
    A Cavour invece queste cose non andavano molto a genio anche se obtorto collo..
    non+autenticato
  • > Che ci dici ad esempio del Comecon?

    Cosa devo dire su una domanda così generica? Il Comecon non esiste più dal 1991.

    > E i paesi aderenti stavano meglio prima durante o
    > dopo?

    Dipende cosa intendi per "stare meglio".

    > Naturalmente ci sono tanti altri esempi più o
    > meno fortunati dai trattati monetari a quelli per
    > il commercio.

    Il Comecon è stato sfortunato, non esiste più. E a quanto pare anche la FTAA non decolla. Funzionano benino invece il Mercosur, la NAFTA e l'EFTA. Su quest'ultima, però, avrei delle riserve: la Gran Bretagna ne faceva parte fino al 1973, quando cambiò idea e decise di entrare nella CEE, malgrado fosse antieuropea allora e lo sia tuttora.
    Forse una oppressiva CEE offre di più di una permissiva EFTA.


    > Quelli pan-europei cominciarono a essere in forma
    > simile a quelle odierne ai tempi di Napoleone.

    Non ho capito questa frase.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > Che ci dici ad esempio del Comecon?
    >
    > Cosa devo dire su una domanda così generica? Il
    > Comecon non esiste più dal
    > 1991.
    La domanda è generica quanto (anzi un pochino meno dato che cita un trattato preciso) di quella da te posta nel tuo post precedente.
    Ti sfido a dimostrare il contrario

    >
    > > E i paesi aderenti stavano meglio prima
    > durante
    > o
    > > dopo?
    >
    > Dipende cosa intendi per "stare meglio".
    >
    > > Naturalmente ci sono tanti altri esempi più o
    > > meno fortunati dai trattati monetari a
    > quelli
    > per
    > > il commercio.
    >
    > Il Comecon è stato sfortunato, non esiste più. E
    > a quanto pare anche la FTAA non decolla.
    > Funzionano benino invece il Mercosur, la NAFTA e
    > l'EFTA. Su quest'ultima, però, avrei delle
    > riserve: la Gran Bretagna ne faceva parte fino al
    > 1973, quando cambiò idea e decise di entrare
    > nella CEE, malgrado fosse antieuropea allora e lo
    > sia tuttora.
    >
    > Forse una oppressiva CEE offre di più di una
    > permissiva
    > EFTA.
    >
    >
    > > Quelli pan-europei cominciarono a essere in
    > forma
    > > simile a quelle odierne ai tempi di
    > Napoleone.
    >
    > Non ho capito questa frase.
    Dopo tutto questo bla bla generico sulle "sfortune" del Comecon e altro (hai dimenticato molto ad esempio il Commonwealth) dove volevi andare a parare?
    Sviare il discorso come solito?
    I trattati si fanno e si rompono fin dai tempi di Roma e Cartagine...
    Anzi per essere precisi l'esempio più antico pervenuto per iscritto sono le tavole di pyrgi in cui fenici greci e etruschi dopo essersele date di santa ragione si mettono d'accordo sulle relative aree di competenza e regole di commercio nella storica vasca da bagno che i romani chiamavano mare nostro.
    N.b.
    Gli abitanti di pyrgi (il porto di Ceveteri o Care che dir si voglia) erano sedicenti commercianti ma (a torto o ragione) secondo i greci costituivano la più potente flotta pirata dal VI al IV secolo A.C.
    non+autenticato
  • > > > Che ci dici ad esempio del Comecon?
    > >
    > > Cosa devo dire su una domanda così generica?
    > Il
    > > Comecon non esiste più dal
    > > 1991.

    > La domanda è generica quanto (anzi un pochino
    > meno dato che cita un trattato preciso) di quella
    > da te posta nel tuo post precedente.

    Che era "Quindi mi citi qualche esempio di trattato rotto (il termine tecnico è "denunciare un trattato", ma ci capiamo)?".

    Non è mai bello rispondere a una domanda con un'altra domanda come hai fatto tu.
    Ma se il punto era quello, ti rispondo: il Comecon è morto perché è morto nello stesso anno il suo principale azionista e promotore, l'Urss.
    In attesa della dissoluzione della UE, i trattati sottoscritti a suo tempo sul limite al rapporto debito pubblico/Pil, e sui limiti al deficit, ce li teniamo.
  • non è solo la domanda che cala ma anche la qualità...

    attualmente uso il più noto ISP italiano con cui mi sono sempre trovato bene fino a qualche anno fa

    Da un po' di tempo però (un paio d'anni credo) mi trovo in difficoltà:

    1) la banda disponibile che è sempre più bassa (giorno nero sabato)

    2) sempre più spesso si verificano grossi problemi di routing, verso la germania, verso gli usa... il traceroute mi indica che assegnano indirizzi privati ai nodi della rete (che succede se uso uno di quei indirizzi per la mia rete locale?)...

    3) talvolta il modem non riesce nemmeno ad autenticarsi e a negoziare l'IP address.

    insomma il servizio peggiora costantemente e forse dovrei cercare delle alternative, ma quali?

    sempre della stessa ditta ho anche la connessione mobile: crash continui del servizio 3G con fallback a GPRS quando va bene altrimenti niente connessione dati.
    non+autenticato
  • Overbooking, praticato perfino dalle compagnie aeree Triste
    non+autenticato
  • La qualità costa.
    Se vuoi spendere poco hai poco e avrai sempre meno.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Esprit
    > La qualità costa.
    > Se vuoi spendere poco hai poco e avrai sempre
    > meno.

    Bisogna vedere cosa si intende per pagare "poco" e cosa con quel "poco" si ottiene.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Puffo inventore
    > - Scritto da: Esprit
    > > La qualità costa.
    > > Se vuoi spendere poco hai poco e avrai sempre
    > > meno.
    >
    > Bisogna vedere cosa si intende per pagare "poco"
    > e cosa con quel "poco" si
    > ottiene.

    mi sembra chiaro invece che non è una questione di costo ma proprio di disservizi
    non+autenticato
  • - Scritto da: Esprit
    > La qualità costa.
    > Se vuoi spendere poco hai poco e avrai sempre
    > meno.
    Rotola dal ridereRotola dal ridere
    come pensi di poter parlare di "qualità" senza uno SLA?
    La "qualità" esiste solo se è misurabile e fissata entro certi parametri contrattualmente altrimenti si parla di best effort ovvero sei nelle mani di murphy.
    A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Esprit
    > La qualità costa.
    > Se vuoi spendere poco hai poco e avrai sempre
    > meno.

    La connettivita' non e' qualita'.
    O mi connetti o non mi connetti.
    Se la connessione non c'e' non e' mancanza di qualita', ma mancanza di servizio.
  • Appunto la qualità se c'è si misura e si confronta con uno SLA.
    non+autenticato