Alfonso Maruccia

Privacy Google, l'Europa consiglia

Il Gruppo di Lavoro Articolo 29 comunica a Mountain View una serie di linee guida per implementare correttamente le regole in difesa della privacy in voga nel Vecchio Continente. L'alternativa è continuare a ricevere multe

Roma - L'Europa torna a rivolgersi a Google in merito alle regole unificate per la privacy in vigore su tutti i suoi servizi, regole che dall'approvazione a oggi sono già costate multe e condanne alla corporation. E che potrebbero generarne ancora in caso di mancata accettazione delle richieste europee.

La lettere spedita a Google (PDF) nella persona del CEO Larry Page arriva dal Gruppo di Lavoro Articolo 29, l'organizzazione che raduna i garanti della privacy europei e che si occupa di coordinare le iniziative in difesa della riservatezza e dei dati personali di tutti i paesi membri dell'Unione.

Le richieste dell'Europa sono chiare e circostanziate: Google deve rendere immediatamente disponibile la policy sulla privacy sulla homepage di ogni singolo servizio Web, il documento deve essere accessibile con un semplice click e non deve fornire informazioni ambigue in merito al trattamento dei dati personali dell'utente.
In particolare Google non dovrebbe fare uso di termini ipotetici come "we can" o "we may", dice la UE, comunicando semplicemente che se l'utente usa un dato servizio allora Google raccoglie e usa i suoi dati per uno scopo ben preciso. Indicazioni precise dovrebbero essere date anche in merito ai partner di terze parti con cui Mountain View può condividere le informazioni degli utenti.

La lettera di Articolo 29 a Page non contiene richieste vincolanti, e in teoria Google potrebbe continuare a ignorare il parere dell'organizzazione. Sta alla corporation valutare l'opportunità di continuare a collezionare attriti, condanne e multe in Europa come già successo in Spagna, con la pubblica gogna in Francia o con le reprimende del Garante della Privacy in Italia.

Alfonso Maruccia
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