Gaia Bottà

USA, lo streaming vale come i CD

Se i download sono in calo, osserva RIAA, la musica fruita come servizio basta a confermare la supremazia del digitale sulla musica mediata dai supporti fisici. Ma non di sole major vive il mercato: Thom Yorke sceglie di vendersi su BitTorrent

Roma - Che il mercato della musica impressa su supporti fisici come i CD sia inesorabilmente in calo è un ritornello ben noto all'industria di settore. Una nuova tendenza, però, suona sempre più interessante per i discografici: anche nell'ultimo report di RIAA l'industria statunitense rileva la crescente importanza dei servizi di streaming, la cui offerta di ascolto su abbonamento si candida a interpretare con successo il concetto di jukebox celestiale che da decenni attende di affermarsi concretamente.

Percentuali fatturato USAA descrivere il panorama musicale e le abitudini dei consumatori, limitatamente al mercato statunitense, è il report di RIAA dedicato ai primi sei mesi del 2014: il fatturato generale, che vale 3,2 miliardi di dollari, è in calo del 4,9 per cento rispetto alla prima metà del 2013, e la musica venduta su supporti fisici vale per il 28 per cento del fatturato (con i CD che valgono l'80 per cento della fetta, e i vinili, in crescita del 43 per cento rispetto all'anno precedente, che valgono il 16 per cento).

La musica digitale, si osserva nel report, ha garantito entrate per 2,2 miliardi di dollari, una cifra sostanzialmente invariata rispetto al precedente report. Sotto la superficie di un quadro piatto, però, si stanno sviluppando dei fenomeni importanti per l'evoluzione del mercato: se il digitale è arrivato a rappresentare il 71 per cento del fatturato, in aumento del 3 per cento rispetto alla prima metà del 2013, cambiano gli equilibri nella distribuzione delle entrate.
Il mercato statunitense dei download ha subito una contrazione del 12 per cento, assicurando all'industria entrate per 1,3 miliardi di dollari. A calare in maniera più significativa sono i download degli album completi: a fronte di 53,3 milioni di dischi digitali venduti, per un fatturato pari a 544 milioni di dollari, si è registrata una decrescita del 14 per cento rispetto alla prima metà del 2013. La vendita dei singoli brani (644 milioni di brani venduti), invece è in discesa del 9 per cento, a rappresentare un valore di 753 milioni di dollari.

A garantire la stabilità del mercato della musica digitale è dunque la distribuzione in streaming: come evidenziato anche nel quadro europeo tracciato da IFPI, con mercato italiano che non fa eccezione, la musica è sempre più spesso consumata come un servizio. Con un fatturato che vale solo un punto percentuale in meno delle vendite di musica su supporto fisico, lo streaming cresce del 28 per cento rispetto allo scorso anno e ha rastrellato un fatturato pari a 859 milioni di dollari.

I servizi basati sugli abbonamenti rappresentano ora la quota più importante del settore, con entrate per 371 milioni di dollari: sono cresciuti del 23 per cento rispetto al 2013 in termini puramente monetari e, complice una concorrenza vivace e orientata a conquistare gli utenti, il loro successo traspare con ancora più evidenza in termini di numero di sottoscrizioni, aumentate del 43 per cento. Se i servizi di radio streaming come Pandora e SiriusXM, che si appoggiano sui sistemi di licensing di SoundExchange e che raccolgono denari sia dall'advertising sia dagli abbonamenti, crescono del 21 per cento e valgono 323 milioni di dollari, a crescere con un impeto dirompente (+ 57 per cento) sono i servizi di streaming basati sul solo advertising, il cui modello di business è fruttato, nei primi sei mesi del 2013, 156 milioni di dollari.

streaming vs download

Il panorama dell'industria della musica statunitense riflette abbastanza chiaramente la strategia dualistica che un attore importante come Apple si appresta ad abbracciare: se da un lato non si rinuncia a credere nel download, facendo appello agli amanti della musica orfani dei supporti con un progetto di valorizzazione del paratesto musicale, dall'altro ci sono i tre miliardi di dollari puntati sullo streaming di Beats in attesa di trovare al servizio una stabile collocazione. In un mercato che sta ancora cercando la propria strada, è altresì importante non sottovalutare le scelte alternative a quelle compiute dagli attori più ingombranti: Thom Yorke, noto per essere frontman dei Radiohead nonché per le sperimentazioni in ambito di business musicale, ha scelto di vendersi su BitTorrent. L'album solista Tomorrow's Modern Boxes è accessibile a fronte di un versamento di 6 dollari, il 10 per cento dei quali sarà trattenuto da BitTorrent: una scelta controcorrente, ma perfettamente in linea con le posizioni di un artista che ha sperimentato con il controverso rilascio di In Rainbows, che non ha nascosto le proprie posizioni rigide nei confronti dei servizi di streaming come Spotify.

Gaia Bottà
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