Claudio Tamburrino

ONU, la libertÓ ai tempi del tecnocontrollo

La sorveglianza operata dai paesi democratici e meno democratici viola i trattati internazionali. E' tempo di agire per la tutela dei diritti umani o meglio, per stabilire delle regole secondo cui muoversi

ONU, la libertÓ ai tempi del tecnocontrolloRoma - Il Consiglio dell'ONU per i Diritti umani ha aperto una discussione sul diritto alla privacy nell'era digitale, assolutamente centrale nel dibattito sui diritti umani.

La posizione raggiunta dai prestigiosi partecipanti al confronto, accademici e diplomatici, è univoca: l'era digitale ha aperto la porta all'emancipazione, ha accorciato le distanze ed ha rappresentato forse il più grande movimento di liberazione a cui il mondo abbia assistito e partecipato.
C'è però un "ma": le grandi piattaforme digitali veicolo di questa libertà sono vulnerabili alla sorveglianza, alle intercettazioni ed alla raccolta di dati. Tutte questioni che sollevano non poche preoccupazioni a livello globale.

Da un lato, infatti, nei paesi autoritari i movimenti di resistenza sfruttano le piattaforme di social networking e i social media per incanalare i moti di scontento, mentre le autorità individauno attraverso telefonini e malware di spionaggio i protagonisti della resistenza. D'altro canto anche i governi cosiddetti democratici hanno dimostrato (come ha mostrato Edward Snowden scatenando il Datagate) di non avere remore a sfruttare le nuove tecnologie, sempre nell'ottica del perseguimento della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo, in barba alla privacy dei suoi cittadini nonché dei trattati internazionali vigenti in materia.
Così, l'argomento della privacy degli utenti nell'era digitale è diventato centrale nel moderno dibattito sui diritti umani: una situazione in cui diventa ancora più stridente il contrasto tra confini territoriali dei poteri degli stati e transnazionalità delle tecnologie e delle comunicazioni digitali.

Proprio in questo senso l'intervento delle Convenzioni di diritto internazionale sarebbe determinante: non tanto dal punto di vista normativo (dal momento che sembrano già esserci sufficienti norme, definizioni e diritti sulla carta), quanto da quello dell'enforcement dei diritti così riconosciuti.

Claudio Tamburrino
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