Alfonso Maruccia

USA, chi ha paura del tecnocontrollo?

Nell'epoca post-Snowden una nuova indagine sullo stato della privacy negli States mostra come i netizen non si fidino più di nessuno. A meno che i servizi online non siano gratis

Roma - Quali sono stati gli effetti del Datagate sul rapporto tra utenti statunitensi e privacy? Stando a una nuova indagine del Pew Research Center, i netizen americani non si fidano più di nessuno, quando si tratta di dati e comunicazioni personali online. Paradossalmente, però, la possibilità di usare i servizi di rete gratis val bene la svendita di se stessi.

L'indagine, basata sull'intervista online di 800 cittadini americani in età adulta, rivelerebbe che la questione dello spionaggio e del tecnocontrollo a opera della NSA è ben conosciuta dalla popolazione (87 per cento), e che 8 persone su 10 sono preoccupate di come stanno le cose.

Nel 91 per cento dei casi la sensazione dominante è di perdita del controllo sulla privacy e sul modo in cui le informazioni personali vengono raccolte e usate online dalle aziende private, unita alla scarsa fiducia nella possibilità di eliminare informazioni inaccurate presenti in rete (88 per cento) e alla pressoché totale certezza che il governo abbia accesso ai dati condivisi sui social network (70 per cento).
Come se ne esce? A quanto pare c'è via di uscita: paradossalmente, una buona parte di cittadini statunitensi (più del 50 per cento) è ben contenta di condividere la propria identità digitale con le aziende che operano i servizi online se tali servizi sonno accessibili e usabili senza spendere un centesimo.

E Google, una delle più attive nel rastrellamento delle ID e delle informazioni online, non può che rallegrarsene, pur invocando l'estensione Privacy Act americano anche ai cittadini europei.
I netizen del Vecchio Continente dovrebbero avere gli stessi diritti di quelli nordamericani quando si tratta di verificare come le autorità (USA) gestiscono i loro dati, sostiene Mountain View, e poco importa a questo punto che gli investimenti nella sola California su dispositivi e strumentazione di spionaggio e tecnocontrollo in forze alle autorità e alle polizie locali siano arrivati a 65 milioni di dollari negli ultimi 10 anni.

Alfonso Maruccia
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16 Commenti alla Notizia USA, chi ha paura del tecnocontrollo?
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  • I pirati hanno paura del tecnocontrollo.
    Ed è ora che tremino!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > I pirati hanno paura del tecnocontrollo.
    > Ed è ora che tremino!

    Balle.
    Shiba
    3922
  • - Scritto da: Shiba
    > - Scritto da: Allibito
    > > I pirati hanno paura del tecnocontrollo.
    > > Ed è ora che tremino!
    >
    > Balle.

    Chi non ha nulla da temere non ha nulla da nascondere, lo dice qualunque persona onesta!
    Tutti gli altri sono ladri.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: Shiba
    > > - Scritto da: Allibito
    > > > I pirati hanno paura del tecnocontrollo.
    > > > Ed è ora che tremino!
    > >
    > > Balle.
    >
    > Chi non ha nulla da temere non ha nulla da
    > nascondere, lo dice qualunque persona
    > onesta!

    Presumo che il pin del tuo bancomat sia pubblico, quindi.

    > Tutti gli altri sono ladri.

    Sono ladri almeno quanto te.
    Shiba
    3922
  • - Scritto da: Shiba

    > Presumo che il pin del tuo bancomat sia pubblico,
    > quindi.

    Il pino del mio bancomat non è una mia azione!
    Sono le azioni devono essere immacolate se non si vuole temere i controlli, non i pini!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: Shiba
    >
    > > Presumo che il pin del tuo bancomat sia
    > pubblico,
    > > quindi.
    >
    > Il pino del mio bancomat non è una mia azione!
    > Sono le azioni devono essere immacolate se non si
    > vuole temere i controlli, non i pini!

    Tipo le macchinette da noleggio con software pirata dentro installato pagando in nero Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: Shiba
    >
    > > Presumo che il pin del tuo bancomat sia
    > pubblico,
    > > quindi.
    >
    > Il pino del mio bancomat non è una mia azione!

    Neanche la mia chiave di cifratura è un'azione.

    > Sono le azioni devono essere immacolate se non si
    > vuole temere i controlli, non i
    > pini!

    Quindi non mi dai il pin per rapportare il tuo patrimonio alla tua dichiarazione dei redditi?

    ---

    EDIT: Hanno cancellato metà della roba, tra commenti tuoi e miei, non si riesce a parlare...
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    Modificato dall' autore il 20 novembre 2014 08.45
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    Shiba
    3922
  • Perchè non fate un articolo anche sulle smart tv spione?

    Porzione dell'EULA di una TV Smart Samsung:

    "Siete pregati di tenere presente che se le vostre parole pronunciate includono informazioni personali o altre informazioni sensibili, tali informazioni faranno parte dei dati catturati e trasmessi a terzi tramite il vostro uso del Riconoscimento Vocale."

    E se rifiuti ti ritrovi un TV da 700/1000 euro castrato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Echelon

    > E se rifiuti ti ritrovi un TV da 700/1000 euro
    > castrato.

    Ma che te ne fai del rinoscimento vocale sul TV?
    Risparmia e prenditi un modello con meno features inutili.
    non+autenticato
  • Loro pagano la ADSL? Non ci siamo proprio, sono degli abbocaloni.

    1. Perchè le cose siano nei termini descritti la ADSL deve costare ZERO o essere completamente rimborsata IVA inclusa.

    2.L'utente guadagna una decina di centesimi di euro per GB (non Gb) di traffico generato. Uno più è collegato in rete e più pubblicità guarda.

    Senza tirare troppo la corda a questo punto la situazione attuale diventa un tantino meno intollerabile. Sorride
    non+autenticato
  • Non è che i cittadini americani hanno paura solamente dei propri dati quando ci sono in gioco i loro soldi, è che semplicemente preferiscono usare alternative gratuite.
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    Modificato dall' autore il 14 novembre 2014 20.29
    -----------------------------------------------------------
  • "una buona parte di cittadini statunitensi (più del 50 per cento) è ben contenta di condividere la propria identità digitale con le aziende che operano i servizi online se tali servizi sonno accessibili e usabili senza spendere un centesimo".

    La nostra privacy ha un prezzo: basso.Triste
  • - Scritto da: Leguleio
    > " una buona parte di cittadini statunitensi
    > (più del 50 per cento) è ben contenta di
    > condividere la propria identità digitale con le
    > aziende che operano i servizi online se tali
    > servizi sonno accessibili e usabili senza
    > spendere un
    > centesimo
    ".
    >
    > La nostra privacy ha un prezzo: basso.Triste

    Anche l'interesse che suscita questo tuo intervento non è certo altissimo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > La nostra privacy ha un prezzo: basso.Triste

    Dipende da cosa intendi per privacy.
    L'NSA sa forse dirmi che cosa ho mangiato ieri a colazione? o a che ora sono andato a dormire?
    Se no, allora ritengo la mia privacy sufficientemente rispettata.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > " una buona parte di cittadini statunitensi
    > (più del 50 per cento) è ben contenta di
    > condividere la propria identità digitale con le
    > aziende che operano i servizi online se tali
    > servizi sonno accessibili e usabili senza
    > spendere un
    > centesimo
    ".
    >
    > La nostra privacy ha un prezzo: basso.Triste

    Io sono ben contento di non condividere affatto la mia identita' digitale con le aziende pur fruendo dei loro servizi AGGRATIS senza spendere un centesimo.

    L'importante e' che i servizi AGGRATIS ci siano e che ci siano abbastanza utonti gonzi da giustificarne la presenza.
  • > > " una buona parte di cittadini
    > statunitensi
    > > (più del 50 per cento) è ben contenta di
    > > condividere la propria identità digitale con
    > le
    > > aziende che operano i servizi online se tali
    > > servizi sonno accessibili e usabili senza
    > > spendere un
    > > centesimo
    ".
    > >
    > > La nostra privacy ha un prezzo: basso.Triste
    >
    > Io sono ben contento di non condividere affatto
    > la mia identita' digitale con le aziende pur
    > fruendo dei loro servizi AGGRATIS senza spendere
    > un
    > centesimo.

    Tu se è per questo non condividi nemmeno le conoscenze di base sui fatti di cronaca che coinvolgono l'internet. Pensa che ti sei intestardito a considerare sentenza finale quella che era una semplice ordinanza:

    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=4162145&m=416...

    Era un'ordinanza, inutile dirlo.
    Tutto il resto viene di conseguenza.