mercoledì 28 gennaio 2004

Nuovi cellulari, nuovi rischi

Ne parla Punto Informatico con Fulvio Sarzana di S. Ippolito, avvocato e consulente presso il ministero della Giustizia e componente del comitato per il codice Internet e minori. Due le tipologie di rischio

"In altri paesi - spiega Sarzana di S. Ippolito - la problematica dell'uso illecito dei telefonini in grado di trasmettere immagini, foto o filmati ha riguardato non solo i diritti di sfruttamento di eventi sportivi ovvero la tutela della identità personale ma fatti forse ancor più gravi, se rapportati allo stile e all'etica degli affari vigente in determinati paesi".

"Qualche tempo fa - ricorda - è scoppiata una polemica negli Stati Uniti, poiché analisti di diverse organizzazioni hanno denunciato un utilizzo illecito delle immagini di proprietà aziendale da parte degli impiegati arrivando a consigliare le organizzazioni di pretendere dai venditori, nel caso di telefonino aziendale, l'oscuramento della funzionalità di videocamera".

"In altri casi - continua - si è provveduto addirittura ad oscurare previamente la lente della fotocamera o a pretendere dai dipendenti, all'atto dell'ingresso in determinate zone, la disattivazione del cellulare o l'apposizione di un adesivo sulla lente, per tutto il tempo della permanenza".
Altrove, come si ricorderà, per esempio il caso Samsung, alcuni colossi dell'elettronica hanno già inserito da tempo nelle linee guida di sicurezza per i propri dipendenti clausole che impongono il divieto di utilizzare, per ragioni di sicurezza, il telefonino dotato di videocamere in zone specifiche. "E' inutile dire che simili iniziative, in un ordinamento italiano - spiega Sarzana di S. Ippolito - improntato alla massima libertà e tutela del lavoratore sarebbero difficilmente ipotizzabili poiché potrebbero porsi in contrasto con i diritti sanciti costituzionalmente e con lo Statuto del Lavoratori".

Un altro settore nel quale si è registrato un certo imbarazzo è quello del taccheggio virtuale compiuto soprattutto in Giappone e Corea. Gli avventori, molto spesso giovani ragazze, entrano nei negozi e scattano foto o registrano filmati delle immagini contenute nelle riviste patinate, per poi inviarli tramite internet e avviare uno scambio di foto. La pratica, denominata digital shoplifting ha indotto addirittura il Parlamento Coreano a prendere in considerazione una legge che imponesse ai produttori di telefonini con video camera di inserire una suoneria non disattivabile, che sia in grado di avvertire tutti nel giro di pochi metri, che si sta scattando una foto.

"Se, tuttavia - spiega però Sarzana di S. Ippolito - l'evoluzione della nuova tecnologia mobile determina alcune possibili tensioni tra diritti, può accadere che un suo qualunque utilizzo, contribuisca a migliorare l'esistenza o addirittura a permettere di ottenere la prova della commissione di un reato. E' il caso accaduto ad esempio nel Pembrokshire, in Galles, dove un uomo è stato incriminato per violenza sessuale per aver abusato di una ragazza che, durante il tentativo di violenza, aveva inavvertitamente spinto il tasto di chiamata rapida del suo cellulare permettendo di registrare la prova dell'avvenuta violenza: la presenza di un telefonino di terza generazione avrebbe potuto consentire la ripresa filmata dell'accaduto fornendo così una prova schiacciante all'accusa".
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