Alfonso Maruccia

La settimana difficile di Azure

Il cloud storage di Microsoft sperimenta alcune ore di buio. Microsoft risolve il problema e si scusa. Ma il disservizio generale della sua nuvola ha mandato alcuni clienti su tutte le furie

Roma - Settimana di passione per il cloud computing di Azure, piattaforma che Microsoft vorrebbe onnipresente e always-on e che invece finisce offline, come molti altri servizi cloud prima di lei, lasciando gli utenti e le aziende privi di connessioni e frustrati persino dall'impossibilità di lamentarsi come si deve con la corporation.

Il disservizio è durato 11 ore, e ha coinvolto buona parte della clientela Azure presente negli Stati Uniti, in Europa e Asia; stando alle spiegazioni fornite da Microsoft, all'origine del problema c'è stata la distribuzione di un aggiornamento per i server di front-end di Azure Storage, un update non andato a buon fine che ha mandato i server in un "loop infinito" inibendo la loro capacità di rispondere alle richieste di accesso da parte degli altri servizi di Azure.

Da Storage dipende l'intera filiera dei sistemi remoti di Azure, quindi l'effetto dell'aggiornamento fallato è stato sperimentato da buona parte dell'utenza della piattaforma con difficoltà a riprendere il normale funzionamento del sistema a causa del traffico.
Microsoft ha chiesto scusa e ha comunicato l'intenzione, in futuro, di gestire gli aggiornamenti - anche se già ampiamente testati prima del deployment, come nel caso in oggetto - distribuendoli a scaglioni piuttosto che su tutti i server in un colpo solo.

Gli utenti, però, non sono soddisfatti e c'è chi chiede di essere rimborsato per la mancata disponibilità della piattaforma di computing tra le nuvole; particolarmente criticato è stato il comportamento di Microsoft nei confronti dei clienti, sia nel modo in cui ha comunicato con chi era coinvolto che in quello con cui ha gestito l'emergenza.

Alfonso Maruccia
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14 Commenti alla Notizia La settimana difficile di Azure
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  • Scusa eh, ma che c'entra un software di file sync con Azure.

    Ogni volta che si parla di cloud se ne esce fuori con i link a 'sta roba e ownCloud. Come se Azure e tutto il cloud computing fossero solo storage remoto di file.

    Cloud Computing != File Hosting

    Azure NON è una piattaforma di file hosting closed source.
    Azure è una soluzione PaaS e IaaS, ovvero una piattaforma cloud per la distribuzione di siti web, applicazioni, database, macchine virtuali ecc.

    ownCloud e Syncthing NON sono affatto delle alternative. Non c'entrano nulla con Windows Azure.

    Le alternative sono prodotti come Heroku e OpenShift.
    Tuttavia queste soluzioni forniscono alternative solo per la parte PaaS, ovvero quella relativa al deploy di applicazioni, db ecc.
    Per la parte IaaS, ovvero server e macchine virtuali, il concorrente è OpenStack.
    Tuttavia manca di una piattaforma alternativa di cloud computing open source comprensiva di entrambe.



    Capisco e concordo con chi dice Windows Azure è una piattaforma poco sicura e gestita male, ma è una soluzione che ad oggi non ha rivali open source seri che competano a 360°.
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    Modificato dall' autore il 23 novembre 2014 10.59
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    Darwin
    5126
  • - Scritto da: Darwin

    > Tuttavia manca di una piattaforma alternativa di
    > cloud computing open source comprensiva di
    > entrambe.

    ma non esisterà mai, ovvero non esisterà mai un provider definibile open ( anche nel senso della privacy ) che offra tutto il pacchetto

    il cloud è per definizione passibile di spionaggio e compromissione, è un qualcosa di diametralmente opposto alla filosofia del "essere in controllo del software che gira sulle nostre macchine", ovviamente perchè il software non gira sulle nostre macchine ( e a meno di essere una multinazionale non ha nessun senso crearsi una sorta di cloud privato )
    non+autenticato
  • Non ha senso crearsi un cloud privato?
    Lo studio di progettazione dove lavoro (10 persone in tutto, comprese le "riserve") ha un cloud privato da anni e altri studi simili hanno fatto la stessa cosa.
    Il cloud computer è una trovata di marketing, nata senza mercato e senza neanche una chiara definizione e poi affermatasi a furia di regali ai cio delle aziende che contano. e a lungo andare finirà per sottrarre a tutti la possibilità di lavorare in locale con i propri programmi sui propri dati.
    Ricomincerà, in modo molto differente da alcuni decenni fa, un'era di terminali semistupidi (o semintelligenti, se preferisci).
    E credo che dietro le quinte questi passi siano voluti, dammi pure del cospirazionista paranoico.
    Solo le cronache future potranno stabilire se lo sono o meno, e allora sarà tardi perché saranno tutti contenti di essere degli Eloi accuditi dai Morlock...
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > ma non esisterà mai, ovvero non esisterà mai un
    > provider definibile open ( anche nel senso della
    > privacy ) che offra tutto il
    > pacchetto
    Perché non dovrebbe esistere?
    Non vedo motivi per il quale una azienda non possa prendere OpenShift, OpenStack e ownCloud, e unirli creando una alternativa completa ad Azure.
    E in ogni caso non parlo di un provider che ti offra uno spazio server, ma di un prodotto che integri quei tre in uno solo.
    Poi sta all'azienda che ha intenzione di spostarsi sul cloud adattare la propria infrastruttura IT, ma quello è l'ultimo dei problemi.

    > il cloud è per definizione passibile di
    > spionaggio e compromissione, è un qualcosa di
    > diametralmente opposto alla filosofia del "essere
    > in controllo del software che gira sulle nostre
    > macchine", ovviamente perchè il software non gira
    > sulle nostre macchine ( e a meno di essere una
    > multinazionale non ha nessun senso crearsi una
    > sorta di cloud privato
    > )
    Non sto e non voglio discutere sui vantaggi e meriti del cloud.
    È un discorso complesso che merita di essere affrontato in maniera adeguata con altre persone che lavorano nel campo e conoscono i problemi, la complessità ed i limiti delle infrastrutture IT attuali.
    Ergo, è un discorso sprecato qui su PI.
    Darwin
    5126
  • La gente sottoscrive questi contratti

    DICHIARAZIONE DI NON RESPONSABILITà. Oltre alla presente garanzia, Microsoft non fornisce altre garanzie, siano esse espresse, implicite, di legge o di altro tipo, incluse le garanzie di commerciabilità (qualità non inferiore alla media) o di adeguatezza per uno scopo specifico. Le presenti dichiarazioni di nonresponsabilità si applicheranno nella misura massima consentita dalla leggeapplicabile.

    b.ESCLUSIONE. Nessuna delle parti sarà responsabile di danni per lucro cessante o indiretti, speciali, incidentali, consequenziali, morali o esemplari né di danni per perdita di profitti, perdita di guadagni, interruzione dell'attività o perdita di informazioni commerciali, anche qualora la parte fosse a conoscenza del fatto che tali danni si sarebbero potuti verificare o fossero ragionevolmente prevedibili.
    non+autenticato
  • "di essere rimborsato per la mancata disponibilità della piattaforma" ... quando uno è così c*gli*ne da usare il cloud per attività professionali è giusto che non venga rimborsato! C'est la vie! Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > "di essere rimborsato per la mancata
    > disponibilità della piattaforma" ... quando uno è
    > così c*gli*ne da usare il cloud per attività
    > professionali è giusto che non venga rimborsato!
    > C'est la vie!
    >Sorride

    Ma anche no.
  • - Scritto da: Sg@bbio
    > - Scritto da: prova123
    > > "di essere rimborsato per la mancata
    > > disponibilità della piattaforma" ... quando uno
    > è
    > > così c*gli*ne da usare il cloud per attività
    > > professionali è giusto che non venga rimborsato!
    > > C'est la vie!
    > >Sorride
    >
    > Ma anche no.

    Ma anche forse se.
  • - Scritto da: anverone99
    > - Scritto da: Sg@bbio
    > > - Scritto da: prova123
    > > > "di essere rimborsato per la mancata
    > > > disponibilità della piattaforma" ... quando uno è
    > > > così c*gli*ne da usare il cloud per attività
    > > > professionali è giusto che non venga
    > rimborsato!
    > > > C'est la vie!
    > > >Sorride
    > >
    > > Ma anche no.
    >
    > Ma anche forse se.
    Ma anche si.
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > "di essere rimborsato per la mancata
    > disponibilità della piattaforma" ... quando uno è
    > così c*gli*ne da usare il cloud per attività
    > professionali è giusto che non venga rimborsato!

    In certi casi hai ragione. Ma ci sono anche attività professionali che devono stare su cloud... ecommerce... piattaforme cooperative...
  • Hanno già dimostrato che il cloud lo rendono inaccessibile quando vogliono. Un'azienda che mette i propri dati su cloud i problemi se li cerca. Se io ho un'azienda non posso dire al cliente che sono bloccato perchè ho i dati su cloud, al cliente non interessa come io gestisca tecnicamente la mia attività. La sua domanda naturale in questo caso è "Quindi?" ... se le cose non dipendono da me purtroppo faccio la figura del deficiente e perdo il cliente che andrà da qualcun altro a risolvere il proprio problema.
    non+autenticato
  • sai benissimo qual è il problema, ovvero i markettari

    pochissima gente ( anche e soprattutto nel settore IT ) è veramente competente e capace di ragionare con la propria testa

    i "big" tipo google, microsoft, amazon e compagnia, stanno spacciando il cloud per qualcosa di sublime, sostenendo anzi che è questo tipo d'infrastruttura l'unica che può garantire un'ininterrotta disponibilità dei servizi

    e non parliamo poi della sicurezza e privacy, perchè anche su questi due punti vanno in giro che il cloud è la perfezione e che loro in nessunissimo caso mettono a rischio i tuoi dati e ci mettono il loro sporco becco dentro

    e la gente ci casca, perchè l'industria è così, si preferisce seguire le mode come tante pecore
    non+autenticato