Claudio Tamburrino

SEA crea scompiglio il giorno del Ringraziamento

Il collettivo siriano attacca il servizio di social comment israelo-statunitense su cui si appoggiano diversi giornali tra cui Repubblica. Ma senza danni particolari: una semplice azione dimostrativa

SEA crea scompiglio il giorno del RingraziamentoRoma - Il collettivo Syrian Electronic Army (SEA) nella giornata di ieri ha violato la sicurezza della piattaforma di commenti online Gigya. Il gruppo, che sostiene il presidente siriano Bashar al-Assad, era in passato stato collegato alle offensive condotte ai danni di Kickstarter e aveva rivendicato attacci contro Microsoft, eBay e PayPal.

Da ultimo ha invece attaccato il servizio di commenti online Gigya perché, pur essendo un'azienda a stelle e strisce, ha anche sedi in Israele: l'offensiva ha riguardato inizialmente il domain registrar di Gigya, la cui compromissione ha permesso agli hacker di modificare i dati di registrazione del sito gigya.com che in questo modo è stato reindirizzato su un indirizzo diverso controllato da SEA.

Il problema è diventato tuttavia globale perché la piattaforma di social login viene utilizzata da diversi quotidiani online di tutto il mondo, tra cui The Independent, Telegraph, Forbes, The Chicago Tribune e l'italiano La Repubblica. Attraverso di esso sono stati coinvolti nell'attacco anche i giornali che si sono ritrovati con il loro sistema di commenti inutilizzabile e con banner e popup che annunciavano l'hacking da parte del Syrian Electronic Army e reindirizzavano ad un sito esterno collegato a SEA.
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Se per il quotidiano italiano l'attacco ha significato la possibilità di essere per una volta la notizia, i giornali statunitensi hanno subìto l'offensiva in una giornata particolare per il traffico internet e le notizie nel Paese: il Giorno del Ringraziamento.

Per il resto l'offensiva SEA non sembra aver avuto conseguenze particolari: il CEO di Gigya patrick Salyer ha riferito che non è stata compromessa né la sua piattaforma né i suoi utenti; la stessa cosa hanno peraltro specificato gli hacker, raccontando che non sono loro i cattivi e chiedendo ai media di non pretendere di confondere l'ISIS con i civili.


Claudio Tamburrino

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