Claudio Tamburrino

IVA e beni digitali, Italia risoluta a metà

Mentre entra in vigore la direttiva che lega le tasse sui beni digitali al paese dell'acquirente, il Ministro Franceschini preme ancora per diminuire quelle sugli ebook, in barba allo scontento delle autorità europee

Roma - Il Ministro Franceschini è tornato ad affrontare la questione dell'Iva sugli ebook, affermando che non si fermerà davanti ai primi no delle istituzioni europee.



Dopo l'approvazione delle normative con cui il governo italiano vorrebbe equiparare l'aliquota fiscale degli ebook a quella dei libri cartacei, Bruxelles si era fatta sentire minacciando sanzioni. Tuttavia Roma sembra assolutamente intenzionata ad andare avanti per la propria strada ed il Ministro dei Beni culturali ha riferito in Parlamento che l'azione comporterà presumibilmente "una procedura d'infrazione davanti all'Unione Europa", ma che sarebbe "davvero difficile spiegare le ragioni per cui ci si ostina a livello di Unione europea a non capire che un libro è un libro".

Franceschini ed il Governo Renzi, insomma, sembrano pronti al braccio di ferro con Bruxelles per cercare di affrontare la complessa questione: da un lato, infatti, c'è la mera libertà di tassazione, dall'altra la competizione a livello fiscale tra i paesi e l'interpretazione dei nuovi mezzi e la loro equiparazione a fattispecie analogiche. Nel mezzo, la definizione di ebook come libro, affatto scontata: non bisogna dimenticare che spesso online gli editori vendono le edizioni digitali cariche di limitazioni di uso e con veri e propri contratti di licenza, più che di vendita.
L'intervento italiano si intreccia con l'entrata in vigore, prevista per il prossimo primo gennaio 2015, delle nuove regole per la tassazione IVA sui servizi elettronici prevista dalla direttiva 2008/8/CE: esse ribaltano l'attuale impostazione e nel caso in cui il prestatore di servizio è un soggetto passivo stabilito in un altro Stato dell'Unione, non verrà applicata la tassazione dello stato da cui parte la vendita, ma l'aliquota del Paese dell'acquirente.

La logica è che l'IVA è una tassa sui consumi e per questo è dovuta nello Stato in cui il servizio è fruito: questo probabilmente comporterà un aumento dei prezzi di tutti quei beni digitali, dalle app agli ebook, su cui finora vi era una tassazione minore dal momento che i loro fornitori hanno sede in paesi come Lussemburgo ed Irlanda. In attesa che l'Europa riesca ad intervenire anche nei confronti di questi Stati che sfruttano il loro sistema di tassazione per entrare in competizione con gli altri membri dell'Unione Europea attirando i capitali delle multinazionali che operano online, insomma, il decreto interviene sul paese di origine ribaltando l'attuale sistema fiscale e disinnescando di fatto questa competizione all'ultima tassa.

La normativa europea, però, deve ancora essere recepita nell'ordinamento italiano con un decreto legislativo ad hoc del ministero delle Finanze: se esso non dovesse arrivare in tempo l'Italia rischierebbe altre sanzioni da parte di Bruxelles.
Inoltre, in assenza di disposizioni a riguardo, nel caso in cui l'acquirente-consumatore sia un cittadino che non risiede nell'UE, sarà esentato dal pagamento dell'imposta, almeno finché non sarà pubblicata in gazzetta ufficiale una norma specifiche che regoli questi casi.

Claudio Tamburrino
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6 Commenti alla Notizia IVA e beni digitali, Italia risoluta a metà
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  • Prima aumenta l'equo compenso avendo la faccia tosta di sostenere che non sia una tassa (visto che va in mani private) e che in ogni caso non sarebbe gravata sull'utente, smentito nel giro di pochissimi giorni da aumenti corrispèondenti sui listini sia da parte di Apple che di Samsung (e presumibilmente sotto silenzio da parte di tutti gli altri)... ora non contento fa questa battaglia sull'iva degli Ebook, già mettendo in conto l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia... come quella sulle discariche che ci costa 40 milioni ogni 6 mesi?
    Nel caso le cose finiscano così questi soldi chi li paga? Il sig Franceschini? Il simpaticissimo Renzi? Non è che come al solito poi il regalo è lasciato in eredità al successivo governo che affibbia qualche nuova tassa agli italiani per pagare anche tale multa? Che so un rincaro delle accise sulla benzina!
  • Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo. Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che sono libri che non sprecano carta inutilmente e costano meno?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mattia
    > Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono
    > avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo.

    Mi sono perso qualcosa?
    Gli ebook sono diventati libri?
    Si possono dunque prestare, rivendere usati, lasciare in eredita', fotocopiare fino al 15% come previsto dalla legge?
    Non contengono piu' soluzioni software che servono ad impedire fisicamente tutte queste cose, a danno di chi ha speso i soldi?

    > Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che
    > sono libri che non sprecano carta inutilmente e
    > costano meno?

    Perche' l'ebook non e' un libro ma un servizio software (DRM) con allegato del testo gratuito come contentino.

    Tu non paghi per il testo, paghi per il software che permette a chi ha incassato i soldi di impedirti di fare dell'ebook tutti quegli usi che potevi fare con un libro cartaceo.

    E l'iva sul software non puo' e non deve essere agevolata.
  • - Scritto da: Mattia
    > Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono
    > avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo.
    > Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che
    > sono libri che non sprecano carta inutilmente e
    > costano
    > meno?

    Costano meno? Danno meno!
    Un libro lo puoi sempre leggere anche dopo 50 anni, sta roba infarcita da DRM sei sicuro che la potrai leggere fra 50 anni?
    Un libro lo puoi prestare, regalare, rivendere (cosa che sto facendo con diversi libri su ebay, dopo essermi convertito agli ebook, ma non quelli con DRM!)
    Un Ebook invece no.... a meno che sia senza DRM, come quelli che appunto uso Io, ma in questo caso dell'IVA non te ne può fregare di meno!
    Il problema degli ebook non è l'aliquota dell'IVA è il voler mantenere una struttura editoriale inutile/obsoleta, che se aveva un senso un tempo quando si doveva gestire la pubblicazione di decine di migliaia di copie cartaceo, oggi in tempi di autopubblicazione a costi prossimi allo zero, con servizi on line che ti offrono anche vetrine per la vendita di quanto scritto è assolutamente folle.
    Vi rendete conto che con la struttura tradizionale uno scrittore incassa forse un'euro (ma se è un nome che conta) a copia venduta su un prezzo di vendita che arriva anche aoltre 20 euro? Ecco per guadagnare quell'euro gli basterebbe autopubblicare il tutto su uno dei vari servizi esistenti (c'è anche Amazon tanto per intenderci) e vendere ad uno 1.30-1.40 euro.
    Ovviamente in questo modo venderebbe molte più copie e guadagnerebbe molti più soldi e nessuno si sognerebbe di sbattersi per andare a cercare quel libro su canali "alternativi"
  • "Tuttavia Roma sembra assolutamente intenzionata ad andare avanti per la propria strada ed il Ministro dei Beni culturali ha riferito in Parlamento che l'azione comporterà presumibilmente "una procedura d'infrazione davanti all'Unione Europa", ma che sarebbe "davvero difficile spiegare le ragioni per cui ci si ostina a livello di Unione europea a non capire che un libro è un libro"."

    E poi:

    "La normativa europea, però, deve ancora essere recepita nell'ordinamento italiano con un decreto legislativo ad hoc del ministero delle Finanze: se esso non dovesse arrivare in tempo l'Italia rischierebbe altre sanzioni da parte di Bruxelles".

    Uno parte dall'idea che i ministri sono lì per risolvere i problemi, quale ingenuità, e questo i problemi li crea: sanzioni europee assicurate à go go. E ritorno a casa con la coda fra le gambe e l'aliquota sugli ebook allineata a quella europea.
    Speriamo che riescano a far passare un emendamento per far pagare le sanzioni europee a lui, di tasca propria.Sorride
  • - Scritto da: Leguleio
    > Uno parte dall'idea che i ministri sono lì per
    > risolvere i problemi, quale ingenuità, e questo i
    > problemi li crea: sanzioni europee assicurate

    Ci stupiamo se paragoniamo questo comportamento a quello che dovrebbe avere la figura del "ministro" nei nostri ideali.

    Nel nostro ideale pensiamo che al ministro come servitore dello stato che fa il bene della "res publica" e viene remunerato per questo. Nella realtà io riformulerei così: mentre vengono remunerato, vediamo se riesco a fare vedere che cerco di fare qualcosa per la "res publica" (non necessariamente che ci riesco).